I grandi processi in Eurasia e la paura israelo-americana

di Mikhail Gamandij-Egorov

Gli importanti eventi in corso in Medio Oriente e nel grande spazio eurasiatico, in particolare le normalizzazioni ottenute tra Stati (Iran-Arabia Saudita, Siria con Turchia, Giordania, Egitto, ecc..) o in via di ottenimento dopo anni di animosità, rappresentano non solo una sfida per i principali nostalgici dell’unipolarismo Washingtoniano, ma anche per il suo principale alleato regionale: Israele.

Infatti, se c’è un attore, al di fuori degli Stati Uniti, che osserva con profonda preoccupazione i processi di normalizzazione e integrazione in Medio Oriente e in Eurasia, è proprio Tel Aviv. Quest’ultimo in effetti ha avuto molto da guadagnare nelle tensioni tra i paesi vicini della regione. Tra Siria e Turchia, o tra Iran e Arabia Saudita, tra gli altri. Inoltre, lo stato sionista sperava fortemente di poter costruire una coalizione anti-iraniana e contro il multipolarismo nella regione insieme a diversi paesi arabi. Oggi questi progetti sembrano essere falliti.

Inoltre lo stretto coordinamento a livello di OPEC+, in particolare dei due principali esportatori mondiali di petrolio – Arabia Saudita e Russia, normalizzazione in corso tra Siria e Turchia attraverso la mediazione russo-iraniana e ovviamente la confermata normalizzazione delle relazioni tra Teheran e Riyadh grazie agli sforzi della diplomazia cinese. Tutto questo pone enormi sfide a Washington e Tel Aviv.
L’ultimo punto rovina anche apertamente la speranza israeliana di costruire una coalizione congiunta contro l’Iran con l’Arabia Saudita e altri stati arabi. Questo senza dimenticare che un Medio Oriente pacifico, prospero e sempre più integrato e un più ampio spazio eurasiatico, anche attraverso strutture come la Shanghai Cooperation Organization (SCO), stanno distruggendo le basi che hanno permesso all’asse americano-israeliano di ricavare grandi profitti per molti molti anni.

Le recentissime nuove tensioni in corso tra lo Stato sionista e il Libano devono certamente essere viste come un tentativo di sbarrare la strada ai processi sopra ricordati. La domanda ora da porsi è fino a che punto andrà? L’apertura di un secondo fronte, oltre all’Ucraina, da parte dei nostalgici dell’unipolarismo porterà sicuramente la sua parte di caos, ma in caso di una escalation importante e regionale – rappresenterà un enorme rischio per Israele.

Il ricordo dello schiaffo del 2006 inferto dagli Hezbollah libanesi all’esercito israeliano è ancora vivo, tanto più che i combattenti di Hezbollah hanno notevolmente migliorato le loro capacità di combattimento durante la lotta al terrorismo in Siria, la resistenza palestinese ancora viva, senza nemmeno affrontare la possibilità di un scontro armato diretto tra Tel-Aviv e Teheran, in un momento in cui il potenziale militare iraniano supera quello del nemico israeliano.

Alleanza Iran Russia: un pericolo per Israele

Ma al di là di Israele, quello che è ovviamente il principale propagatore del caos su scala globale, ovvero Washington, che attualmente si trova di fronte a una scelta difficile. O continuare a osservare i processi in atto nel grande spazio eurasiatico che partecipano attivamente alla distruzione delle vestigia dell’unipolarismo, compresa la dedollarizzazione in corso, anche all’interno del Medio Oriente martirizzato per molti anni dalla politica criminale di Washington, oppure tentare di creare una nuova zona di massima tensione.

Come ogni giocatore di poker e non di scacchi, il rischio per Washington, che potrebbe voler ritardare il più possibile l’esito dei processi citati e di altri a venire, sarebbe invece quello di dover affrontare l’accelerazione di detti meccanismi, di fatto impossibili da arrestare nel quadro dell’era multipolare. Tanto più che oggi non mancano gli esempi a conferma di questa tesi. Anche quando vediamo come le sanzioni unilaterali, che avrebbero dovuto mettere in ginocchio la Russia e rapidamente, si sono rivolte violentemente contro i loro stessi istigatori. Per meditare. Anche se, nel caso dei nostalgici dell’unipolarità, questa nozione è stata a lungo assente.

Fonte: observateur continental

Traduzione: Gerard Trousson

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