"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il Clan dei “Siciliani” torna in scena a Palermo

di Luciano Lago

Nelle vicende storiche della politica italiana la Sicilia ha sempre rappresentato un laboratorio politico che ha mostrato in anticipo l’evoluzione degli equilibri politici nazionali. Le prossime elezioni regionali siciliane sono quindi il palcoscenico ideale per le prove: una volta archiviata l’imbarazzante esperienza del Crocetta, un disastroso periodo di transizione per disarticolare le precedenti consorterie di potere, è stato finalmente stappato il cocktail che raggruppa i sostenitori dell’intramontabile Musumeci, un politico navigato che, pur di assicurarsi la vittoria ha caricato sul suo carrozzone tutti, ma proprio tutti i personaggi in cerca d’autore. Questa bevanda intossicante se la dovranno trangugiare, che lo vogliano o no, i cittadini siciliani ormai assuefatti a tutto.

D’altra parte risulta ormai esaurita la funzione riservata al Movimento 5 Stelle che, dopo aver catalizzato la protesta ed averla portata su un binario morto, ha ormai esaurito la sua parabola ed è ora preda delle sue insanabili contraddizioni e dei clamorosi fallimenti come a Roma e nei comuni che amministra. Le ultime esperienze dimostrano che gli slogan sull’onestà non bastano ormai più se non coniugati con competenza e capacità. Non sembra sufficiente la nuova veste “moderata ed accomodante” indossata dall’improbabile quanto inesperto premier Luigi di Maio. Un personaggio di facciata per il movimento che, con le sue contorsioni programmatiche(siamo contro l’euro-siamo a favore dell’euro) non ha convinto neppure i suoi più vecchi sodali come Fico e compagni.

Diverso il discorso dall’altra parte dello steccato. Il fiuto di una possibile vittoria e le aspettative di posti e poltrone hanno fatto superare ogni possibile divisione nel centro-destra, tanto che, per rappresentare tutto l’arco elettorale si sono messi sul podio tutti gli esponenti politici più o meno accreditati, dai “moderati” ai riformisti, ai destristi ed agli autonomisti estremi, fino a resuscitare gruppetti e personaggi una volta scomparsi che ora sgomitano per avere un posto sul palcoscenico della politica, vantando ciascuno il proprio portafoglio di consensi e clientele.
Lo spazio è ormai esaurito e le “truppe cammellate” per la nuova giunta siciliana sono già pronte a marciare su Palermo.

Nei discorsi dei politici non mancano richiami alla necessità di ritrovare una sovranità (di facciata) ed un recupero delle risorse per dare lavoro e superare le diseguaglianze sociali, non si spiega mai come e dove si troverebbero le risorse, visto il colossale debito della regione Sicilia. Tema dominante da affrontare quello dell’immigrazione e dei sistemi per contrastarla ma si discute, come sempre avviene, sugli effetti e mai sulle cause dei mali che affliggono la regione.

Crocetta e Miccichè

Il tentativo classico e collaudato è quello di distogliere l’attenzione dai problemi essenziali e dalle centrali del potere effettivo che incombono sulla Sicilia come sul resto dell’italia. Si può parlare del rinnovo della classe politica, di una nuova stagione di onestà e di un recupero di risorse per lo sviluppo del territorio, magari dell’immancabile lotta alle mafie ma non certo della cupola del potere finanziario che ha assoggettato l’Italia e la Sicilia inclusa. Quella la mafia più possente che non si deve neppure nominare.

Non si deve certo pensare di poter scardinare quel sistema d’assoggettamento economico ai potentati finanziari transnazionali e tanto meno la subordinazione politica e militare verso il “Grande Fratello” d’oltre Atlantico che ha fatto della Sicilia una portaerei galleggiante (da Sigonella al Muos di Niscemi) utilizzata per gli interventi militari USA in Nord Africa e nel Medio Oriente.

L’esito appare ormai scontato: la probabile vittoria ormai annunciata del blocco di destra alle regionali siciliane avrà una ricaduta immediata in campo nazionale, spalancando la strada ad una operazione di scalata di potere (apparente) che, benchè possa sembrare incredibile, consentirà al “Cavaliere” di Arcore di ritornare al centro della scena politica come garante, preferibile come minor male rispetto ad un Renzi, ormai screditato per le sue tante bugie e piroette, dimostratosi il burattino “pentito” della Merkel.

Ricominceranno quindi  i pellegrinagi ad Arcore e le “cene eleganti” che tanto hanno deliziato i gazzettieri delle cronache mondane e scandalistiche ? Non lo possiamo escludere. I personaggi cambiano pelle ma le sceneggiate sono sempre le stesse: tutto cambia per nulla modificare ed in Sicilia questo lo scriveva molto tempo fa anche un certo Tomasi di Lampedusa, lui si che aveva chiaro il contesto della Sicilia.

 

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  1. Annibale55 3 settimane fa

    Non ho letto l’ articolo…ho guardato la foto di copertina e m’ è bastato. Mi sono immaginato quei tre a Versailles con una parrucca del ‘700 e tant’è!

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  2. festa giuseppe 3 settimane fa

    penso che lei sia la parte integrante di questo caos siciliano col suo parlare non certo informato ….non so chi sia ma spero di non incontrarla mai

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  3. SEPP 3 settimane fa

    In sicilia il familismo e’ una piaga millennaria. Incapaci di autogovernarsi, ogni volta
    che si sono liberati di un occupante, il legame di parentela li costringeva a chiamare
    in aiuto un altro occupante, quando finiva il potere della fazione vincente
    si incominciava di nuovo con il solito balletto di chiamate per la visita parenti.
    La sicilia e’ una accozzaglia di etnie, di incroci mal riusciti, scorie e rifiuti dell’umanita’,
    queste etnie nei secoli hanno tenuto stretti i legami con la patria d’ origine,
    e’ impossibile che ci sia una unione d’intenti, visto che si tradiscono l’un con l’altro,
    poi dicono che le razze non esistono. La sicilia e’ un vaso rotto i cui cocci sono stati incollati
    a caso.

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    1. mardunolbo 3 settimane fa

      “La sicilia e’ un’accozzaglia di etnie, scorie e rifiuti dell’umanita’…” dice il saputo SEPP
      Senti poveretto, sono lombardo, ma la Lombardia ed altre regioni cosa sono ? Pure un’accozzaglia di etnie.
      …oh, scusa mi e’ venuto da andare al cesso a leggere le tue informazioni…mi fai cag…

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    2. animaligebbia 3 settimane fa

      Io credo che tu conosca la Sicilia solo per sentito dire,non ho mai sentito una tale accozzaglia di luoghi comuni e banalita’.Cordiali saluti.

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  4. Fabrice McFab 3 settimane fa

    Senza il Berlusca varrebbero meno dello zero!!

    Ergo, il titolo corretto dell’articolo dovrebbe essere:

    Il Clan “Siculo Meneghino” torna in scena a Palermo!

    Saluti.

    Fabrice

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  5. Eugenio Orso 3 settimane fa

    Questo articolo di Luciano Lago è ottimo, rivela quel tanto di cinismo che è necessario per immergersi nel fango politico italiano ed è addirittura amaramente divertente in alcuni passaggi.
    Aggiungo che è possibile che le regionali siciliane fungano da apripista per una (già annunciata) “resurrezione” di Berlusconi alle future politiche. Il piano, però, in relazione alle politiche mi sembra il seguente: Berlusconi, ormai del tutto addomesticato dai soliti poteri esterni, ricomporrà il centro destra illudendo Salvini, Meloni e i loro (sempre più numerosi) elettori. Del resto, una vittoria in Sicilia farebbe pregustare il successo, l’anno venturo, a tutti i creduloni targati centro-destra.
    Poi, dopo l’eventuale vittoria alle politiche 2018 con una coalizione FI, Lega, FdI + varie ed eventuali, Berlusconi con la sua FI potrebbe sempre tirare il pacco a Salvini, Meloni e tutti gli elettori creduloni palesando clamorosamente l’ennesimo inciucio con Renzi e il piddì, per un governo di continuità con quelli Quisling succedutisi finora, da Monti a Gentiloni.
    Si va verso un italianissimo “passata la festa, gabbato lo santo”?

    Cari saluti

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  6. SEPP 3 settimane fa

    A vuscienza sa binirica,
    cu di vuautri maia addiri
    chiddu ca jo pozzu scriviri
    o nou pozzu?
    Cu jeni ca si sintiu pirciatu?
    Accussi’ a se, nu vi piaci
    nenti ci pozzu fari.
    Nu sbariutivi.

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    1. animaligebbia 3 settimane fa

      Ci sono dizionari migliori in commercio.

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