L’esercitazione navale congiunta inaugurale dei BRICS, “Will for Peace 2026”, che si svolgerà al largo delle coste del Sudafrica dal 9 al 16 gennaio, rappresenta un passo avanti significativo e simbolico per il blocco, sebbene non privo di sfide. Con forze navali di Cina, Sudafrica, Russia e Iran che partecipano alla prima esercitazione militare multilaterale sotto l’egida dei BRICS, la sua posizione nei pressi del punto strategico di Simon’s Town, in Sudafrica – un nodo cruciale tra l’Oceano Atlantico meridionale e l’Oceano Indiano – rappresenta una deliberata proiezione della presenza lungo le rotte commerciali globali vitali.
*In precedenza, queste nazioni hanno partecipato a esercitazioni bilaterali e trilaterali. Tuttavia, “Will to Peace 2026” è nettamente diversa. L’esperto militare cinese Zhang Junshe ha affermato che si tratta di una pietra miliare, in quanto è la prima esercitazione formale nell’ambito dei BRICS. L’esercitazione mirava ad approfondire gli scambi militari, migliorare le capacità di risposta collettiva alle minacce marittime e salvaguardare la sicurezza delle rotte commerciali e delle rotte di navigazione. Con un programma di esercitazioni che include esercitazioni antiterrorismo, salvataggio di ostaggi, recupero di navi e manovre di assalto marittimo, copre un ampio spettro di potenziali interruzioni.
Per i paesi BRICS, la capacità di condurre complesse operazioni congiunte rafforza la loro autonomia strategica, garantendo che le rotte marittime vitali non siano esclusivamente sotto la protezione o il potenziale controllo delle tradizionali potenze occidentali. Questo rappresenta un passo avanti per mitigare i rischi per la loro sicurezza marittima derivanti dai capricci delle politiche estere di altri paesi. Pertanto, la nascente istituzionalizzazione della cooperazione in materia di difesa sembra stia portando i BRICS oltre il semplice ambito del dialogo economico, verso un concreto coordinamento della sicurezza.
Affermare la sovranità marittima multipolare?
Le esercitazioni marittime dei BRICS si svolgono in un contesto di crescente e crescente minaccia alla pirateria statunitense , che rende sempre più sfumati i confini tra atti criminali e coercizione geopolitica. Negli ultimi anni si sono verificati sofisticati dirottamenti e attacchi contro navi provenienti da stati sanzionati dagli Stati Uniti come Iran , Russia e Venezuela, alcuni dei quali destinati alla Cina , tutti partner BRICS/BRICS+. Si tratta di una preoccupante tendenza nei sequestri di navi contro paesi già sottoposti a pesanti sanzioni occidentali. Il furto di petroliere legate a Iran, Russia e Venezuela indica un nuovo e pericoloso paradigma in cui la criminalità marittima diventa uno strumento per esercitare pressioni indirette o trarre profitto dall’isolamento geopolitico.

“Peace Will 2026” segnala quindi l’intenzione di sviluppare una specifica capacità di blocco per proteggere i beni sovrani degli Stati membri, assicurando che non dipendano esclusivamente da coalizioni guidate dall’Occidente, le cui priorità politiche potrebbero essere in conflitto con le proprie. Queste nazioni, tutti partner chiave nel quadro ampliato BRICS/BRICS+, trovano le loro esportazioni energetiche critiche particolarmente vulnerabili in alto mare. Da qui il potenziale desiderio di sviluppare una capacità indipendente per scoraggiare, intervenire e risolvere tali incidenti, garantendo che i beni dei membri del blocco non siano facili bersagli per le pressioni occidentali. Tuttavia, questa iniziativa navale non è necessariamente un’esplicita dichiarazione di ostilità nei confronti degli Stati Uniti, ma piuttosto una manifestazione di un mondo multipolare in azione. In un mondo in cui le sanzioni statunitensi, le azioni unilaterali o le posizioni navali possono compromettere le linee vitali dell’economia, disporre di un meccanismo di sicurezza cooperativo parallelo fornisce un contrappeso in grado di rispondere alle minacce che queste nazioni definiscono per se stesse, che si tratti di pirateria, terrorismo o uso coercitivo della potenza navale da parte di qualsiasi Stato.
Decifrare il testamento di pace dei BRICS del 2026
Tuttavia, interpretare questa esercitazione unicamente come la nascita di un blocco navale unificato in opposizione all’Occidente è una semplificazione eccessiva, con la frammentazione interna e la mancanza di sincronizzazione come fattori limitanti più significativi. I BRICS non sono un’alleanza monolitica con una visione di sicurezza condivisa, ma piuttosto un consorzio di interessi spesso in competizione.
L’esercitazione “Will to Peace 2026” si è rapidamente trasformata da una dimostrazione di unità dei BRICS in una cruda rivelazione delle sue tensioni intrinseche e della dura realtà dell’allineamento globale. La decisione dell’ultimo minuto del Sudafrica di relegare il contingente navale iraniano in visita da partecipanti attivi a semplici osservatori mette a nudo la contraddizione fondamentale al centro delle ambizioni del blocco e la sua diffidenza di fronte alle pressioni statunitensi. Pur cercando di proiettare autonomia strategica dalle strutture di sicurezza guidate dall’Occidente, Pretoria ha visto il suo gesto simbolico scontrarsi con i duri calcoli dell’interesse nazionale. La minaccia di compromettere i suoi cruciali benefici commerciali nell’ambito dell’imminente African Growth and Opportunity Act (AGOA) statunitense si è rivelata molto più potente del fascino di un fronte anti-occidentale consolidato.
Questo cambiamento diplomatico mette a nudo le fratture interne del blocco. Ciò non solo dimostra il precario equilibrio del Sudafrica, ma indica anche una potenziale mancanza di coordinamento, con rapporti che suggeriscono che l’invito iraniano sia stato esteso da un generale anticonformista senza la piena approvazione presidenziale. Di conseguenza, quella che doveva essere una dimostrazione lampante di un’alternativa marittima multipolare potrebbe trasformarsi in un caso di studio sui limiti di tali partnership, dimostrando come la leva economica occidentale possa rapidamente smantellare un atteggiamento militare simbolico e costringere un ospite riluttante a scegliere tra alleanza ideologica e sopravvivenza economica.
L’assenza dell’India da queste esercitazioni inaugurali è altamente significativa, dato che il Paese è una grande potenza marittima con tensioni interne con la Cina e forti legami con iniziative di sicurezza occidentali come il QUAD. Allo stesso modo, altri nuovi membri come gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita mantengono profonde relazioni strategiche di sicurezza con gli Stati Uniti.

Di conseguenza, “Peace Will 2026” persegue molteplici scopi sovrapposti ed è, in sostanza, un esercizio funzionale di rafforzamento delle capacità che affronta reali lacune in materia di sicurezza, soprattutto per gli stati sanzionati. Ma è anche un potente strumento di manovra politica, poiché la Cina può dimostrare la sua leadership e normalizzare la sua presenza navale in mare aperto; per la Russia, dimostra un partenariato strategico nonostante il suo isolamento sull’Ucraina; e per il Sudafrica, afferma una politica estera “non allineata”. Tuttavia, la sua aspirazione finale è indubbiamente strategica: gettare le basi per un sistema alternativo di garanzie della sicurezza commerciale. “Peace Will 2026” è, quindi, un progetto pilota guidato dai suoi membri più allineati geopoliticamente, non una dimostrazione di pieno consenso. Sebbene l’attuale esercitazione coinvolga solo quattro dei dieci membri BRICS, costituisce un precedente significativo. Per il commercio globale, ciò potrebbe alla fine significare un maggior numero di attori in grado di proteggere i punti di strozzatura e le rotte di pattugliamento, riducendo potenzialmente la dipendenza da una singola potenza.
*Miguel Santos García è uno scrittore e analista politico portoricano che si occupa principalmente di geopolitica dei conflitti neocoloniali e della guerra ibrida nel contesto della Quarta Rivoluzione Industriale, della nuova Guerra Fredda in corso e della transizione al multipolarismo. Visita il suo blog qui .
Fonte: Global Research
Traduzione: Luciano Lago

8 commenti su “I BRICS si stanno preparando a proteggere il commercio marittimo globale da tutti i nemici?”
secondo me Stati Uniti, Gb, Canada, Australia e Nuova Zelanda devono essere completamente distrutti con armi atomiche. Poi vanno ricercati gli ebrei in tutto il mondo, casa per casa. Dopo si potrà iniziare a discutere di come vivere in pace.
Lo spero proprio ….ma ahimè rimarrà solo uno splendido sogno !
Di oggi la notizia del sequestro di una petroliera russa nel Mediterraneo ad opera delle marina francese. Volete conoscere la risposta russa?? Meglio non riportarla in quanto assolutamente vergognosa per i traditori che albergano temporaneamente al Cremlino. Gli stessi che invocano la rimozione di Lenin dall’ omonimo Mausoleo. Giorgio e Lollo che ne pensate, dato che anche Tania è passata dalla nostra parte, dopo le sua lunga ed inutile resistenza? Saluti compagni.
L’ assenza d’ uno dei pilastri, sia fondante che a livello d’ importanza, piu’ significati dei Brics la dice lunga sulla mancanza di compattezza e d’ intenti in tale corporazione, anche se il potenziale ci sarebbe ancora non e’ certo espresso a livello dei Nato, neanche lontanamente. Ma compiere manovre congiunte militari, anche se solo navali, per cercare di difendere i propri interessi commerciali, e’ pur sempre un primo passo per cercare piu’ coesione reciproca. Ma i passi da fare per sopravvivere sono difficili e tanti.
E’ solo fuffa…tante psrole per non dure niente. Se non fanno un accordo tipo articolo 5 della nato si sta parlando del nulla
Mentre Giorgio, dopo le ultime notizie si è letteralmente eclissato il Lollo si trova quanto meno disorientato nel vedere franare tutte le sue aspettative sulle capacità di Putin di rispondere agli atti di spudorata aggressione posti in essere da GB e Francia. Per converso dovrete riconoscere la giustezza delle mie tesi sulla inadeguatezza della Russia capitalista nell’ affrontare le sfide di oggi. Saluti compagni.
Eclissato ? Prima inesattezza : Ma se posto commenti quasi ad ogni articolo ! Seconda inesattezza : Definire la Russia capitalista ! La Russia odierna non è un paese nè totalmente capitalista nè totalmente socialista. Vi convivono elementi di entrambi i sistemi economici, visto che il settore energetico, sanitario, bancario, scolastico, militare, siderurgico, trasporti sono totalmente in mano pubblica, che vuol dire in mano statale, il che significa, per i duri di comprendonio, che quei settori sono nazionalizzati o se si preferisce usare un linguaggio socialista, collettivizzati ! Cioè, mi spiego ancora, quei settori dell’economia non sono soggetti alle bizze dei mercati internazionali, o a scalate azionarie, nè da parte di privati locali, nè tantomeno di multinazionali estere ! Le restanti attività economiche, commerciali, agricole e artigianali, possono essere benissimo oggetto di iniziative di privati cittadini, sia in forma individuale che cooperativa ! Lo definirei un paese quasi socialista privo però di rigidezza ideologica, e persino troppo tollerante visto che contempla (e dico purtroppo), il multipartitismo ! Rammento che la rigidezza ideologica fu condannata da Mao, che la definiva un modo libresco e meccanico di applicare la teoria socialista, e per questo dannoso, che non teneva conto delle particolarità locali dei vari paesi ! Ecco perchè, anche se sto, senza se e senza ma, con Russia, Cina, Iran, e qualunque paese che si contrappone all’imperialismo occidentale, i paesi che si avvicinano maggiormente al mio modo di vedere sono, ad esempio, Cuba e Corea del Nord !
Caro Giorgio, tu sai il bene che ti voglio, e per questo apprezzo i tuoi tentativi di trovare sempre un modo per stemperare il pessimismo. Cuba e Corea del Nord non mi sembrano delle realtà da additare ad esempio, se non per un approccio esclusivamente ideologico. Concordo sulla specificità della realtà economica della Federazione Russa, ma non ne vedo i riverberi sulla gente comune. Buon pomeriggio, compagno!.