“Homo migrans”. Un’analisi realistica dell’immigrazione

di Eduardo Zarelli

La globalizzazione come tentativo indotto di uniformizzazione e annesso annuncio di “fine della storia” (esportazione violenta del liberal-liberismo e abbattimento di ogni barriera alla libera circolazione delle merci e capitali) vive ora un contraccolpo (populismi, richiesta di partecipazione democratica, rilocalizzazione e statuto sociale dell’economico), che si fa terreno d’elezione per un ribaltamento di paradigma.


Da una parte c’è una idea della complessità relazionale delle identità in divenire, su cui è necessario discutere e confrontarsi. Ma, dall’altra parte, si negano le identità in quanto tali ed esiste solo un buco nero che inghiotte ogni diversità, ogni storia, ogni confine, ogni limite, ogni cultura, ogni retaggio, ogni tradizione, ogni comunità, ogni popolo… Per poi rigettare il tutto come una poltiglia assimilata incolore metabolizzata dal mercato globale. Necessita quindi una «insubordinazione fondante», un pensiero anti-egemonico trasversale. Una specie di sistema immunitario interconnesso, riattivato di fronte ad un pericolo evidente.


La sovranità del politico può e deve uscire dal determinismo unilaterale e porsi al servizio di una visione multipolare e differenzialista del mondo reale, fatto di “grandi spazi” in reciproco confronto ed equilibrio planetario. L’appartenenza, il legame naturale e culturale con la propria identità e le sue tradizioni, è un bisogno fondamentale dell’animo umano, un comune sentire; che appartiene ad ogni epoca e a ogni cultura.

Il modo più coerente di affermarla non è lo sciovinismo e quindi la sopraffazione altrui, ma riconoscere il valore universale delle appartenenze e integrare la pluralità delle identità in contesti più ampi – come il continente europeo, per quanto ci riguarda – e riconoscere reciproca legittimità e valore alle nazionalità che la compongono.

Attualmente, la globalizzazione è il soggetto dominante e contrapporvisi frontalmente è velleitario, ma il suo contenuto può essere rimesso in discussione a partire da una lettura metapolitica della realtà.

La mondializzazione finanziaria e tecnologica corrisponde alla espansione planetaria dell’aggressività statunitense e della sola logica della forma capitale; una visione pluralista e multilaterale rappresenta – in contro tendenza – l’unica possibilità di conservare la diversità del Pianeta e il solo mezzo per contribuirvi fattivamente è tramite un’Europa sovrana, perché o si è soggetti della propria storia o si diviene oggetti della storia degli altri.

Fonte: Arianna Editrice

1 commento

  • Fulvio
    28 Gennaio 2019

    Non capisco il puntualizzare la necessità di una Europa sovrana .. ovvero mi piacerebbe un equilibrio naturale tra tutte le varie nazioni basato su pochi principi di fondo.

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