I morti sul lavoro sono trascurati dalla sinistra globalista che si occupa del diritto all’identità di genere

di Luciano Lago

La triste fine della giovane operaia di una fabbrica di tessuti di Prato, Luana D’Orazio, 23 anni, ragazza madre, morta incastrata in un macchinario, una vicenda sconvolgente che richiama alla mancata sicurezza sui luoghi di lavoro.
Non ci sarà una protesta mediatica di prima scena per questa ennesima morte di una operaia e non si sbraccerà un Fedez alla festa del lavoro a fare un monologo di denuncia delle condizioni di lavoro, della mancata sicurezza e del precariato diffuso come condizione base, grazie ai Job Act e altre misure dei governi neo liberisti.

Il caso di cronaca provoca un po’ di commiserazione, qualche commemorazione, telegramma dei sindacati, e nulla di più. I media non daranno spazio più di tanto, la povera Luana e la condizione dei precari non merita l’attenzione che viene data invece al problema degli omosessuali o transessuali che si sentono discriminati dalle norme e che fanno indignare i Fedez e altri personaggi del grande spettacolo.
Neanche alla festa del Lavoro se ne è parlato più, non c’è stata una denuncia altisonante, non ne vale la pena, tanto meno si parla dello sfruttamento del lavoro precario e della nuova condizione alienante del lavoro a cottimo ritornato alla grande con il sistema delle grandi piattaforme telematiche. La tecnologia telematica e il nuovo telelavoro hanno la precedenza, consentono costi minori ed alti profitti, figuriamoci se si deve investire sulla sicurezza nelle fabbriche o sui cantieri.

Luana Dì’Orazio Vittima del lavoro


Le grandi star dello spettacolo, gli influencer, i personaggi prediletti di riferimento della sinistra globalista, si occupano di altro e Fedez ne è l’esempio. Loro si interessano dei diritti degli omosessuali, dei transessuali, del diritto all’utero in affitto, delle coppie omesex, del gender come regola educativa, dello jus soli, ecc.. Degli operai e dei lavori sottopagati degli italiani e non italiani importa poco agli intellettuali della sinistra globalista, non è un loro problema. Il vecchio diritto del lavoro è ormai sorpassato dalla nuove forme di lavoro, dinamiche, flessibili, telematiche, informatiche.
Arriva ogni tanto il monito di Saviano ad accogliere un milione di migranti in Italia, chiaramente per disporre di altro esercito di mano d’opera a buon mercato, quella è l’unica preoccupazione sociale che conta e la cosa finisce lì.
Gli operai non sono più di moda e il lavoro deve essere una variante del nuovo sistema che privilegia le nuove tecnologie, le vecchie fabbriche si possono chiudere o delocalizzare, non interessano più.
La realtà della miserabile condizione del lavoro in Italia viene fuori ogni tanto da questi casi di cronaca drammatici e che fanno ricordare quali siano i problemi che sono stati rimossi dalle interminabili discussioni e dai talk show televisivi. In questi ultimi domina l’ossessiva propaganda delle vaccinazioni, dell’emergenza covid e dei confinamenti, di tutto il resto non si parla più.
Il mondo reale con i suoi precari, con il lavoro che non c’è, con la disperazione degli operai delle fabbriche che chiudono, delle partite IVA messe sul lastrico, dei piccoli commercianti, ambulanti, ristoratori, guide turistiche, animatori e simili, tutti rovinati dai lock down, quelli sono fuori dal grande spettacolo, non fanno più notizia. Gli artisti e i cantanti, nani e ballerine pensano ad altro.

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