I professionisti dell’Antifascismo

di Luciano Lago


La giornata di Sabato 16 Ottobre a Roma ha lasciato, in chi ha assistito alla grande manifestazione dei sindacati CGIL CISL e UIL, una certa impressione, ma non per la imponenza del corteo, quanto piuttosto per la strumentalità dell’evento e per gli slogans scontati e ripetuti da parte dei convenuti che tendono a far credere che il problema di questo paese sia costituito dalla pericolo del fascismo e dalla minaccia della truce violenza delle nuove presunte camice nere. Una manifestazione assolutamente patetica e sproporzionata in relazione ad un assalto teppistico alla sede della CGIL di Roma che, fra l’altro, sa tanto di provocazione studiata per causare il discredito sulle migliaia di manifestanti pacifici in protesta contro il green pass.


Nessun accenno, nei discorsi dei sindacalisti, alla impressionante escalation del potere del regime finanziario e scientista, impersonato dal duo Draghi/Speranza, che sta facendo strame dei diritti dei lavoratori e delle garanzie previste dalla costituzione. Questo in un paese dove per realizzare il diritto inalienabile al lavoro ed alla libera circolazione si deve essere costretti a esibire un lasciapassare ed a pagare un prezzo per entrare sui luoghi di lavoro, costringendo i lavoratori che rifiutano tale carta a restare in uno status di discriminazione ed emarginazione sociale quali paria della società. E la chiamano questa “democrazia”.
Tutto avviene approfittando di uno stato di emergenza perenne che prosegue da anni e che si tramuta in uno stato di eccezione, come hanno osssevato anche intellettuali indipendenti quali Massimo Cacciari, Giorgio Agamben ed altri.
I sindacati confederali, con la loro rumorosa e scontata manifestazione, hanno dimostrato due cose: in primis, di essere il sindacato di regime che ha sempre assecondato le politiche neoliberiste ed antipopolari dettate dai governi al servizio delle centrali transnazionali di Bruxelles, in secundis di utilizzare l’antifascismo come una cortina fumogena per distrarre dai veri problemi e dalle emergenze sociali del paese.


Risulta scontato che il sistema di potere abbia bisogno, come in tutti i momenti di crisi, di un capro espiatorio. Il fascismo ed i neofascisti, veri o presunti fa lo stesso, rispondono egregiamente alla bisogna. Loro sono il nemico assoluto, i malvagi per definizione ufficiale ed indottrinamento coatto, sono pochi, deboli, esagitati e frammentati. In condizioni ideali per fungere da nemico pubblico e ricompattare la folla dei “buoni e dei giusti”, i membri del gruppo di maggioranza che si autodescrivono come democratici ed antifascisti.
Nel caso dei sindacati confederali, si può riaffermare quanto da noi già scritto per altre occasioni: rispolverare l’antifascismo ed il “pericolo fascista” è un comodissimo pretesto da utilizzare come mascheratura per occultare la totale sottomissione dei sindacati e della sinistra agli interessi del grande Capitale Finanziario e delle oligarchie globaliste.
Non scordiamo che gli stessi sindacati di regime hanno dato il loro contributo a smantellare il sistema di garanzie sociali faticosamente conquistato nei decenni passati e sono stati conniventi, fin dai tempi di Prodi e Amato, al grande processo di privatizzazioni, leggi spoliazione e colonizzazione dell’economia italiana. Risulta molto comodo nascondere tutto questo sottto gli slogan della “eterna lotta contro il Fascismo.


In definitiva non si può che ribadire il fatto che da decenni ormai l’antifascismo è diventato l’ultimo rifugio dei farabutti. Quando non hai più niente da dire, nulla di vero, di concreto, di significativo da esprimere, quando non hai nulla di serio su cui fondare la tua legittimità, il tuo ruolo e la tua superiorità, quando non hai motivo per occupare un posto di potere – di sindacalista, di ministro, di segretario di partito, di qualsiasi istituzione – e non hai un merito, una capacità, un valore per essere quello che immeritatamente sei, quando vuoi sedare i conflitti e i mugugni, quando vuoi vincere facile con un avversario che non sta in piedi, perché non c’è più, perché non si regge, e se esistesse un sua estrema traccia, non avrebbe nemmeno possibilità di esprimersi e di contendere, allora tiri fuori l’antifascismo.
In occasione del consolidamento del regime sanitario/finanziario, sotto la direzione dell’ex banchiere della Goldman Sachs, i professionisti dell’antifascismo sono ritornati in forza ed alla grande per dettare la loro narrazione e distrarre l’opinione pubblica, questo mentre quattro milioni circa di lavoratori rischiano di finire sul lastrico per rifiutare il lasciapassare imposto loro da governo, Confindustria e sindacati nell’attuazione definitiva del regime di sorveglianza e di controllo sociale che sarà peculiare in Italia nel prossimo futuro.

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