Il Boss è fuori gioco e nuovi scenari mondiali si affacciano all’orizzonte

di Luciano Lago
Con lo spettacolo offerto il 6 di Gennaio al Campidoglio di Washington e gli eventi successivi, inclusa la tardiva presa di distanza dello stesso Trump dai suoi sostenitori (teppisti ed infiltrati) la scena della grande superpotenza è sostanzialmente cambiata…….
Il presidente Trump è stato decisamente, anche se non lealmente, battuto. Le speranze di milioni di elettori americani sono state schiacciate e deluse. La saga di “Orange Man” è finita e ha lasciato anche le sue vittime dentro il Campidoglio.
I vincitori del Deep State hanno usato uno stratagemma: hanno sacrificato la sacralità e la sicurezza del Campidoglio, hanno permesso agli intrusi di entrare, hanno consentito loro di farsi dei selfie nell’ufficio del portavoce del Congresso, poi hanno simulato orrore e indignazione. I tentativi di chiedere trasparenza elettorale sono stati polverizzati in tempo reale, mentre la grande folla si disperdeva. I voti dei principali elettori sono stati certificati, l’ascensione alla Casa Bianca di Biden assicurata, e agli irruenti sostenitori di Trump è stato assegnato il titolo di “terroristi nazionali”.
Una trappola perfetta in cui Trump è caduto “con tutte le scarpe”, come si dice a Roma.
Nonostante Trump abbia poi rinnegato le persone che lui stesso ha chiamato a protestare, nel frattempo i suoi stessi alleati politici più stretti si sono dissociati ed hanno ritirato il loro sostegno. Nel giro di poche ore, questo onnipotente boss mondiale, l’ex immobiliarista di New York, ammirato e temuto da milioni di persone, è diventato un soggetto inaffidabile e screditato.
Persino i grandi social lo hanno bandito e cancellato le sue pagine, Twitter e Facebook hanno dimostrato da che parte stanno e di quali poteri sono al servizio. Con il tempo si saprà se il boss sarà incriminato e se andrà in prigione, ma la sua vita politica sembra essere finita, anche se i suoi sotenitori ancora lo acclamano.

Presa di Capitol Hill Washington 6 Gennaio


Anche in Italia i suoi fervidi ammiratori, a partire dal leghista Salvini e la forzista Meloni, hanno preso le distanze, pur dichiarandosi comunque ammiratori della “grande democrazia americana” e sostenitori del Partito Repubblicano. Una forma di inchino al padrone americano nonostante tutto, pur di marcare il loro servilismo di vecchia data.
D’altra parte che ti potevi aspettare: mai una presa di distanza, mai una critica per le operazioni di aggressione fatte dall’America verso i paesi considerati non allineati, mai un dito alzato per i crimini commessi dagli USA nei vari teatri di guerra ma, al contrario, sempre sostegno e appoggio alla “grande democrazia”.
La destra “sovranista” era appena salita con entusiasmo sulla campagna anticinese condotta da Washington per accusare la Cina di essere “il male assoluto”, di essere questa una minaccia per il mondo, tanto che si erano eretti anche loro a difensori dei “valori occidentali”, ovvero dell’americanismo e del sistema liberista, rispolverando il vecchio anticomunismo in salsa anticinese. Adesso si trovano orfani del loro boss, umiliato e destinato a finire nel discredito e nella impotenza politica. Un vero trauma per tutta la destra filo atlantista e finto sovranista che accettava con gioia la servitù verso il grande padrone americano.


La vicenda di Washington ha dimostrato l’onnipotenza del “Deep State“, che già da prima teneva marcato ed al guinzaglio lo stesso Trump e, quando questi ha cercato di liberarsi, con i suoi possenti mezzi, i grandi media, i social, l’apparato del Pentagono e della CIA che lui non controllava più, con le sue trappole, il D.S. lo ha facimente neutralizzato.
Le grandi consorterie del Deep State, con l’ascesa di Biden, si ritroveranno nuovamente al vertice ed avranno campo libero, ma lo scenario degli grande paese, gli Stati Uniti d’America, è nettamente cambiato. Il caos che l’America ha portato in tanti paesi come strategia di destabilizazione, adesso è arrivato di prepotenza nella casa stessa dei suoi creatori.
L’elite del Deep State e le sue consorterie di potere si troveranno un paese spaccato con due o più fronti antagonisti inconciliabili, da una parte l’America ricca della borghesia cosmopolita e finanziaria dei centri che contano a New York, Washington, Los Angeles, Miami, nelle grandi città, l’America di Wall Street, di Hollywood e della onnipotente Silicon Valley che controlla i social media, ma dall’altra si troveranno l’America profonda, rabbiosa e vendicativa, per aver perso reddito, peso sociale e libertà di azione per effetto delle politiche globaliste e finanziarie scriteriate che ha condotto Washington e la elite dominante.
Nel frattempo si avvera la previsione fatta poco tempo addietro dagli analisti del World Economic Forum: ““Se vogliamo sopravvivere alla transizione geopolitica globale, dobbiamo prima accettare che l’era dell’egemonia americana è finita…..”. Questo lo scriveva già un rapporto del WEF nel 2018.
Il cambiamento degli equilibri internazionali era alle porte ma gli ultimi avvenimenti lo hanno accelerato. Il mondo si sta spostando verso un nuovo ordine multipolare, con al centro la Cina, gli USA e la Russia. La Cina sta rapidamente acquisendo la supremazia economica con una crescita del suo PIL che è più del doppio rispetto a quella degli USA e in particolare con la supremazia tecnologica, testimoniata dal numero record di brevetti registrati (il primo al mondo) e con le innovazioni in tutti i settori avanzati della tecnologia, elettronica, informatica e nanotecnologie. Finita l’epoca della Cina che imitava e copiava la tecnologia occidentale.
Impossibile per l’America in crisi correre dietro al gigante cinese mentre la stessa supremazia del dollaro inizia a scricchiolare, visto che gli investimenti in dollari calano vistosamente e una quota sempre più importante del commercio mondiale viene effettuata con monete alternative fra cui lo Yuan cinese. Questo determinerà una possibile bolla finanziaria che investirà l’America e l’occidente mentre l’Asia diventa sempre più il motore di sviluppo mondiale.

Dollari USA e Yuan cinesi


Gli Stati Uniti sono ancora la prima superpotenza militare ma sono ormai screditati in molta parte del mondo e molti dei paesi che erano nell’orbita occidentale entrano nella sfera d’influenza cinese, attirati dalla Belton Road che promette investimenti e sviluppo senza l’ipoteca del debito finanziario di cui erano maestri i paesi occidentali per applicare le ricette neoliberiste del neocolonialismo ai paesi poveri del terzo mondo, l’Africa ne è un esempio ma anche l’America Latina inizia a prendere coscienza.
Tutto si muove verso un grande cambiamento mentre l’elite finanziaria si gioca la sua ultima carta con il “Great Reset”, quello causato dalla pandemia, che potrebbe riportare una buona parte del mondo sotto un regime totalitario di tipo scientista e finanziario, dominato dalle dinastie dei miliardari delle corporations farmaceutiche e finanziarie, scardinando la sovranità degli Stati ed affermando il dominio incontrastato delle centrali transnazionali.
In definitiva ci si avvia fatalmente verso un periodo di caos del sistema mondiale, in cui sono note le principali tendenze in atto (declino dell’egemonia statunitense e ascesa della Cina, multipolarità e conflitti economici per il controllo delle risorse e dei mercati mondiali, militarizzazione, ecc.) che preannuncia un potenziale grande conflitto geopolitico fra chi vuole imporre in nuovo ordine e chi si oppone ad esso.
Potrebbe diventare inevitabile uno scontro fra coloro che hanno la pretesa di risuscitare e imporre il mondo unipolare e americano centrico, giunto allla fine della sua parabola, con la realtà di un equilibrio multilaterale dove sono destinati a convivere o a scontrarsi nuove realtà di potenze emergenti che rivendicano un proprio sistema politico ed economico inconciliabile con quello americano centrico.
Come recita un vecchio detto, i cambiamenti generano opportunità ed è vincente chi si dimostra in grado di coglierle.

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