I media sauditi cercano di razionalizzare il tradimento dei palestinesi nell’ambito del piano Trump

I media sauditi si sono radunati dietro i loro sovrani nel sostenere il piano mediorientale del presidente americano Donald Trump, avvertendo i palestinesi che si sarebbero pentiti se avessero rifiutato l’iniziativa estremamente parziale di Washington.

Riyadh ha accolto con favore il piano di Trump, affermando che “il Regno apprezza gli sforzi compiuti dall’amministrazione del presidente Trump per sviluppare un piano globale di pace israelo-palestinese”.

L’Arabia Saudita ha sollecitato “negoziati diretti di pace tra le parti sotto la sponsorizzazione degli Stati Uniti, in cui sarà risolta qualsiasi controversia relativa ai dettagli del piano”.

Allo stesso tempo, il re Salman ha telefonato al leader dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas per “sottolineare a lui la ferma posizione del regno rispetto alla causa palestinese e ai diritti del popolo palestinese”.

Abbas si è unito ad altri leader palestinesi respingendo con veemenza il piano che essi considerano un totale abbandono dei diritti della Palestina.

I media del governo saudita, tuttavia, hanno esortato i palestinesi a non perdere “questa opportunità” e ad affrontare l’accordo con una mentalità positiva.

Il quotidiano statale Okaz ha continuato a dire che “la causa palestinese non è più la causa principale degli arabi”.

Martedì Trump ha svelato il piano a fianco del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca. L’annuncio ha suscitato una tempesta di indignazione e protesta in diversi paesi del Medio Oriente con l’eccezione dei governi dei paesi satelliti di Washington, come l’Arabia Saudita e le altre monarchie del Golfo.

L’Autorità Palestinese ha tagliato tutti i legami con gli USA, con Israele per causa del “piano di pace del secolo”.
L’Autorità Palestinese ha taglia tutti i legami con gli Stati Uniti e Israele dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato il profilo del controverso “accordo del secolo” ed ha annunciato che non accetterà in nessum modo gli USA come unici mediatori in accordi di pace con Israele.


Il membro del Consiglio della Shura saudita, Ibrahim al-Nahas, che tiene lezioni di scienze politiche presso la King Saud University, ha detto a Okaz che il piano di Trump “è una tappa importante nel processo di pace israelo-palestinese in particolare, e nel processo di pace in Medio Oriente in generale ”.

“Tutti gli elementi palestinesi devono esaminare attentamente il piano, soprattutto tenendo presente l’esperienza passata”, ha detto, apparentemente rivolgendosi ai gruppi di resistenza palestinesi.

“Anche gli elementi arabi devono esaminare attentamente il piano di pace di Trump prima di rilasciare le loro decisioni, che corrispondono in gran parte all’aspetto emotivo”, perché “la storia ha dimostrato che si sbagliavano”, ha aggiunto.

Diversi articoli nei media sauditi e tweet dei loro scrittori hanno cercato all’unanimità di suggerire che ogni piano offerto ai palestinesi era stato peggiore di quello precedente e che se avessero rifiutato il piano di Trump ora, lo avrebbero rimpianto in futuro.

Netanyahu con i sauditi

‘Firma l’affare, poi maledicilo’

I giornalisti e commentatori al servizio della monarchia saudita non si sono neppure vergognati nell’esprimere giudizi positivi sul piano che seppellisce i diritti dei palestinesi e che legalizza le annessioni illegali dei territori della Cisgiordania e di Gerusalemme.
Un presunto giornalista saudita che scriveva per Okaz ha invitato l’Autorità Palestinese a “firmare l’accordo e poi maledirlo quanto vuoi, giorno e notte”.

“I palestinesi si sono specializzati in decenni a perdere opportunità d’oro a causa di una valutazione errata delle loro capacità e della crisi”, ha scritto Ahmad Adnan.

Il cosiddetto “affare del secolo”, tra le altre cose controverse, consacrerebbe Gerusalemme al-Quds come “capitale indivisa di Israele” e consentirebbe al regime di annettere e legalizzare l’annessione degli insediamenti nella Cisgiordania occupata e nella Valle del Giordano.

Tutti i gruppi palestinesi hanno rifiutato con rabbia il piano, mentre gruppi israeliani di diverse convinzioni politiche l’hanno abbracciato con entusiasmo, salutandolo per aver offerto più di quanto si aspettassero.

Muro in Palestina

Il leader palestinese, Mahmūd Abbas, sabato ha interrotto i rapporti con gli Stati Uniti e Israele dopo aver detto che non voleva che il suo nome passasse alla storia per aver tradito i palestinesi.
I governi di Siria, del Libano, dell’Iran, dell’Algeria, come anche il governo di Ankara e vari altri governi dei paesi islamici della regione, hanno invece concordemente respinto il piano degli USA.
Un esponente di Hezbollah ha dichiarato che questo piano metterà in luce quali sono i traditori della causa palestinese che non esitano a mettersi al servizio degli usurpatori per interesse e servilismo. Questa rimarrà una macchia indelebile sulla loro coscienza e saranno i popoli a fare giustizia dei traditori.

Fonti: Press Tv – Al Manar

Traduzione: Luciano Lago

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