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Gli USA rivelano la loro strategia di dominio Imperiale

di Luciano Lago

Con il suo discorso davanti all’assemblea delle Nazioni Unite, il presidente Donald Trump ha di fatto rivelato quale sia la vera essenza della politica estera di Washington:
“Addio al globalismo, benvenuto è il nazionalismo patriottico … America the first “, che possiamo chiamarlo egoismo unilaterale” o meglio ancora egemonia unilaterale sulle altre nazioni.

In particolare dal discorso di Trump, sfrondato dalla retorica e dalle lampanti ipocrisie, si rende evidente che il presidente USA ha manifestato chiaramente che Washington attualmente “vuole avere relazioni con gli altri paesi soltanto se gli USA si beneficiano di qualcosa”. Gli altri paesi del mondo si devono adeguare di fatto al sistema statunitense, devono assumere quelli che sono gli standard imposti dagli Stati Uniti altrimenti sono considerati “paesi ostili”.

La strategia conclamata da Trump è quella di spingere i paesi ostili agli USA a giocare e muoversi secondo i propri standard” attraverso le sanzioni, le minacce e la pressione economica, questo “ha funzionato” parzialmente con la Corea del nord, lo stesso sistema si vuole applicare con l’Iran e con il Venezuela.

Il vero cruccio di Washington è quello di perdere influenza e capacità di determinare l’assetto dell’Eurasia, che attualmente sta prendendo forma in modo autonomo dagli Stati Uniti.

Risulta illuminante a questo proposito la testimonianza rilasciata davanti al comitato per le relazioni estere del Senato il 21 agosto, da Wess Mitchell, il successore di Victoria Nuland, “Assistente Segretario di Stato americano per l’Europa e l’Eurasia”, il quale ha fornito una dichiarazione straordinariamente trasparente di quella che è la reale strategia geopolitica degli Stati Uniti nei confronti della Russia.

” Il punto di partenza della Strategia di sicurezza nazionale è il riconoscimento che l’America è entrata in un periodo di grande competizione e che le passate politiche statunitensi non hanno sufficientemente afferrato la portata di questa tendenza emergente e non hanno adeguatamente equipaggiato la nostra nazione per riuscirci”.
Quindi lo stesso Mitchell continua con la seguente straordinaria ammissione :

” Contrariamente alle supposizioni speranzose delle precedenti amministrazioni, la Russia e la Cina sono concorrenti seri che stanno sviluppando il materiale e i mezzi ideologici per contestare il primato e la leadership degli Stati Uniti nel XXI secolo. Continua ad essere tra i principali interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti per impedire il dominio del continente eurasiatico da parte di potenze ostili. L’obiettivo centrale della politica estera dell’amministrazione è preparare la nostra nazione ad affrontare questa sfida rafforzando sistematicamente i fondamenti militari, economici e politici del potere americano “.

Segretario per l’Euroasia Wess Mitchell

Naturalmente la successiva versione del discorso risulta sterilizzata del Dipartimento di Stato , tuttavia il testo originale, recita :
Continua ad essere tra i principali interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti per impedire il dominio del continente eurasiatico da parte di potenze ostili”.
Questo discorso dimostra che, al di là degli atteggiamenti bulleschi e folcloristici del presidente Trump, la linea della politica estera USA è rimasta sempre quella di puntare ad una egemonia globale e non permettere al altre potenze, come Russia e Cina, di avere una propria sfera di influenza e tanto meno di contrastare gli interessi degli USA nelle aree strategiche come il Medio Oriente o l’Asia, tutte aree considerate essenziali per la sicurezza nazionale, leggi dominazione USA.

L’ammissione fatta da Mitchell è di straordinaria importanza poichè ci consente di capire quale sia l’attuale obiettivo primario della strategia di Washington, ovvero il controllo USA sull’Eurasia. Questo significa quindi il controllo statunitense della Russia, della Cina e delle repubbliche asiatiche, l’Eurasia è il loro spazio terrestre e la loro zona di espansione.

In sostanza Washington ci dice che l’Eurasia viene considerata come una area di influenza americana e i “poteri ostili” come la Cina o la Russia, quelli che cercano di interferire nel proprio spazio sovrano, diventano di fatto “nemici” degli Stati Uniti.
Questo spiega la politica di aperta ostilità e di provocazioni continue che gli USA svolgono contro la Russia, già alle sue frontiere, per contenere l’influenza e sottrarre risorse esterne al gigante euroasiatico, come anche la sobillazione che gli agenti statunitensi ed israeliani svolgono in alcune repubbliche asiatiche.
In questo senso si devono inquadrare i trasferimenti (effettuati da misteriosi elicotteri) di gruppi terorristi islamisti dalla Siria e dall’Iraq in Afghanistan, paese strategico dell’Asia occidentale, da dove parte una attività di sobillazione verso i paesi dell’Asia occidentale.

Questa strategia geopolitica ci fa ritornare al periodo precedente alle due guerre mondiali, all’inizio del secolo XX quando gli strateghi dell’Impero britannico teorizzarono la dottrina base della dominazione anglo americana che prevedeva un anello di potenze marine dominanti, dalla Gran Bretagna, agli USA, all’Australia, che era inaccessibile a qualsiasi minaccia proveniente dalle potenze terrestri dell’Eurasia o dell’Euro-Asia come definiva il vasto continente. Tale formulazione stabiliva la necessità per le potenze del mare (Regno Unito e gli USA) di impedire il costituirsi di una forza unificatrice di terra che avrebbe potuto minacciare il predominio delle potenze marittime.
Allora questa forza di terra veniva identificata in primis nella Germania guglielmina, senza tralasciare tuttavia una aperta contrapposizione alla espansione della Russia zarista..

Non è un caso che la rivoluzione bolscevica e la successiva destabilizzazione dell’impero zarista venne appoggiata dalla finanza occidentale.
Come sosteneva il nostro grande storico Gian Battista Vico, le fasi storiche si alternano e ritornano nelle vicende delle nazioni e determinano le scelte dei governanti.

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  1. v4l3 2 settimane fa

    Discorso inedito di Trump all’onu:

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