Giuseppe Conte si pavoneggia come un nuovo monarca agli Stati Generali

di Luciano Lago

Chi lo avrebbe mai detto ma ormai sembra evidente: all’avvocato foggiano Giuseppe Conte il potere ha dato alla testa . Non potrebbe essere altrimenti nel vedere Conte che si pavoneggia agli “Stati Generali”, l’assemblea da lui così pomposamente battezzata , echeggiando lo storico precedente realizzato da Luigi XVI. Una assemblea dove ci sono tutti i poteri che contano, dalla Confindustria ai grandi commissis di stato, alla Banca Centrale Europea e ai massimi rappresentanti delle Istituziopni Europee, al Fondo Monetario Internazionale ed alle grandi banche, oltre alla Banca d’Italia nella persona del suo governatore Ignazio Visco.


Così è previsto che, nel giorno del debutto, agli Stati generali prenderanno la parola la presidente della commissione europea Ursula von der Leyen, la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde e la direttrice operativa del Fondo monetario internazionale Kristalina Georgieva.
Ci sono quindi tutti i poteri che contano, dalla Troika finanziaria ai massimi esponenti della politica e delle Istituzioni, manca però il popolo, esattamente come avvenne nel precedente storico della Monarchia di Luigi XVI.
Il popolo è il grande assente, non è rappresentato, visto che Conte e i suoi cortigiani e referenti istituzionali non si degnano di consultarlo ma si riuniscono a porte chiuse. Non c’è bisogno di consultare il popolo, bastano loro a decidere “per il bene di tutti” , certo non del popolo ma piuttosto a vantaggio delle grandi banche degli organismi finanziari e degli interessi della Elite, quella che è indirettamente presente (attraverso i sui fiduciari) agli Stati Generali convocati da Conte, con il plauso anche del Quirinale.
Mancherebbero all’appello per l’occasione, George Soros e Bill Gates, i due personaggi chiave del sistema tecnico scientista e finanziario che, assieme a quelli dietro le quinte, influenzano le decisioni dei governi inchinati al potere transnazionale. Strano anzi che non abbia pensato di convocare anche loro.
Saranno i signori degli “Stati Generali” a decidere il programma per i prossimi anni con l’aiuto e la consulenza professionale e ben pagata dei super manager come Vittorio Colao, il quale, appositamete venuto da Londra, ha preparato il suo programma di riforme, tagli, privatizzazioni, controllo delle masse e lotta al contante. Un programma di impronta strettamente neoliberista come vogliono gli potentati finanziari che dettano le direttive a Conte e ai suoi soci.
Un programma che dovrà innanzi tutto ridurre il debito a beneficio degli organismi finanziari e stabilire quelle misure di stretta fiscale e ristrutturazione economica che dovranno rimettere in linea l’Italia com quanto disposto da Bruxelles e Francoforte e Berlino.

Conte prepara le sue mosse


Una volta letto il programma, Colao se ne ritornerà a Londra dove, si può supporre, riferirà ai suoi referenti della elite finanziaria. Inutile restare in Italia dove potrebbe essere riconosciuto e fischiato rumorosamente come ultimamente è successo a Conte.
Non ci saranno problemi durante la riunione: un esercito di oltre 700 fra agenti e militari, armati di tutto punto, con sorveglianza di elicotteri, droni e telecamere, sorveglieranno il consesso per evitare spiacevoli sorprese. Non si sa mai che qualche gruppo di disoccupati o persone disperate che ancora aspettano i denari promessi dal mese di marzo, chiedano conto a Conte (scusate il gioco di parole) delle promesse mai mantenute.
Significativo che gli esponenti della Troika siano presenti al massimo livello alla riunione, una mossa di astuzia da parte di Conte e Gualtieri. Invece di aspettare al dopo riunione ed essere chiamato a Bruxelles per riferire delle sue prossime misure in vista di ottenere in prestiti finanziari dalla UE, Conte ha chiamato loro a compartecipare come massimi supervisori della politica economica del governo italiano. Una forma anticipata di commissariamento mascherato. Neppure il senatore Monti era arrivato a tanto nel 2011.


Conte vuol far vedere che lui supera tutti e, se dovesse trovare ostacoli negli alleati del suo governo, lui si prepara alla “mossa del cavallo” costituendo un suo partito, presentandosi alle elezioni e spiazzando Zingaretti, Renzi, Di Maio e Franceschini in un colpo solo.
Lo avevano sottovalutato ma l’avvocato Conte è persona ambiziosa e determinata a sfruttare l’occasione che gli si presenta, mentre nei corridoi della politica romana, già gli si preparano i trabocchetti e le trappole in vista dell’autunno. Un autunno che si preannuncia caldo, anzi bollente sotto tutti fronti, quelli della politica, quelli dell’economia e quelli dell’assetto sociale del paese.

21 Commenti

  • MDA
    14 Giugno 2020

    L’avvocato ( qualcuno si è brigato di andare a fondo nelle inchieste iene?) è stato messo lì da qualcuno.
    Quel qualcuno è il responsabile principale: guardiamo la luna, non il dito

    • Arditi, a difesa del confine
      14 Giugno 2020

      conte è stato messo da mattarella
      mattarella è stato messo dal pd

      il pd non vince da 10 anni un’elezione ma ha tutti i suoi uomini ai posti di potere

      serve altro ?

      • MDA
        14 Giugno 2020

        il pci-pds-ds-pd è dal 1992 che lavora per fottere disoccupati, operai, partite iva, piccoli imprenditori, precari, cioè per tutti quelli che on votano pd.
        Ebbene si aspetterebbe che l’opposizione lavorasse per fottere gli elettori pd: impiegati pubblici e pensionati sopra 2500€ mese di pensione, extracomunitarri, visto che i grandi imprenditori tipo elkan non puoi fotterli.
        Risultati ?
        zero.
        E io non dovrei tifare per la troika?
        ma fatemi il piacere, la troika sono gli unici che si inculeranno gli impiegati pubblici e io non vedo l’ora

      • Roberto Esse
        14 Giugno 2020

        Esatto, concordo, e il PD è mantenuto in questa posizione come esecutore dei poteri globalisti.

        • atlas
          15 Giugno 2020

          CINQUANT’ANNI DI RADICAL CHIC

          di Roberto Pecchioli

          In Italia, maestro fu Giovanni Agnelli. Dopo aver letteralmente deportato in Piemonte migliaia e migliaia di famiglie ex contadine come mano d’opera per la Fiat, alle prime crisi – la “congiuntura” di fine anni 60 – fu bravissimo a scaricare i costi sul bilancio pubblico, realizzando un’intesa di lungo periodo con la sinistra politica, che stava abbandonando il mito comunista, e con i ceti intellettuali di ascendenza marxista, a cui vennero affidate la direzione dei giornali, della televisione, le più importanti cattedre universitarie e la guida delle istituzioni culturali. All’epoca, la destra – e con essa la DC, occupata a difendere con i denti camere di commercio e casse di risparmio – non capì la portata strategica, storica, dei mutamenti di cui i gruppi “radical chic” erano banditori, limitandosi a deprecare o a criticare gli aspetti più ridicoli. Un’attitudine difensiva, pigra, impaurita, a cui la politica avversa alla sinistra non forniva rimedi né progettava alternative. I radical chic hanno trionfato per assenza dell’avversario, impegnato in ritirate strategiche, battaglie di retroguardia, pesca delle occasioni elettorali, pago, negli anni 80 dell’individualismo liberista di Reagan e della signora Thatcher. La destra ha difeso egregiamente i quattrini (ahimè, quelli altrui!) ma ha perduto per k.o tecnico il controllo della cultura di massa.

          L’esito è drammatico, e si condensa nel trionfo del politicamente corretto, ovvero il proibizionismo delle parole e dei pensieri, e nel nuovo vangelo, il razzismo antirazzista di cui vediamo il dilagare in questi giorni, con il caso di George Floyd. Mezzo secolo fa, la New York ricca e bianca finanziava comunisti di pelle nera in feste con abiti alla moda, commentando le novità della controcultura underground mentre sorseggiava cocktail serviti da impeccabili camerieri in livrea messicani, neri o asiatici. Oggi impone con successo di inginocchiarsi in memoria di una vittima che era però anche un pregiudicato pluri recidivo, volgarizzando un’idea perfettamente razzista, a parti rovesciate. Il poliziotto assassino, nella semplificazione emotiva, rappresenta tutti i bianchi maschi sfruttatori e violenti di ogni luogo e di tutti le epoche, il male assoluto, uniti contro Floyd, simbolo di tutti i neri di ogni tempo.

          Il razzismo attribuito per estensione a ogni bianco, del quale si ha l’obbligo morale di depurarsi ponendosi in ginocchio, vergognandosi di abusi non commessi, diventa attributo dell’intera struttura sociale, qualcosa che oltrepassa la capacità di ciascuno di pensare in una maniera o in un ‘altra. Il razzismo – ur-razzismo, parafrasando l’ur-fascismo di Umberto Eco – sarebbe dunque un attributo relativo alla pelle, una condotta, un’ideologia legata alla razza (bianca). Tale antirazzismo è sottilmente razzista. Denuncia un’intera comunità umana, quella bianca “caucasica”, alla quale attribuisce pensieri e istinti a cui non può sfuggire, se non negando in radice la sua identità. E’ il vecchio incallito razzismo ribaltato in autorazzismo. Per sopravvivere e trovare l’indispensabile nemico, si veste del suo contrario e riemerge con forza sconosciuta, ma sempre con lo spirito equivoco del ricevimento nell’attico di Lenny a New York City.

          Il mondo radical chic, nella sua azione distruttiva, ha compreso che l’uomo è un animale simbolico, un essere che “chiama le cose con un altro nome” e sa condensare le realtà più vertiginose in oggetti e termini semplificati. Può simbolizzare l’amore in un anello o la patria in una bandiera. Ha bisogno di immagini che lo sostengano e proteggano contro l’orrore del vuoto, horror vacui. Ha distrutto simboli venerandi che quasi nessuno ha difeso, sapendo bene che quando si abbattono i simboli che uniscono – da alcuni anni è il turno delle statue e delle opere d’ingegno degli esecrati maschi bianchi eterosessuali – i popoli non tardano a rispondere ruggenti, come mandrie invasate, al richiamo della foresta.

          Il materialismo di quei ceti ha sporcato la vita quotidiana di tutti, mettendo a profitto la tossica lezione del marchese de Sade, il più coerente teorico del male del XVIII secolo, per il quale, se si vuole allontanare gli uomini dalle realtà spirituali, la distruzione dei simboli risulta ben più efficace delle stragi. Spogliati dei simboli- ciò che richiama i principi – gli uomini diventano ciechi di fronte alle realtà che questi rammentavano. Alla cecità, alle tenebre, tuttavia, si può arrivare anche attraverso un sovraccarico di luce artificiale.

          Cinquant’anni fa, la ricca borghesia capitalista, avviata a diventare “post”, domò la rivoluzione – vera o presunta – delle Pantere Nere, avvolgendola nelle sue spire, cooptandola nei suoi valori di cartapesta, riassunti nel simbolo del dollaro. Così avvenne per la pseudo rivoluzione del Sessantotto. Ucciso il padre, destituita l’autorità, gettati nel fango i simboli, ha mantenuto il mito del Progresso e sostituito l’uguaglianza economica- obiettivo del vecchio marxismo – con l’equivalenza. Delle idee, delle razze, delle civiltà, dei sessi, di tutto, eccetto il portafogli. In mezzo secolo, poco più di due generazioni, ci ha messo letteralmente in ginocchio, persuasi a detestare ciò che siamo. Loro, i radical chic per convenienza di classe, continuano brindare nelle loro terrazze. Hanno cambiato in arcobaleno il colore delle livree dei servitori, regnano su un gregge istupidito, ma hanno – più di prima – il mondo in mano.

          Un applauso amaro a loro, vincitori di una civilizzazione finita, maledizione a chi non ha alzato un dito per combatterli. Come sempre, guai ai vinti, noi.

    • Roberto Esse
      14 Giugno 2020

      L’avvocato e professore universitario non distingue la differenza tra un DL e un DPCM, tanto cosa gli frega del diritto, l’importante è rimanere al vertice con la presunzione del mediocre.

  • MDA
    14 Giugno 2020

    Va mandata via la mummia.
    Una opposizione degna di questo nome caccerebbe palpebra tremolante.
    Senza se e senza ma.
    È evidente che la opposizione recita.

    • Lalla
      14 Giugno 2020

      Basterebbe qualche avvertimento per scoraggiare i burattini, ci penserebbero due volte prima di eseguire gli ordini, qualsiasi siano i mandanti.

  • Giorgio
    14 Giugno 2020

    Una sinistra anti liberista e anti globalità, che ha come principio chiave la giustizia sociale. Una destra anti liberista e anti atlantista che ha come principio chiave l’interesse nazionale. Al di là delle differenze andrebbero con i forconi a villa Phampili a cacciare la troika e i suoi servi. Sarebbe un embrione di socialismo nazionale. E non mi si dica che equivarrebbe al nazional socialismo…

    • atlas
      15 Giugno 2020

      ” comunichi al Senatore Agnelli che nei nuovi stabilimenti Fiat devono esserci comodi e decorosi refettori degli operai. Gli dica che il lavoratore che mangia in fretta e furia vicino alla macchina non è di questo tempo Fascista. Aggiunga che l’uomo non è una macchina adibita ad un’altra macchina. “

      Benito Mussolini, telegramma datato 16 luglio 1937, indirizzato al Prefetto di Torino

  • Giorgio
    14 Giugno 2020

    Leggasi globalista anziche globalita

  • Giorgio
    14 Giugno 2020

    Una sinistra antiliberista e anti globalista che ha come principio la giustizia sociale. Una destra antiliberista e antiatlantista che ha come principio l’interesse naziomale al di là delle differenze andrebbero a villa Phampili a cacciare la troika con i forconi. Sarebbe un embrione di socialismo nazionale…

    • Eugenio Orso
      15 Giugno 2020

      La destra antiliberista c’era ed era proprio il vecchio Msi. Almirante dichiarava che loro non erano amici di confindustria, che considerava la (vera) detra reazionaria, mentre Michelini dichiarava che la socialità era difendere il potere d’acquisto dei lavoratori, che oggi sono al massacro … Sull’antiatlantismo del Msi ho qualche riserva, visto che c’erano gli anti-nato, ma anche quelli molto più morbidi e, a conti fatti, schierati con gli atlantisti ,,,
      La sinistra, invece, era cosa più ambigua, se pensiamo al psi lib-lab di Craxi, oppure ai socialdemocratici.
      Il Pci era comunque diverso dalla sinistra, ma ormai “riformista” già con Berlinguer, quello della “terza via” fra Usa e Urss, semmai stava diventando “rivendicazionista”, ma all’interno del capitalismo di allora.
      Oggi non c’è niente, in parlamento, al di fuori del liberismo dominante e neppure fuori dal parlamento, se pensiamo alle sardine …

      Cari saluti

  • Alessandro
    14 Giugno 2020

    Assassini

    • atlas
      15 Giugno 2020

      L’Italia si avvia a diventare un regime totalitario temperato dall’inefficienza e dal ridicolo. Con la scusa della salute è stato introdotto il divieto di sbarco agli italiani in piazza, al bar, al ristorante, sulle spiagge; ora mitigato da libertà provvisoria, con la condizionale. I veri clandestini sono gli italiani, sorpresi a consumare all’aperto il più losco dei crimini: il reato di vivere. L’eversione ha un nome preciso: movida. Acchiappatelo, fa la movida. È pericoloso, ha un’arma in pugno, lo spritz.

      Gli unici che hanno diritto di sbarco sulle nostre coste senza dover prenotare lo scoglio né il tavolo o stare a distanza regolamentare, sono i migranti, che è reato chiamare clandestini. Appena sbarcano ricevono la mascherina vanamente cercata dagli italiani per mesi. Difatti hanno ripreso a sbarcare in massa, incoraggiati dalle aperture dell’Italistan e dall’imam che si professa papa. In omaggio ai nuovi arrivati le nuove mascherine promesse dal floppista Commissario agli Interventi Immaginari, detto Arcuri, saranno burqa o chador; ma in virtù della parità dei diritti non saranno riservati alle donne ma estesi pure ai maschi e agli asmatici che così potranno soffocare liberamente per strada, nella loro anidride carbonica.

      Dopo un’ottantena di reclusione ci è stata concessa l’ora d’aria, che è poi la tregua in corso. Gli italiani clandestini per strada sono stati regolarizzati dalla legge Bruttavecchia (simmetrica alla legge Bellanova sui migranti); ma col preciso avvertimento che saremo controllati, limitati, dovremo prenotare tutto, dal prete allo scoglio, dal barbiere al bar, fare i turni per respirare. Dovremo vivere separati, mai riuniti, il sesso solo se lo prescrive la Guardia Medica; c’è divieto di associazione come nei regimi totalitari, salvo quelle di stampo mafioso. Purché in buonafede. Il permesso provvisorio di vivere concesso ora potrà essere revocato da un giorno all’altro e comunque si sta già predisponendo il comitato accoglienza del covid-20, il nuovo virus annunciato per l’autunno, molto atteso dagli addetti ai lavori (forzati). Allora ci sarà una nuova stretta, appena varano il vaccino e il 5G, secondo i dettami di Colao-Tse-tung.

      Intanto allo scopo di perseguire il reato di vivere, è stata istituita la Guardia del popolo, la guardia civile reclutata dai 5Stelle & Bandiera rossa tra i pasdaran del regime; il Servizio d’Ordine del Partito Grillo e Martello vigilerà sugli italiani come l’Ovra, Organizzazione Vigilanza Repressione Asintomatici.

      Siamo diventati una succursale di Hong Kong, mitigata dalla nostra incapacità di pianificare la violenza di Stato (neanche quella funziona) in cui il dissenso in piazza è proibito, naturalmente per ragioni di salute; e una piccola, innocua manifestazione tricolore viene dispersa con uno spiegamento di forza che manco a Piazza Tienanmen; l’opposizione è perseguitata da associazioni di stampo mafioso e da magistrati collusi col potere ed è accusata a sua volta di agire per conto di potenze straniere e clan mafiosi. Si può tenere in cattività un popolo di 60milioni di italiani per più di due mesi ma non si può tenere su una nave, con tutti i comfort, alcune decine di scappati di casa, per una decina di giorni. Questo è sequestro di persona, quella è profilassi sanitaria.

      Nella Repubblica Impopolare Filocinese la gente non ha soldi ma la verità, somministrata dell’Istituto Nazionale Propaganda Sociale, detto Inps, afferma tramite il suo satrapo chiamato Tridico perché ha tre narici, di aver “riempito di soldi gli italiani”. Ci governa un’imitazione scadente di totalitarismo prodotta in Cina e venduta a Zingaretti a prezzi gonfiati. L’emergenza a ogni livello – sanitario, previdenziale, giudiziario, ministeriale – viene guidata da un gruppo di persone d’estrazione grillosinistra, che risultano asintomatiche al test sull’intelligenza. Non ci sono neanche i più vaghi sintomi d’intelligenza, forse ne sono immuni. E sono così puri da avere spesso il curriculum immacolato, senza una voce, almeno decente. La tv di regime rispecchia perfettamente i requisiti indicati e offre l’immagine di un Paese felice di vivere sotto questa cappa totalitaria, che porta la foto di Conte nel portafoglio, adora la divinità Kasalino e segue gli ordini del regime, con poche infrazioni represse nel sangue delle multe. Seguono a ruota i giornaloni conniventi col potere per tirar su i profitti dei loro padroni anche sotto i pechinesi della Repubblica impopolare. Avallano le peggiori incompetenze, tacciono le peggiori nefandezze, appoggiano il peggior venditore di fumo al governo. Un po’ come fa, nel suo piccolo, Renzi.

      La Lombardia è il loro Tibet, da reprimere e sradicare; all’uopo è stato allestito pure un giornale, la Piccola Vendetta Lombarda, che si occupa ogni giorno di spostare l’attenzione sul duo Fontana-Gallera, reputati la causa di tutti i mali.

      Gli Stelle & Coronas guazzano nell’emergenza perché sospende ogni libertà e riduce il Paese a un asilo infantile per grillini; sospende i luoghi del sapere, dando un chiaro impulso all’estensione universale dell’ignoranza come prevede la loro costituzione; dispone dei cittadini come se fossero pupazzetti nelle mani del Pagliaccio, riduce la democrazia e la scuola, il lavoro e la vita a un video-collegamento con la Piattaforma del Grande Fratello o della Grande Sorella col rossetto (tipo Azzolina, per capirci).

      Ridendo e scherzando abbiamo un regime comico-totalitario che per nostra fortuna funziona male. Appena aprono le frontiere ce ne andiamo. Oppure finiamola in fretta, dateci di corsa il Mes, ma a una condizione: che ci annetta all’Austria o alla Svizzera, alla Germania, alla Scandinavia o ai Paesi Bassi (e Loschi). La troika è troppo poco.

      Marcello Veneziani, La Verità 26 Maggio 2020

  • Teoclimeno
    14 Giugno 2020

    Giuseppe Conte è basso in storia, altrimenti non avrebbe mai associato la sua figura a quella di Luigi XVI ed ai suoi Stati Generali. Una scelta davvero infelice, infatti il Re venne ghigliottinato. Ma se va bene a lui figuriamoci a noi.

  • Giorgio
    14 Giugno 2020

    TG delle 13 e 30. Ultima perla d Salvini, che mi andare di traverso un boccone mentre mangio, che definisce Cina Venezuela e Iran “regimi sanguinari”… Ha bisogno di un corso intensivo di storia geografia geopolitica e tanto altro. Ma perché guardo i TG di regime….. Per sputtanarli meglio….. ma non vorrei sconfinare nel masochismo….

    • Roberto Esse
      14 Giugno 2020

      Salvini non è l’unico in parlamento che deve studiare la storia, come quando è andato in Israele ad elogiare la democrazia di quello stato, dalle alture del Golan territorio della Siria occupato militarmente. Purtroppo è il quadro generale del parlamento che è deprimente, altrimenti le opposizioni avrebbero potuto sfruttare la situazione, invece come dice Fabio Duranti di RadioRadioTv, per paura o per ignoranza si sono accodati. Addirittura in Lombardia e Veneto i due governatori pretendevano misure ancora più stringenti, facendo il gioco dei dittatori al governo, senza la minima analisi critica, e nel frattempo contribuendo a distruggere l’economia.

  • Trismegisto
    14 Giugno 2020

    Speriamo che come a Luigi XVI taglino non solo la testa ma anche le gambe. Che sia stramaledetto lui e tutta la sua famiglia a eternum!

    • Roberto Esse
      14 Giugno 2020

      Non penso Conte abbia avuto questa idea, non è in grado di pensare con la propria testa, altrimenti non avrebbe scelto un esempio simile, sarà stato qualche massone vicino a lui.

  • prowall
    14 Giugno 2020

    Bisogna attendere

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