Il 25 aprile non è la “Festa della Libertà”, come capita di sentir dire anche in questi giorni


di Andrea Zhok –


Il 25 aprile non è la “Festa della Libertà”, come capita di sentir dire anche in questi giorni.
Libertà è una di quelle paroline polisemiche che fanno la felicità dei politici quando devono fingere di dire qualcosa di significativo astenendosi rigorosamente dal dire alcunché di contestabile.
Il 25 aprile è la Festa più celebrata e più tradita della storia d’Italia. Tradita ogni qualvolta la si è celebrata genericamente come “Festa della libertà”.


Il 25 aprile, se è qualcosa, è la festa della sovranità nazionale e popolare. La Resistenza non nasce col fascismo, ma con il collasso del fascismo, dopo l’armistizio dell’8 settembre, e dopo che le dirigenze fasciste mostrarono di preferire l’alleanza con lo straniero, con la Germania nazista, alla fiducia nel proprio popolo. Prima c’era una (sparuta) opposizione al fascismo, naturalmente, ma di Resistenza si può parlare solo quando la lotta politica si trasforma in lotta popolare nazionale.
Il 25 aprile è una fiammata, rapidamente spenta, di orgoglio popolare (minoritario, ma popolare) e nazionale.
Ma la gioia per la liberazione dell’Italia dall’esercito nazista è durata lo spazio di un mattino. Questo non tanto per la presenza di truppe alleate sul territorio, ma perché solo qualche anno dopo inizierà un nuovo processo di svendita nazionale al migliore offerente.
La Democrazia Cristiana farà la sua scelta, svendendo una volta di più il paese, nel nome di un’alleanza in funzione anticomunista dei ceti possidenti e della grande industria privata; e questa volta la svendita, l’asservimento, avverrà nei confronti degli USA. (Ogni tentativo di argomentare la ‘necessità storica’ di quella scelta, in quelle forme servili, è insostenibile: all’uscita dalla guerra ogni paese europeo fece le proprie scelte di alleanze e schieramenti, e non ve ne furono due uguali: Francia, Spagna, Austria sono altrettanti modelli di paesi non meno compromessi con il nazifascismo, che non operarono una svendita analoga.)
Poco più di un trentennio più tardi, dopo le scelte provvisoriamente ‘isolazioniste’ degli USA – in seguito all’uscita dagli accordi di Bretton Woods – e per porre freno alle rivendicazioni (anni ’60 e ’70) delle classi lavoratrici, i ceti dirigenti italiani decisero che era venuto il momento di ridefinire l’orizzonte di svendita del paese.
Nacque così una nuova tipologia di ‘vincolo esterno’: non bastava più il tacito refrain ‘ce lo chiedono gli americani’, ma nasceva l’esplicito ritornello: ‘ce lo chiede l’Europa’. Una volta di più, pur di contenere le pretese della maggioranza popolare che vive del proprio lavoro, i ceti dirigenti italiani scelsero di scommettere sulla cessione di sovranità. (A scanso di equivoci, la scelta fu esplicita e consapevole, come testimoniato dalle dichiarazioni di Andreatta e di Guido Carli.)

Il martirio di Giuseppina Gherzi


Il 25 aprile era la festa di una promessa, quella immortalata nell’articolo 1 della Costituzione. Oggi, altri trent’anni dopo la creazione di quel nuovo ‘vincolo esterno’, siamo qui a celebrare la festa della promessa più mancata di tutte, quella di un paese democratico con sovranità popolare e ‘fondato sul lavoro’.
A festeggiarlo, con grande sfoggio di gagliardetti tricolori, sono forze politiche (dal PD alla Lega) che intendono solo ribadire quel vincolo, negoziando con potentati stranieri quel tanto di allentamento che consenta al ceto possidente di sopravvivere, ma tenendo saldamente il tallone sul collo di chi vive di lavoro, per i secoli a venire.


Il 25 aprile è dunque la festa tradita per eccellenza.
Ma non, come insistono a spiegarci con inflessibile monotonia i mistificatori liberali, perché qua e là ci sarebbero ancora sempre ‘rigurgiti fascisti’. Per quanto antipatici, questi contano come il due di picche. E’ una festa perennemente tradita perché la sua promessa di fondo, quella di uno stato nazionale governato nell’interesse del suo popolo, è stata sempre reiteratamente tradita dalle sue classi dirigenti.

Fonte: Andrea Zhok

20 Commenti

  • Monk
    26 Aprile 2020

    Il 25 aprile è la festa degli infami traditori. Dux!!!

    • atlas
      26 Aprile 2020

      Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, Liguria, Veneto … da lì insorsero contro il Duce per essere poi liberi di avere l’eurogendfor a Vicenza

      come finisce Ramadhan, il 24 Maggio, io me ne scappo a Gallipoli amico mio. Pare che allora sarà possibile rientrare in Patria ai residenti io ho casa sul mare

      ai partigiani sinistri vecchi, nuovi e ai loro figli: che peste li colga …

      • Monk
        26 Aprile 2020

        Scappa amico atlas, fai bene.

        • Hannibal7
          27 Aprile 2020

          Si si vai Atlas se potrai….io non so se e quando potrò tornare in Salento questa estate….se ci sarà da lavorare mi toccherà stare in Piemonte….e non sai quanto grande è la voglia di tornare a Melissano,Gallipoli, Torre San Giovanni, la meravigliosa Lecce e Specchia,Maglie,Castro e Santa Maria di Leuca….minchia come mi girano i c…….

      • Hannibal7
        27 Aprile 2020

        Concordo con te Monk
        …festeggiano perché liberati dal nemico…ma ancora non ci si è accorti di chi ci siamo messi in casa….
        Ameri-CANI….e non mi va di aggiungere altro adesso…tanto ci siamo capiti

    • Pippo
      27 Aprile 2020

      Bravo il tuo Dux. A chiacchiere era imbattibile, a fatti nisba.Nemmeno Malta ha saputo e/o voluto occupare. In compenso è andato a rompere i maroni alla Grecia, cioè dandosi la classica zappata sui piedi!Stendiamo un velo pietoso va là…

  • Arditi, a difesa del confine
    27 Aprile 2020

    il 25 aprile dovrebbe essere giornata di lutto nazionale cosi’ come l’8 settembre
    ma siamo un paese al contrario, dove si festeggia una guerra persa (non si tratto’ di scegliere il tedesco rispetto al popolo, quando si inizia una guerra si va in fondo, cosi’ come han fatto i tedeschi ed i giapponesi, non che si salta il fosso prima (1GM) o dopo (2GM) come abbiamo fatto noi.
    ed intanto il 4 novembre che dovrebbe essere festa, la festa di un popolo che respinse l’invasore, e’ un giorno come gli altri, quasi a tradire le migliaia di nostri connazionali che si immolarono nel nord est per respingere gli austroungarici.
    Onore agli Arditi e a tutti i reparti che difesero il confine.
    Onore alla Folgore che combatte’ con eroismo in Africa
    Onore alla Decima, prima per il blitz di Gibilterra ed Alessandria, e poi perche’ non tradi’
    Onore a tutti i soldati che difesero il Paese fino all’ultimo anche sapendo che la guerra era persa.

    Dio stramaledica gli inglesi.

    • atlas
      27 Aprile 2020

      amen

      cose passate, rivangarle conta fino a un certo punto

      attendo la libertà per le Due Sicilie dal liberismo italiano, giudeo e americ ano

      • Arditi, a difesa del confine
        27 Aprile 2020

        anche il regno delle due sicilie e’ cosa passata, ancor da piu’ tempo del regno d’Italia

      • Mardunolbo
        28 Aprile 2020

        ah,ah,ah ! Sentite qua l’islamico che parla di cose passate ! Ma carabbeniero, perchè il regno borbonico cosa è ? Trapassato remoto !Ma forse non l’hai ancora capito…
        Se poi hai la pensione da carabbeniero e giri il mondo e te ne torni in Puglia(ma non sei un po’ giovane per la pensione ? o sono soldi di altro genere , tipo SID ?) non continuare a rimenarlo perchè è difficile crederti nullafacente !

        • atlas
          28 Aprile 2020

          io ho tanto da fare. Chiavare, scopare, trombare … sei tu che sei vecchio come il sid

          io le Due Sicilie le ho sempre lì, sempre più separate, indipendenti, rinascenti, risplendenti, risorgenti, solari

          il contrario dell’italia e degli italiani (non tutti, ma la maggioranza). Ekissenestraffrega

          i cristiani poi…con le vostre filosofie del non fare questo e non fare quello siete sempre più infelici, proprio come vi vogliono i giudei, repressi

  • Teoclimeno
    27 Aprile 2020

    Articolo amaramente vero. Il 25 Aprile, più che la Festa della Libertà, mi sembra la Festa della Stupidità. Non c’è infatti modo migliore per definire coloro che festeggiano la loro disfatta.

  • Pippo
    27 Aprile 2020

    La bambina, vittima degli sgherri partigiani si chiamava GHERSI . Gherzi chi cavolo era??

    • atlas
      28 Aprile 2020

      e Angelina Romano, fucilata a Palermo dai porci piemontesi aveva solo 9 anni. LIBERTA’: dall’italia

      io non mi italianizzo

  • Teoclimeno
    27 Aprile 2020

    Il 25 Aprile, siamo passati dalla padella alla brace.

  • antonio
    27 Aprile 2020

    nel 45 abbiamo perso la libertà come nazione, abbiamo perso le colonie e il regno,abbiamo perso i depositi aurei, siamo diventati colonia USA e GB, Washington ci ha mandato la mafia e le basi NATO, dopo anni di bombardamenti che hanno distrutto il nostro territorio

  • Eugenio Orso
    27 Aprile 2020

    Del resto, i “critici” della liberazione (presunta), anni fa cantavano: “Il 25 aprile è nata una puttana, l’hanno chiamata repubblica italiana …”
    Non è che erano antemarcia degli “euroscettici”?

    Ma quale liberazione! Siamo finiti nell’eurolager e non ne usciremo più …

    Cari saluti

    • atlas
      28 Aprile 2020

      prima è nata questa puttana da dei figli di puttana, molto prima

      da dei massoni. E Benito Mussolini, italiano, cmq Onore, perchè fu l’unico a metterla al bando

  • Mardunolbo
    28 Aprile 2020

    Un evento che ricorda bene la “liberazione” …Quella liberazione che davano i partigiani e chi li pagava, allora come oggi con esempio dell’ Isis:
    https://www.andreacarancini.it/2009/03/una-delle-maggiori-stragi-della-seconda/

    • Teoclimeno
      28 Aprile 2020

      Bravo il nostro MARDUNOLBO! Il suo collegamento con i vari CLN, all’ISIS, è quanto mai pertinente ed attuale. Vorrei aggiungere, che stragi e omicidi abbietti, ad opera dei “valorosi partigiani”, vennero compiute anche nel nostro Paese. Un esempio su tutti: il martirio della tredicenne “Giuseppina Ghersi”. Stuprata, pestata a sangue per giorni, e poi giustiziata. Un vile e barbaro assassinio, che continua a gridare vendetta anche ai nostri giorni. Molti cordiali saluti. TEOCLIMENO

Inserisci un Commento

*

code