"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

I media macedoni: i patrioti hanno sconfitto la rivoluzione colorata

di Andrew Korybko*

Oriental Review pubblica la traduzione esclusiva dell’intervista della macedone NetPress al corrispondente Andrew Korybko:

– N: “La piccola Macedonia schiaccia Soros” e “Questa non è l’Ucraina” sono alcuni dei titoli usati da alcuni media dopo il tentativo fallito di rivoluzione colorata condotto da alcune potenze occidentali e supportato dall’opposizione e dalle ONG di Soros. Pare che lo stato, le forze di sicurezza e il popolo macedone vincano costantemente le battaglie e stiano lentamente emergendo come vincitori della guerra contro l’agenda imperialista, contro Soros e gli altri finti combattenti per la democrazia, e contro i milioni di dollari riversati nella quinta colonna interna. Secondo Lei, a cosa si deve attribuire questa grande vittoria storica del popolo macedone?”


– K: Il fattore più importante per combattere efficacemente qualsiasi rivoluzione colorata, non solo quella in Macedonia, è una popolazione patriottica, e durante la grande manifestazione del 18 maggio i macedoni di ogni provenienza sono scesi nelle piazze a supportare il loro paese. Erano già al corrente del tentativo di compiere una rivoluzione colorata da parte di Zaev (leader dell’opposizione, ndt), e la presenza di irredentisti albanesi e di Sergey Stanischev, che odia la Macedonia, alla piccola manifestazione dell’opposizione ha contribuito alla reazione patriottica del giorno seguente. Da questo si può imparare che un’attiva campagna di informazione, che educhi i cittadini sulle minacce che incombono sul loro paese, messa insieme ai fallimenti del soft power dei rivoluzionari colorati, possono compattare la popolazione contro i tentativi di cambio di regime. Tutto ciò sarebbe vano, tuttavia, se i macedoni non valorizzassero già la loro identità e ne fossero fieri, perché non si può difendere ciò che non si ama davvero. Infine bisogna sottolineare che l’operazione preventiva anti-terrorismo del governo a Kumanovo e i sacrifici delle sue coraggiose forze di sicurezza hanno sventato i piani dei terroristi che prevedevano di inscenare attacchi in tutto il paese il 17 maggio (lo stesso giorno della manifestazione di Zaev), attacchi che avrebbero potuto scatenare una destabilizzazione che le potenze straniere (Albania, Bulgaria) avrebbero potuto sfruttare per intervenire e smembrare il paese.

– N: Nella nostra ultima intervista Lei ha messo in evidenza la strategia per spartire la Macedonia tra l’Albania e la Bulgaria, e da allora alcuni media greci stanno notando che d’improvviso abbiamo intrighi, tumulti e turbolenze in tutti i paesi per i quali potrebbe transitare il gas russo, tranne che in Bulgaria e Albania. Allo stesso tempo, i corpi dei terroristi che attaccarono Kumanovo sono stati sepolti in Kosovo con gli onori degli eroi da persone che portavano l’uniforme dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA), mentre la Bulgaria dichiara difensivamente che in passato ha riconosciuto la nostra indipendenza con la costituzione. Tuttavia, non è un segreto che l’attuale regime bulgaro sia filo-americano. Quindi Lei crede che il fatto che anche il ministro degli esteri russo Lavrov abbia condiviso informazioni sul piano di spartire la Macedonia sia una conferma di tale scenario aberrante?
– K: Sì, sicuramente. La Russia è stata molto scaltra a rendere pubblici i timori, molto realistici, di una possibile spartizione macedone, perché così facendo ha richiamato immediatamente l’attenzione alle azioni di Albania e Bulgaria, rendendo loro più difficile mettere in atto il complotto. Occorre sottolineare che Albania e Bulgaria operano in coppia, la prima in modo più aggressivo e la seconda più indirettamente e di nascosto. I media e commentatori bulgari hanno escogitato un’astuta tattica di auto-umorismo criticando le loro stesse forze armate, dicendo che non sono in grado di invadere nessuno. Il che è vero, ma ciò che non viene detto è che un possibile coinvolgimento bulgaro (per esempio la morte di un suo militare) fornirebbe il pretesto per una risposta militare NATO e/o americana, specialmente se fosse coinvolto il terrorismo (reale o solo preteso per ‘giustificare’ la reazione). La Bulgaria non fa segreto di essere il punto di riferimento dell’UE e della NATO per tutte le cose riguardanti la crisi macedone, perciò la possibilità che la Bulgaria venga usata come esca per coinvolgere altri paesi in un conflitto militare più ampio è purtroppo molto reale. Inoltre, in mezzo a questo scandalo tutti si stanno dimenticando della cospirazione dapprima suggerita da Bozhidar Dimitrov, una versione perversa degli eventi che hanno portato alla riunificazione della Crimea, secondo la quale la Bulgaria occuperebbe gran parte della Macedonia in seguito a un’invasione dell’Albania.

Vorrei anche parlare del modo in cui la Bulgaria e i suoi media e rappresentanti di stato parlano della Macedonia. Nonostante ribadisca in continuazione di riconoscere l’indipendenza della Macedonia, la Bulgaria non si comporta come se lo credesse davvero. Quasi sicuramente le dichiarazioni ufficiali arrivate dal paese nelle ultime due settimane, cioè da quando è scoppiato lo scandalo Lavrov, sono una reazione di difesa alle accuse. In realtà la Bulgaria tratta la Macedonia come se fosse la sua “Piccola Bulgaria” ed essa ne fosse la ‘sorella maggiore’ che ha il diritto di interferire nei suoi affari. Dopotutto non si può spiegare in altro modo la retorica bulgara dell’ ‘amicizia’, ‘fratellanza’ e ‘solidarietà’ mentre viene mandato Stanischev a Skopje e invitato Zaev a Sofia. L’Albania e il Kosovo, suo satellite occupato, potrebbero servire da basi per qualsiasi guerra non convenzionale lanciata dal KLA o da qualche altra organizzazione terroristica, ma la Bulgaria è la base per organizzare il tentativo di rivoluzione colorata e ha dimostrato la sua influenza su Zaev e il suo movimento di cambio regime. Insieme, gli attuali governi di questi due paesi operano come infidi confinanti della Macedonia e devono essere trattati con il massimo sospetto e cautela, considerate le circostanze del pericoloso complotto di spartizione.
– N: Come commenta il fatto che il leader dell’opposizione Zoran Zaev ha promesso che l’albanese diventerà la seconda lingua ufficiale in Macedonia e verrà insegnato a partire dall’asilo, ma anche il fatto che il giorno seguente agli attacchi di Kumanovo si faceva sorridente i selfie con dei sostenitori del KLA nel posto dove il sangue degli eroici caduti macedoni non era ancora asciugato? Crede che questo, insieme alla presenza del politico bulgaro anti-macedone Sergey Stanishev alla protesta dell’opposizione, si possa considerare la conferma del coinvolgimento dell’opposizione nell’oscuro progetto di spartizione della Macedonia?

– K: Certamente, è sicuramente così. Il ruolo di Zaev è sempre stato di dividere, non di unificare, ma egli usa la falsa retorica della solidarietà per promuovere i progetti di spartizione. Zaev da solo non è nessuno, ma le persone e le potenze dietro di lui sono tutto e intendono usarlo per introdurre la federalizzazione del paese. Se la otterranno, il paese verrà di fatto già diviso lungo linee etniche e religiose, e Skopje diventerà una città spaccata in due com’era Berlino e com’è tuttora Nicosia a Cipro. Incoraggiare il nazionalismo delle minoranze etniche in uno stato multiculturale è un modo sicuro per esacerbare le tensioni esistenti e fomentare una crisi internazionale, il tutto nell’intento di creare un pretesto per l’intervento internazionale e formalizzare la spartizione del paese. Tale interferenza esterna non dev’essere per forza militare, potrebbe anche essere politica (ad esempio incontri mediati dall’UE e/o dalla NATO) e economica (come sanzioni contro il governo legittimo).
Riguardo al comportamento deplorevole di Zaev a Kumanovo, esso è estremamente rozzo e dimostra che non ha davvero nessuna vergogna nella ricerca del potere. Quell’uomo è un megalomane con sindrome narcisistica (da cui i selfie sorridenti scattati durante il lutto nazionale), e se crede che un po’ di foto con i terroristi aumenteranno il suo potere e la sua fama, non ci pensa due volte a farsele. Mi aspetto che Zaev continui con queste bravate, e ne faccia di sempre più audaci. Come ha giustamente sottolineato, egli festeggia con i terroristi, e questo mi fa tornare in mente le foto di John McCain con i terroristi dell’ISIL in Siria. Non c’è davvero differenza, se non che McCain ha di fatto potere e influenza mentre Zaev è un tirapiedi che rincorre disperatamente entrambi.

Forse è per queste ragioni che Zaev è così aperto riguardo alle sue affiliazioni anti-macedoni con il KLA e Stanischev. Ovviamente potrebbe intrattenere questi rapporti in segreto, ma vuole ‘mostrare il suo valore’ per il piano statunitense di cambio regime, così da non essere scaricato e rimpiazzato da Branko Crvenkovski (il che è inevitabile, ma l’ingenuo Zaev, accecato dai sogni di potere e fama, non lo capisce). Le sue scandalose azioni da alto tradimento sono dirette sia a rassicurare i suoi manovratori americani e occidentali, sia ad incitare la quinta colonna interna. In questa prospettiva, Zaev non è nient’altro che un essere umano debole che crede che la sua ultima speranza di ottenere potere e fame gli stia rapidamente sfuggendo di mano, il che spiega le sue azioni disperate e patetiche.

– N: Dal punto di vista distorto di Washington e Bruxelles, la realizzazione del Balkan Stream rappresenterà la loro capitolazione nel Balcani, ma questo significa che non si rassegneranno fino alla fine. Quando sarà esattamente la fine e cosa possiamo aspettarci dopo?
– K: Gli USA sono disposti a fare qualsiasi cosa per ostacolare il Balkan Stream: che sia provocare la cancellazione ufficiale del progetto, il suo sabotaggio segreto (ad esempio con una guerra terrorista secessionista in Macedonia) o ritardandolo quanto più possibile. Il modo più efficiente dal punto di vista dei costi è costituito dalle rivoluzioni colorate, e tutti i paesi lungo il percorso del gasdotto sono a modo loro vulnerabili. Al momento vediamo questa tattica all’opera in Macedonia, ma anche Ungheria e Serbia ne sono suscettibili. Le proteste dell’anno scorso contro Viktor Orban erano una prova di rivoluzione colorata intesa a raccogliere intelligence sulla reazione del governo e a rafforzare l’infrastruttura sociale per il cambio di regime. Anche le calunnie di Orban da parte di McCain, che lo aveva definito un ‘dittatore neofascista’, servivano a formare un’opinione internazionale (occidentale) negativa sul leader del paese, per preparare nelle menti degli europei la rivoluzione colorata. Riguardo alla Serbia, sappiamo tutti che la prima rivoluzione colorata vi accadde nel 2000, ed esiste una considerevole e comprensibile rabbia contro i piani del primo ministro Aleksandar Vucic di modificare la costituzione serba per cancellare i riferimenti al Kosovo, e di arrestare Vojislav Seselj. C’è il timore che questo malcontento popolare possa venire sfruttato dalle ONG occidentali per scatenare nel paese una rivoluzione colorata e bloccare il progetto del Balkan Stream.

Anche in Grecia non mancano le minacce di rivoluzione colorata. Se Syriza farà dei passi indietro rispetto alla sua piattaforma anti-austerità, e capitolerà all’UE, perderà notevole supporto nella sua base. Ne potrebbero seguire elezioni anticipate che potrebbero frantumare l’attuale coalizione di governo e creare nel paese abbastanza disordine politico da fargli accantonare il Balkan Stream indefinitamente. Se Alba Dorata guadagnerà abbastanza supporto, potrebbe preparare il campo per un’aumento della tensione con il suo opposto Syriza: una situazione destabilizzante che potrebbe venire sfruttata da qualche provocazione esterna per istigare la violenza nelle strade.
La Turchia d’altra parte è internamente più stabile della Grecia da un punto di vista politico e quindi offre una certa resistenza ai piani di rivoluzione colorata. Ciò però non significa che ne sia del tutto immune, visto che le legittime proteste contro il governo (come durante gli avvenimenti del Parco Gezi) potrebbero venire sfruttate dai sostenitori dell’oscuro movimento Gulen (il cui leader è attualmente di base negli USA), da gruppi terroristi di sinistra (come il Partito Rivoluzionario di Liberazione del Popolo, che in aprile orchestrò un rapimento mortale), e/o i militanti nazionalisti curdi; tutti in grado di provocare una disastrosa destabilizzazione della Turchia. Mentre Ankara è probabilmente abbastanza forte da sconfiggere ciascuna di queste minacce e portare quindi avanti i piani per il Balkan Stream, le conseguenze potrebbe essere enormi e portarla ad alzare il prezzo per il gasdotto a titolo di risarcimento. Se la Turchia d’improvviso cambiasse idea, recedesse da un contratto in essere e cercasse di rinegoziare per una cifra esorbitante a causa dei tumulti subiti per ospitare il gasdotto, ciò potrebbe creare una situazione finanziaria insostenibile che porrebbe fine al progetto.

– N: La Macedonia dovrebbe anche considerare la possibilità di dichiarare certe ONG finanziate dal denaro straniero non gradite, quando mettono in pericolo l’ordine costituzionale e la sicurezza nazionale? Una legge simile è stata firmata pochi giorni fa dal presidente russo Putin, e anche a Belgrado c’è un’iniziativa per mettere al bando l’organizzazione serba ‘Canvas’, i quali attivisti, o ‘rivoluzionari in affitto’, finanziati da Soros e da USAID, hanno l’incarico di provocare rivoluzioni colorate e rovesciare i governi presi di mira in tutto il mondo usando la forza e la violenza. In Macedonia, in questo contesto, venivano offerti 3.500 dollari agli attivisti ‘Canvas’ che presentavano un’idea di successo. Da notare tra l’altro che, nell’EAU, ‘Canvas’ è compresa nell’elenco delle organizzazioni terroristiche.

– K: In teoria l’idea delle ONG non è cattiva, ma sfortunatamente questo concetto dalle buone intenzioni è stato dirottato dai servizi di intelligence occidentali per facilitare rivoluzioni colorate e destabilizzazioni all’interno degli stati bersaglio. Di questo ci sono miriadi di prove, ed è nell’interesse della sicurezza nazionale di ogni paese il monitorare questi gruppi e identificare quelli infiltrati dall’Occidente per attività a scopo di cambio regime. In molti casi, come le ONG affiliate a George Soros, non sono infiltrate a tali nefasti scopi, ma sono proprio create apposta. Ovvero alcune ONG sono istituite come fronti per le rivoluzioni colorate, tutte le loro operazioni sono dirette in un modo o nell’altro all’obiettivo finale. In alcuni casi magari prendono parte ad attività ‘normali’ come l’aiuto ai senza tetto o ai disoccupati, per guadagnare la fiducia della comunità, ma è solo una tattica per raccogliere supporto per la missione finale, cioè il rovesciamento del governo al momento indicato.

Non tutti gli impiegati delle ONG ne sono al corrente; alcuni sono stati indotti a supportare questi gruppi con l’imbroglio (a volte attraverso le attività ‘normali’ di cui parlavo poc’anzi), ma siccome l’intenzione dell’organizzazione in questione è ostile e contraria alla sovranità dello stato, occorre per forza porre delle limitazioni alle attività di tutti gli impiegati, non importa chi siano. Misure come questa non fermano del tutto l’attività delle ONG anti-governative, perché queste possono sempre portarle avanti sottobanco e illegalmente, ma almeno rendono loro difficile operare e potrebbero portare all’arresto e alla condanna di alcuni dei loro leader. Ciò invierebbe un segnale forte a quanti intendono rovesciare il governo, ovvero che l’affiliazione a gruppi illegali mirati al cambio di regime comporta delle conseguenze legali; questo potrebbe scoraggiare alcuni giovani vulnerabili e impressionabili dal partecipare alle loro attività.
Un’altra cosa da menzionare è che alcune ONG non sono coinvolte direttamente nella destabilizzazione politica, ma cercano invece di dividere la società e cambiarne i valori, l’etica e i principii. Il dissesto sociale può facilitare la destabilizzazione politica e può perciò essere visto come una legittima minaccia allo stato. Il tentativo, da parte di alcune lobby estreme, di imporre il privilegio omosessuale (noto in Occidente come ‘diritti gay’) alle società tradizionali è una precisa provocazione, come lo sono le organizzazioni che promuovono aggressivamente la democrazia liberale di stampo occidentale in stati con diverse forme di democrazia. Questo fa parte della più ampia ‘guerra di valori’ in corso tra l’Occidente e il resto del mondo, nella quale l’Occidente propugna la conformità forzata ai suoi ideali soggettivi mentre il resto del mondo cerca di conservare il suo approccio indipendente e non interferisce nella sovranità degli altri. In questo caso si può osservare una chiara linea di demarcazione tra il mondo unipolare (l’Occidente) e quello multipolare.
– N: Alcuni media greci hanno rivelato un piano per l’annessione di territori facenti parte di paesi ortodossi allo scopo di creare una Grande Albania, sottolineando che la strategia USA contro l’ortodossia in Grecia viene promossa da alcuni media e dall’establishment ‘artistico’ di sostenitori atei, e ovviamente tutto questo viene applicato anche in Macedonia. Come mai i paesi ortodossi sono uno dei bersagli preferiti dei centri di potere occidentali? Alcuni sostengono che la spinta provenga dall’ideologia satanica e dalla tendenza del nuovo ordine mondiale a promuovere qualsiasi cosa sia contro natura, come l’appoggio ipocrita al cibo OGM, l’imposizione aggressiva dell’omosessualità e i duri colpi contro l’Ortodossia e i valori della famiglia tradizionale.

– K: Si tratta assolutamente di questo. In Occidente non esiste la libertà di religione, ma solo la libertà DALLA religione, il che è una differenza importante. Sebbene in paesi come gli USA ci siano molti individui devoti e pacifici, il loro governo fa tutto il possibile per escludere la religione dalla vita pubblica e trasformarla in un espediente politico a cui i candidati aderiscono a parole ogni qual volta le elezioni sono dietro l’angolo. Questa ideologia estremista deriva dall’ateismo e dall’iper-liberalismo occidentale, entrambi dominanti fra le classi politiche occidentali. Questi ideologhi militanti odiano in modo assoluto l’idea della religione e i valori tradizionali, perché sono indottrinati a pensare che tali concetti siano ‘regressivi’ e ‘repressivi’. Immaginano invece un futuro dove l’uomo uccide Dio e lo sostituisce con il credo pseudo-religioso dei ‘diritti umani’ estremi come il privilegio omosessuale, la diffusione della pornografia e il femminismo militante della varietà ‘Pussy Riot’, tutti attivamente promossi nelle società occidentali.
Di fatto, per promuovere la loro agenda stanno addirittura riscrivendo la Bibbia. In Occidente viene venduta una manipolazione eretica della Bibbia chiamata ‘la Bibbia della Regina James’, nella quale i propagandisti hanno rimosso ogni riferimento contro l’omosessualità. Il prossimo passo sarà molto probabilmente cambiare la Bibbia per rendere Dio una lesbica, così da giustificare il loro femminismo gay, pornografico e militante alle generazioni future. Un’altra cosa che stanno includendo nei loro precetti anti-religiosi è la cieca obbedienza al ‘dio’ del riscaldamento globale, usandolo come giustificazione inappellabile per ogni sorta di abusi di potere da parte dei governi delle cosiddette ‘democrazie’. Ciò non significa che il cambiamento climatico non sia in qualche modo un fenomeno reale, ma che in molti paesi occidentali sta venendo elevato a religione di stato e usato per pratiche ipocrite anti-democratiche contro la popolazione.

L’Ortodossia e l’Islam tradizionale (al quale aderisce la grande maggioranza dei mussulmani) sono le difese più potenti contro tali mali, e questo è il motivo per cui l’Occidente fa di tutto per eliminarli. Come si può vedere dalla creazione statunitense dei talebani, di al-Qaeda e ora dell’ISIL, sta facendo tutto il possibile per rovinare la reputazione del vero Islam e farne uno strumento violento di distruzione. Più passa il tempo e più si espande l’influenza dei ‘chierici’ anti-mussulmani, più è probabile che l’Islam fasullo promosso dagli USA venga erroneamente associato all’Islam vero, a tutto svantaggio degli effettivi attributi della religione, come la pace, la stabilità e i valori tradizionali. Riguardo all’Ortodossia, il piano è di mettere i credenti l’uno contro l’altro (come la riacutizzazione, operata dagli USA, del conflitto tra sciiti e sunniti) e di infiltrare la religione dall’interno. Sette cattoliche stanno facendo passi indietro capitolando a questi complotti anti-religiosi (supportando il ‘matrimonio gay’, il sacerdozio femminile ecc.) e sono intese a influenzare nel tempo le menti e le anime dei credenti ortodossi. Inoltre, siccome la popolazione dei paesi ortodossi generalmente si fa impressionare dal soft power occidentale più delle loro controparti mussulmane, vengono usati i media per fare il lavaggio del cervello ai fedeli e far loro abbandonare i valori tradizionali per ‘accettare’ le politiche anti-religiose come ‘normali’, ‘progressiste’ e, nel caso del privilegio omosessuale, ‘cool’ e ‘inevitabili’.

Il modo migliore per fronteggiare questa aggressione asimmetrica contro i fedeli è che l’Ortodossia e l’Islam tradizionale si alleino nella lotta ai mali distruttivi propagati e imposti dall’Occidente. Gli USA fecero l’esperimento di mettere gli ortodossi e i mussulmani tradizionali gli uni contro gli altri durante le guerre balcaniche degli anni ’90, e, avendo avuto abbastanza tempo per analizzare ed elaborare i dati d’intelligence raccolti in quel periodo, stanno tornando alla carica per una versione ‘perfezionata’ del loro piano di guerra tra Ortodossia e Islam tradizionale. Se i pacifici credenti ortodossi e mussulmani verranno manipolati per farli combattere l’uno contro l’altro, allora la strategia ‘divide et impera’ dell’anti-religioso Occidente avrà successo e porterà forse alla sconfitta definitiva dell’aderenza a entrambe le regioni.

*Andrew Korybko è analista politico e giornalista per http://sputniknews.com/ . Attualmente vive e studia a Mosca. In esclusiva per Oriental Review.

Fonte:  Oriental review.org

Traduzione: Anacronista

*

code

  1. Anonimo 3 anni fa

    la piantate di chiamarla Macedonia?? si chiama FYROM….la Macedonia è in GRECIA con capoluogo Salonicco.
    grazie

    Rispondi Mi piace Non mi piace