di Mohamed Lamine Kaba
Mentre gli americani commemorano il dolore degli attentati dell’11 settembre, allo stesso tempo gli Houthi dello Yemen, coordinati lungo l'”asse della resistenza”, stanno assumendo il controllo assoluto dello stretto di Bab el-Mandeb e dell’intera costa yemenita del Mar Rosso.
Venerdì 11 settembre, 18 ore di combattimenti sono bastate a stravolgere un’architettura marittima consolidata da decenni. Gli Houthi hanno conquistato Mokha, Hays, Dhubab, poi Murad, quindi l’isola di Mayyoun (nota anche come isola di Perim) e infine le isole Hanish (Grande Hanish, Piccola Hanish e Zuqar), le formazioni rocciose di origine vulcanica che dividono il canale in due passaggi navigabili e che, per un secolo, hanno determinato la libertà di navigazione tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden. “Tutto ciò che era sotto il nostro controllo sulla costa occidentale è caduto “, ha ammesso un funzionario yemenita all’AFP . L’eufemismo militare non rende giustizia alla portata del cambiamento: non si tratta di una ritirata tattica, ma del collasso dell’intero sistema.
Per la prima volta nella sua storia, un attore non statale esercita un controllo continuativo sull’intera costa yemenita del Mar Rosso, estendendosi fino allo stretto di 28 chilometri attraverso il quale un tempo transitava il 12-15% del commercio mondiale . In termini di dottrina navale, ciò si definirebbe una capacità di “negazione totale dell’accesso” in un punto strategico globale di fondamentale importanza. In parole semplici: gli Houthi non hanno più bisogno di colpire una nave per costringerla ad abbandonare il viaggio. La loro sola presenza è sufficiente a determinare il rischio.
La realtà del controllo marittimo
Bab el-Mandeb ha cambiato proprietario. Gli equilibri geopolitici dello stretto sono crollati sotto i colpi di Ansar Allah . Gli Houthi non si accontentano più di interrompere il traffico marittimo commerciale; ora impongono una sovranità indiscussa sull’intera costa yemenita del Mar Rosso. Questa realtà geostrategica ha brutalmente infranto le certezze di Riyadh e le illusioni di sicurezza occidentali. L’impero/regno saudita, armato di decine di miliardi di dollari di tecnologia americana, si ritrova paralizzato da una milizia disciplinata che impiega una spietata guerra asimmetrica. L’illusione della superiorità aerea saudita si è infranta sugli scogli di Al-Hudaydah. Washington contempla la propria impotenza militare. L’Europa osserva in silenzio attonito la distruzione delle proprie catene di approvvigionamento marittime.
Asfissia economica e fallimento dell’oleodotto
I numeri parlano chiaro. Il traffico commerciale attraverso il Canale di Suez è crollato di oltre il 75% in pochi mesi. L’arteria vitale del commercio globale è ora una via d’acqua fantasma. Per aggirare Bab el-Mandeb, le navi ora circumnavigano l’Africa passando per il Capo di Buona Speranza. Questo allunga la traversata di dieci-quindici giorni, fa schizzare alle stelle i costi di trasporto e moltiplica l’impronta di carbonio delle flotte occidentali. Il Canale di Suez è praticamente morto, reso logisticamente obsoleto dagli attacchi dei droni e dai missili balistici antinave a basso costo, e la presa del controllo dell’intera costa yemenita da parte degli Houthi minaccia ora di cancellarlo completamente. L’Egitto sta quindi perdendo i suoi introiti in valuta estera. L’Unione Europea sta accumulando shock inflazionistici dall’offerta. Questa inflazione logistica importata è qualcosa che Bruxelles evita deliberatamente di quantificare, per timore di ammettere la propria dipendenza da una rotta che non controlla più.
Quanto al petrolio saudita, la strategia di utilizzare l’oleodotto Est-Ovest verso il porto di Yanbu sul Mar Rosso si è rivelata un completo fallimento. I recenti attacchi al terminal di Yanbu , lanciati dal territorio iracheno e confermati dal Ministero dell’Energia saudita, hanno ridotto in cenere questa alternativa temporanea, consacrando così la vittoria dell'”asse della resistenza”. L’economia saudita è ora stretta in una morsa, sull’orlo del collasso.
Il fallimento delle alleanze: l’abbandono americano e la diserzione pakistana
Riyadh credeva di potersi rifugiare dietro la potenza militare americana e i patti regionali, in particolare il Trattato trilaterale della Mecca con Pakistan e Turchia. Questa convinzione è ben lontana dalla verità. L’atteggiamento di Donald Trump rivela una frattura strategica insanabile. Ansiosa di evitare una spirale incontrollabile e riluttante a impegnare le risorse della Marina statunitense in un baratro senza fondo, Washington si rifiuta di effettuare i massicci attacchi richiesti dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, affettuosamente noto in Occidente come MBS. La retorica americana si dissolve non appena si tratta di affrontare una guerra di logoramento navale dal costo proibitivo, nonostante l’Accordo di Quincy del 1945. Questo è un segnale compreso da tutti gli attori regionali, Teheran compresa, che indica che la garanzia americana, pilastro dell’ordine petrolifero del Golfo per 80 anni, è ora negoziabile. Da parte sua, Islamabad sta inscenando una cortese diserzione. Il celebre Patto della Mecca , firmato lo scorso agosto con grande clamore per suggellare l’alleanza strategica e di sicurezza tra Pakistan (l’unica potenza nucleare islamica), Turchia (membro della NATO) e Arabia Saudita, si è rivelato un guscio vuoto. Islamabad si rifiuta categoricamente di inviare truppe o di impegnare la propria aviazione sul fronte yemenita. Riyadh si ritrova sola, esposta e derisa di fronte al mondo arabo.
Paradossalmente, Riyadh sta scoprendo che un patto sulla carta non può sostituire una catena di approvvigionamento petrolifero. Il simbolismo è amaro: questo trattato, firmato nella città più sacra dell’Islam sunnita, avrebbe dovuto incarnare l’autonomia strategica da Washington. Un mese dopo, né Ankara né Islamabad hanno mosso un dito per Riyadh. L’autonomia proclamata, in pratica, sembra una mera ridistribuzione della dipendenza.

La dimostrazione di forza degli Houthi ha quindi rivelato la natura illusoria della NATO, che è al contempo islamica e sunnita. Gli 8.000 soldati pakistani schierati sul suolo saudita in primavera rimangono un totem statico, mai attivati come forza di proiezione di potenza. L’Arabia Saudita sta così scoprendo l’estremo isolamento dei regimi dipendenti. Il protettorato americano si rivela una farsa e le alleanze basate sul guadagno finanziario si dissolvono non appena vengono messe alla prova dal fuoco.
La debacle dottrinale navale occidentale di fronte all’asimmetria
L’agilità tattica degli Houthi ha superato le dottrine militari convenzionali delle potenze NATO. Il loro utilizzo combinato di droni da ricognizione a basso costo, imbarcazioni autonome esplosive e missili ipersonici di produzione locale ha bloccato l’accesso al Mar Rosso. Nessuna coalizione navale internazionale è stata in grado di ripristinare la libertà di navigazione. La superiorità tecnologica occidentale si è scontrata con una saturazione asimmetrica permanente. Le portaerei statunitensi devono allontanarsi per evitare il fuoco di saturazione. I regimi saudita ed emiratino assistono con orrore alla totale vulnerabilità delle loro infrastrutture critiche. Il progetto Vision 2030 del principe ereditario saudita , basato sull’attrazione di investimenti stranieri e sullo sviluppo del turismo costiero, sta crollando sotto il peso del massimo rischio per la sicurezza. Non è possibile costruire megalopoli futuristiche entro il raggio d’azione dei missili balistici.
Le possibilità future e il nuovo ordine regionale
Le potenziali conseguenze future di questo cambiamento sono devastanti per l’Occidente e per la monarchia saudita. Il controllo continuo del regime Houthi sullo Stretto di Bab el-Mandeb consolida la ridistribuzione del potere in materia di sicurezza in Medio Oriente. L’asse della resistenza convalida la fattibilità di una strategia di negazione dell’accesso marittimo a basso costo contro una coalizione teoricamente invincibile. L’Arabia Saudita è di fatto sotto assedio economico: le sue esportazioni lorde sono minacciate, i costi delle assicurazioni marittime salgono alle stelle e la sua reputazione di potenza regionale è definitivamente compromessa. L’Europa, incapace di proiettare una forza navale credibile senza la tutela americana, subirà un declino duraturo della sua competitività industriale. L’America di Trump sta di fatto dimostrando il suo pragmatico disimpegno, abbandonando i suoi alleati storici alla prima seria sfida. Lo Stretto di Bab el-Mandeb è diventato il cimitero delle ambizioni egemoniche saudite e dell’arroganza occidentale.
Si profilano tre scenari, e nessuno di questi è indolore. Un premio di rischio permanentemente incorporato nel prezzo del petrolio saudita, che metterebbe ulteriormente a dura prova una Vision 2030 già indebolita dal calo dei prezzi e dal costo dei suoi megaprogetti. Un’Europa costretta a scegliere tra gli accettabili sforamenti logistici e la riconosciuta dipendenza strategica – sebbene nessuna capitale abbia ancora osato dirlo pubblicamente. Infine, una ridefinizione dell’architettura di sicurezza regionale: se la garanzia americana vacilla e i patti sunniti si rivelassero vuoti sotto pressione, Riad avrà solo due opzioni: negoziare da una posizione di debolezza con Teheran, oppure costruire finalmente un deterrente indipendente, qualcosa che storicamente non ha mai dovuto realizzare da sola.

Hansarullah Yemen
Concludiamo pertanto che, dal 1869, il potere occidentale si è costruito sul presupposto che le rotte marittime strategiche sarebbero rimaste in ultima analisi sotto il controllo o la protezione occidentale. Bab el-Mandeb nel 2026, come Hormuz prima di essa, dimostra il contrario: un attore non statale scarsamente equipaggiato può congelare un flusso globale di merci senza possedere una sola fregata. La deterrenza tradizionale – portaerei, sanzioni, retorica bellicosa – è inefficace contro un avversario che non ha territorio da perdere e quindi nulla da negoziare.
Bab el-Mandeb non è più solo uno stretto. È una sentenza. E questa sentenza afferma che una potenza che non controlla più le proprie rotte presto non controllerà più nulla.
Fonte: New Eastern Outlook
Traduzione: Luciano Lago


5 commenti su “Gli Houthi dello Yemen mettono in ginocchio Riyadh, traumatizzano Trump e ipotecano Suez.”
A questo punto, mentre gli Houthi avanzano dopo quello che è stato definito “un miracolo militare”, con la liberazione definitiva di Aden che non è più “una chimera” e i principini parassiti al saud subiscono e tremano, vista la scarsità di intercettori, di missili offensivi e di altro materiale militare da parte degli u.s.a., gli iraniani, con l’esercito e le guardie della rivoluzione in testa, potrebbero occupare il kuwait, mentre le flotte u.s.a. sono a distanza dal Golfo Persico per timore che le unità navali siano colpite dalla missilistica, dai droni e dai siluri iraniani …
L’occupazione iraniana del kuwait sarebbe una “ciliegina sulla torta”, magari accompagnata da ennesimi colpi degli Houthi contro i sauditi e i loro mercenari e dal definitivo smantellamento delle basi militari statunitoidi nell’area, mettendoci una pietra tombale sopra.
Gli statunitoidi non sembrano aver capito che iraniani e Houthi praticano un nuovo tipo di guerra, sopportando costi economici infinitamente inferiori ai loro, gli Houthi integrando sapientemente ed efficacemente le operazioni militari terrestri con l’azione demolitrice di missili balistici e droni, quindi significa che i stelle e strisce sono rimasti indietro, superati dalla storia anche in campo bellico e militare, e forse credono ancora talassocratici come sono – nonostante le molte prove contrarie che hanno avuto aggredendo l’Iran – che portaerei dai costi elevati se non mostruosi, costosi jet militari e bombardieri strategici siano invincibili, risolutori contro paesi liberi che sembrano ancor oggi sottovalutare, pur sapendo bene che non hanno più (neppure lontanamente) “boots on the ground” così numerosi in grado di sconfiggere gli iraniani con un’invasione, che l’Iran non è il Venezuela e che i massicci invii di truppe sul campo di battaglia, come accaduto in Vietnam (circa 60 mila morti e 300 mila feriti), oggi sono per loro impossibili.
Tuttavia, nonostante quanto precede, l’epstein dominante negli “states” e “puparo” di trump vuole la continuazione del conflitto, seppur a bassa intensità per lunghi periodi e non accetta alcuna forma di resa, non accetta la vera diplomazia ma ordisce inganni, perché le sue chances sono nella guerra infinita DEL terrore e farebbe qualsiasi cosa pur di non arrendersi al nuovo che avanza, simboleggiato dal “mondo multipolare”.
Cari saluti
Consiglio la lettura del seguente articolo:
https://comedonchisciotte.org/guerre-e-attacchi-alle-infrastrutture-secondo-gli-esperti-la-grande-crisi-del-carburante-e-gia-qui/
Guerre e attacchi alle infrastrutture: secondo gli esperti la grande crisi del carburante è già qui
Simplicius
simplicius76.substack.com
Cari saluti
Le nazioni dittatoriali capitaliste USA & NATO per poter avere a basso costo il petrolio necessario per poter fare le loro guerre di invasione di Russia-Iran-Yemen e poi della Cina sono costrette ad obbligare con la forza i loro popoli ad usare le biciclette al posto delle auto !
L” Italietta fascista -mafiosa sono ormai 40 anni che si prepara per la terza guerra mondiale rapinando gli automobilisti italiani con nuove esose TASSE di circolazione e costringendoli a lasciare a casa la propria auto .
Quando la Cina negli anni 70 era un paese comunista con industrie zero 800 milioni di Cinesi erano costretti a viaggiare in bici mentre nei paesi Capitalisti come in Italia dove qualcuno usava l” auto per evitare di fare 200 metri a piedi si poteva viaggiare in auto senza problemi ! Dal 1990 i Cinesi Comunisti viaggiano in auto mentre 60 milioni di automobilisti italiani gli è vietato di usare le loro auto che restano ferme a causa dei vari Divieti di circolazione .
L” Italia fascista-mafiosa affamata di guerra e di petrolio Vieta la circolazione alle auto mentre alle bici e monopattini gli è concesso di fare di tutto in Italia !
Nello Yemen il conflitto è in fase di stallo, il governo di Sanaa ormai controlla le aree più popolate, ma non avendo una aviazione non può avanzare nelle zone desertiche aperte.
Sopra Marib le sue forze hanno abbattuto un F-15 saudita con missili terra-aria portatili, probabilmente cinesi a ricerca di calore.
Gli USA stanno vendendo ai sauditi una cinquantina di F-35 per poter massacrare meglio i civili yemeniti, mentre sta per vendere bombe ai sionisti per 3,5 miliardi di dollari, in realtà prestiti a fondo perduto, per poter sterminare meglio i palestinesi, i libanesi e i siriani.
Arrivano notizie dalla Siria, dove il regime di Jolani sta causando rivolte per la fame perfino nella sua vecchia base di Idlib, secondo cui le truppe sioniste rapiscono i giovani arabi nelle campagne per espiantare loro gli organi.
Il regime sionista è ai massimi dei suoi crimini, ma non durerà a lungo, la compagnia saudita ARAMCO sta comprando diesel all’estero per il suo mercato interno, ormai l’economia saudita, e con essa tutto il sistema dei regimi quisling dei sionisti in Medio Oriente, è al collasso.
Houthi… barbari che combattono con sandali… ma ipersonici!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/