"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Gli USA trascinati in un altro pantano del Medio Oriente

I politici nominati da Donald Trump per le posizioni chiave nella sua Amministrazione stanno trascinando gli USA nel pantano del conflitto in Siria, come stima l’analista internazionale Doug Bandow in un articolo pubblicato dal giornale statunitense “The National Interest”.

Il giornalista considera che Washington non ha dei suoi interessi immediati nello scenario della Siria, il cui conflitto non è l’unico che scuote attualmente l’instabile regione del Medio Oriente.
“La cosa peggiore è quella che Washington si sta trasformando in una parte combattente attiva, quella che è destinata a scontrarsi con l’Iran, con il suo alleato nella NATO, la Turchia e con la Russia. Tutto questo accade nelle aree di minimo interesse geopolitico, secondo Bandow. In altre parole, la posta in gioco per l’Amministrazione Trump verso il confronto in Siria è una pazzia”, scrive Bandow.

In riferimento a questo,  Doug Bandow considera che gli USA mancano di motivi giustificati ed evidenti per farsi coinvolgere  nel conflitto. Considera l’analista che la Siria non ha mai attaccato nè minacciato Washington.
Secondo lo specialista, il paese nordamericano avrebbe dovuto apprendere dalla debacle in Iraq ed in Libia che, se Assad fosse stato rovesciato, questo avrebbe suscitato un secondo episodio nella guerra civile di Siria in cui, di sicuro, i gruppi jihadisti avrebbero trionfato, grazie agli armamenti ed ai finanziamenti ricevuti dall’Arabia Saudita e dalle  varie monarchie del Golfo, e su Damasco sarebbe sventolata la bandiera nera del Califfato. Questo sarebbe stato forse negli interessi degli USA e dell’Europa?

Il giornalista sostiene che l’entrata lenta ma inevitabile dell’Amministrazione Trump nella guerra in Siria è estremamente pericolosa.

Nel lanciare le sue “special forces” per appoggiare l’avanzata dei curdi e le forze arabe sulla città di Al Raqqa – considerata la capitale dei terroristi del Daesh in Siria – gli USA hanno collocato le loro truppe giustamente fra le due bande di belligeranti, visto che anche la Turchia è coinvolta nel conflitto.

US Special forces in Syria

“Realmente Ankara dedica maggiori sforzi ad attaccare le milizie curde che non a combattere contro il Daesh”, spiega l’analista.
Inoltre il Governo di Erdogan ha criticato duramente ed in ripetute occasioni Washington per la sua cooperazione con le milizie curde. “Risulta molto poco probabile che la Turchia smetta di svolgere la sua politica aggressiva”, rispetto ai curdi, afferma Bandow.

L’obiettivo reale degli USA in Siria dopo l’abbattimento del Su-22 siriano

Il 18 Giugno , il caccia polivalente F/A-18 Suer Hornet, appartenente alle forze della coalizione internazionale diretta dagli USA, ha abbattuto un aereo da combattimento siriano in prossimità di Al Raqqa. Il pretesto ufficiale era stato che il Su-22 stava bombardando le posizioni delle Forze Democratiche di Siria (SDS), quelle appoggiate dagli USA.

Per quanto le autorità siriane hanno risposto soltanto con parole a questa offensiva, il giornalista di National Interest ammette la possibilità che, in un futuro, Damasco potrebbe attaccare le forze USA con il motivo della necessità di autodifesa.
“L’abbattimento eventuale di un aereo statunitense obbligherebbe Washington a decidere se sta completamete dentro o fuori del conflitto”.
Anche l’Iran potrebbe rispondere agli attacchi degli USA perpetrati contro i suoi alleati, visto che il paese vicino ha molta più importanza per Teheran che non per Washington, che si trova molto lontano.

Gli USA si sono dedicati in modo sistematico ad utilizzare una politica disastrosa applicata al Medio Oriente. L’Intervento in Libano, lo sfruttamento della situazione in Iraq, la creazione del caos in Libia, l’appoggio all’aggressione saudita nello Yemen….Nessuna di queste strategie è riuscita bene nè lo sarà in futuro, conclude Bandow.

Nota: L’analista nordamericano , nella sua analisi, non arriva a chiedersi  se non sia proprio la “strategia del caos” quella pianificata dagli strateghi di Washington per il Medio Oriente, come risulta dai documenti, scritti già da anni prima dal CFR (Council of Foreign Relations), dal Brooking Insitute, dalla Stessa DIA (Defence Intelligence Agency), dove si teorizzava la necessità di alimentare i conflitti confessionali ed etnici fra le varie fazioni del mondo arabo con l’obiettivo di dividere e smembrare i paesi arabi che potevano rappresentare una “minaccia” per Israele e per gli interessi egemonici di Washington.
La risposta ai fallimenti della politica USA in Medio Oriente si trova scritta in quei documenti, basta andarseli a leggere.

Fonte: The National Interest

Traduzione sintesi e nota: Luciano Lago

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  1. Giorgio 6 mesi fa

    Come sono stati “trascinati”? A me sembra che si buttino sempre a capofitto volontariamente, anzi sono loro stessi che manovrano per creare i vari pantani.

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