Gli Stati Uniti trasferiscono 3 enormi basi logistiche dal Qatar alla Giordania. Un segnale per l’Iran?

In vista di un possibile conflitto con l’Iran, gli USA hanno deciso di spostare le loro principali basi logistiche dal Qatar alla Giordania per timore di un attacco a sorpresa dell’Iran o delle milizie sciite filo iraniane che operano in tutta la regione.
Una delle tre enormi basi logistiche che l’esercito americano ha recentemente smantellato in Qatar e trasferito in Giordania era la più grande del Medio Oriente ma anche la più vulnerabile.

Negli ultimi giorni, gli Stati Uniti hanno chiuso Army Camp As Sayliyah Main, Army Camp As Sayiliyah South e Falcon, un punto di rifornimento di munizioni. I loro 27 magazzini che immagazzinano carri armati, mezzi corazzati per il personale e altre attrezzature sono stati immagazzinati in questo posto di passaggio avanzato in Qatar per le forniture statunitensi in tutto il Medio Oriente e come riserva nel caso in cui scoppiassero le ostilità con l’Iran.
I rifornimenti dalle tre basi, così come una missione di supporto con sede in quel paese, fanno ora parte del gruppo di supporto dell’area del comando centrale degli Stati Uniti-Giordania.
Fonti americane affermano che questo massiccio trasferimento ha lo scopo di ridurre l’attrito con l’Iran e aprire la strada a negoziati nucleari rianimati, oltre a ridurre la minaccia di attacchi missilistici nella regione del Golfo da parte delle milizie irachene sostenute dall’Iran. Quello il vero incubo delle truppe statunitensi, esposte a decine di attacchi in queste ultime settimane.

Una base USA in Qatar

Tuttavia, giusto il mercoledì 7 luglio, 14 razzi sono stati lanciati contro la grande base americana di Ain Al-Asad nell’Iraq occidentale, ferendo almeno tre persone ufficialmente ma si sospetta che vi siano state vittime. Il giorno prima, vari missili e tre droni senza pilota erano caduti sulla struttura aerea statunitense di Erbil, nel nord dell’Iraq, dove le sirene sono risuonate nel Consolato USA, mentre un altro drone non è riuscito a raggiungere l’ambasciata statunitense nella Green Zone di Baghdad. Questi attacchi con missili e droni sono abitualmente utilizzati dalle forze della resistenza contro le basi delle truppe occupanti statunitensi in Iraq e in Siria.
Fonti militari sottolineano che il trasferimento di tre importanti basi militari statunitensi in Giordania non costituisce una reale protezione contro gli attacchi delle forze della resistenza. Le milizie irachene sono ancora nelle vicinanze, appena oltre il confine, e possono facilmente continuare ad attaccare le truppe statunitensi sia dall’Iraq che dalla Siria, se gli viene ordinato di farlo dal comando unificato della resistenza.

Mercoledì, tuttavia, mentre gli USA si sono uniti agli europei nel condannare da Vienna l’ultima violazione dell’accordo nucleare iraniano del 2015, con l’arricchimento dell’uranio metallico al 20% di purezza, gli Stati Uniti hanno affermato che la finestra per la diplomazia per consentire sia a se stessa che all’Iran di riprendere la conformità al trattato sul nucleare, è rimasta aperta.

Forze USA nelle basi del Qatar


Da notare che sono stati gli USA sotto Trump a ritirarsi unilateralmente dal trattato sul nucleare (nel 2018), decretando pesanti sanzioni all’Iran. Adesso Washington vorrebbe estendere il trattato anche i missili iraniani e mantenere in tutto o in parte le sanzioni.
Per tutta risposta Teheran continua ad aumentare l’arricchimento dell’uranio ed esige l’annullamento delle sanzioni per ritornare al trattato senza precondizioni.
Il tentativo maldestro di Biden di ottenere “la botte piena e la moglie ubriaca” con gli iraniani non attacca. Il tempo non lavora favore degli USA, considerando che l’Iran di oggi è divenuto più forte e gode del sostegno di Russia e Cina.


La partita rimane aperta e, come ha avvisato il nuovo presidente da Teheran, Hassan Rouhani, un gesto avventato da parte di Washington e di Tel Aviv potrebbe costare molto caro.

Fonti: TheDohaglobePrimetizone.com

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

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