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Guerra commerciale: Si tratta di un conflitto di classe non fra paesi

di   Dean Baker (*)

C’è un difetto fondamentale nel modo in cui sia Donald Trump che i suoi critici parlano generalmente di commercio. Loro riducono questo ad un problema di paese contro paese, sollevando la questione se Cina, Canada e altri partner commerciali trattano gli Stati Uniti equamente come paese partner.

Trump naturalmente lo fa in modo più esplicito con la sua retorica “America First” e le lamentele su altri paesi che ci imbrogliano perché gestiscono surplus commerciali, ma i suoi critici usano spesso un linguaggio similare. Dopotutto, è normale che persone responsabili nell’ufficio presidenziale facciano affermazioni sul furto della “nostra” proprietà intellettuale da parte della Cina.

Avete i mai avuto proprietà intellettuali rubate dalla Cina?

Gli economisti e i tipi di politica che hanno spinto l’agenda commerciale degli ultimi quarant’anni spesso fanno asserzioni come “tutti guadagnano dal commercio”. Questa è quella che è nota nella scienza economica come una consolidata “menzogna”.

Nessun modello dimostra che tutti guadagnano dal commercio. I modelli standard dimostrano che alcuni gruppi beneficiano dal commercio e altri sono pregiudicati. La solita storia è che i vincitori guadagnano di più e sono visibili rispetto ai perdenti.

Questo significa in linea di principio che i vincitori possono compensare i perdenti in modo che tutti stiano meglio come parametro medio. Nel mondo reale, questo compensazione non ha mai luogo, quindi quando parliamo di commercio parliamo di una politica che favorisce alcuni gruppi rispetto ad altri.

La nostra politica commerciale (quella degli USA) negli ultimi quarant’anni è stata esplicitamente progettata per ridistribuire il reddito verso l’alto. Questo era il punto nodale delle trattative di accordi come il NAFTA o l’ammissione della Cina all’OMC.

Questi accordi riguardavano la messa in concorrenza diretta dei lavoratori manifatturieri degli Stati Uniti con i lavoratori molto meno pagati nei paesi in via di sviluppo. L’effetto previsto e reale di queste politiche è stato quello di ridurre l’occupazione nel settore manifatturiero. Questo fattore ha anche esercitato una pressione al ribasso sui salari dei lavoratori dell’industria manifatturiera USA, di quelli che hanno mantenuto il loro posto di lavoro, nonché sui salari dei lavoratori meno istruiti in generale, dal momento che la produzione è stata storicamente una fonte di lavoro retribuito relativamente alto per i lavoratori senza laurea.

Questa non è una storia di libero scambio. I nostri accordi commerciali hanno fatto poco o nulla per rendere più facile per i professionisti altamente istruiti di lavorare negli Stati Uniti. Di conseguenza, i nostri medici guadagnano in media circa il doppio dei medici di altri paesi ricchi, anche se i nostri lavoratori manifatturieri guadagnano molto meno delle loro controparti in Germania e in molti altri paesi.

Nell’ultimo decennio, la Cina ha iniziato a gestire enormi eccedenze commerciali con gli Stati Uniti in gran parte perché ha deliberatamente bloccato il valore della sua valuta (svalutazione). Questo ha avuto l’effetto di rendere le esportazioni cinesi più competitive nell’economia mondiale.

La Cina continua a mantenere basso il valore della sua valuta. Come il “CIA World Factbook” dice ai lettori: ” poiché il tasso di cambio della Cina è determinato dal flat piuttosto che dalle forze del mercato, la misura ufficiale del tasso di cambio del PIL non è una misura accurata della produzione cinese; Il PIL al tasso di cambio ufficiale sottostima sostanzialmente il livello effettivo della produzione cinese rispetto al resto del mondo. ”

In altre parole, la Cina continua a mantenere basso il valore della sua valuta, secondo la valutazione del Cact World Factbook.

Ma contrariamente alla retorica Trumpiana, il deficit commerciale che ne deriva non significa che la Cina vince e gli Stati Uniti nel complesso perdono. Aziende come GE (General Elettric) che hanno impianti di produzione in Cina sono molto felici di avere stabilimenti in Cina nel mantenere bassi i costi di produzione.

Lo stesso vale per i grandi dettaglianti come Walmart che sono in grado di ridurre la concorrenza con le loro catene di approvvigionamento a basso costo in Cina. Anche i professionisti retribuiti che sono in gran parte protetti dalla concorrenza straniera beneficiano, dal momento che ottengono l’accesso a importazioni meno costose senza dover perdere nulla dal lato salariale.

Trump avrebbe potuto tentare almeno in parte di invertire la redistribuzione verso l’alto dal deficit commerciale degli Stati Uniti, se avesse seguito la sua campagna elettorale promettendo di mettere la gestione valutaria della Cina (la chiama “manipolazione”) in prima fila nella sua politica commerciale. Invece, la gestione della valuta non appare da nessuna parte nelle sue vaghe e sempre mutevoli denunce contro la Cina. Forse i beneficiari del dollaro sopravvalutato, che siedono a Wall Street, hanno messo abbastanza pressione su Trump per abbandonare uno dei suoi principali problemi di campagna.

Guerra dei dazi USA-Cina

Invece, siamo stati trattati con storie senza fine da agenzie di stampa in cui i commentatori esprimono preoccupazione sul fatto che Trump potrebbe non essere sufficientemente focalizzato sulla questione della tecnologia cinese “rubata” alle società statunitensi. Questo è di nuovo dove è essenziale ricordare che è la classe, non la nazione, quello che conta in questo discorso.

Se le società cinesi utilizzano la tecnologia sviluppata da Boeing, Microsoft o altri giganti statunitensi, questa è una cattiva notizia per i loro azionisti, ma non danneggia direttamente il resto di noi (classe media). Infatti, se le corporations cinesi possono quindi produrre gli stessi prodotti a un prezzo inferiore e poi esportarle negli Stati Uniti, questo rappresenterebbe un guadagno per i non-azionisti. Questa è la classica argomentazione per il libero scambio.

Infatti, se la Cina deve pagare meno denaro alle aziende per brevetti e diritti d’autore, avrà più denaro per acquistare altri beni e servizi dagli Stati Uniti. Presumibilmente, gli economisti sono preoccupati per la disuguaglianza negli Stati Uniti. Se la Cina non onorerà i nostri brevetti e diritti d’autore, sarà un passo avanti nell’affrontare questo problema.

Il lungo e breve è che quando Trump o qualcun altro cerca di discutere sull’interesse degli Stati Uniti in una particolare politica commerciale, faremmo meglio a guardare più da vicino. Stanno cercando di nascondere coloro che stanno davvero vincendo (l’elite ) e quelli che stanno perdendo (le classi popolari).

*Dean Baker è un macroeconomista e senior economist presso il Center for Economic and Policy Research di Washington, DC, che ha co-fondato. In precedenza ha lavorato come economista senior presso l’Istituto di politica economica e un assistente professore alla Bucknell University. È un analista di Truthout e membro del Consiglio di amministrazione di Truthout.

Fonte: Truthout.org

Traduzione: Luciano Lago

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  1. Mardunolbo 3 mesi fa

    Questo è un bell’articolo che mostra, ancora una volta, che sono delle elite ben precise che guadagnano dal commercio mondiale !
    Non sono problematiche di dazi che possono risolvere il problema ! E’ come il premier Conte che ,invece di bloccare le partenze dall’Africa invita i partner europei a distribuirsi i migranti…stessa inconsistenza di proposta con inconcludente ovvio risultato !

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