"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Globalizzazione neoliberista e nuovo ordine mondiale. Resistenze………

Come ha scritto Alexander Dugin, “oggi l’Europa Occidentale è caduta nella trappola del modernismo e del post modernismo, il progetto della modernizzazione neoliberista conduce verso la liberazione dell’individuo da tutti i legami con la società, con la tradizione spirituale, con la famiglia tradizionale, con lo stesso umanesimo. Questa forma di liberismo libera l’individuo da ogni vincolo lo libera anche dal suo genere e qualcuno anche della sua naturta umana. Il senso della politica è questo progetto di liberazione.

I dirigenti europei non possono fermare questo processo, possono soltanto continuarlo: più migranti, più femminismo, più società aperta, più gender, questa linea è inquestionabile per la elite europea. Non possono cambiare la direzione di marcia, ma quanto più il tempo passa, più persone si mostrano in disaccordo con questa tendenza. La risposta è la reazione che si sta verificando in Europa e che la elite vuole bloccare, demonizzandola. Le realtà già non corrisponde al loro progetti. L’ elite europea è orientata ideologicamantte verso il liberismo ideologico”.

Il rifiuto di questa impostazione e del suo risvolto politico/sociale si manifesta, per intenderci, nel fenomeno di quei movimenti classificati come “populisti” che hanno guadagnato sempre maggiore consenso fra la gente comune, in particolare fra le classi dei lavoratori dipendenti, dei piccoli commercianti, dei produttori agricoli, degli artigiani, dei disoccupati e di tutti quei soggetti che potremmo definire i “perdenti del processo di globalizzazione”.

La globalizzazione neoliberista imposta negli ultimi trenta anni come processo irreversibile dai grandi organismi internazionali, dai governi dei paesi occidentali e presentata come tale dalla massiccia propaganda dei “Mega Media” in ogni forma, non ha convinto tutti i settori dell’opinione pubblica ma, quanto meno da una larga parte di popolazione, quella che più pesantemente ha subito a proprie spese i processi di privatizzazione, di austerità e di delocalizzazione, si è iniziato a comprendere che questo processo, apparentemente fine a se stesso, in realtà ha prodotto un affossamento delle classi medie in Europa, un impoverimento dei ceti popolari e una riduzione delle prestazioni sociali con una tendenza alla privatizzazine dei servizi pubblici, oltre a produrre una enorme disparità sociale con una concentrazione di ricchezza senza precedenti a favore di una minoranza di finanzieri, banchieri, manager e speculatori che hanno sospinto questo processo per ottenere un massimo dei profitti a loro vantaggio.

Un recente rapporto elaborato e pubblicato dal Credito Swisse (Global Wealth Report) ha dimostrato che una elite, la più ricca del pianeta, attualmente dispone del 48,2 % della ricchezza del mondo, superando il 46% dell’anno precedente, mentre che la metà inferiore della popolazione mondiale possiede appena l’1 % della ricchezza totale.
Il processo di globalizzazione economica attualmente si trova in una fase di stanca per l’esplosione del malcontento in forma anche clamorosa di una buona parte di quei ceti popolari che avrebbero dovuto, secondo quanto promesso a suo tempo, godere di benefici e vantaggi ma che si sono rivelati invece una trappola che ha fatto precipitare quei ceti nella depressione economica e nel regresso sociale. Questo malcontento spinge i governi a porre un freno, almento in apparenza, al processo di globalizzazione ed a creare delle reti di protezione per evitare un crollo del consenso politico, peraltro già in atto nei principali paesi occidentali.
La globalizzazione come meta-narrazione della propaganda, come orizzonte politico ideologico in grado di canalizzare le speranze collettive verso un unico destino che permettesse di realizzare tutte le possibili aspettative di benessere, di fatto era una illusione che oggi va esplodendo in mille pezzi.

Avviene che attualmente non esiste al suo posto niente di mondiale che articoli quelle aspettative comuni. Quello che esiste è una spaventata forma di  ripiego all’interno delle frontiere e il ritorno a un tipo de tribalismo politico, alimentato dalla rabbia xenofoba, di fronte a un mondo che ormai non è il mondo di nessuno.

Il Brexit della Gran Bretagna che esclude questo paese dall’Unione Europea – il progetto più importante di unificazione statale degli ultimi cento anni –  la vittoria elettorale di Trump – che ha innalzato le bandiere di un ritorno al protezionismo economico, l’affermazione in Francia della Marine Le Pen (qualunque sia l’esito finale) – sono avvenimenti che hanno preannunciato da parte degli USA e delle opinioni pubbliche europee, la rinuncia ai trattati di libero commercio e che hanno prospettato la costruzione di grandi mura di frontiera –, dimostrano che è venuta meno l’illusione liberista e globalista che era stata quella più grande e di maggiore successo dei nostri tempi.
Ancora più significativo è che tutto questo provenga dalle due nazioni che 35 anni fa, protette dalle loro corazze di guerra, annunciavano l’avvento del libero commercio e la globalizzazione come l’inevitabile” redenzione dell’umanità”, ci dimostra di un capovolgimento delle aspettative o, ancor peggio, di un mondo dove sono venute meno le illusioni che lo hanno mantenuto sveglio per un secolo.

Oggi, la globalizzazione ormai non rappresenta più il paradiso desiderato nel quale riposano le speranze popolari né la realizzazione del benessere familiare agognato. Gli stessi paesi e basi sociali che la sbandieravano decenni fa, sono diventati i suoi maggiori detrattori. Siamo di fronte alla morte di una delle maggiori “truffe ideologiche” degli ultimi secoli.
Come spesso accade nella Storia, una frustrazione sociale di massa non resta impunita e si prospettano possibili fenomeni di rivolta e di reazioni antagoniste che sembravano scomparsi dal panorama politico in Europa, in una opinione pubblica cloroformizzata dai mezzi di manipolazione collettiva.
Di fronte a questo crollo del maggiore mito della Storia attuale c’è da domandarsi quanto questo fenomeno fosse davvero “spontaneo” ed “ineluttabile”, dovuto al progresso tecnologico delle comunicazioni e non da altri fattori.
Per la verità, come altre volte abbiamo rilevato, dietro il processo di globalizzazione si nascondevano enormi interessi delle elite di potere transnazionali che erano quelle che pilotavano e sospingevano tale processo. D’altra parte, se si va a verificare come sia stato originato il fenomeno, non risulta difficile vedere l’abile travestimento operato dall‘elite finanziaria anglo USA (Rothshild, Rockefeller, Leheman, Dupont, Lazard,Soros, ecc.), una volta indossato il mantello della globalizzazione , nell’ imporre l’apertura illimitata dei mercati per avere il controllo dei circuiti finanziari, lo sfruttamento a proprio vantaggio delle risorse naturali, della forza di lavoro a basso costo ed il dominio dei mercati dove collocare in modo redditizio e sicuro, i propri capitali speculativi. Quello che Marx chiamava il “Grande Capitale” (finanziario) oggi è risultato vincente.

La migliore definizione ed il reale significato del termine “globalizzazione” fu data dall’economista nordamericano John K. Galbraith, ex consigliere dei presidenti Rooswelt e di Kennedy. Galbraith ebbe a dire: “Globalizzazione è un termine che noi, gli americani, abbiamo inventato per dissimulare la nostra politica di conquista economica in altri paesi e per rendere rispettabili i movimenti speculativi del grande capitale” (1997, John K. Galbraith ).
Galbraith, che aveva il dono di parlare chiaro, ad una precisa domanda dell’intervistatore, se risultasse vero che i paesi ricchi (grazie alla globalizzazione) riescono ad arricchirsi ancora di più a spese dei paesi poveri, rispose : “il vantaggio della globalizzazione per i paesi sviluppati e per le grandi corporations (multinazionali) è ben consolidato ed è il risultato della politica internazionale degli USA. Il problema della Casa Bianca e e della politica USA è l’assunzione del concetto che qualsiasi cosa sia positiva e vantaggiosa per le corporations debba essere considerata buona e vantaggiosa per tutti i paesi”.

Non avevano però calcolato i “globalizzatori”, che la rivolta contro la globalizzazione potesse esplodere fra i ceti popolari proprio nell’ambito dei paesi che erano stati fautori del processo.
Fondamentale è stato il ruolo delle grandi organizzazioni sovranazionali nel determinare il processo di Globalizzazione: dal Fondo Monetario Internazionale, alla Banca mondiale, all’ONU, al WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio).
Tuttavia, nonostante che il WTO abbia vuto un grande successo nell’apertura dei mercati e nella liberalizzazione dei beni, non altrettanto si può dire per quello che riguarda i servizi, visto che molti paesi hanno conservato la tendenza di proteggere i servizi di necessità basica come la salute, l’educazione, i trasporto e le comunicazioni, considerati servizi sociali e di conseguenza su questi si sono verificate molte resistenze da parte degli Stati, resistenze destinate ad essere sopraffatte dall’inevitabile pressione dei mercati e degli stessi organismi sovranazionali.
Per questo motivo l’elite di potere negli USA aveva predisposto degli appositi trattati commerciali (il TTIP, il CETA ed il TTTPP) che prevedevano di abbattere defintivamente queste barriere introducendo una normativa al di sopra dei governi che doveva stabilire il libero mercato anche nell’accesso ai servizi publici ove si prevede che saranno le grandi corporation quelle che prenderanno la fetta più importante esautorando i singoli Stati.

La soluzione per imporre un ulteriore giro di vite era stata già trovata dalle elite finanziarie: neutralizzare lo Stato, lasciarlo indebitato e senza soldi oltre a  imbrigliarlo in una rete sempre più fitta di vincoli. Stava avvenendo già da tempo. Obiettivo: disarticolare le funzioni pubbliche sovrane, a vantaggio di un super-potere esterno – dominante, affaristico, privatizzatore. Dietro a politiche regolarmente insufficienti, deludenti e in apparenza incomprensibili, c’èra e c’è un orizzonte chiarissimo, chiamato iper-globalizzazione. Come sostiene Christophe Ventura “quello che ormai abbiamo di fronte, è una integrazione mondiale delle élite, come «super-classi oligarchiche mondializzate». Sono “avanti” anni luce: hanno di fronte sindacati inoffensivi, politici compiacenti e mediacolonizzati. L’area nazionale, con le sue crisi economiche, è solo l’ultimo livello, ormai irrilevante, del grande gioco planetario.

Di fatto questi menzionati accordi per il libero commercio facevano parte dello stesso processo che si era iniziato con la prospettiva di un “Nuovo Ordine Mondiale” in funzione dell’espansione massiccia delle imprese transnazionali negli ultimi trenta anni circa – che rappresenta un fenomeno nuovo nella storia del mondo capitalista- avvenuto in parallelo con la scomparsa dell’URSS e del blocco sovietico in generale. Come risultato di questa espansione massiccia delle multinazionali si parlava già da tempo della trasformazione di un sistema da capitalista a iper-capitalista, dominato dalla presenza di queste grandi corporations. Secondo uno studio della rivista New Scientist, attualmente, il nucleo centrale delle corporations possiedono l’80% del reddito globale e 147 imprese al di fuori di questo (meno dellì1% della rete) formano una entità unica e controllano il 40% della ricchezza di tutta le rete mondiale. Questo non sarebbe stato possibile senza un sistema aperto e liberalizzato dei mercati dei proodotti di base e dei capitali , che si è venuto stabilendo negli ultimi 30 anni in tutto il mondo, favorito dai governi di ogni tendenza .

Tuttavia la creazione di una economia di mercato globalizzata non  sarebbe stata possibile senza alcun tipo di controllo economico e politico internazionale.  Con la prospettiva della scomparsa degli Stati Nazione, svuotati di ogni prerogativa, c’era la necessità che le stesse elite economiche e politiche transnazionali prendessero il controllo del sistema. Nonostante la persistenza del monopolio della forza militare ancora affidato ad acune entità nazionali più forti, questa si complementa con una forma transnazionale della forza militare che si applica non soltanto attraverso uno Stato, anche se questo (gli USA)  viene considerato l’ultimo Impero classico,  ma piuttosto viene affidata alle principali potenze militari (USA, GB, Francia ) attraverso una organizzazione sovranazionale come la NATO, che deve vigilare, difendere ed intervenire dove necessario per mantenere la stabilità del sistema economico ipercapitalista e il controllo delle principali risorse (fonti di energia). Pertanto gli USA, pur mantenendo una posizone leader nell’alleanza , non sono direttamente il centro di potere principale ma sono sottoposti a loro volta al potere di una super elite economica che, attraverso suoi fiduciari,  pilota le decisioni fondamentali degli Stati, dei Governi e dei grandi  Organismi internazionali.  In pratica assistiamo al paradosso di un Impero (il Nuovo Ordine Mondiale) senza Imperatore.

Il sistema delle elite si può definire piramidale:  un ruolo importante lo svolgono le elites politiche transnazionali incaricate della globalizzazione politica che controllano la dimensione politico militare del NWO e che si incaricano della globalizzazione delle burocrazie e dei politici professionali che operano già dentro le principali organizzazioni internazionali o nell’apparato degli Stati delle principali economie di mercato (principlamente i paesi del G7).

Allo stesso modo sono essenziali  le elite economiche che controllano le principali corporations come direttori esecutivi, membri dei CDA, azionisti principali così come quelli delle più importanti entità finanziarie ed organismi internazionali (FMI, Banca Mondiale,WTO, OCDE, ecc.).

Altrettanto dicasi per le elite della comunicazione dei grandi media (mega Media) che hanno a loro carico di svolgere la propaganda, la manipolazione dell’opinione pubblica,diffondere le tesi conformi , l’ideologia del Nuovo Ordine Mondiale, attraverso il controllo mediatico (es. CNN, BBC, CBC, Fox News, Sky, ecc.), i responsabili dei grandi Social Media (Google, Facebook) , i dirigenti delle grandi ONG che controllano l’applicazione dei diritti umani, l’immigrazione, la diffusione della democrazia, ecc…

Da non trascurare anche le elite accademiche incaricate della formazione superiore e dei Think Tank che hanno influenza determinante sgli orientamenti (Fondazioni, Istituti, Centri di Ricerca, ecc..). Tuti i media e finanche i centri di cinematografia (come Hollywood) rivestono un essenziale funzione nell’orientamento della propaganda dell’ideologia e della omologazione delle idee.

Questo sistema della globalizzazione è destinato per sua peculiarità a fornire un completo controllo di tutti i livelli della vita economica e sociale delle società e assicura ad una elite di vertice l’accumulo di una enorme quota di ricchezza e di potere. Questo spiega la necessità di consolidare ed espandere il processo di globalizzazione assoggettando ed omologando  anche quelle nazioni e quei popoli che ancora non sono stati assuefatti ed omologati all’interno del sistema e che si ostinano a fare resistenza (la Siria, l’Iran, il Venezuela, Cuba, la Bolivia, la Corea del Nord, eccc.). Il NWO deve arrivare al controllo totale delle risorse e dei popoli ed espande sempre incessantemente i suoi tentacoli attraverso l’estensione del raggio di azione  delle grandi corporations, delle grandi banche, con la conquista di nuovi mercati, l’assoggettamento di nuove popolazioni, utilizzando qualsiasi mezzo, dal terrorismo alle aggressioni militari, dalla colonizzazione al controllo finanziario. Non ci sono settori che possano rimanere esclusi dal controllo.

Il dissenso in forma aperta non viene tollerato e si stanno approntando nuovi strumenti di controllo per riportare tutto nell’alveo della conformità alle centrali dominanti. Sarà permessa una qualche protesta e forme di opposizione apparente  ma dovranno rimanere in un ambito ben preciso e manovrato dalle centrali. Chi non accetta potrebbe trovarsi esposto a provvedimenti molto drastici, come già è accaduto in passato.

Il quadro geopolitico è destinato a cambiare in funzione dell’interesse della elite dominante di abbattere le ultime resistenze o infiltrare dall’interno i paesi che sono troppo grandi per essere aggrediti frontalmente (la Russia, la Cina, l’India). Questa la vera motivazione del cambiamento che si verificherà nei prossimi anni ben al di fuori delle logiche che l’opinione pubblica ritiene prevalenti. Il fatto nuovo sono le Resistenze che iniziano a manifestarsi contro questa costruzione delle elite di potere…..

Articolo di Luciano Lago

Fonti: Katehon

El Manifiesto

El Confidencial

 

 

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  1. Giorgio 7 mesi fa

    Mi piacerebbe sapere che significa: “…qualcuno anche della sua natura umana.”, grazie.

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  2. Eugenio Orso 7 mesi fa

    Una chiave, nell’occidente e nel nord del mondo, per la liberazione dei popoli è il rifiuto della democrazia, da intendersi come strumento di dominazione elitista, per il controllo di massa e del dissenso politico all’interno dei singoli paesi in cui evapora la sovranità.
    ‘Le Resistenze che iniziano a manifestarsi contro questa costruzione delle elite di potere’, come scritto alla fine dell’articolo, dovranno svilupparsi fuori dai recinti della democrazia parlamentare rappresentativa, per avere concrete possibilità di successo e per orientare l’odio e la furia delle masse depauperate verso obbiettivi paganti.
    Dentro il circuito liberaldemocratico le opposizioni – con qualche lodevole eccezione, come ad esempio il Front National francese della Le Pen – non possono essere che false, innocue per i meccanismi riproduttivi neocapitalistici (5 stelle, podemos, Mélenchon, Sanders, eccetera), di supporto al sistema.
    Ritengo fondamentale che futuri, nuovi quadri rivoluzionari riescano a separare le masse del nord e dell’occidente del mondo dal ‘mito’, ormai maleolente, della democrazia, proponendo nuove forma di governo alternative, anti-globalizzanti e non infiltrate pesantemente dalle élite nemiche.
    Attenzione, però, perché la democrazia diretta è un’illusione propagata da intellettuali che sbagliano, oppure da farabutti. Ancor peggio la “democrazia in rete”, trappola propagandistico-elettorale della falsa opposizione a cinque stelle.

    Cari saluti

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    1. PieroValleregia 7 mesi fa

      … sottoscrivo …
      saluti e buona domenica
      Piero e famiglia

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    2. Mardunolbo 7 mesi fa

      Condivido, Eugenio Orso ! Ormai ho capito, dopo l’illusione “democratica” che la democrazia è illusoria in quanto riuscendo a fornire alle masse votanti, un apparente benessere e piacere effimero, puoi pilotarle PREFETTAMENTE dove vuoi !
      In Italia, come descriveva bene anche The Roman, basta fornire ai giovani telefonino con cui inviare messaggi stereotipati insieme con “faccine” + una squadra di calcio per cui sgolarsi e picchiarsi ed hai il controllo cerebrale completo.
      Poco di più per i genitori di questi decerebrati… Il sistema di votazione globale serviva proprio a questo , al controllo generalizzato delle masse con la scusa di introdurre la “democrazia universale” , dando quindi il contentino elogiativo all’ignorante, del permettergli di votare come fosse un “diritto” ed un’altissima possibilità !
      Ora come ora stanno togliendo pure questo diritto (4 governi italiani FUORI LEGGE TOTALI poiche MAI votati), ma lentamente, in modo che la massa non si accorga più di tanto…”E’ emergenza x Europa per mandare avanti la nazione” ed altre fregnacce del genere !
      La massa, che non aveva nemmeno capito il “diritto” del voto, accetta senza ribellione ed accetterà ogni successiva privazione dei diritti, poichè è stata resa senza cervello e volontà.
      Quando sarà il momento, come spiegava ironicamente un altro commentatore arriveranno alle 4 del mattino “i cherubini” a bussare alla porta di ciascuno per portarli dove non si potrà più guardare internet e ribellarsi.
      A meno che….a meno che ! Tutto può succedere …

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      1. Giorgio 7 mesi fa

        Scrivere e pensare: “Ora come ora stanno togliendo pure questo diritto (4 governi italiani FUORI LEGGE TOTALI poiche MAI votati), …” significa sottovalutare la stegocrazia che a mio avviso invece è molto più sottile.
        Ho ripetuto fono alla nausea che nessuno dei governi italiani, dal dopo guerra ad oggi, si è instaurato senza passare per le votazioni e sono proprio quest’ultime manipolate alla bisogna.
        Il presidente del consiglio non è eletto dal popolo ma nominato da quello della repubblica, ricevuta la nomina si deve presentare al parlamento e raccoglierne la fiducia, e così è sempre stato.

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  3. Alessandro 7 mesi fa

    Qualcuno dal basso si sta svegliando, speriamo di essere i più e presto.

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  4. Mardunolbo 7 mesi fa

    Articolo che analizza perfettamente gli obiettivi ed il sistema di controllo, operato a livello mondiale, della elite dominante, finanziaria !
    Mi permetto di aggiungere un piccolo particolare che , per un credente, ha una sua rilevanza.
    L’Equador, che ospita Assange, è un paese sud-americano, con una piccola economia e che usa il dollaro come moneta, ma non è assoggettato fino in fondo alla supremazia Usa.
    Dopo un primo presidente , agli inizi della sua indipendenza, ora anche questo presidente ha usato una formula di dedicazione religiosa alla nazione equadoregna.
    Fatto è che l’Equador resiste, inspiegabilmente, all’influenza Usa e non cede Assange !
    In Equador, a Quito, c’è un convento dove visse suor Mariana, nel 1700 (suora spagnola che arrivò nel paese con un viaggio avventuroso), convento che personalmente visitai.
    Questa suor Mariana, santa, ha il corpo incorrotto (segno particolare ,in aggiunta, di santità)e vide molti fatti futuri sia dell’Equador sia del mondo e “seppe” da visioni che la Chiesa avrebbe avuto una spaventosa crisi nel XX secolo.
    Dalla crisi, anche il mondo ne avrebbe subìto le conseguenze…e lo vediamo benissimo !

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