I riflettori di Mosca e Teheran sono puntati su Kabul e si studiano le mosse dei barbuti talebani

di Luciano Lago

Mosca e Teheran sono in vigile attesa ci capire quali saranno le mosse dei talebani in Afghanistan, una volta stabilizzato il loro potere nel paese.
Non verrà dato molto tempo per prendere le decisioni relative al riconoscimento del nuovo governo o, in alternativa, ad una eventuale ostilità, i contatti diplomatici sono in corso dietro le quinte.

Se i talebani creeranno caos e porteranno l’Afghanistan sull’orlo della guerra civile, allora con tutta probabilità si troveranno con le due potenze euroasiatiche coalizzate per contenere l’Afghanistan radicalizzato e metterlo in sicurezza. In quel caso Mosca e Teheran contrasteranno i talebani e sosterranno le forze della resistenza, quelle che già si stanno formando in alcune province del paese.
La caduta del governo di Kabul, successiva nell’immediato al ritiro delle forze USA/NATO, ha colto di sorpresa ma non troppo le cancellerie della Russia e dell’Iran che seguivano l’evoversi della situazione.
L’Afghanistan sembra essere di colpo ritornato indietro nel tempi di quando , con l’uscita delle truppe sovietiche nel 1989, si sviluppò allora una guerra civile fra le varie fazioni da cui uscirono vincitori i talebani del movimento radicale e questi salirono al governo di Kabul nel 1996 proclamando l’emirato islamico.

Ministri della Difesa Russia e Iran


In realtà il quadro internazionale è nettamente cambiato da allora e, con il ritiro USA e occidentale, le potenze che hanno interesse immediato a stabilizzare la situazione sono la Russia, l’Iran e la Cina, che già fra di loro hanno un patto di alleanza e cooperazione in funzione anti USA. Sono anche i paesi questi che sono in grado di esercitare una forte influenza sugli eventi e tale fattore spiega i contatti diplomatici in corso fra il nuovo governo e i rappresentanti dei tre paesi che hanno mantenuto le ambasciate aperte a Kabul.


Una nuova guerra civile afghana non è nell’interesse di queste potenze a meno che non ci sia una atteggiamento intransigente e provocatorio da parte del governo talebano, intriso dal fanatismo wahabita/salafita che è della stessa matrice dell’Arabia Saudita. Quest’ultima potenza sunnita è quella che ha influenza sui talebani e che potrebbe essere spinta a soffiare sul fuoco, istigata dal suo alleato di oltre Atlantico.
Una rinascita dell’Emirato Islamico a Kabul ed un suo tentativo di esportare il fanatismo salafita al di fuori del paese, sarebbe un campanello d’allarme ed una linea rossa sia per la Russia che per l’Iran.
Quest’ultimo paese, di religione sciita e nettamente opposta al sunnismo wahabita che domina in Afghanistan, sarebbe il più intransigente nemico di un emirato islamico a Kabul e potrebbe mobilitare le sue forze della minoranza sciita in Afghanistan che già sono inquadrate nelle brigate Fatemiyoun, un corpo militare di volontari sciiti afghani che hanno combattuto in Siria assieme alle forze siriane, iraniane e di Hezbollah. Sono alcune decine di migliaia e sarebbero queste unità, assieme alla Guardia Rivoluzionaria Iraniana, a presidiare il lungo confine di circa 2000 Km. esistente fra Iran e Afghanistan e Pakistan per prevenire infiltrazioni.

Guardie di confine Iraniane su frontiera con Afghanistan


Da considerare Inoltre la presenza in Iran , di più di tre milioni di afgani residenti. La maggior parte di loro è nettamente ostile ai talebani e si oppone ad un emirato islamico di ispirazione wahabita che sarebbe intollerante con le minoranze. Di questo le autorità diTeheran dovranno tenere conto.
Tale fattore, unitamente ad una posizione intransigente radicale del nuovo governo talebano, spingerebbe Teheran e Mosca ad appoggiare le forze di resistenza all’interno del paese con uno scivolamento dell’Afghanistan in una nuova guerra civile.

Di conseguenza l’Iran e la Russia sono in ansiosa attesa di verificare le mosse del nuovo governo afghano e, se questo intendesse reprimere la minoranza sciita e le altre minoranze presenti nel paese, allora sarebbe probabile un forte appoggio russo e iraniano congiunto alle forze della resistenza.
In pratica questo scenario vederebbe l’Afghanistan trasformarsi in una nuova Siria con fazioni in guerra fra loro, sostenute dall’esterno ed ondate di profughi che si riverserebbero sui paesi vicini, in particolare ai valichi di frontiera del Tagikistan e dell’Uzbekistan, le due repubbliche asiatiche mussulmane confinanti, oltre che sui confini dello stesso Iran.
Una situazione che sarebbe intollerabile anche per la Cina che non rimarrebbe inerte a guardare.

Milizie talibane a presidio


L’interrogativo è quello di chiedersi a chi converrebbe un simile scenario e la risposta in questo caso è facile: agli Stati Uniti, alla GranBretagna ed all’Arabia Saudita assieme al loro codazzo di alleati delle monarchie sunnite del Golfo.
Il nuovo Afghanistan nel caos, sobillato dai soliti noti (gli “esportatori di democrazia” e terrorismo), sarebbe il perfetto “buco nero” in cui far cadere i tre antagonisti dell’Occidente e dei sauditi: Iran, Russia e Cina.
Saranno così ingenui da cadere nella trappola?


Al momento non si può prevedere quale sarà la scelta dei nuovi governanti di Kabul che sembrerebbero anche divisi fra di loro sulla condotta da prendere ma che hanno una sola idea fissa: l’emirato islamico. Se i talebani vogliono avere soltanto il loro “giocattolo” nominale a Kabul con cui dilettarsi, i russi e gli iraniani non avranno nulla da obiettare. Se “il giocattolo” dovesse invece diventare esplosivo, allora è possibile che quello debba esplodere proprio in faccia a chi lo vuole maneggiare.

1 Commento
  • atlas
    Inserito alle 05:08h, 20 Agosto Rispondi

    buon articolo e veritiera analisi. Preciso che l’Arabia Saudita ha nella sua costituzione l’essere uno Stato wahhabita e che pertanto nulla ha a che fare con l’Islam Sunnita. Come gli sciiti del resto. Per la Russia e i suoi alleati non vi è scelta: esportare il sovranismo. Meglio, molto meglio se in forme puramente politiche e non religiose

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