I giochi di Guerra degli USA nell’Est Europa potrebbero determinare un prossimo conflitto

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di Luciano Lago

Mentre in Europa si intensifica la campagna di allarmismo del Covid , utilizzata come pretesto per cambiare gli equilibri sociali ed economici del continente, in Ucraina e nel Mar Nero si avvertono i segnali di un conflitto in essere che potrebbe portare ad uno scenario di guerra totale fra la Russia, la NATO e l’Ucraina.
Si rende evidente che l’offensiva iniziata dalle forze Ucraine nel Donbass e l’invio di unità navali USA di primo livello nel Mar Nero costituisce una trappola creata appositamente dall’Amministrazione USA per suscitare un intervento militare della Russia contro l’Ucraina e una conseguente rottura di rapporti con l’Europa. Questo porterebbe alla chiusura del gasdotto Nord Stream 2 e si realizzerebbe l’obiettivo di Washington di subentrare nella fornitura del gas liquefatto e creare una frattura fra Russia e Germania in particolare.
Alcuni analisti sostengono che il motivo di questa svolta bellicista di provocazione contro la Russia è dettato da motivi interni dell’amministrazione di Biden che, dopo la disfatta del ritiro dall’Afghanistan, ha un disperato bisogno di ottenere un successo di politica estera e mostrare il pugno duro nei confronti di Mosca, come viene sollecitato da vari settori del Congresso.

Di fatto gli Stati Uniti stanno da tempo istigando l’Ucraina nel provocare la Russia, con le dichiarazioni rilasciate dal segretario alla Difesa Austin, nel suo ultimo viaggio a Kiev, con la fornitura di armi sofisticate e l’invio di istruttori della NATO nel paese per addestrare le forze ucraine. Senza calcolare che il regime del presidente Zelensky a Kiev, a sua volta, ha un urgente necessità di distrarre la sua opinione pubblica dal disastro in cui si trova il paese afflitto da crisi economica e crisi energetica, con la prospettiva di un gelido inverno senza carbone e gas per alimentare centrali elettriche e riscaldamento. Il risultato questo della scellerata politica imposta che ha ridotto questo paese nelle condizioni di stato fallito.
I segnali di un prossimo conflitto ci sono tutti ed il gioco sporco di utilizzare l’Ucraina come detonatore di un conflitto è molto chiaro anche a Mosca che fino ad ora è parsa riluttante ad intervenire ma l’intervento russo sarà inevitabile qualora siano messi in pericolo i circa 450.000 cittadini con passaporto russo che vivono nel Donbass.
Putin non potrebbe permettersi di rimanere inerte qualora le linee rosse già tracciate e notificate agli USA siano infrante. Fra queste una possibile avanzata dell’esercito ucraino nel Donbass e qualsiasi sconfinamento delle unità navali USA NATO verso le coste della Crimea.
Il gioco di Washington è sicuramento quello di lanciare il sasso e nascondere la mano, visto che un conflitto aperto con la Russia in questo momento non sarebbe conveniente e potrebbe includere il rischio di una guerra con armi nucleari ma, al contrario, un conflitto limitato dove la Russia sia tirata dentro svolgere la parte del cattivo che entra in Ucraina, disarma le forze di Kiev e viene tacciata di invasore, questo sarebbe estremamente conveniente per la strategia degli USA. Sarebbe il risultato politico che Washington sta cercando di ottenere.

Il punto è che non è facile prevedere dove il gioco inizia e dove finisce, causa il pericolo di non riuscire a fermarlo per tempo.
L’Europa non ne uscirebbe bene in ogni caso, visto che ci ha messo del suo per associarsi alle provocazioni ed alimentare la russofobia che dilaga non solo in Ucraina ma anche in Polonia e nei paesi baltici.
Bisogna considerare che l’establishment americano teme chiaramente qualsiasi prospettiva di perdere la supremazia ed assistere passivamente ad un rafforzamento dell’influenza russa in Europa ed è disposto a qualsiasi cosa per contenere la Russia.
Questa ossessione contraddice gli sforzi dell’amministrazione Biden di accantonare l’ostilità con la Russia e dedicarsi al pericolo cinese, considerato il vero temibile antagonsta degli Stati Uniti. Si tratta di spinte contrapposte che provengono dal Deep State e dall’apparato industriale militare che è ansioso di alimentare una corsa agli armamenti ed ai super contratti con il Pentagono.
In questo momento l’attenzione è concentrata sul fronte est dove gli attriti sono più forti e si aggiunge a tale fronte la crisi dei migranti fra Bielorussia, Polonia e paesi baltici che è il risultato delle sanzioni e dell’assedio che la UE ha fatto nei confronti della Bieolorussia. Quest’ultima reagisce sospingendo masse di migranti verso i confini polacchi dichiarandosi impossibilitata a fermarli. Lukashenko ha preso lezioni da Erdogan ed ha imparato a come ricattare l’Europa utilizzando i migranti. Se sarà altrettanto bravo come il turco, richiederà soldi e assistenza alla UE per trattenere le invasioni migratorie alle sue frontiere. Il ricatto con la UE ha funzionato con la Turchia di Erdogan e potrebbe funzionare anche con la Bielorussia di Lukashenko. Ci andrà di mezzo la Polonia che già adesso è in rapporti tesi con la Commissione Europea.
Da non trascurare che la Bielorussia ha stretto un patto di alleanza ed integrazione con la Russia e questo gli ha procurato l’ostilità della NATO e della UE che hanno cercato in tutti i modi di destabilizzare il regime puntando sugli agenti provocatori interni e sul disconoscimento delle ultime elezioni. Tutti fattori che hanno portato questo paese a schierarsi con la Russia ed a integrare le sue forze militari con l’esercito russo per contrastare i tentativi di intromissione degli occidentali.

Forze ucraine sul Donbass

La lotta fra i due schieramenti, quello della NATO e quello russo e bielorusso, sta diventando senza esclusione di colpi e si svolge non solo sul piano miltare ma anche su quello della propaganda e della guerra ibrida.
Di fronte alle dichiarazioni di ostilità pronunciate dall’Amministrazione Biden, dall’Unione Europea e dai responsabili militari della NATO, la Russia ha scelto di rompere ogni indugio e dichiarare a sua volta guerra aperta al mondo occidentale.
Questo è il senso delle dichiarazioni fatte dal presidente Putin al club di Valdai, non soltanto competizione e confronto militare ma soprattutto guerra ideologica contro la deriva sovvertitrice che investe l’Europa e che la Russia aborrisce.
Dichiarazioni ma anche azioni di difesa e di ritorsione con cui la Russia ha dimostrato di reagire risolutamente alle provocazioni messe in atto dall’alleanza Atlantica e dai suoi satelliti, in Europa, Ucraina, Medio Oriente, Mar Baltico e Pacifico.
Il clima non è del tutto pacifico, per usare un eufemismo, e i prossimi avvenimenti determineranno chi uscirà con una vittoria politica da questa contesa.

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