"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il 2017 sarà l’anno della Russia?

William Lepore

Circa due settimana fa sul Washington Post è apparso un interessantissimo articolo a firma Ana Swanson intitolato “Il mondo di oggi assomiglia tanto a quello precedente la Prima Guerra Mondiale”.

Ovviamente nessuno potrà mai augurarsi che la seguente metrica di paragone possa corrispondere al vero (visto a cosa ha portato il primo terribile conflitto mondiale), tuttavia l’analisi storica e geopolitica è molto pertinente. Se è vero che l’attuale scenario isolazionista indebolirà l’occidente e farà dell’est un protagonista lo scopriremo presto, sicuramente nei prossimi 12 mesi.

Tuttavia in pochi sembravano crederci appena due anni fa. Alcuni politologi americani a marzo 2015 davano per spacciato Putin, paventando scenari di rivolte interne alla Federazione Russa. Perfino autorevoli riviste di analisi geopolitica dichiaravano Putin un leader sconfitto, costretto ad agitare acque fuori per nascondere magagne interne.

Che il Cremlino fosse capace di infilarsi con tempismo nel vuoto geopolitico lasciato dai tentennamenti americani, lo avevano previsto in pochi. Tuttavia il punto più basso della politica estera – e dell’analisi geopolitica – americana si è palesato nell’ultimo quadriennio targato Obama (2012-2016). Il debito accumulato dagli USA in termini di credibilità presso l’opinione pubblica mondiale è diventato alto ed ovviamente una figura trascinante come quella del neo presidente americano Donald Trump non potrà far altro che correre ai ripari. In termini di politica estera (in Medio Oriente soprattutto) si andrà in direzione sicuramente molto diversa da quella di Barak Obama.

Dall’altra parte l’importanza russa ai tavoli della politica internazionale è in ascesa e ciò non può passar inosservato poiché nonostante l’economia russa non stia vivendo i suoi giorni più prosperi, il potere politico di Mosca non è in discussione. Per capire la situazione economica russa, dunque, è necessario comprendere il suo ruolo e, più in generale, gli eventi nello scenario internazionale. Da una parte l’intervento militare in Crimea (e le conseguenti sanzioni occidentali) dipende direttamente da una scelta geopolitica del governo, che poteva ampiamente prevedere la reazione occidentale ed era quindi preparato a sostenere le inevitabili difficoltà che ne sarebbero derivate. Dall’altra, il crollo del prezzo del petrolio sui mercati internazionali (evidentemente al di fuori del controllo russo) ha indotto un’ulteriore shock all’economia russa per la quale il governo non era preparato, e segnala le inerenti difficoltà di un’economia non diversificata. Nonostante le significative riserve finanziarie accumulate nello scorso decennio, una situazione di questo tipo rimane insostenibile nel lungo periodo: saranno fondamentali, quindi, gli effetti delle future riforme strutturali, considerate ormai inevitabili e finora rinviate perché ritenute impopolari.

Tuttavia nonostante la situazione economica interna riveli alcuni difficoltà strutturali finanziarie, Putin non ha rinunciato al suo imponente programma di modernizzazione delle forze armate russe. Lanciato nel 2010, per la cifra di 700 miliardi di dollari, si avvicina al suo traguardo di 400 missili balistici intercontinentali, 600 nuovi aerei, mille elicotteri, 2300 carri armati, 28 sottomarini e 50 navi entro il 2020.

Il risultato di una rinnovata potenza militare, una politica internazionale decisa e una chiara sfida al terrorismo, questa è la Russia che va oltre Putin. Un Paese che avrà il suo peso tra le altre potenze anche quando alla sua guida non ci sarà più l’ex agente del Kgb diventato presidente da sconosciuto e ritrovatosi uomo più potente del mondo. Se Usa e Ue rispettivamente rincarano ed estendono le sanzioni economiche per il contributo russo alla crisi ucraina, dall’altro lato è chiaro a tutti i leader occidentali che ormai nelle questioni internazionali non si può far più finta che la Russia non esista. Se qualche anno fa il Time aveva eletto Vladimir Putin persona dell’anno, oggi in copertina andrebbe l’orso russo, simbolo del Paese intero. Il 2017 sarà l’anno della Russia.

Fonte: Katehon  ispeziona forze

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  1. the Roman 8 mesi fa

    Il Washington post e’ robaccia cosi’ come il New York Times , la stampa britannica e’ appena un gradino al di sopra. Non si trovera’ mai niente di accurato e approfondito nei vecchi e tronfi organi di stampa.
    Sputnik , Pravda e Rt soffrono purtroppo del tipico complesso di inferiorita’ della categoria dei giornalisti russi verso gli omologhi occidentali. E’ certo che di tale sudditanza psicologica siano in molti a soffrirne in Russia, in primis nel mondo economico- finanziario. Le migliori fonti di informazioni riguardo alla federazione russa, sono the global research e the saker , con una particolare menzione per le analisi di Michael Cossudowsky , Scott Humor e Andrew Korybiko . Ho citato il settore economico- finanziario perche’, a mio avviso, e’ nella controversa relazione dello stato russo con la sua banca centrale, il fulcro della eventuale proiezione della potenza euroasiatica o del suo autocontenimento. La lettura superficiale e vagamente sensazionalistica di Ana Swanson paragona l’ attuale situazione geostrategica a quella antecedente il primo conflitto mondiale, soffermandosi sul neomilitarismo di Putin e sull’ accresciuta importanza della Russia. Un osservatore piu’ attento potra’ invece cogliere delle similitudini , tra la situazione odierna della Russia e quella in cui venne a trovarsi la Germania alla vigilia della seconda guerra mondiale . Persa la prima guerra per un complotto interno, la Germania riusci’ a liberarsi dalla schiavitu’ finanziaria , fu estromessa con le sanzioni dal circuito economico fu diffamata incessantemente e provocata con azioni ostili verso i tedeschi abitanti in territori perduti con il trattato di Versailles. La Russia usci’ in ginocchio dal crollo dell’ Urss , ma Putin la libero’ dagli oligarchi che la stavano saccheggiando , e la rimise in piedi. Comincio’ allora la crescente ostilita’ , la diffamazione e gli attacchi ai russi delle ex provincie sovietiche, fino ai massacri del Donbass.
    Simul stabant simul cadent . Putin ha fatto tesoro della tragica esperienza di Hitler, e non e’ caduto.
    Il tedesco varco’ il Rubicone nel 1938, quando ebbe chiaro che il cappio si stava inesorabilmente stringendo . Decise di subordinare completamente l’ economia alle necessita’ della guerra incombente , come lui stesso amava affermare distrusse i ponti alle sue spalle e cosi’ facendo si avvio’ allo scontro.
    Putin sul Rubicon ha costruito una bella piattaforma e non si muove. La realta’ e’ che la Russia , se lo volesse , potrebbe realizzare il socialismo nazionale con molta piu’ efficacia della Germania di Hitler, e’ piu’ ricca , e’ piu’ forte ed e’ in grado di essere autosufficiente. Ma il presidente russo non tocca la banca centrale, in mano ai suoi nemici. La sua cautela finora ha logorato i suoi avversari. Il 2017 e’ tutto da vedere.

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    1. Umberto 8 mesi fa

      Tu, ogni tanto, mi fai venire i brividi.

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  2. Giorgio 8 mesi fa

    Credo che “l’anno della Russia” siano stati anche quelli passati.
    Infatti Putin è riuscito a modernizzare il proprio paese costruendo una quantità di infrastrutture come nessuno mai nella storia prima di lui, se non Benito.
    Io sono un alfiere dell’antropocrazia ma devo riconoscere che entrambi nascono e maturano nella galassia socialista, onore al merito.
    E’ sufficiente scorrere i motori di ricerca per comporsi un quadro esaustivo su ciò che Vladimiro è riuscito ad edificare in Russia, lo stesso vale per il maestro di Predappio.

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    1. Umberto 8 mesi fa

      Alle analogie hitleriane di Roman vanno sommate le sue, Giorgio, ed ecco Putin quale prodotto finito. In un certo senso…

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  3. Walter 8 mesi fa

    Penso che l’errore dei politologi americani (quelli che nel 2015 davano per spacciato Putin) sia stato quello di misurare gli altri (i russi) usando come metro se stessi. La resilienza del popolo russo è ben altra cosa rispetto a quella degli americani. Mi sembra evidente che il liberalismo portato ai suoi estremi comporta una disaffezione dei popoli nei confronti non solo dei propri governanti ma anche dei loro stessi paesi. Il “cittadino globale” non ha patria e non ha ideali, ha solo interessi. Nel lungo termine, è una linea perdente e auto-distruttiva.

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    1. THE ROMAN 8 mesi fa

      Condivido in pieno. Non puo’ esistere ideologia senza fanatismo. Il globalismo ha esaurito la sua spinta propulsiva,per la semplice ragione che lei ha elencato.
      Decenni di estremo mercantilismo hanno corrotto le nazioni europee fin nelle fondamenta, ma i cittadini che vivono in questo carosello consumistico sentono tutto cio’ come fatuo , non meritorio di lotta e sacrificio.La regressione della civilta’ contemporanea verso modelli priimitivi e l’infantilizzazione dei cittadini assuefatti al consumismo compulsivo li priva, come ogni droga priva i suoi adepti,della forza di carattere e finanche dei valori piu’nobili dell’essere umano..

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      1. Walter 8 mesi fa

        Grazie per le tue osservazioni (se non ti dispiace, diamoci del tu). Vorrei aggiungere che quando finirà la “droga” non resteranno altro che rabbia e risentimento e i cittadini regrediti si scaglieranno contro chiunque possano identificare come responsabile del loro malessere e del loro disagio, per lo più in modo sporadico, casuale e disorganizzato e, quindi, imprevedibile. Ovvero, il caos e l’anarchia. Cosa potrà rinascere dalle ceneri è piuttosto difficile da prevedere ma una cosa è certa: la “droga” finirà inevitabilmente, dal momento che è in corso un “drenaggio” delle risorse dal basso verso l’alto, ovvero dai ceti meno abbienti (compreso il depauperato e moribondo ceto medio) verso un piccolo numero di ricchi sempre più ricchi. Senza una redistribuzione implicita delle risorse, questo sistema entra in un vicolo cieco e si blocca: senza soldi, da una parte non si compra e non si consuma e dall’altra non si vende e non si guadagna. L’unica speranza per i grandi capitalisti e che la Cina e altre economie emergenti indirizzino la loro politica economica verso un incremento della domanda interna ma, di fatto, questo non sta accadendo o si verifica con estrema lentezza.

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    2. Citodacal 8 mesi fa

      “Il “cittadino globale” non ha patria e non ha ideali, ha solo interessi.”

      Sintesi piena. Questa visione fa strame perfino del cosmopolitismo di Marco Aurelio; il globalista è cosmopolita perché, diversamente dall’imperatore filosofo, non vuole sentire ogni parte del mondo come casa propria, bensì casa propria in ogni parte del mondo. E ciò, alla lunga, azzera le capacità dialettiche, cognitive e intellettuali umane così come, sempre alla lunga, un impoverimento nel genoma di una popolazione biologica (sia essa un animale, un vegetale o un microrganismo) ne riduce le possibilità adattive, fino al rischio estinzione. Esistono in natura possibilità provvidenzialmente spontanee di mutamento genetico (pur nella considerazione che una specie biologica potrebbe aver fatto il suo tempo e dunque scomparire, tanto i fattori costitutivi elementari non vanno mai perduti); dovremmo supporre altresì la possibilità di analoghi mutamenti per quanto concerne l’animo umano, sebbene archetipicamente rimanga tale? possiamo ipotizzare l’attivarsi di “geni animici, intellettuali, o spirituali” che fino ad ora siano stati, o siano passati in questo periodo storico, allo stato latente e non manifestato: il che contribuirebbe ad affossare l’evoluzionismo darwiniano, soprattutto nelle sue odiose applicazioni sociali, a verifica del fatto che ogni cosa ciclicamente ritorni (magari con un nuovo maquillage).

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      1. Walter 8 mesi fa

        Non ho capito bene la tua domanda ma posso dirti che le basi genetiche del comportamento umano sono un campo ampiamente sconosciuto. Quello che si sa dagli studi sugli animali è che la relazione tra geni e comportamento è complessa: più geni contribuiscono a un singolo aspetto del comportamento e ogni gene partecipa a molteplici aspetti di esso. I geni possono influenzare il comportamento partecipando a processi biologici quali lo sviluppo, la fisiologia e la biochimica dei segnali intracellulari ed intercellulari. Gli studi sull’uomo appaiono irrealizzabili, dal momento che non è possibile (o accettabile) controllare l’ambiente di un singolo individuo per fini sperimentali, ad eccezione di alcuni casi, molto limitati, di soggetti volontari. Inoltre, per studiare un qualsiasi fenomeno è necessario poterlo definire univocamente e quantificare le variabili che lo caratterizzano. Attualmente, per esempio, non esiste neanche una definizione accettata da tutti gli studiosi su cosa sia l’intelligenza e di quante componenti distinte sia formata. Analogamente, parole come “anima” e “spirito” vengono definite in modo vago e interpretate in modo soggettivo.

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        1. Citodacal 8 mesi fa

          Non era una domanda, quanto un’ipotesi analogico-concettuale. Conosco la genetica a livello universitario e la prendevo come paradigma per un parallelo che so essere, in senso strettamente scientifico, impossibile o comunque inadeguato. Concordo infatti appieno sul fatto che i termini “anima” e “spirito” non solo vengano interpretati in modo soggettivo; e la risposta è semplice: essendo realtà ontologiche senza separazione soggetto/oggetto, la loro pienezza sfugge a qualsivoglia speculazione, per quanto formalmente corretta si possa fare su di esse; il vecchio “nosce te ipsum”, degradato a indagine d’ordine meramente psicologico, oppure descritto in maniera teologica e filosofica, intendeva esattamente un processo di presa di consapevolezza ed esperienza, diretta e non mediata, dell’una e dell’altro. Senza un tale processo le impressioni che se ne possono ricavare non possono essere altro che soggettive (per quanto possano, nei casi adeguati, essere comunque indicative). Non solo; nell’accezione attuale anima e spirito sono spesso sinonimi interscambiabili, il che propriamente non è, né l’anima coincide esclusivamente con la psiche individuale e contingente, come vorrebbe in genere la psicologia. E lo Spiritus non necessariamente coincide (anzi, piuttosto raramente) con quello che può essere semplice presenza di spirito, o di iniziativa, il più delle volte anch’essa mediata e stimolata da componenti d’ordine psicologico ed emozionale.
          In merito all’intelligenza, conoscerai senz’altro l’affermazione di Hans Magnus Enzensberger, che vale più d’ogni possibile tentativo di definizione; del resto, il riuscire a definire qualcosa ne sancisce, o ne constata, la limitatezza: l’intelligenza umana è pur ben limitata, ma v’è sempre un intelletto agente. Grazie per la replica.

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          1. Umberto 8 mesi fa

            Grazie Citodacal, apprezzo il tuo discorso. Peccato io non abbia conoscenze approfondite su certe discipline, ma “a pelle” spesso le faccio mie senza alcuna difficoltà.

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          2. Citodacal 8 mesi fa

            @Umberto
            Grazie a te. Penso d’intuire cosa intendi dire, talvolta capita anche a me. Nelle discipline economiche posseggo la stessa capacità di comprensione tecnica e particolare d’una rapa (sono stato fatto nascere per altre cose), cosicché adotto l’intuizione e cerco di ragionare concettualmente per comprendere quali forze e moventi, a me noti sotto altri aspetti, agitino l’economia. Con l’euro e questa UE ha funzionato così. Dopo la trionfale abbuffata iniziale ho cominciato a sentir puzza di merda; non è un merito individuale (non ci si sveglia al mattino con la volontà di sentir puzza di merda, la si sente perché, potendo esserci davvero, è il suo olezzo che arriva alle nostre narici); sicché ho cominciato a deambulare in rete, trovando molte delucidazioni autorevoli, attendibili e documentate che confutano la moneta unica e la volontà politica di Bruxelles. Per mia natura sono cauto e diffidente; o meglio, cerco di praticare il motto di Hagakure: “”Chi si esalta nei giorni favorevoli, si deprime in quelli avversi”. Del resto, l’apostolo Tommaso voleva esser certo che quello fosse il Cristo, e non un cialtrone travestito, perciò mise il dito nelle piaghe a costo d’apparir minchione (peraltro, il voler mettere il dito nella piaga potrebbe anche indicare l’accettazione consapevole di dover patire le pene di Gesù, come proprie).
            Esistono differenti modi di percepire “a pelle”. Il più adeguato è quello per riconoscimento diretto: qualcosa d’interiore è la stessa cosa che viene riconosciuta “esteriormente”. Se ciò non accade come dono pre-esistente, ci si può lavorar sopra perché egualmente giunga. Rumi descrive la Realtà Unica come un fiume d’acqua che, percorrendo le città, s’intorbida delle particelle e delle sozzure che quelle rilasciano inevitabilmente: ma l’acqua resta acqua, e basta far sedimentare le impurità perché ritorni completamente pura. Spesso si avverte “a pelle” qualcosa ch’è solo superficiale: è sensazione, essendo mediata dalla caducità dei sensi. Se entra in gioco ciò che possiamo definire intuizione, allora inizia ad agire una percezione diretta.
            Buona giornata.

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    3. Umberto 8 mesi fa

      Hai perfettamente ragione, Walter. Una cosa vorrei precisare: sulla compattezza, e storica tenacia del popolo russo da te correttamente sottolineate, poggia un personaggio che, se la storia (che si spera vorrà essere scritta e riscritta dai giusti) non ci smentirà, rimarrà per lungo tempo ricordato con la grandezza di un oceano.

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  4. Tania 8 mesi fa

    La Russia di Putin non è comunista, e non è fascista come gli USA, la Russia è uno stato moderno, in crescita, Putin è stato capace di dare valore ai russi, di farli sentire Nazione potente. Immenso!
    I nazionalismi su un pianeta abitato da esseri intelligenti e civilizzati sono inutili, sul nostro pianeta i nazionalismi sono indispensabili per combattere un gruppo folle che ha strane paturnie di potere nel cervello!
    Quando un gruppo di folli da manicomio si mette in testa di dominare il mondo, quel mondo che fine potrà mai fare se non diventare folle?

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  5. Tania 8 mesi fa

    Scusate il fuori tema, è che sono appena rientrata a casa dopo la colazione al bar, dove ho sentito l’impensabile!

    Chi siamo? Perché siamo così? E’ come avessimo un blocco, uno Stop oltre il quale non possiamo andare pur avendo chiaro che potremmo farlo e niente di brutto ci potrebbe succedere, anzi!
    E nemmeno tentiamo di forzarlo, passivi e rassegnati lasciamo che la vita scorra senza la nostra partecipazione, noi solo comparse da niente.
    Che un ristretto numero di omuncoli si prenda la parte di tutti gli altri lo viviamo come un fatto naturale, ma dico, siamo scemi?
    Una cosa del genere è adatta in una specie senza intelligenza, solo istinto, dove non c’è organizzazione, solo lotta per la vita, cani sciolti, ma noi diciamo di essere intelligenti!
    Almeno non diciamolo.
    Almeno tra noi…
    Stamattina al bar una grande discussione, dico, al bar (siamo ridotti a questo), si pretendeva di farmi credere che se usciamo dall’euro siamo rovinati perché la nostra moneta prenderà il valore di ciò che siamo, di ciò che è l’Italia, non fosse lungo riporterei tutta la discussione, ALLUCINANTE. Gli “euristi”, i fanatici dell’euro sono piddini, che qui mi si dice essere partito di sinistra, doppiamente allucinante…

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    1. Giorgio 8 mesi fa

      Deve cambiare città e bar.

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      1. Tania 8 mesi fa

        Qualche suggerimento?

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    2. Tania 8 mesi fa

      E’ come se certe cose non si possono dire, sono tabù.
      Qualche esempio :
      – A parte i siti alternativi in rete, nessun altro dice chi organizza l’invasione dell’Europa. Nessuno! Tutti dai agli scafisti… che alla fine altro non sono che poveracci come quelli che trasportano… Nessuno va oltre gli scafisti.
      – A parte i siti alternativi in rete, nessun altro dice che siamo dalla parte dei pazzi da manicomio che vogliono il dominio del pianeta, tutti a dare la colpa ai cinesi, quando per cinesi intendo dire un mondo che gli stessi pazzi da manicomio di cui sopra hanno messo in moto…

      Fossi credente direi che SICURAMENTE Satana ha messo in piedi una bella combriccola… I miei più sinceri complimenti, ma brrrrrravo il mio bel bestione di me**a.
      Quando la moltitudine degli omuncoli si renderà conto di come un gruppo riesca a fare questo macello sociale con il consenso degli stessi macellati, non sarà mai troppo tardi, mi si può obiettare : che si fà per fermare i macellai, dai, dillo.

      Si può non dargli sempre ragione, tanto per cominciare!!!!!!!!
      Si può non ammirarlo, tanto per cominciare!!!!!!!!
      Si può prendere atto della sua arroganza mafiosa, tanto per cominciare!!!!!!!!
      Si può SMETTERE di dire che “tanto non si può fare niente contro questi pre-potenti”, tanto per cominciare!!!!!!!!!!!!!!!

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    3. Walter 8 mesi fa

      Mi dispiace deluderti ma é vero: se rinunciassimo alla moneta unica per tornare a stampare Lire, gli interessi sul debito pubblico schizzerebbero alle stelle e il nostro paese cadrebbe in una spirale inflattiva che porterebbe nell’immediato ad una rapida perdita del potere di acquisto e, subito dopo, al fallimento dello Stato italiano. E’ matematica finanziaria, non c’entra niente con l’essere piddino, grillino o diversamente stronzino. Gli unici che potrebbero trarre qualche vantaggio da un ritorno alla Lira (almeno all’inizio) sono gli industriali che producono beni da esportare, a condizione di mantenere una liquidità sufficiente in valuta forte (dollaro/euro) per acquistare le materie prime necessarie alla produzione. In sintesi: comprare materie prime in euro/dollari, pagare gli operai in Lire (carta da culo), vendere preferibilmente su mercati che pagano in valuta forte. Per me non sarebbe un buon affare dal momento che non esporto niente; tu esporti qualcosa? Dovevamo pensarci prima, ormai siamo in trappola. Mi rendo conto che sia difficile da accettare, ma questa è l’amara realtà e non ci sono argomentazioni per sostenere il contrario, neanche con una buona dose di ottimismo.

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      1. THE ROMAN 8 mesi fa

        In altri paesi europei si coniano da tempo monete da 2,5 e anche 10 €, esercendo un diritto seppur linitato di sovranita’ monetaria. L’Italia ultraeuropeista dell’attuale regime non ha mai contemplato tale possibilita’,cosi’ come non ha mai contemplato di ignorare i parametri di Maastricht,come fanno allegramente da anni francesi,spagnoli e portoghesi. E’ un piccolo passo.ma l’emissione di qualche miliardo di euro in monete metalliche darebbe respiro ai consumi interni senza generare iperinflazione. Sarebbe un quantitative easing popolare,benefico per tutta l’economia medio piccola,da anni in stagflazione.
        non esistono impedimenti giuridici alla attuazione di questo provvedimento. Per quanto concerne il debito pubblico italiano ,in caso di abbandono dell’euro verrebbe immediatamente riconvertito nella valuta nazionale vigente,come ampiamente previsto dalle leggi che regolano i rapporti economici e monetari . E’ chiaro che la nuova moneta verrebbe fortemente svalutata, ma questo avrebbe effetti benefici sul tradizionale punto di forza dell’ Italia, l’industria manifatturiera. La nostra nazione e’ uno dei maggiori trasformatori e il fatto di liberarsi da parametri insostenibili renderebbe le nostre merci imbattibili sui mercati mondiali. Si puoì obbiettare che una moneta svalutata perderebbe potere d’acquisto delle materie prime, e questo e’ certo nell’attuale configurazione , ma attraverso negoziati diretti con la Russia e altri produttori indipendenti dal cartello atlantico, potremmo ottenere condizioni ad hoc per la nostra rinascente economia Ritornando ad un economia finanziariamente autarchica,ovvero con il debito pubblico in mano ad investitori nazionali, si rivivrebbe l’effetto benefico di una economia a forte domanda interna basata sulla produzione interna di beni di consumo. La possessione di quote medio piccole di debito nazionale consentirebbe ad una classe sociale medio alta di risparmiatori di godere dell’alto tasso di interessi e riversarlo sul mercato interno alimentando la spinta produttiva. Unico ostacolo sarebbe la grande quota di debito nazionale che i criminali a cominciare da Prodi hanno deciso di internazionalizzare. La soluzione sarebbe una unilaterale conversione in buoni centennali ,di quelle quote di debito in mano ai grandi investitori . Solo un governo nazionalista dalle connotazioni fortemente autoritarie potrebbe realizzare qualcosa del genere, ma e’ chiaro che non c’e’ alternativa .Se l’Italia vuole essere una nazione sovrana deve esprimere una classe dirigente in grado di prendere decisioni estreme, nell’esclusivo interesse nazionale.

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        1. Walter 8 mesi fa

          Mi spiace ma ti sbagli. Avere 10 euro di carta o di metallo non cambia niente e non corrisponde ad alcuna sovranità monetaria. Stampare qualche miliardo di euro in monete metalliche non avrebbe alcun effetto sull’inflazione perché le quote assegnate agli stati dell’Unione sono stabilite dalla BCE e non dipendono dal fatto che siano in carta o metallo. L’unico modo per far aumentare i consumi interni è diminuire la pressione fiscale (non essendo possibile, in pratica, aumentare i salari) e l’unico modo per diminuire le tasse è tagliare la spesa pubblica, ovvero i servizi, ma non è una cosa facile da attuare e avrebbe altri risvolti negativi.
          Secondo punto: ti comunico che non siamo in stagflazione. Per stagflazione si intende una combinazione (micidiale per l’economia) di stagnazione economica (ovvero di non-crescita) accompagnata da inflazione (ovvero, diminuzione del potere di acquisto). Attualmente, l’inflazione nella zona euro è prossima a zero.
          Terzo, nel caso di un ritorno alla Lira, il debito pubblico verrebbe convertito in Lire ma i tassi sul debito di nuova emissione non resterebbero gli stessi, aumenterebbero enormemente. I tassi sul debito pubblico vengono attualmente mantenuti a livelli artificialmente bassi perchè ( e da quando) la BCE si è impegnata a comprare i titoli di stato dei paesi europei sul mercato secondario. Senza questo intervento, i tassi sul debito dipenderebbero solo dalla domanda (attualmente “drogata” dalla BCE) e dall’offerta e sarebbero notevolmente più alti. Con un ipotetico ritorno alla Lira, invece, sarebbero enormemente più alti perchè si aggiungerebbe l’effetto dell’inflazione e l’avversione al rischio da parte degli investitori.
          Quarto, gli unici a godere degli effetti benefici dell’inflazione sull’export sarebbero gli esportatori, non gli operai delle fabbriche. Questi ultimi (i lavoratori dipendenti) sarebbero “cinesizzati”. I prodotti italiani sarebbero ovviamente più competitivi sui mercati perchè il costo del lavoro diminuirebbe.
          Quinto, il debito pubblico è in mano a chi lo compra. Non c’è nessuna legge che impedisca ad investitori esteri di acquistare quote del debito italiano, così come non esiste alcuna legge che imponga agi italiani di comprare il loro debito pubblico. Per fortuna (in entrambi i casi). Tu li compreresti dei BOT centennali? E se avessi investito i tuoi risparmi in BOT che scadono tra un mese, accetteresti che la loro scadenza fosse spostata di un secolo? Dopo, poi, ne acquisteresti altri?
          Al giorno d’oggi tutti si sentono esperti di economia, medicina, geopolitica e quant’altro. I più apprezzati sono quelli le sparano più grosse (grillini in testa). Alla gente piacciono le soluzioni “magiche”, tipo l’automobile che va ad acqua e i soldi lanciati dall’elicottero per alimentare i consumi interni e far riprendere l’economia. Finché la gente preferisce le favole alla realtà, le soluzioni “magiche” a quelle realmente attuabili, saremmo sempre alla mercé di politici che ci prendono per il culo e di squali della finanza che ci strizzano come limoni. E’ questo il vero guaio della Democrazia: la gente vota chi vende sogni, non chi dice la verità con cognizione di causa. Personalmente, per quanto mi è possibile, preferisco essere amaro come una medicina e antipatico come una verità scomoda. Ognuno faccia come crede.

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          1. the Roman 8 mesi fa

            Walter , in base alle informazion di cui dispongo, sia la Finlandia che il Portogallo e la Germania emettono monete in tagli da 2 , 5 e 10 € ad esclusiva circolazione interna . Tali monete sono coniate dalle zecche dei relativi stati e esulano dal sistema di quote stabilito da Ecb. Riguardo alla ipotizzata conversione del debito in buoni centennali, e’ una misura gia’ realizzata in via sperimentale in Irlanda e ventilata anche da Steve Mnuchin, prossimo segretario al tesoro Usa. E’ ovio che questa misura non puo’ essere rivolta ai piccoli risparmiatori, bensi’ ai grandi potentati finanziari che lucrano da rendite non piu’ sostenibili. E’ ingenuo sostenere che non esiste impedimento all’ acquisto di quote di debito da parte di soggetti esteri, perche’ e’ implicito che misure economiche di questa portata presuppongono un rigido controllo dei capitali ed una limitazione alla libera circolazione degli stessi. Comprendo che queste teorie possano risultare inverosimili stante l’ attuale stato di interdipendenza economica tra le nazioni, ma credo che un cambio di paradigma si stia profilando,e per necessita’ i vecchi stati nazione dovranno ricorrere ad un nuovo protezionismo economico. Le nazioni che vorranno sopravvivere dovranno mettere in atto misure ostili al grande capitale, o i loro popoli verranno distrutti. L’ alternativa alla civilta’ sviluppatasi nei secoli negli stati nazione e il caos del villaggio globale , dove al cittadino viene sostituito il nomade economico cosmopolita e dove ad un elite nazionale espressione della volonta’ popolare viene anteposto il diritto di una superclasse globale parassitaria. Qui non si tratta di sognare , ma di svegliarsi.

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        2. Walter 8 mesi fa

          Roman, ti rispondo qua perché nel tuo ultimo commento/risposta non ho più questa opzione: non sono a conoscenza di quello che affermi, ovvero che “la Finlandia, il Portogallo e la Germania emettono monete in tagli da 2 , 5 e 10 € ad esclusiva circolazione interna”. Sapresti indicarmi la fonte, in modo che anch’io possa leggere quello che dici? Francamente,mi sembra assurdo che possano essere ad esclusivo uso interno; significa che tali monete non hanno valore legale negli altri stati? In tal caso non si tratterebbe di euro ma di monete nazionali. Ancora: “Tali monete sono coniate dalle zecche dei relativi stati e esulano dal sistema di quote stabilito da Ecb”: anche questo mi sembra iniquo, soprattutto se lo fanno solo alcuni stati e non anche tutti gli altri. Sei sicuro che non si tratti di un’ipotesi, piuttosto che una realtà di fatto? Sapresti dirmi dove posso verificarlo?
          Per il resto e in via di principio sono ampiamente d’accordo con te, anche sul fatto che “Le nazioni che vorranno sopravvivere dovranno mettere in atto misure ostili al grande capitale, o i loro popoli verranno distrutti”. A scanso di equivoci, io non sono affatto un “europeista” convinto e penso che forse avremmo fatto meglio a tenerci la nostra Lira ma, al contempo, temo che oggi ciò non sia più possibile. L’Europa ci ha causato un sacco di guai ma il problema non è la moneta unica. L’euro è una moneta forte ed ha i vantaggi e gli svantaggi di una moneta forte. Oggi rispetto a 15 anni fa l’Italia è più indebitata, più fragile e meno democratica e più incompetente. All’attuale classe politica italiana non darei la possibilità non solo di stampare moneta ma neanche di stampare “Topolino”. Per arrivare allo stato di cose che tu prefiguri, bisognerebbe prima mandarli tutti in manicomio, abrogare tutte le leggi e i decreti che hanno fatto e ricominciare da una legge elettorale che permetta ai cittadini di scegliere da chi vogliono essere governati. Esattamente ciò che stanno evitando di fare in tutti i modi, per mantenere un’ingovernabilità funzionale ai loro interessi.

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          1. THE ROMAN 8 mesi fa

            Questa e’una fonte: http://www.nocensura.com/2015/06/leuro-non-e-una-moneta-unica.html

            Altre informazioni le puoi trovare facilmente in rete. Amici finlandesi mi confermano quanto scritto.
            E’ chiaro che altre nazioni cecano di attuare quanto in loro facolta’ a proprio beneficio . Anche riguardo ai parametri di Maastricht ci sono figli e figliastri,con i francesi e anche gli spagnoli che considerano le regole comunitarie in modo molto diverso dai nostri servili governanti. Hai ragione ,con l’attuale classe dirigente italiana non c’e’ speranza di salvezza.
            E’ un piacere scambiare delle opinioni con te. Ti saluto

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          2. Giorgio 8 mesi fa

            Ho in tasca monete austriache da 10 euro, come posso fargliele vedere?
            Ma è importante che lei ne prenda atto personalmente?
            Non credo che possa sincerarsi su ogni cosa o sbaglio?
            La cosa che mi sembra ridicola è che abbiano valore solo per il mercato interno, infatti la prima volta che mi sono recato in Austria ho chiesto ad un amico di procurarmene alcune che ho distribuito in Italia ai miscredenti.
            In conclusione lei non deve credere a ciò che legge ma farsi un giro per i paesi dell’unione ne rimarrà stupefatto.
            Se in Finlandia risiede Babbo Natale qui in Italia l’imperatore della menzogna.

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          3. Citodacal 8 mesi fa

            Posso confermare, ma soltanto per averne trovato traccia qualche mese fa (forse era Borghi che lo diceva da qualche parte), che la Germania (ed ora vengo a sapere anche altri stati) conia monete da 2 euro (ed ora vengo a sapere anche 5 e 10 euro), per uso esclusivamente interno. In Italia quelle monete, che sono effettivamente euro, valgono soltanto come fermacarte o per sostituire i fagioli della tombola; presumo abbiano un altro conio, altrimenti il divieto di spenderli in altri paesi che non siano quelli di emissione è affidato all’onestà dello straniero che viene in Italia: lui non ci perde, il negoziante italiano che lo ignora sì (almeno coi 2 euro; ma che problema c’è? …sono state vendute le acque al largo della Toscana senza avvisare assessorato e pescatori).

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        3. Walter 8 mesi fa

          Grazie Roman, è un piacere anche per me. Mi informo meglio sull’argomento e poi ti faccio sapere cosa ne penso.
          Per Giorgio e Citodacal: la mia curiosità non è tanto quella di vedere queste monete quanto quella di capire quale escamotage è stata usata per poterle emettere legalmente. Per il momento, puzza di fregatura ma sono pronto a ricredermi all’occorrenza. Personalmente, se un creditore mi proponesse di pagarmi in euro validi solo in Italia in alternativa agli euro convenzionali, ovviamente rifiuterei.

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          1. Giorgio 8 mesi fa

            Le rispondo in questa sede perché nel suo ultimo commento è esaurito il bottone “Rispondi”.
            Lei non è stanco sono io che faccio delle affermazioni estemporanee oppure da deficienza (nel senso di carenza) di nicetile.

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          2. Citodacal 8 mesi fa

            @Walter
            Credo che l’escamotage l’abbia già descritto in parte The Roman, ovvero che altri governi (cito) “considerano le regole comunitarie in modo molto diverso dai nostri servili governanti”. Ci aggiungerei – ma Roman ne sarà certo consapevole – che oltre a ciò se ne impippano bellamente quando gli fa comodo, secondo quella che Barra Caracciolo definisce la doppia morale “europeista” (perché, cazzo, l’Europa “europea” storico-culturale vera è un’altra cosa). La Germania ha ripetutamente violato alcune regole europee sin da subito, ma tanto nei paesi come il nostro ci sono i vari Scalfari (1), disposti trasversalmente in parlamento, a battere la grancassa dell’italiano indistintamente schifoso e scansafatiche e del tedesco integralmente virtuoso a cui baciare i piedi. Ora vediamo se l’accusa delle emissioni truccate per FCA è reale; tanto per dire che stavolta Volkswagen ci aveva preceduti di parecchio.
            Comunque ripeto il concetto generale esposto in altre occasioni (e non frutto del mio “genio” individuale, ma assodato e condiviso): l’euro è una truffa politica, che segue la strategia economica di agganciare paesi meno forti rispetto alla Germania, spolparli e poi lasciar loro il contentino; lo ammise qualche tempo fa perfino il presidente dell’equivalente Confindustria tedesca: le eccellenze italiane facevano paura all’imprenditoria tedesca, hanno trovato il modo di legarci le mani, grazie anche a una solenne opera di tradimento dei nostri governanti, rendendo il cambio fisso e senza adeguare i differenti parametri fiscali e legislativi. E’ questa la “solidarietà” dell’Europa dei popoli che hanno in mente a Bruxelles, quella che contesta perfino la mancetta di Natale ai pensionati greci più poveri proposta dal burattino Tsipras.

            (1) Per Scalfari, secondo dichiarato nell’anno passato, i poveri sono sostanzialmente miserabili che conoscono esclusivamente bisogni primari (alla faccia del pensiero di sinistra!): sostanzialmente lo stesso mantra globalista andato in onda, con differenti sfumature, nelle occasioni di Brexit, Trump e Referendum costituzionale.

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      2. Citodacal 8 mesi fa

        Su ciò non posso essere concorde. Le analisi di Bagnai, Borghi e Giacché (un keynesiano, un liberista e un marxista), che riprendono anche autorevoli studi di premi Nobel, dimostrano ampiamente non solo l’infondatezza delle tesi sostenute a detrimento del ritorno alla moneta nazionale, bensì e soprattutto come l’attuale moneta unica euro non sia soltanto una moneta, bensì un sistema di governo atto a deprivare una nazione della propria capacità produttiva, pertanto della propria capacità di sopravvivenza, e dunque perfettamente coeso al piano globalista mondiale, che dapprima espropria e in seguito offre lavori “inter-anali”, oppure oboli vincolanti come il reddito di cittadinanza. Anzi, ne è la punta di diamante, perché invece di distruggere l’industria dei singoli paesi coi bombardamenti strategici, agisce per deprezzarla al punto poi da annettersela facilmente (la strategia con cui l’allora Germania Ovest si pappò le eccellenze produttive della Est): una forma predatoria e coloniale subdola e dunque ancor più pericolosa.

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        1. Giorgio 8 mesi fa

          Le rispondo qua per l’altro suo commento, tutte le monete da 10 euro austriache che mi son portato da quel paese sono state accettate senza alcuna difficoltà da chi le ho proposte, anzi mi hanno raccomandato di portargliene ancora sostenendo che ci sono molti Walter in giro che non ci credono, cosa che faccio regolarmente, spenderle in italia.
          i semplici naturalmente hanno bisogno di tangibilità e più lo sono e più rimangono a bocca aperta o basiti. Coloro che hanno il buon senso di girare per cercare e sperimentare il confronto solitamente non obiettano, solo coloro che votano PD o sinistra in generale hanno la verità in tasca.
          In Svizzera l’IVA è all’otto per cento in Italia il 22 tendente a crescere, è universalmente riconosciuto che il paese dei cantoni è tra i più sottosviluppati del pianeta, mica come il nostro.

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          1. Walter 8 mesi fa

            Mi fa piacere che ci siano molti Walter scettici (miscredente è un’altra cosa), così mi sento meno solo. In genere non sono uno che crede, piuttosto verifico e/o confronto più fonti. Mi piacerebbe essere un “semplice” ma non credo sia questa la mia natura. Non ho capito bene cosa c’entrano il PD, la sinistra, l’IVA e la Svizzera, forse perché a quest’ora comincio ad essere stanco e i miei neuroni non rispondono al meglio.

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    4. Umberto 8 mesi fa

      Penso, Tania, che sia la stessa “civilizzazione” che ha posto quel “blocco-limite” di cui scrivi, perché in realtà non è tale, o quantomeno lo è solo in minima parte. L’ uomo ha evoluto, o tentato di farlo con risultati per me discutibili, tutto ciò che è al suo esterno. Avrebbe dovuto invece incominciare da se stesso e tutto il resto sarebbe venuto da sé.

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  6. Lorenzo 8 mesi fa

    Sono stato lo scorso anno a Mosca rimanendone impressionato: i russi, gente nobile e fiera, un po’ come potevamo essere noi ancora fino agli anni ’80 prima che una valanga di film americani, i grandi fratelli e inutili talk-show riuscissero ad invadere le menti dei più, disinformando ed instupidendo questo mare di brava gente che erano gli italiani.
    E poi un abile Putin (o meglio Putìn, viste le sue origini venete: i suoi avi furono tra i molti veneti trasferit
    in Russia per la costruzione di Pietroburgo in quanto avvezzi a vivere nelle zone umide e resistenti alla malaria), un Putìn che non è mai caduto nelle trappole dei falchi americani riuscendo anzi a compattare la nazione…
    Il contrario di quanto avvenuto da noi che ci stiamo disgregando in tutti i sensi….

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  7. Paolo 8 mesi fa

    La Russia ha una guida e potenzialità che potranno condurla ad un livello ben superiore di quello attuale. Premesso che per gli usa l’europa è da sempre sacrificabile come un pedone degli scacchi, gli europei a mio avviso hanno slo una strada da percorrere: guardare ad est senza voltarsi. Il futuro è l’asia ma potrebbe anche essere EURASIAFELIX. Non era forse il sogno di Alessandro?

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  8. Salvatore Penzone 8 mesi fa

    Quella europea non è un’area valutaria ottimale. Sono tutti paesi prevalentemente esportatori, dove l’economia del nord la fa da padrone costringendo quella meridionale a importare prodotti e ad accettare capitali in prestito che producono deficit della bilancia dei pagamenti e una grande massa di debito privato che portano a politiche di deflazione salariale con la riduzione della domanda interna e l’accettazione di politiche di austerità.
    La motivazione politica che avrebbe avuto in prospettiva integrazione e prosperità per tutti non ha nessun fondamento giacché sapevano, perché lo sapevano, che l’Europa non ha le caratteristiche strutturali perché ciò potesse avvenire; che la Germania insieme alle economie forti del nord poteva fare si da locomotiva ma solo per sé stessa, nel senso che avrebbe accelerato la crescita del proprio surplus, e non avendo nessuna vocazione solidaristica mai avrebbe accettato trasferimenti di risorse a favore dei paesi svantaggiati dalla moneta unica. Quindi, si è scelta l’unione monetaria pur sapendo che non sarebbe stata funzionale all’integrazione e alla prosperità. La domanda è: qual è allora la vera motivazione politica che stava alla base della formazione dell’Unione Europea? La risposta è una sola: la UE aveva la sola funzione di rafforzare l’Alleanza Atlantica e fare da mercato periferico di sbocco per le multinazionali americane, vedi TTIP.
    Fin dall’inizio l’obiettivo era quello di fare dell’Europa un unico grande mercato periferico da sfruttare proprio come la Germania sta sfruttando gli altri paesi europei. Ne è testimonianza il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti, il TTIP. l’Unione Europea è stata costruita con il fine di farne un insieme di paesi senza sovranità, il cui funzionamento doveva essere regolato da norme commerciali, economiche e fiscali funzionali alla libera circolazione dei capitali finanziari e all’imposizione da parte del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea di politiche di austerità tese a impoverirne la capacità produttiva per poi, giocando sul “debito”, farne terreno di conquista di multinazionali e colossali fondi di investimento come l’americana BlackRock.
    La Germania si è prestata bene ai piani della grande finanza americana. Primo perché, con i soldi degli altri paesi europei, le era concesso di ricostruire la grande Germania annettendosi le cinque regioni dell’Est e poi perché le veniva affidato il ruolo di “locomotiva”, dovendo fungere da sostituto della vera “economia forte” che sarebbe subentrata una volta messe a punto le istituzioni finanziarie create ad hoc. Con l’entrata in campo della Russia di Putin gli equilibri geopolitici possono cambiare rapidamente. La posizione decisa della Russia, tesa a contrastare con efficacia la mondializzazione capeggiata dal capitale finanziario, toglie forza alla politica assertiva dell’impero, il ché potrebbe permettere alla Germania, per la prima volta, di disobbedire alle lobby anglo sioniste e abbracciare finalmente quell’alleanza con il suo naturale partner, la Russia. Quest’alleanza decreterebbe, una volta per tutte, la sconfitta dei poteri che hanno provocato la prima e la seconda guerra mondiale, che hanno dato vita, di nascosto, al nazismo e ora al terrorismo islamico fondamentalista, e permetterebbe l’affermazione definitiva di un ordine multipolare a beneficio della pace e della prosperità per tutti.

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    1. Citodacal 8 mesi fa

      Olè! Invito i lettori più scettici a seguire con attenzione questo post di Salvatore (il quale mi pare frequenti quell’ambiguo, laido e poco raccomandabile ambientaccio di Goofynomics…).

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  9. Umberto 8 mesi fa

    Poco tempo fa, ci scambiavamo due battute di commento, non ricordo a quale articolo, nelle quali accennavamo alla possibilità di “produzione interna” di denaro a volontà, come rimedio tanto semplice, quanto lineare e indiscutibile, al problema della tassazione, riferendoci ipoteticamente all’ Italia. E ciò, suppongo, indicavamo entrambi. Tuttavia, il problema sul quale non ho ancora avuto il tempo di approfondire la conoscenza, è quello della regolamentazione. Sulla base di quali parametri e relativamente a quali direttive viene praticata questa fantasiosa e tragicamente reale coniazione “clandestina”? Anche quello, in verità, costituirebbe insieme ad una miriade di altri, il “fattore licenza” per attuare una politica vera, autoritaria con l’estero e schietta col suo popolo, che si opponga con fermezza al saccheggio nazionale, che stracci i pezzi di carta capestro firmati con la pistola puntata alla tempia, che si tiri fuori dalle sabbie mobili nelle quali annaspa e si appresta a soffocare, ricominciando da se stessa e da ciò che ancora per diritto rappresenta. Nessuno mi faccia osservare che si tratta di vaneggiamenti poiché lo so già, ma se anche il primo della classe prendesse carta e penna per metter nero su bianco di come salvare il sedere, non potrebbe onestamente trovare soluzione più efficace e pacifica verso i suoi aguzzini di quella descritta da Roman. Sarebbe condotta tanto nobile, fiera e giusta, quanto più concretamente faccia comprendere la reale situazione al popolo, in maniera più estesa possibile, per averlo saldo e compatto dalla propria parte fino in fondo. In teoria è possibile.

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