“Green Pass”, il nuovo “brand” alla moda

di Maurizio Murelli

Green pass”. Come vi si arrotonda la bocca quando dite “green pass”!, Quanto godimento e gratificazione  nel dire all’inglese “lasciapassare verde” che, come da Enciclopedia Treccani, altro non è che un “permesso scritto rilasciato da un’autorità militare o politica perché una persona possa accedere in un luogo dove le sarebbe altrimenti impedito di andare”.

Certo, quel “autorità militare” che “lascia passare”  detiene come significato più esplicito che implicito suona male. E poi vuoi mettere quanto è refrigerante quel “green” (verde) in epoca di enfatizzazione  delle tematiche ecologiche? Ma di grazia, che c’è di “verde” in quell’attestazione? Di certo il funereo viola (che richiama anche il colore delle tende del sipario teatrale) sarebbe più consono: teatro e chiusura…E se si vuole mantenere il concetto di “lasciapassare” – “verde” perché dirlo all’inglese e non per esempio con la lingua dotta per antonomasia, il latino, che per quel pochissimo, ma proprio pochissimo io conosco ad occhio si dovrebbe dire “virdis permissio”?

Non ho pregiudizio per l’utilizzo di vocaboli stranieri, ma tutti possono constatare come un tempo nell’italiano si intercalavano vocaboli latini o greci per il richiamo dotto, francesi e spagnoli per dare “dolcezza” ad espressioni amorose e poetiche, tedesche per richiami filosofici (anche perché il germanico risulta molto contiguo al greco antico). L’inglese restava prevalentemente rilegato ai concetti economico-finanziari. Non ho pregiudizi, dicevo, ma qui esprimo con disgusto il giudizio negativo a tutta questa ridondanza di inglese sopra tutto quando lo si usa per mascherare con la lingua del “politicamente corretto” le peggiori nefandezze.

E la cosa risulta ancor più urticante (nel settecentesimo anniversario di Dante poi) non solo quando senti il vocabolo inglese green pass risuonare nelle aule parlamentari o nella sede governativa che con l’albionico Draghi,  ça va sans dire, (e diciamolo alla francese, dai!) è quasi d’obbligo, ma anche sulla bocca dei sedicenti sovranisti… green pass, green pass, green pass… Meloni, Salvini e compagnia cantando.

Colonizzati economicamente e concettualmente “green pass” vi si addice perché avete l’animo dello schiavo e non sapete neppure di cosa effettivamente si tratta. C’è chi nasce schiavo e si addopera per spezzare le catene che lo tengono ai ceppi, e c’è chi nasce libero e corre dal fabbro per farsi forgiare la catena  per rendersi volontariamente schiavo “felice”. Ecco,  voi, con il vostro “green pass” appartenete a questo secondo tipo umano. E ora ironizzate pure su questa esternazione che in quanto schiavi vi sembrerà sopra le righe, eccessiva, sproporzionata e ridicola. Fate vobis (che sì, è latino bastardo… ma gradevole alle orecchie).

Fonte: Maurizio Murelli

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