"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Hariri si reca a Rijad (Arabia S.) e si mette sotto protezione dei suoi patrocinatori

di  Luciano Lago

“Annuncio le mie dimissioni dal ruolo di primo ministro”, ha dichiarato a sorpresa il primo ministro libanese Saad Hariri. Hariri era giunto ieri in Arabia Saudita per la sua seconda visita in meno di una settimana per “rafforzare i legami” con il paese del Golfo. Naturalmente ha colto l’occasione per accusare l’Iran di interferire negli affari interni del suo paese e di minacciare la sicurezza della nazione araba attraverso il Libano.

Hariri ha dichiarato di temere per la sua incolumità e di essere oggetto di un possibile tentativo di assassinio da parte dei suoi nemici, sottinteso da parte degli Hezbollah, dei siriani, degli iraniani o dei russi. Altri non c’entrano visto che lui pare che sia proprio l’elemento fidato dell’Arabia Saudita e degli USA in Libano.

Hariri non ha mancato di accusare il movimento sciita libanese Hezbollah e l’Iran di “soffocare” il Libano. Nelle sue dichiarazoni, ha indicato di aver paura per la sua vita e ha riferito che l’atmosfera nel paese è simile a quella che esisteva prima che il padre, il primo ministro Rafik Hariri, venisse assassinato nel 2005. “Viviamo in un clima simile all’atmosfera prevalsa prima dell’assassinio del martire Rafik al Hariri”, ha dichiarato il premier sottolineando di avere le prove di un complotto per attentare alla sua vita. “Il braccio dell’Iran nella regione sara’ tagliato”. Lo ha detto l’ex premier libanese Saad Hariri attaccando il gruppo militante sciita di Hezbollah. Un discorso che sembra confezionato dal Dipartimento di Stato USA che cercava un personaggio libanese su cui fare leva per la sua campagna contro l’Iran.

Il Libano sembrava essersi stabilizzato dopo l’elezione del presidente Aoun, lo scorso 31 Ottobre, con cui si era decretata la capitolazione del fronte politico rappresentato da Hariri e delle forze filo-sunnite sponsor del leader libanese : USA, Francia e Arabia Saudita. L’elezione del presidente, sostenuto fortemente da Hezbollah, ha rappresentato una nuova affermazione politica del partito sciita e del suo segretario generale, Hassan Nasrallah, che si era fatto mediatore tra le fazioni libanesi nel lungo periodo di stallo subito dal paese dei cedri.
Tuttavia i tentativi di scalzare il fronte sciita filo Hezbollah non erano mancati e sempre erano diretti da Washington e da Rijad, con pressioni sul governo manifestatesi con la nomina del nuovo ambasciatore USA a Beirut.

Saad Hariri in udienza con monarca saudita

Nel frattempo il presidente Aoun ha rivendicato i risultati ottenuti dalla sua gestione ed in particolare, grazie ad Hezbollah ed all’esercito libanese in operazioni congiunte, il Libano è riuscito a far scomparire qualsiasi presenza del terrorismo jihadista nel suo territorio, interponendo i suoi buoni uffici per ottenere una soluzione del conflitto siriano.
Il conflitto in Siria ha creato il problema della presenza di circa un milione di profughi siriani ospitati all’interno dello stato libanese e si spera che questi possano rientrare con la cessazione delle ostilità e la ripresa del controllo sul paese da parte del Governo di Bashar Assad appoggiato dai russi e dalle forze di Hezbollah .

Tutto questo oltre a buoni risultati di politica interna , dalla riforma fiscale alla ormai prossima riforma della legge elettorale che era ormai obsoleta.
Non sono però mancate le pesanti interferenze da parte degli USA e da paesi come la Francia, dell’Arabia Saudita e di Israele per ottenere un cambio di rotta del governo libanese e queste interferenze sono fortemente aumentate in questi ultimi mesi al fine di far cessare l’influenza iraniana sul governo di Beirut e convincere le autorità libanesi ad isolare il movimento Hezbollah che di fatto costituisce la parte meglio armata ed organizzata delle forze armate del paese. Elemento questo che costituisce un forte minaccia per Israele che vuole avere “campo libero” per le sue incursioni nel paese dei cedri.

Reparti Hezbollah

L’Amministrazione USA di Donald Trump non passa giorno senza minacciare l’Iran ed i suoi alleati ed ultimamente ha fatto adottare sanzioni nei confronti di Hezbollah, in chiave anti-iraniana, imponendo limitazioni alle banche che finanziano Hezbollah e con una lista di proscrizione per i capi del movimento libanese. Washington non perdona ad Hezbollah di aver dato manforte alll’Esercito siriano nella lotta contro i gruppi terroristi in Siria che erano (guarda caso) armati e finanziati da USA e Arabia Saudita.

Per tale motivo la stessa Israele continua a operare con incursioni aeree e provocazioni lungo il confine libanese per saggiare la resistenza di Hezbollah in vista di una prossima invasione militare del paese (sarebbe la terza in pochi anni).
Questa volta però Israele potrebbe pagare un caro prezzo visto che Hezbollah, grazie alla partecipazione alla guerra in Siria, ha ottenuto molti armamenti moderni, dai carri armati alle artiglierie e missili di media gittata, con cui potrebbe infliggere molti danni seri alle infrastrutture di Israele ed al suo esercito.

D’altra parte il presidente Trump sembra ornai afflitto da una vera e propria ossessione anti iraniana ed è arrivato a proclamare il pericolo di una minaccia terroristica sciita sul territorio americano ed ha invitato tutti i governi del mondo ad unirsi nella lotta contro l’Iran, mentre i suoi diplomatici viaggiano in Europa per convincere i governi europei a prendere dure misure sanzionatorie contro l’Iran ed Hezbollah.

Sembra evidente che la prossima guerra contro il Libano da parte di Israele sia solo questione di tempo e questo spiega perchè i fiduciari degli USA e dell’Arabia Saudita in Libano inizino a mettersi sotto” protezione” dei monarchi sauditi per cautelarsi da possibili azioni di rappresaglia.

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  1. Eugenio Orso 2 settimane fa

    Spero vivamente che Hariri, traditore del suo paese e servo dell’asse del male cui partecipano anche i sauditi, faccia la fine del padre.
    I patrioti libanesi dovrebbero fare una pulizia integrale all’interno del paese dei cedri, per prepararsi a respingere la futura aggressione di israele, che è quasi certa.

    Cari saluti

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  2. Salvatore Penzone 2 settimane fa

    Le dimissioni di Rafik Hariri, in realtà, rafforza il fronte sciita e l’alleanza con i cristiani che ha permesso la distensione tra l’esercito regolare ed Hezbollah promosso dal presidente Michel Aoun. Centra niente il viaggio a Mosca di re Salman?
    Se è un atto teso a liberare la presa saudita sul Libano, la cosa potrebbe rientrare in una riformulazione della strategia della Monarchia alla luce dei nuovi equilibri che si vanno definendo in seguito alla vittoria sul terrorismo filo-occidentale da parte dell’esercito siriano, del fronte sciita e della Russia. Questo a fronte di una strategia costruita in intesa con la Russia tesa a permettere l’aumento del prezzo del petrolio e il rilancio dell’economia saudita nell’ottica di uno sganciamento dalla dipendenza della produzione di greggio. L’acquisto del sistema di difesa aerea S-400 avrebbe lo scopo di mettersi al riparo da possibili ritorsioni statunitensi.
    Lo stesso dicasi per la Turchia. Di conseguenza si può arrivare alla conclusione che gli USA hanno ormai perso del tutto i principali alleati in Medioriente. Gli resta contare sui curdi ma è ben poca cosa. Senza l’ISIS la loro presenza non ha giustificazioni valide, prima o poi saranno costretti ad abbandonare la partita. Un cambio del quadro geopolitico da ascrivere, oltre che alla vittoria di cui sopra, a Putin e alla sua strategia diplomatica.

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    1. Eugenio Orso 2 settimane fa

      Non sono portato a pensare che i sauditi – Salman e figlio erede , non i principi arrestati! – abbiano indotto a dimettersi il burattino Hariri, in conseguenza di accordi con Mosca …
      Credo, piuttosto, che abbiano inteso rompere le uova nel paniere all’Iran e a Hezbollah, cercando di fomentare il caos politico (e non solo) in Libano.
      Non credo che i boia islamisti di Riad abbiano cambiato obbiettivi strategici, nonostante possibili accordi energetici sui prezzi di mercato e sulle quntità, extra-opec con i russi, o l’acquisto della celebre antiaerea S-400.
      Putin non deve fidarsi di loro come non deve fidarsi di Erdogan.
      Personalmente spero – sapendo di non essere elegante – che gli sciiti gli taglino i coglioni e glieli mettano in bocca …

      Cari saluti

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      1. animaligebbia 2 settimane fa

        Forse l’Iran e’ un boccone troppo grosso per il mastino americano ormai inflaccidito e il botolo ringhioso israele.

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      2. Salvatore Penzone 1 settimana fa

        @Eugenio Orso
        Anche la volontà di abbandonare l’estremismo wahabita da parte della nuova reggenza potrebbe avvalorare questa ipotesi, una scelta che andrebbe a ridefinire la propria posizione nel quadro di un riallineamento così come fatto dal Qatar, dato che l’estremismo islamico è la carta su cui ha puntato l’imperialismo americano. In questo caso si giustificherebbe anche l’acquisto del sistema di difesa aerea S-400 oltre che la sua vendita da parte della Russia, dato che la sua cessione ha tanto sorpreso visto che nemmeno l’Iran ha avuto il privilegio di poterli acquistare.

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  3. Vittoriano 2 settimane fa

    Mentre Trump si scalda contro l’Iran, i sauditi aggrediscono Hezbollah

    cfr. su Aurora sito

    la traduzione dell’articolo di Abdel Bari Atwan

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