Gli Stati Uniti rivisitano la sindrome del Vietnam in Afghanistan dopo 17 anni di guerra e distruzione


di Finian Cunningham

Nelle prossime settimane sono in programma ulteriori colloqui per chiarire i dettagli, ma già è stato riferito che gli Stati Uniti ritireranno le restanti 14.000 truppe dal paese dell’Asia centrale nel prossimo anno senza alcuna garanzia di reciprocità da parte del nemico.

Quel ritiro unilaterale non è ancora ammesso ufficialmente da Washington, ma gli analisti ritengono che gli Stati Uniti abbiano tacitamente accettato la richiesta da lungo tempo da parte dei talebani di far uscire le truppe straniere.
Al culmine della guerra, le forze statunitensi contavano fino a 100.000 persone. I restanti militari americani non hanno quindi modo di contrastare la crescente insurrezione. Anche con altre 8.000 truppe NATO e migliaia di appaltatori privati (mercenari) ​​presenti in Afghanistan a sostegno del governo appoggiato dagli Stati Uniti a Kabul, il sordido gioco è finito.

Zalmay Khalilzad, Rappresentante speciale USA per la riconciliazione in Afghanistan, durante l’ultimo round di colloqui tenutosi a Doha, in Qatar, ha cercato di ritrarre un “quadro concordato per un accordo di pace”che dovrà essere contingente con i talebani e che si basa su tre elementi: un cessate il fuoco; avviare negoziati con il governo a Kabul; e un voto per non permettere mai all’Afghanistan di diventare un rifugio per i gruppi terroristici.

Ma i resoconti dei media citano funzionari talebani che non danno alcun fermo impegno a quelle richieste statunitensi, mentre sembra che Washington abbia accettato che le sue truppe vengano rimpatriate a prescindere. In altre parole, la parte americana sta cercando un ” accordo ” bilaterale apparente, di facciata, in cui la realtà è che Washington sa bene che la sua guerra è terminata.

Ryan Crocker, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Afghanistan, lo dice con acredine: Washington sta solo lucidando l’ottica, mentre sta definendo ” i termini della resa “.

Egli paragona il ritiro americano dall’Afghanistan alla ritirata disordinata e alla sconfitta che le forze statunitensi hanno subirono alla fine della guerra del Vietnam a metà degli anni ’70. ” Allora, come ora, era chiaro che, andando al tavolo dei negoziati, ci stavamo arrendendo; stiamo solo negoziando i termini della nostra resa ” , ha affermato Crocker sul Washington Post.

Nota: Dopo 17 anni si dimostra che Washington ha subito una nuova sconfitta, anche se gli USA non vogliono ammetterlo e cercano un modo indolore di tirarsi fuori da un conflitto che si è dimostrato fallimentare sotto tutti i punti di vista. Dopo tutto questo tempo le truppe della coalizione USA/NATO non controllano che meno della metà del territorio, il traffico di droga si è decupliucato da quando sono presenti le truppe della NATO, la popolazione ha subito enormi perdite di vite umane grazie ai metodi brutali di intervento delle forze USA e aspetta il momento di vedere partire le forze occidentali, senza però farsi illusioni su quanto accadrà da quel momento in poi. Nel frattempo, quello che i media non riferiscono, sembra certo che gli USA hanno trasferito nel paese formazioni di jihadisti dalla Siria per utilizzarle in funzione di obiettivi di destabilizzazione delle repubbliche asiatiche confinanti con la Russia e, in prospettiva, per infiltrarle anche nella Federazione Russa con compiti di sabotaggio e di attacchi terroristici. Ci sono rapporti precisi in merito ed anche il Pakistan, stato confinante, ha preso le distanze dal governo di Washington. Gli oltranzisti neocon della Casa Bianca, come John Bolton e soci, non vogliono perdere una base di appoggio preziosa in un paese come l’Afghanistan, strategico per il controllo dell’Asia centrale.

Traduzione e nota: Luciano Lago

3 Commenti

  • Fatima
    1 Febbraio 2019

    Gli Stati Uniti a chi lasceranno gestire il traffico di oppio dall’Afganistan che dopo la loro invasione ha visto un incremento esponenziale di produzione? Prima dell’invasione statunitense dell’Afganistan, la polizia iraniana costituiva un baluardo efficiente contro il traffico di droga che per uscire dall’Afganistan vedeva i confini dell’Iran come una via di passaggio strategica, ed il narcotraffico era pertanto molto ridotto prima dell’arrivo degli invasori americani. Molti poliziotti iraniani sono morti eroicamente in questa lotta contro il narcotraffico. Con l’invasione degli Stati Uniti la droga adesso viaggia facilmente direttamente su cargo aereo statunitensi. Gli oppioidi sono usati come antidolorifici e sono pericolosi soprattutto se abusati. Negli stati Uniti le morti da overdose di oppioidi si aggirano ormai intorno a 60-60mila all’anno, una vera strage. Chi li commercializza però ha gonfiato parecchio il suo portafogli.

  • Fatima
    1 Febbraio 2019

    Gli Stati Uniti a chi lasceranno gestire il traffico di oppio dall’Afganistan che dopo la loro invasione ha visto un incremento esponenziale di produzione? Prima dell’invasione statunitense dell’Afganistan, la polizia iraniana costituiva un baluardo efficiente contro il traffico di droga che per uscire dall’Afganistan vedeva i confini dell’Iran come una via di passaggio strategica, ed il narcotraffico era pertanto molto ridotto prima dell’arrivo degli invasori americani. Molti poliziotti iraniani sono morti eroicamente in questa lotta contro il narcotraffico. Con l’invasione degli Stati Uniti la droga adesso viaggia facilmente direttamente su cargo aereo statunitensi. Gli oppioidi sono usati come antidolorifici e sono pericolosi soprattutto se abusati. Negli stati Uniti le morti da overdose di oppioidi si aggirano ormai intorno a 50-60mila all’anno, una vera strage. Chi li commercializza però ha gonfiato parecchio il suo portafogli.

  • Manente
    1 Febbraio 2019

    A quanto sembra di capire, una volta partiti gli americani, spetterà a Russia e Cina di ripulire una volta per tutte l’Afganistan dai jihadisti infiltrati dalla Siria. Dovunque passano questi maledetti neo-con lasciano una scia di fame, distruzione e morte!

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