Gaza: cosa aspettarsi dall’ordine mondiale sostenuto dall’alleanza sino-russa?

“ Gli Stati non hanno amici, hanno solo interessi ” ci dice il generale Charles de Gaulle; una parola, a priori, raramente negata.

Di qui la domanda che equivale a chiedersi se vi siano Stati che avrebbero “interesse” ad intervenire, prima che sia troppo tardi, per aiutare i palestinesi a sfuggire ai massacri di predatori più che mai decisi a privarli della loro terra sradicandoli o sterminandoli, in un modo o nell’altro, per realizzare le ambizioni di Israele che si estende dal Nilo all’Eufrate, così come le ambizioni del sionismo internazionale che intende trarre vantaggio dal suo espansionismo omicida.
Una domanda legittima, tanto più che Israele è l’unico Paese al mondo la cui adesione è stata accettata dall’ONU prima ancora di avere confini ben definiti, e non ha mai smesso di creare crisi per raggiungere due obiettivi: liquidare definitivamente la causa palestinese e imporre la sua egemonia unilaterale su tutti i paesi arabi, siano essi resistenti, neutrali o complici.

Domanda alla quale Nasser Kandil risponde che una politica morale della Russia e della Cina nei confronti dei palestinesi può servire allo stesso tempo gli interessi di queste due potenze. Anche se qui sotto la conciliazione tra moralità e politica sembra utopica, spetta ai lettori giudicare la logica delle sue argomentazioni…

Mouna Alno-Nakhal

*di Nasser Kandil

Russia e Cina sono criticate per aver sopportato con freddezza la brutalità della guerra israelo-americana contro il popolo palestinese a Gaza; una guerra condotta con il pretesto della vendetta per l’operazione di resistenza palestinese del 7 ottobre, intitolata Al-Aqsa Flood, e il ripristino del potere di deterrenza che questa tempesta avrebbe distrutto.

Critiche il più delle volte formulate da un punto di vista politico, sottolineando che l’asse della Resistenza è un alleato di Russia e Cina nel loro attuale confronto con l’egemonia globale americana; che Mosca e Pechino sanno bene che Tel Aviv non è che l’ombra regionale di Washington, padrona di questa guerra che si allarga fino a diventare una guerra tra l’America e l’asse della Resistenza che va dall’Iraq allo Yemen e dal Mediterraneo al il Mar Rosso; che questa guerra comporta l’esaurimento dell’America, del suo prestigio così come della sua forza deterrente, e che una delle sue conseguenze è proprio quella di aver distolto l’America dal confronto con queste due potenze al punto da provocare, logisticamente, la concentrazione dell’aiuto militare americano a Israele e quindi della sua incapacità di soddisfare i bisogni dell’Ucraina.

Resistenza palestinese

Tali critiche equivalevano a dire: non abbiamo il diritto di aspettarci dalla Russia e dalla Cina qualcosa di più della solidarietà al Consiglio di Sicurezza dell’ONU?

Di fronte a queste critiche, la risposta degli esponenti dell’asse della Resistenza è stata contrastante:

  • Da un lato, senza mettere in discussione il loro status di alleati, afferma che Russia e Cina hanno particolarità che rendono il loro approccio alla questione palestinese e al conflitto con Israele incompatibile con l’approccio dell’asse della resistenza, sia che si tratti di questioni di interessi, equilibri o priorità.
  • D’altra parte, dice che è illogico pretendere posizioni più unite da Russia e Cina quando i paesi arabi che hanno concluso accordi politici ed economici con Israele non li hanno interrotti, né addirittura sospesi, e che alcuni di loro, che sostengono la resistenza responsabile della guerra e arrivano al punto di qualificare le sue azioni come terrorismo. Questo tuttavia non è assolutamente il caso della posizione russa e cinese.

Da un punto di vista politico, questa risposta è probabilmente corretta, così come quella secondo cui è nell’interesse di Mosca e Pechino che gli Stati Uniti siano ancora più coinvolti in questa guerra e, quindi, si esercitino a seppellire la testa sotto la sabbia per essere maggiormente coinvolti.

In altre parole, la Russia si comporterebbe oggi nei confronti della guerra contro Gaza come si è comportata nei confronti della guerra contro la Siria quando ha aspettato per anni che il progetto americano di distruggere questo paese subisse battute d’arresto strategiche prima di prendere la decisione di intervenire militarmente. Ma, ovviamente, questo paragone si limita al fatto che la Russia ha mantenuto una posizione di principio nel Consiglio di Sicurezza per tutto il periodo precedente la sua decisione, e non implica in alcun modo alimentare l’illusione di un suo intervento diretto nella guerra contro Gaza.

D’altro canto, la questione da porsi è di natura morale e si basa sulle dichiarazioni di Russia e Cina che invocano un nuovo ordine mondiale e brandiscono la bandiera del multipolarismo che dovrebbe garantire la giustizia in questo mondo e il rispetto del diritto internazionale da tutti gli Stati. Tuttavia, ciò che sta accadendo in Palestina è il raro esempio che potrebbe testimoniare la moralità di questo nuovo ordine mondiale e il modo in cui si comporteranno i suoi pilastri.

Quanto sta accadendo in Palestina è un esempio raro, perché l’entità che la occupa non ha eguali al mondo in termini di violazioni delle risoluzioni e delle leggi internazionali, perché non esiste nessun’altra entità occupante che pratica una segregazione razziale paragonabile alla sua, e perché nessun’altra entità ha beneficiato di tanta impunità e favoritismo da parte della superpotenza americana che sponsorizza l’ordine mondiale attualmente prevalente.

Pertanto, è moralmente accettabile trascurare una realtà così unica di aggressore e aggredito per ragioni politiche? Quale fiducia potranno chiedere i nuovi difensori di questo nuovo ordine mondiale, sostenuti dall’alleanza sino-russa, ai popoli del mondo quando agiranno a loro volta secondo i loro calcoli politici e i loro interessi esclusivi, di fronte ad un problema eminentemente considerato causa morale?

Corte di Giustizia dell’Aja

Quello che ha fatto il Sudafrica, portando la questione dei massacri di Gaza davanti alla Corte internazionale di giustizia, non è un semplice atto politico, ma un atto morale. E anche quello che hanno fatto Bolivia, Cile e Colombia, interrompendo le relazioni con Israele per protestare contro i massacri di Gaza, non è solo un atto politico, ma un atto morale.

E la domanda diventa: a prescindere dai concetti di alleanze, interessi ed equilibri di potere, i popoli del mondo non hanno il diritto di vedere che vale la pena scommettere sul nuovo ordine mondiale, tanto auspicato? I pilastri e i suoi difensori hanno agito sulla base di una norma morale e, poiché di fronte a crimini rimasti impuniti, hanno preso una decisione che spetta loro come Stato: quella di applicare la pena minima nella sospensione delle loro relazioni politiche, diplomatiche, economiche e commerciali con Israele finché non porrà fine ai suoi massacri?

Abbiamo il diritto di sentire una risposta morale a una sfida la cui essenza è morale in un momento in cui il mondo non ha bisogno di altro. Non vale la pena aspettare di sentire parlare di un nuovo ordine mondiale basato sull’equilibrio degli interessi tra le grandi potenze e lavorare per il suo avvento…

Fonte: Al-Binaa

روسيا والصين… ليست القضية موجبات اـ

Traduzione dall’arabo di Mouna Alno-Nakhal

2 commenti su “Gaza: cosa aspettarsi dall’ordine mondiale sostenuto dall’alleanza sino-russa?

  1. Probabile che la Federazione Russa aspetti il momento giusto, di indebolimento degli ebrei e degli usa, per assumere una posizione più chiara e decisa sul genocidio di Gaza e sulle violenze inenarrabili dell’entità sionista illegale, terrorista e genocida in Palestina.

    I BRICS sembra che abbiano affidato al Sud Africa la “questione morale” del genocidio operato dagli ebrei, come è stata definita nell’articolo, ma le maggiori potenze del nascente nuovo ordine mondiale, Federazione Russa e Cina, in accordo con l’Iran attualmente minacciato dall’imperialismo us-ebreo furiosamente all’attacco, dovrebbero assumere una chiara e dura posizione politica che al momento, mi pare, manca.

    Per quanto precede, ritengo giuste le osservazioni contenute nell’articolo e ritengo che i fautori del nuovo ordine mondiale, contrapposto a quello imperialista us-ebreo che ormai sta marcendo e producendo solo guerra e violenze, dovrebbero assumere una linea politica chiara, minacciando azioni di ritorsione non soltanto simboliche e diplomatiche, perché due milioni di palestinesi sono prossimi alla morte e non possono aspettare …

    Cari saluti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Quello che gli altri non dicono

© 2024 · controinformazione.info · site by GDM