Gli Scioperi Paralizzano La Francia Per La Quinta Settimana Consecutiva

PARIGI – La Francia si prepara a una nuova giornata nazionale di azione sabato, poiché lo sciopero che ha gravemente ostacolato il paese continua fino alla sua quinta settimana. La protesta coinvolgerà migliaia di lavoratori in transito, con la riunione principale prevista a Parigi per il primo pomeriggio, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa globali.

I lavoratori terranno anche manifestazioni in altre grandi città del paese, tra cui Bordeaux, Tolosa, Lilla, Rennes, Lione e altre città importanti. I sindacati hanno già chiesto un altro giorno di mobilitazione per questo sabato.

I servizi di trasporto, comprese le linee della metropolitana e degli autobus, all’interno dell’Ile-de-France – la regione più ampia intorno alla capitale di Parigi – sono stati gravemente colpiti dalle proteste. Tutte le linee della metropolitana saranno aperte oggi, ma la maggior parte offrirà servizi ridotti, con le ore di punta come priorità.

Solo un quinto dei servizi di campo e oltre la metà dei treni ad alta velocità funzioneranno in orario, secondo l’autorità ferroviaria SCNF. I servizi ferroviari suburbani funzioneranno, ma solo per un terzo della loro capacità. Lo sciopero è iniziato il 5 dicembre in segno di protesta per la prevista revisione da parte del governo del sistema pensionistico nazionale.

Il presidente Emmanuel Macron insiste ancora per rimanere fedele alla sua posizione secondo cui i 42 diversi piani attualmente in atto devono essere consolidati in uno solo. I pagamenti delle pensioni nel nuovo piano verrebbero calcolati in base agli stipendi della carriera (contributivo) di un lavoratore anziché solo negli ultimi cinque anni.

Il risultato, dicono i sindacati, sarebbe una riduzione significativa dei pagamenti per i lavoratori. Il piano proposto da Macron eliminerebbe anche gradualmente i vantaggi del pensionamento anticipato di alcuni settori, in particolare il servizio civile, adeguando vari criteri di “difficoltà”.

Gilet Gialli in Francia

Ritardi o cancellazioni che coinvolgono l’attività odierna potrebbero anche influenzare i voli e il trasporto marittimo a seguito dei sindacati che rappresentano i controllori del traffico aereo e dei lavoratori portuali che partecipano allo sciopero. Alcuni sindacati hanno anche richiesto operazioni di blocco nelle raffinerie di petrolio.
Nota: I francesi non si rassegnano allo smantellamento dei loro diritti sociali conquistati dopo anni di dure lotte sindacali e tanto meno accettano che sia il presidenteMacron ad imporre una linea che gli viene dettata da Bruxelles e che è conforme alle direttive delle oligarchie finanziarie che lo stesso Macron rappresenta. Non è un caso che, nel corso di alcune mnanifestazioni, i dimostranti hanno alzato uno striscione con scritto. “Non vogliamo finire come l’Italia”. Questo è molto significativo.

Fonte: FRN

Traduzione: Luciano Lago

3 Commenti

  • Eugenio Orso
    10 Gennaio 2020

    Come sempre le puttane mediatiche occidentali che fanno disinformazione in Italia stanno nascondendo o “sottostimando” le notizie che giungono dalla Francia, anche approfittando della situazione in Libia e in Iraq.

    Cari saluti

    • atlas
      10 Gennaio 2020

      mah, mica tanto, qualcuno che ancora prende posizione c’è

      “Partiamo dal contenzioso, dal momento che la risposta da dare al Corriere della Sera è quasi puerile e ci spiace sia necessaria: a fronte di una normativa che non riconosce più la reintegra in caso di licenziamento illegittimo, ma al massimo un indennizzo (che non è il risarcimento previsto dal vecchio articolo 18 e che Marro ovviamente non cita!), con quale spirito un lavoratore dovrebbe avventurarsi a chiedere giustizia? Se non ho alcuna speranza di tornare a lavoro, perché dovrei correre il rischio di perdere una causa e di dovermi persino trovare a rimetterci, dovendo compensare le spese legali e non disponendo nemmeno più di uno stipendio per poterlo fare? È quasi imbarazzante controbattere ad argomentazioni tanto sprovvedute

      lo scopo non era quello di incrementare i licenziamenti (e se così fosse, mi verrebbe da domandare alla prestigiosa testata giornalistica, a fronte del mancato aumento dei licenziamenti, perché tanto accanimento nel difendere la normativa vigente), bensì quello di porre i lavoratori in una condizione di ricattabilità e fragilità dinanzi a padroni malintenzionati.

      La normativa sull’abolizione della reintegra fa scopa con la liberalizzazione del controllo a distanza e del demansionamento: serve a porre il lavoratore nella condizione di dover rinunciare alla sua funzione collettiva, sociale e politica. Lo scopo è quello di ridurre il lavoratore ad uno stato di supina ed impotente inerzia a fronte dell’aggressione del capitale

      “Un lavoratore, consapevole di essere sottoposto all’eventualità del controllo a distanza, inconsapevole del momento esatto in cui tale controllo sarà esercitato, conscio dell’eventuale demansionamento derivabile da quanto desunto, conscio dell’ulteriore possibilità riservata al datore di lavoro di licenziarlo pretestuosamente senza possibilità di reintegra: quanto sarà naturalmente propenso a denunciare un’ingiustizia, a reagire a un sopruso, a rivendicare per sé e per i suoi colleghi una migliore condizione di lavoro, a protestare in solidarietà di altri lavoratori sfruttati nel settore e in altri settori? E quanto questo lavoratore sarà invece più propenso a chiudere un occhio sul mancato pagamento degli straordinari, sul mancato rispetto della normativa in materia di sicurezza sul lavoro, su eventuali abusi e discriminazioni legate al sesso o all’etnia, su indebite pressioni commerciali e su lesioni di diritto in generale?”

      https://www.lintellettualedissidente.it/controcultura/italia/corriere-della-sera-enrico-marro-cisl-lavoro-articolo-18/

      • Eugenio Orso
        11 Gennaio 2020

        In Italia la questione è di vecchia data.

        Riporto un mio articolo del febbraio 2012, in cui si trattano questi temi.

        Le vittime predestinate, l’invidia e il massacro sociale di Eugenio Orso
        Pubblicato il 23 febbraio 2012
        La Marcegaglia, rampolla di una famiglia di sfruttatori, corrotti e imbroglioni, più elegantemente definiti imprenditori, ha nuovamente insultato i lavoratori, sostenendo che il sindacato tutela assenteisti e ladri, e sottintendendo che dopo l’abolizione, o la neutralizzazione, dell’articolo 18 ci sarà mano libera per licenziare, per fare “piazza pulita” nelle aziende e creare altre centinaia di migliaia di disoccupati cronici.

        Secondo Emma Marcegaglia, le multinazionali non verranno in Italia, regalandoci a piene mani investimenti e lavoro (è il loro scopo!), «finché non si è in grado di licenziare un fannullone».

        Questo è ciò che vuole la vampira di Viale dell’Astronomia, perché le vittime designate per il massacro devono preventivamente essere criminalizzate, onde giustificare il massacro che è in arrivo e farne cadere la responsabilità interamente sulle loro spalle.

        Le parole inequivocabili della Marcegaglia si combinano con la debole reazione dei sindacati collaborazionisti, disposti a qualsiasi compromesso pur di “restare a galla”, e si armonizzano con la “fermezza” dimostrata della ministra Fornero, che ha il compito di demolire integralmente le tutele dei lavoratori ed è disposta, per raggiungere l’obbiettivo in tempi brevi, ad andare avanti anche senza accordi con le parti sociali.

        E’ chiaro che tali dichiarazioni annunciano un bagno di sangue senza precedenti per i dipendenti privati ed anche per quelli pubblici.

        Libertà di licenziamento, eccezion fatta per i licenziamenti discriminatori in ossequio alle inutili “libertà” liberaldemocratiche (con le quali non si mangia), riforma peggiorativa o abolizione della cassa integrazione, per privare di ogni sostegno economico i licenziati, mantenimento ed estensione della precarietà sono gli obbiettivi non soltanto della Marcegaglia, ma anche della ministra Fornero e di Mario Monti, che devono rendere conto del loro operato al grande capitale finanziario, al servizio del quale operano.

        Le vittime predestinate forse intuiscono di non avere più alcuna difesa, davanti al Libero Mercato che avanza, preda come sono del Salva-Italia e del Cresci-Italia di Monti, abbandonate al loro destino da tutti i cartelli elettorali e dai sindacati organici al sistema.

        Il giubilo del giullare deforme Renato Brunetta e la sadica soddisfazione di Maurizio Sacconi, che hanno assicurato l’appoggio del PdL nella riforma del cosiddetto mercato del lavoro, è una prova che siamo giunti al rush finale.

        A loro serve ancora un piccolo sforzo, senza incontrare particolari contrasti sindacali o opposizioni politiche (tutti sono stati preventivamente “comprati” dai padroni di Monti), e per i decenni a venire il volto del paese cambierà completamente, naturalmente in peggio: un tempo si sarebbe parlato di “brasilianizzazione” della società, con masse crescenti di poveri e poverissimi, disoccupati cronici, giovani senza futuro, tutti privi di assistenza e tutela, e un dieci per cento di benestanti e ricchi.

        Questo è il risultato finale che si vuole ottenere su un piano sociale, al di là delle disgustose dichiarazioni propagandistiche con le quali si vorrebbe far credere che la finalità sono quelle di dare opportunità ai giovani e di favorire, con una maggiore flessibilità, un aumento generalizzato delle retribuzioni, per non parlare poi delle dichiarazioni menzognere di Napolitano, che agita la carota dell’afflusso di investimenti stranieri in Italia, a pioggia in conseguenza della “riforma” del lavoro.

        Non ci sono organizzazioni politiche e sindacali, oggi, che fanno anche soltanto parzialmente gli interessi dei lavoratori dipendenti, ma anzi, tutti parteciperanno, in modo diretto (Monti, Fornero, Marcegaglia, eccetera) o vigliaccamente indiretto (Bonanni, Camusso, Pd, centristi, PdL, eccetera) al massacro che è alle porte.

        Nel momento in cui Bonanni dichiara che l’articolo 18 antilicenziamenti, ultima frontiera dell’attacco al lavoro ed ultimo baluardo per milioni di lavoratori, necessita di un’ampia manutenzione, e la Camusso dichiara di non voler abbandonare il tavolo delle trattative, nonostante il governo tiri dritto per la sua strada, si comprende che costoro aspettano l’occasione buona per abbandonare i lavoratori al loro destino, ma senza scoprirsi troppo.

        Anche i politici sostenitori dell’esecutivo Monti invocano la “manutenzione” dell’articolo antilicenziamenti ammessa dai sindacati gialli, infatti, Bersani in persona ha dichiarato che «se c’è da fare manutenzione all’articolo 18, facciamola».

        Nonostante gli stragisti sociali e i loro complici abbiano già praticamente vinto, e la realizzazione della “riforma” del mercato del lavoro è solo questione di tempo, l’attacco propagandistico ai lavoratori, ai subalterni, ai poveri, combina la criminalizzazione preventiva delle vittime, che diventano tutte fannulloni, assenteisti e ladri, con la riprovazione davanti all’invidia sociale, perché ribellarsi davanti ai privilegi ingiusti, denunciare gli squilibri sociali, rifiutare il dominio incontrastato di sfruttatori (impresari, imprenditori decotti e disposti a tutto), parassiti (politici, sindacalisti gialli) e delinquenti (criminalità organizzata, agenzie di rating, “istituzioni” finanziarie e investitori), significherebbe invidiare gli altri, le loro fortune, il loro successo, ed assumere, quindi, comportamenti riprovevoli, moralmente censurabili, tipici di chi non ha autostima e capacità proprie.

        L’opposto dell’invidia in tal caso non sarebbe tanto una benefica autostima, quanto la mitica coesione sociale, evocata dai valletti della classe globale che temono moti popolari destabilizzanti, e che nel concreto significherebbe, per le vittime, accettare con rassegnazione il massacro in arrivo, senza reagire o permettersi di far sentire la loro voce.

        Il gioco è chiaro, perché non basta definire i lavoratori dipendenti, privati e pubblici, fannulloni, assenteisti e ladri, ma per colpevolizzarli oltre ogni limite, predisponendo il loro massacro, se osano rivendicare diritti come in passato e un trattamento non disumano, devono essere fatti passare per meschini che invidiano i “meritevoli” e i più fortunati.

        Marcegaglia, Monti, Fornero, Marchionne sono sulla stessa linea, ed i Bonanni e le Camusso, che alla fine saranno disposti a qualsiasi compromesso per “riformare” il mercato del lavoro, rendendolo mercato degli schiavi, i Bersani, i Brunetta e i Sacconi, che alla fine appoggeranno in parlamento la “riforma”, in compagnia di una miriade di intellettuali-servi e di giornalisti-pennivendoli seguono a ruota.

        Cari saluti

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