"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

I curdi cedono i giacimenti siriani ai russi dopo colloqui segreti

di Tyler Durden

Con un gesto che ha sorpreso molti osservatori della guerra in corso, nella provincia di Dayr al-Zur le forze democratiche siriane (SDF) sostenute dagli Stati Uniti cedevano uno dei più grandi giacimenti di gas della Siria alle forze russe, forse per via di colloqui diretti senza precedenti tra funzionari russi e capi curdi a Qamishli, nella parte nordorientale della Siria.

L’impianto della Conoco (localmente noto come al-Tayiba, dal principale giacimento dell’impianto) si trova sulla riva est dell’Eufrate, presso la città di Dayr al-Zur, recentemente liberata dall’assedio dello Stato islamico (SIIL) mentre l’Esercito arabo siriano e le forze russe si avvicinavano alla riva occidentale dell’Eufrate.

Il campo Conoco era stato occupato dallo SIIL nel 2014, ed è stato catturato dalle SDF il 23 settembre, mentre le forze curde avanzavano da est. Lo Stato islamico (IS), che ora crolla rapidamente, ha ottenuto gran parte dei finanziamenti occupando molti siti petroliferi e gasiferi nella provincia di Dayr al-Zur, ricca di risorse. Il giacimento gasifero, dalla maggiore capacità produttiva della Siria, prima del conflitto estraeva 13 milioni di metri cubi di gas naturale al giorno. Porta il nome della società statunitense che scoprì le prime riserve di gas e costruì la raffineria, ma ConocoPhillipsaveva venduto l’impianto alla società statale Syrian Gas Company nel 2005 e non ha più alcun legame con esso.

Al-Masdar News, da Bayrut, ha pubblicato la storia secondo fonti siriane: “le informazioni, rilasciate da rapporti militari siriani, dicono che è stato negoziato un accordo tra la Russia e le forze democratiche siriane sostenute dagli Stati Uniti, con cui il governo siriano sarà autorizzato a prendere il controllo del giacimento. Se vero, la portata degli accordi tra Mosca e Washington sul trasferimento di beni energetici detenuti dalle milizie curde alla proprietà legittima del governo di Damasco potrebbe essere ancora più ampia (cioè trasferimenti futuri), anche se non c’è assolutamente alcuna prova che suggerisca che sia effettivamente così. Tuttavia, l’inaspettato trasferimento del giacimento Conoco da parte delle SDF al governo siriano solleva la questione se continui la concorrenza tra l’Esercito arabo siriano e le milizie curde per occupare il campo petrolifero al-Umar, molto più grande, verso sud”.

Il Viceministro degli Esteri russo è stato visto nella zona autonoma curda del Rojava incontrare capi curdo-siriani nella città di Qamishli, secondo fonti di Zerohedge (confermate da altri analisti). È molto probabile che il trasferimento del giacimento Conoco sia il risultato di questa riunione storica ma non ufficiale. Il deputato russo Mikhail Bogdanov è l’inviato speciale del presidente russo in Medio Oriente, per cui tutto ciò che è stato discusso era probabilmente molto importante. Questo segue l’incontro militare “segreto” senza precedenti tra militari di Stati Uniti e Russia sulla Siria, tenutosi lo scorso mese in Medio Oriente.

“Hassan Hassan Hassan @hxhassan :
Enormi sviluppi in Siria: Le forze russe controllano il giacimento Conoco ad est dell’Eufrate (sospetta zona d’influenza SDF/USA). Il capo dell’intelligence siriana, accompagnato dal deputato russo MFM, si è incontrato coi funzionari del PKK a Qamishli. La politica statunitense paralizzata in Iraq e Siria. – 3:34 – 19 ottobre 2017”.

Nel frattempo, la situazione in rapida evoluzione della regione indica che Siria e Russia continueranno fino alla vittoria totale militare e strategica. Come abbiamo già spiegato, dopo che la città irachena di Qirquq è stata posta completamente sotto il controllo iracheno, questa settimana, gli Stati Uniti sono costretti a riconsiderare la loro presenza nel nord-est della Siria, in quanto le aspirazioni curde in Iraq sono chiuse e gli Stati Uniti costretti a ritenere Baghdad vincitrice, e insieme a Paesi come l’Arabia Saudita, congratularsi prontamente col governo di Baghdad.

Foto aerea impianto petrolifero di Qamishli

Sembra che la sovranità nazionale prevalga su ciò che sembrava il vecchio desiderio della frammentazione etnica e settaria di Iraq e Siria. Questa settimana, la coalizione statunitense annunciava che il 98 per cento della città di Raqqa è stato liberato, mentre le SDF continuano a celebrare la vittoria sollevando bandiere sulla città. Ma rimane la domanda: se lo SIIL è ormai sconfitto e chiaramente in fuga, quali saranno gli obiettivi statunitensi in Siria se la sua “Operazione Risoluzione Inerente” era destinata a sconfiggere lo SIIL? Come già suggerito, gli interessi curdi non sono a Washington ma a Damasco, pronta a dialogare costruttivamente se smettono di farsi sedurre dall’interesse temporaneo degli Stati Uniti sul Levante. Così, il trasferimento del giacimento Conoco potrebbe significare che i curdo-siriani comprendono (dopo aver osservato gli eventi in Iraq) che gli Stati Uniti li abbandoneranno (vedendo quindi la necessità di iniziare a trattare direttamente con Siria e Russia) o forse che gli Stati Uniti sono costretti a salvarsi la faccia e a perseguire gli obiettivi anti-SIIL dichiarati ufficialmente.

A fine settembre, il portavoce della coalizione statunitense, colonnello Ryan Dillon, disse a Reuters: “Dal punto di vista della coalizione, questa non è una corsa, non occupiamo territori. Il nostro obiettivo, come ho detto una dozzina di volte, è combattere lo SIIL, non combattiamo il regime (siriano), non combattiamo i russi. Combattiamo lo SIIL e questo è ciò che faremo“. Sembra che gli Stati Uniti siano costretti a mantenere queste (inizialmente vuote) promesse mentre si preparano a un’”onorevole” uscita (gli Stati Uniti affermeranno di aver “sconfitto lo SIIL”). Tuttavia, rimane vero che gli agenti statunitensi delle SDF continuano a controllare grandi risorse energetiche della Siria e che le forze speciali statunitensi mantengono ancora illegalmente una dozzina di basi operative nel nord del Paese.

C’erano statunitensi e sauditi nella provincia di Raqqa? Brett McGurk era ad Ayn Isa, Raqqa, col ministro saudita Thamar al-Sabhan (ex-ambasciatore in Iraq, noto settario anti-sciita):

La prima riunione è stata al consiglio locale di #Raqqa poi col comitato di ricostruzione, finalmente incontrando gli anziani di Raqqa.”

Anche se la fine dell’intervento statunitense rimane l’ultima questione in tutto ciò, sembra che per il momento si abbia a che fare con un Pentagono che s’impone come centro d’influenza sulla fine della guerra in Siria e la distribuzione del potere: lo scenario migliore per gli statunitensi nella regione sarebbero basi permanenti in una zona federata curdo-siriana con accesso privilegiato al petrolio siriano distribuito dai partner curdi; forse si assiste alle prime fasi di tali negoziati. Ma se i curdi accettano in realtà accordi separati con la Russia, l’uscita degli Stati Uniti dalla Siria verrebbe anticipata.

Fonte: Zero Hedge

Traduzione: Alessandro Latanzio

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  1. Eugenio Orso 3 settimane fa

    Non c’è da stupirsi … i giacimenti in questione, nei pressi di Deir Ezzor, rappresentano i 4/5 della ricchezza siriana in termini di materie energetiche. I siriani non avrebbero potuto accettare di essere espropriati di questa ricchezza per un colpo di mano curdo, incruento visto che non hanno combattuto contro l’isis, fomentato dagli Usa. E’ chiaro che i russi si spendono in iniziative “diplomatiche” e lo fanno anche per evitare un altra guerra in Siria, che renderebbe più probabile un “incidente” con gli americani.

    Cari saluti

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  2. Eugenio Orso 3 settimane fa

    Per quanto riguarda i pozzi di Omar, decisamente i più importanti per l’economia della Siria, le notizie non sono buone, in quanto i criminali dello stato-canaglia Usa continuano con la sostituzione all’isis delle loro milizie FDS:

    “Nella videositrep precedente purtroppo ci sbagliammo per ottimismo, ritenendo credibili le notizie di ispezioni russo siriane nei campi di estrazione gas vicini a Deir Ezzour: come avete potuto leggere i curdi YPG, affiancati dalle truppe mercenarie SDF, si sono impadronite senza colpo ferire dei campi di estrazione petrolifera di Omar che costituiscono l’80% delle risorse di idrocarburi siriane. Questa situazione si sta ulteriormente sviluppando. Infatti, man mano che le truppe siriane si muovono in direzione di Abukamal, le forze YPG-SDF, sempre senza alcuna notizia di battaglie, occupano altro territorio siriano ad est del fiume Eufrate, come hanno fatto oggi. Purtroppo tutto ciò prelude a pessimi scenari per il futuro.

    Non possiamo ormai parlare di liberazione, quando diamo la notizia di nuovi territori sottratti ad ISIS da queste milizie; molto semplicemente, dovremmo indicarle come nuova OCCUPAZIONE. Non diremo più che Raqqa sia stata liberata, ma distrutta ed occupata da nuove forze nemiche della Siria che, purtroppo, al termine della campagna contro ISIS, dovranno essere trattate come tali, dapprima con contatti diplomatici per chiederne l’immediato ritiro dai territori occupati ed il riconoscimento su di essi della piena sovranità siriana. Se tutto ciò non troverà immediato riscontro positivo, la guerra proseguirà contro questo nemico che gode non solo degli aiuti militari certi e dichiarati della coalizione occidentale, ma anche del pieno appoggio di tutti i media occidentali.

    Questo garantirà il necessario supporto mediatico ai nuovi beniamini da parte degli orfani dei terroristi del Daesh, visti prima come ribelli contro il “regime” di Assad, poi (ma solo dopo evidenti ed abnormi massacri) come terroristi. Orfani anche di Al Qaeda, ormai sempre più scopertamente sanguinaria e terrorista, nonostante il loro elaborato alter ego mediatico noto come White Helmets idolatrato in occidente.

    A supporto di quanto affermo, basta vedere come sia stato trattato il combattente italiano aggregato alle YPG-SDF che è rientrato in Italia: considerato un eroe, mentre i combattenti italiani che hanno militato tra i partigiani del Donbass vengano additati come mercenari e terroristi. Qualcosa di simile accadde a Vanessa e Greta, le due ragazze italiane sostenitrici di Al Qaeda che, invece di essere processate, vennero accolte come eroine. Dopo pochi anni invece differente sorte toccò a Lara Bombonati, accusata di terrorismo ed arrestata. I media dissero che fosse legata ad al Califfato, ma poi emersero i suoi legami con Al Qaeda, presso gli stessi miliziani che poi rapirono Greta e Vanessa.

    Strani destini i loro secondo i media nostrani: una persona può divenire eroe o terrorista a seconda della convenienza mediatica del momento, pur trovandosi nelle medesime condizioni.

    Stefano Orsi”

    http://sakeritalia.it/sitrep-geopolitica/situazione-operativa-sui-fronti-siriani-del-27-10-2017/

    Cari saluti

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