Gli USA non rinunciano al vecchio piano di “balcanizzazione” del Medio Oriente a beneficio di Israele

di Luciano Lago

Quando si parla della critica situazione in cui si trova il Medio Oriente, l’area strategica che influisce sugli equilibri mondiali, bisogna ricordare quali siano state le cause della instabilità e delle crisi che attraversano la regione da alcuni decenni.
Si è reso evidente da molti documenti trapelati che il vecchio piano di Washington, promosso dai circoli sionisti negli Stati Uniti, quello di dominare la sfera politica in Medio Oriente e di procedere ad una divisione della regione (piano di balcanizzazione) sulla base delle divisioni religiose ed etniche presenti nei vari Stati , ha subito una battuta di arresto. Tale piano fu elaborato non appena avvenne la caduta dell’ex blocco comunista nel 1991. Tuttavia nonostante le varie guerre provocate e fomentate da USA e dai loro alleati, nel 2018, il progetto americano ha subito una grande sconfitta contro la Siria e l’Iraq, che hanno avuto il sostegno della Russia e della Repubblica islamica dell’Iran.

Alcuni osservatori ritengono che gli Stati Uniti stiano implementando l’ultima parte di questo piano generale agitando il fantasma di una guerra diretta contro l’Iran, usando i loro media per condurre una campagna psicologica, dato che Washington non ha davvero l’opportunità o la capacità di avviare un conflitto frontale con gli iraniani sul campo.

Molti degli strateghi di Washington continuano a vedere il Medio Oriente con una terribile ingenuità . Essi credono in buona fede che con droni, alta tecnologia bellica e sanzioni puntuali, l’immensa diversità delle persone che condividono la regione potranno vivere pacificamente e armoniosamente in alcuni stati “democratici” ridefiniti per l’occasione, tagliati secondo lo stesso modello di quelli occidentali, con dimesioni contenute e governo fantoccio di Washington (su modello saudita) in modo da non rappresentare un pericolo per Israele.

Questa strategia gli USA l’hanno sperimentata in Afghanistan e in Iraq mettendo tutta la carne alla brace, spendendo miliardi di dollari, causando decine di migliaia di vittime afghane e risparmiando sulle proprie perdite. Questo sistema però non ha funzionato. In Libia non sono andati così lontano. Il loro intervento, molto più epidermico, ha deposto quello che per loro era n despota, Muhamed Gheddafi, ma da allora ha fatto precipitare il paese nel caos e nella guerra fra bande.

Non è un caso che le operazioni militari USA in Medio Oriente ottengono l’opposto di quelli che erano gli obiettivi predefiniti.

Forze speciali USA in partenza per la Siria

Secondo noi, quello che rimane di questo progetto nordamericano si può identificare in quattro obiettivi principali:

  1. Indebolire gli stati arabi della regione, cercando di impedire all’Iraq e alla Siria di ricoprire ruoli rilevanti nelle equazioni politiche del mondo arabo;
  2. Promuovere il progetto dell'”accordo del secolo” sulla Palestina;
  3. Ridurre l’influenza della Repubblica islamica dell’Iran in tutta la regione, dall’Afghanistan al Libano;
  4. Impedire a Cina e Russia di competere con l’egemonia americana in tutto il mondo e in particolare in Medio Oriente.

Per quasi vent’anni, gli Stati Uniti hanno cercato di distruggere gli stati della regione: la guerra in Afghanistan nel 2001, la guerra in Iraq nel 2003, la guerra per procura in Siria dal 2011 fino ad oggi, oltre alla guerra contro lo Yemen nel 2015, tutti conflitti che devono essere inquadrati in questi tentativi. In ciascuno di questi paesi, l’obiettivo di Washington era di indebolire il potere centrale e preparare il terreno per lo smembramento di questi stati per creare un’egemonia di “Israele” nella regione.

Nella guerra in Siria gli americani oltre a sostenere ed amare i vari gruppi terroristi, puntavano a formare le forze democratiche siriane (SDS), composte principalmente da gruppi curdi siriani, come il pilastro su cui basare una alternativa al governo di Bashar al Assad per la creazione di una zona autonoma nel nord del paese.
Secondo gli strateghi statunitensi, il sequestro finale della Siria nord-occidentale da parte della SDS avrebbe potuto interrompere i contatti tra l’Iraq e lo stato siriano. Agli occhi della Casa Bianca, la creazione di un “cantone curdo” nella Siria orientale indebolirebbe sia l’Iraq che la Siria e avrebbe conseguenze negative per il potere dell’Iran e degli Hezbollah libanesi. L’offensiva condotta dall’Esercito siriano sulla provincia nord di Idlib, in questa ultima fase della guerra, con la conquista dei principali caposaldi, ha sconvolto il piano degli USA e questi non si danno pace.

Forze siriane entrano a IdliMe

Tuttavia, già in precedenza gli Stati Uniti avevano capito che la formazione di un “cantone curdo” nella Siria orientale non sarebbe stata sufficiente a modificare l’equilibrio regionale tra Stati Uniti e Iran. Inoltre, Siria, Iraq, Iran, Russia e Turchia respingono questi piani.

A questo proposito, si può presumere che che gli americani vogliano adottare un piano B ed ora cerchino di salvare quello che rimane del loro progetto, con la creazione di un “blocco sunnita” e nel promuovere il settarismo in Iraq, visto che questo è sostenuto dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti. Israele è coinvolto nel progetto ed ha inizato a praticare attacchi della sua aviazione e dei suoi droni anche su obiettivi in Iraq che sono riconducibili alle milizie sciite che operano in quel paese.

Secondo gli osservatori, l’obiettivo finale degli Stati Uniti sarebbe quello di realizzare pienamente il progetto di “accordo del secolo”, sfruttando l’indebolimento del mondo arabo, ma questo non sarà possibile a causa del rifiuto dei palestinesi e dei principali paesi della regione. Non basteranno i tradizionali vassalli di Washington nella regione, Arabia Saudita e monarchie del Golfo. I popoli arabi e non arabi della regione si oppongono tutti concordemente al progetto di svendita della Palestina.


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