Gli Stati Uniti ricevono un ultimatum in Iraq: il ritiro delle truppe o arriveranno gli attacchi

Gruppi di resistenza iracheni chiedono l’espulsione delle truppe statunitensi e, in caso contrario, “attaccheranno gli interessi USA nel paese” che si trovano nel territorio nazionale, hanno minacciato.
“Se un accordo sull’espulsione delle forze statunitensi dall’Iraq non viene concluso a Washington, ci riserviamo il diritto di attaccare gli interessi degli Stati Uniti in Iraq”, hanno detto i gruppi di resistenza irachena che fanno parte delle Unità di mobilitazione popolare ( Al-Hashad Al-Shabi, in arabo).

La nota è arrivata dopo l’incontro del primo ministro iracheno, Mustafa al-Kazemi, e del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a Washington (capitale degli Stati Uniti). Durante l’incontro, l’inquilino della Casa Bianca ha ribadito la sua disponibilità teorica a ritirare le truppe del suo paese dall’Iraq, ma, come sempre, non ha offerto un calendario per questo.

Sottolineando la “priorità dell’Iraq di espellere i militari occupanti”, i gruppi della Resistenza hanno specificato che Al-Kazemi dovrebbe mettere all’ordine del giorno l’attuazione della risoluzione approvata il 5 gennaio dal Parlamento, che esorta a porre fine alla cosiddetta coalizione internazionale che pretende di lottare contro il gruppo terroristico Daesh.

“Non ci aspettiamo che Al-Kazemi torni nel suo paese da Washington con nuovi complotti e scenari espansionistici ideati dagli Stati Uniti”, si legge nel comunicato.
L’Iraq dice agli Stati Uniti che il ritiro delle forze straniere dal Paese arabo è della massima importanza e deve essere effettuato nei tempi previsti.

Reparti delle milizia Hal Shad Al Shabi in Iraq

Il Parlamento iracheno, in particolare, ha approvato l’espulsione delle truppe statunitensi dal Paese, due giorni dopo l’assassinio del comandante della Forza Quds dei Guardiani iraniani del Corpo della Rivoluzione Islamica (IRGC), il tenente generale Qasem Soleimani, e il Il vice comandante di Al-Hashad Al-Shabi Abu Mahdi al-Muhandis, su ordine diretto del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Il vice Fadel al-Fatlawi, della coalizione parlamentare irachena Al-Fath, ha chiesto giovedì al Parlamento di tenere una sessione di emergenza alla luce del ritardo delle truppe statunitensi che lasciano il Paese.
Recentemente, ci sono stati diversi attacchi contro convogli statunitensi sul suolo iracheno. Allo stesso modo, vengono segnalati i lanci di razzi contro le basi che ospitano le forze armate statunitensi in Iraq.


Tutto questo, mentre l’indignazione nazionale continua a crescere in Iraq per la prolungata presenza militare degli Stati Uniti, un paese che, secondo i rapporti, è coinvolto in vari atti destabilizzanti sul territorio iracheno, compreso il sostegno ai terroristi, nonché attacchi contro le posizioni delle forze popolari irachene che combattono il terrorismo.
I gruppi della Resistenza Irachena, così come la maggior parte delle correnti politiche in Iraq, chiedono che le truppe Usa lascino il Paese, altrimenti saranno trattate come “truppe di occupazione” .


Fonte: Hispan Tv
Traduzione: Luciano Lago

1 commento

  • eusebio
    21 Agosto 2020

    Anche in Siria le tribù arabe del nord-est hanno praticamente dichiarato guerra all’occupante americano e alle milizie dei curdi, una minoranza pure in quella regione, i quali sono asserviti all’entità sionista che oltre al genocidio dei palestinesi di Gaza a cui proibiscono la pesca, gli lasciano 4 ore al giorno di elettricità e li bombardano di continuo, e all’espulsione dei palestinesi della Cisgiordania, passando per la tentata distruzione di Beirut, occupano le zone ricche dal punto di vista agricolo e petrolifero della Siria per destabilizzare il paese ed annetterne la zona a sud di Damasco.
    Fortunatamente il golem USA è economicamente in ginocchio, la deindustrializzazione è così completa che tutti i trilioni di dollari stampati negli ultimi mesi non riescono a trasformarsi in consumi e investimenti perchè la filiera produttiva non esiste più, quindi non ci sono più buste paga, consumi e entrate fiscali e i capitali si trasformano in speculazioni finanziarie.
    Questo lascia l’entità sionista inerme ed indifesa di fronte alle centinaia di migliaia di miliziani sciiti e palestinesi anelanti vendetta.

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