"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Gli Stati Uniti puntano a scatenare l’ISIS nel sud-est asiatico

di Tony Cartalucci,

I think tank occidentali sono sempre più impegnati a coltivare una narrazione per spiegare la presenza improvvisa e diffusa dei terroristi collegati allo “Stato Islamico” (SIIL) nel Sud-Est Asiatico. Tale narrativa, che questi think tank vorrebbero spacciare al pubblico, implica militanti in fuga da Siria e Iraq che si trinceranno nei presunti conflitti settari nel sud-est asiatico.

I think tank non menzionano convenientemente mai come decine di migliaia di terroristi finanzino l’impresa logistica necessaria a trasferirli nel Sud-Est asiatico o a sostenerne le operazioni nella regione una volta arrivati. Tra questi think tank c’è il cosiddetto International Crisis Group (ICG). Nel suo rapporto “Jihadismo nel sud della Thailandia – un minaccia fantasma“, afferma: “Il declino dello Stato islamico (SIIL) e l’avvento delle violenze legate allo SIIL nel Sud-Est asiatico, mostrano la possibilità di una nuova era di terrorismo jihadista transnazionale nella regione.

Ricorrenti, anche se non comprovate, notizie sull’attività dello SIIL in Thailandia hanno suscitato domande sulla vulnerabilità del profondo sud a maggioranza musulmana del Paese e, in particolare, sull’insurrezione malese-musulmana influenzata dai jihadisti”. Mentre l’ICG afferma che “fino ad oggi” non ci sono prove che lo SIIL abbia fatto incursioni nel sud della Thailandia”, avverte: “Ma il conflitto e una serie di paure per lo SIIL in Thailandia diffondo timori su una nuova minaccia terroristica.

Tali paure sono irrazionali, anche se largamente fuori luogo e non dovrebbero oscurare la calamità dell’insurrezione e la necessità di porvi fine. I colloqui diretti tra capi ribelli e governo sono una priorità; un sistema politico decentralizzato potrebbe aiutare ad affrontare le principali lamentele nel sud preservando lo Stato unitario tailandese”. In sostanza, ICG avverte su una crisi che ammette essere improbabile, quindi raccomanda a Bangkok di perseguire una linea d’azione che già prende, parlando coi capi dei terroristi nelle province meridionali.
Il lungo rapporto dell’ICG, in realtà è solo uno dei tanti tentativi ripetitivi e premeditati di far credere possibile il radicarsi dello SIIL in Thailandia. Proprio come Stati Uniti ed alleati hanno usato lo SIIIL come strumento geopolitico in altre parti del mondo, e più recentemente nel Sud-est asiatico, in particolare nelle Filippine, il vecchio obiettivo statunitense in Thailandia è trovare e sfruttare le fratture sociopolitiche e settarie per dividere, distruggere e controllare lo Stato tailandese. Era in un promemoria del 2012 redatto dall’Agenzia d’Intelligence della Difesa USA (DIA) che ammetteva che Stati Uniti ed alleati cercavano di creare ciò che all’epoca era definito “principato” (Stato) “salafita” (islamico), in particolare in Siria orientale, dove alla fine lo SIIL s’insediò prima che le operazioni congiunte russo-iraniano-siriane lo sradicassero.

Il rapporto del 2012 afferma in modo specifico: “Se la situazione si sgretola, c’è la possibilità di stabilire un principato salafita dichiarato o meno nella Siria orientale (Hasaqah e Dair al-Zur), e questo è esattamente ciò che vogliono le potenze che sostengono l’opposizione, al fine d’isolare il regime siriano, considerato profondità strategica dell’espansione sciita (Iraq e Iran)”. Quindi, se lo SIIL è uno strumento geopolitico progettato e usato per la prima volta da Stati Uniti ed alleati per sovvertire, isolare e rovesciare il governo siriano, ne consegue che la sua espansione in altre regioni del mondo mentre affronta sfide sempre insormontabili è stato pianificata ed alimentata dai politici statunitensi e dagli interessi speciali che li sponsorizzano.

Cos’è l’ICG e perché promuove la paura per lo SIIL?
L’ICG è un think tank e una rete politica finanziati da aziende che creano e sfruttano i conflitti col pretesto di “impedirli”. Afferma sul suo sito che: “Crisis Group aspira ad essere l’organizzazione preminente che fornisce analisi e consigli indipendenti su come prevenire, risolvere o gestire meglio conflitti mortali. Riuniamo la ricerca sul campo, l’analisi e l’impegno coi responsabili politici di tutto il mondo per effettuare cambiamenti nelle situazioni di crisi in cui lavoriamo.
Ci sforziamo di parlare con tutti e, nel farlo, di rafforzare il nostro ruolo di fonte affidabile di informazioni centrato su campo, nuove prospettive e consigli per le parti in conflitto e gli attori esteri”.

Tuttavia, uno sguardo agli sponsor e ai membri rivela un club per gli interessi speciali di corporation finanziarie, gruppi di pressione, politici collegati direttamente al dipartimento di Stato USA, ministero degli Esteri del Regno Unito e governi di entrambi. Questi sponsor sono i giganti del petrolio Chevron, ENI, Noble Energy, Shell, Statoil e British Petroleum (BP). Comprende anche finanziarie come HSBC Holdings, MetLife e RBC Capital Markets. C’è anche la questione degli studi legali e dei lobbisti che finanziano e sono direttamente coinvolti nell’agenda dell’ICG, tra cui Sherman&Sterling, Whit&Chase, APCO Worldwide e Edelman.

APCO Worldwide è noto per la fabbricazione di articoli per manipolare la governance aziendale interna, mentre Edelman è noto specificamente, per quanto riguarda la Thailandia, per i servizi di lobbying al dittatore Thaksin Shinawatra, rimosso dal potere nel 2006 tramite un colpo di Stato militare che l’ICG condannò con veemenza e contro cui ancora protesta. Il lobbismo di Edelman per Thaksin Shinawatra era diretto da Kenneth Adelman, che vi entrò a far parte come consulente senior nel 2001. Non solo Edelman è uno sponsor aziendale dell’ICG, ma lo stesso Kenneth Adelman viene indicato in appendice al rapporto di ICG in Thailandia come consulente senior dell’ICG. Adelman presiede anche la filiale della National Endowment for Democracy (NED) del dipartimento di Stato USA e di Freedom House, altra facciata dei lobbisti di Washington e Londra che fa pressioni sulla Thailandia dalla cacciata di Shinawatra nel 2006.

Assieme ad Adelman c’è George Soros a sedere nel consiglio di amministrazione dell’ICG. L’Open Society Foundation di Soros è indicata da ICG come uno dei suoi sponsor. Soros e il coinvolgimento della sua Open Society Foundation sono essenziale da notare. Praticamente tutti i gruppi d’”opposizione” della Thailandia, da presunti studenti e accademici a piattaforme e attivisti mediatici, sono finanziati dall’Open Society Foundation di NED e George Soros. Tra questi, Prachatai, avvocati thailandesi per i diritti umani (TLHR), Netizen thailandesi, Nuovo movimento per la democrazia (NDM), Human Rights Watch Thailand, Amnesty International Thailand, iLaw, Isaan Record e molti altri. Gli sforzi concertati di ICG e suoi sponsor aziendali attraverso il lobbying e suoi membri in varie altre associazioni come Freedom House e Open Society, per attaccare ed indebolire la Thailandia in favore dell’agente dell’occidente Thaksin Shinawatra e il vasto e crescente fronte d’opposizione che l’occidente costruisce in Thailandia, suscita sospetti sulla motivazione dell’ICG nel pubblicare il rapporto riguardante lo SIIL in Thailandia. L’osservazione degli sforzi occidentali nei vicini del Sudest asiatico, in particolare in Myanmar e Filippine, solleva ancora più sospetti.

Gli Stati Uniti hanno coltivato sapientemente una mortale divisione settaria in Myanmar, mettendo gli estremisti nazionalisti contro la minoranza rohingya ed usando le violenze che ne derivano per indebolire l’Esercito nazionale mentre mettevano al potere Aung San Suu Kyi e la sua Lega nazionale per la democrazia (NLD). La violenza compromette anche i costruttivi legami economici e diplomatici tra Myanmar e Cina. Nelle Filippine, i terroristi legati allo SIIL sono riusciti a conquistare un’intera città nella regione meridionale della nazione. Soldi, armi e terroristi richiesti per tale prodezza richiedevano chiaramente la sponsorizzazione di uno Stato. Proprio come in Siria, lo SIIL nelle Filippine è collegato all’Arabia Saudita che funge da intermediario per denaro, armi, forniture e direttive statunitensi.

I conflitti in Myanmar e Filippine hanno concesso agli Stati Uniti l’iniziativa per agire da “mediatore” in Myanmar e fornire “assistenza militare” alle Filippine. Entrambe le mosse servono a Washington a stringere la presa su entrambe le nazioni nel momento in cui il sud-est asiatico si allontana dall’ombra dell’egemonia statunitense e si avvicina all’abbraccio costruttivo e reciprocamente vantaggioso con Pechino. La Thailandia, per la sua grande economia, popolazione e posizione geostrategica al centro del sudest asiatico continentale, sarebbe ben utile agli interessi degli Stati Uniti per riaffermare l’egemonia sull’Asia-Pacifico e creare un fronte contro Pechino. Tuttavia, la Thailandia, date le sue istituzioni indipendenti, in particolare esercito e monarchia, gode di un livello di unità che i vicini non hanno.

Sotto Thaksin Shinawatra, gli Stati Uniti cercavano di sfruttare le fratture sociopolitiche e di classe. Poiché ciò falliva, gli Stati Uniti cercherebbero di utilizzare le stesse reti “rosse” per alimentare il fervore nazionalista che consuma il vicino Myanmar. I “rossi” sono la tappa del Fronte unito per la democrazia contro la dittatura (UDD) di Shinawatra, che ha già iniziato ad agire nei templi per coltivare la divisione tra buddisti e musulmani che prima non esisteva. I fronti finanziati da Soros come Prachatai che si atteggiano a “difensori dei diritti” hanno denunciato le azioni veloci e decisive dell’esercito thailandese per impedire ai “monaci” di promuovere la violenza settaria. Per bloccare gli sforzi degli Stati Uniti nel progettare il divario settario in Thailandia, sembra che organizzazioni come ICG creino una narrazione per spiegare le prossime attività dello SIIL in Thailandia. La natura aberrante delle operazioni dello SIIL favorirà la propaganda anti-islamica promossa dalle reti sostenute dagli Stati Uniti nel nordest della Thailandia. Da qualche parte, sperano i politici statunitensi, si potrebbe scatenare uno “scontro di civiltà” che consumi l’unità nazionale storicamente impressionante della Thailandia. Una volta divisa, la Thailandia sarà facilmente vincolata agli obiettivi statunitensi nella regione.

Thailandia terroristi

Ciò che la Thailandia dovrebbe fare.
I terroristi nel sud della Thailandia sono pochi. Il governo thailandese deve continuare gli sforzi per favorire i progressi socioeconomici nella regione drenando le paludi della povertà e dell’ingiustizia che spingono al reclutamento nelle organizzazioni terroristiche. Ma oltre a ciò, Bangkok deve identificare e affrontare la natura logistica del conflitto, in particolare chi è coinvolto nell’armamento, addestramento e finanziamento del terrorismo. Per sventare gli sforzi degli Stati Uniti per espandere il conflitto, il governo trarrebbe beneficio dalla legislazione sull’incitamento all’odio di Singapore, che rende impossibili i tentativi di gruppi di promuovere la violenza settaria senza ricevere condanne immediate e severe. Allo stesso tempo, gli sforzi per promuovere ulteriormente la comprensione interreligiosa, il rispetto reciproco e l’attivismo migliorerebbero i già noti valori di tolleranza e diversità della Thailandia.

Molti thailandesi sanno già del ruolo costruttivo che la comunità musulmana thailandese ha svolto nella storia della Thailandia. Esistono già scambi interculturali che avvengono ogni giorno nei mercati tailandesi e tra i numerosi venditori ambulanti. Evidenziando e migliorando ciò si contribuirà ulteriormente a vaccinare il pubblico dai tentativi di dividere e distruggere la nazione secondo linee settarie. Inoltre, il governo deve denunciare e ostacolare gli sforzi dei fronti degli USA NED e Open Society. Citando il precedente degli Stati Uniti nel forzare RussiaToday a registrarsi come “agente straniero”, il governo thailandese potrebbe imporre per legge la divulgazione obbligatoria dei profili sui social media e all’inizio e alla fine di ogni pubblicazione stampata od online, anche nei post sui social media, di facciate come Prachatai, l’indicazione chi li finanzia e perché. Infine, capire che la fonte dello SIIL sono le reti sostenute da Stati Uniti ed alleati significa combattere lo SIIL in Thailandia sapendo che l’ambasciata degli Stati Uniti è la vera fonte del terrorismo.

Anziché promuovere uno scontro diretto con gli Stati Uniti, i media thailandesi alternativi potrebbero collegare l’attività dello SIIL direttamente e ripetutamente all’ambasciata degli Stati Uniti, assicurando che qualsiasi atto terroristico vi sia immediatamente collegato. Più è svelato il terrorismo sponsorizzato dagli Stati Unit, più ne soffrirà la credibilità degli Stati Uniti in Thailandia e nella regione. Infine, quando si cercano alleati in una vera “Guerra al Terrore”, Bangkok dovrebbe coltivare legami con le nazioni che veramente la conducono. Queste sono Cina, Russia e Iran.

Quando gli Stati Uniti cominceranno a perdere e ad essere esclusi permanentemente ovunque portino la “Guerra al Terrore”, i responsabili politici di Washington ne saranno ritenuti responsabili e la tattica sarà abbandonata, oppure gli Stati Uniti saranno isolati ed irrilevanti come hanno provato a fare a nazioni come Siria e Iraq contro cui hanno scatenato la minaccia del loro SIIL.

Fonte: Land Destroyer

Traduzione: Alessandro Lattanzio

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  1. Mardunolbo 2 settimane fa

    Ottimo articolo ed ottima analisi ! Condivido !

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