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“Gerusalemme non è in vendita”. Questa la risposta a Trump dei leaders palestinesi

I leaders palestinesi rispondono alla provocazione di Trump: Gerusalemme non è in vendita. Così ha risposto il portavoce del presidente della Palestina, Mahmud Abbas, all’ammonimento  di Donald Trump che aveva minacciato di tagliare i fondi annuali di aiuto ai palestinesi (circa 300 milioni di dollari) per obbligarli a sedersi al tavolo dei negoziati. “Gerusalemme è la eterna capitale della Palestina e non è in vendita per oro o per miliardi”, ha detto Nabil Abu Rudeina.

Altrettanto secca la risposta della dirigente dell’OLP Hnan Ashrawi: non ci faremo ricattare

I palestinesi ”non si faranno ricattare da Donald Trump”: così ha risposto oggi in un comunicato anche la dirigente dell’Olp Hanan Ashrawi. Riconoscendo Gerusalemme come capitale di Israele, ”Trump ha distrutto con un colpo solo le fondamenta della pace”. Il presidente degli Stati Uniti, ha aggiunto, ” Trump con la sua dichiarazione ha sabotato il nostro impegno per la pace, la libertà e la giustizia”.

Dirigente OLP Hanan Hasrawi

Nello stesso tempo anche il portavoce della FPLP (Fronte per la Liberazione della Palestina) ha dichiarato che “Gerusalemme è la nostra capitale eterna, non si vende e non si compra, Trump si può tenere i suoi sporchi dollari”.
Già in precedenza Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) aveva dichiarato che sarà la lotta dei palestinesi e non Trump a decidere il destino di Gerusalemme, considerando la decisione americana come una «dichiarazione di guerra contro il popolo palestinese e i suoi diritti e che rende chiara la posizione degli USA come entità ostile al nostro popolo e come un partner dello stato sionista nei suoi crimini contro il popolo palestinese e la sua terra, e devono esser affrontati come tali».

Gli Stati Uniti dell’Amministrazione Trump, dopo il pronunciamento dell’Asssemblea delle Nazioni Unite, che ha ripudiato con schiacciante maggioranza la dichiarazione USA sulla Palestina, appaiono sempre più isolati nell’arena internazionale.

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  1. claudio 10 mesi fa

    Così facendo trump, o chi per lui, ha compattato un fronte. per quale interesse ditemelo voi, per me sono gli ultimi preparativi in vista di un conflitto che dovrà iniziare con qualche messinscena o false flag per dirlo in lingua coloniale.. specie se non andrà in porto il tentativo di destabilizzazione dell’iran che potrebbe comunque non essere slegato dalla provocazione americana..

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