Gangsters


Fonte: Antonio Catalano

È chiaro che il vile attentato che ha ucciso Darya Dugina avesse nel mirino Alexander Dugin, il padre della compianta Darya, la quale solo all’ultimo momento ha preso l’auto del papà invece della sua. Darya Dugina era impegnata socialmente, laureata in filosofia, giornalista (ultimamente stava indagando sui finanziamenti dell’Open Society ai blogger “liberi”).
Chi è il mandante di questo vile atto terroristico? Beh, non ci vuol molto per capire che tutto rimanda (al di là di chi siano gli esecutori materiali) a chi sta dirigendo e gestendo l’affare ucraino con la cricca Zelensky.

Noi italiani conosciamo bene i mezzi democratici utilizzati qui da noi per persuaderci: dalla strage di Portella delle Ginestra (1947), passando per l’attentato di Enrico Mattei, la strage di piazza Fontana (1969), la strage di Gioia Tauro (1970), strage di piazza della Loggia (1974), strage dell’Italicus (1974), la strage della stazione di Bologna (1980)… e Moro, e Falcone e Borsellino, e Mani Pulite e… I mandanti sempre gli stessi, altri che misteri e casi irrisolti. Gli stessi che si ostinano a non voler riconoscere che è finito per loro il dominio incontrastato del mondo, e si ostinano a perseverarlo con una massa di violenza che sta imbarbarendo il mondo.
Alexander Dugin è un filosofo, quasi tutta la stampa (“Il Fatto quotidiano” neanche si degna di riportare in prima la grave notizia) si diletta a definirlo come ideologo di Putin. Lasciamo stare questa banalizzazione a uso e consumo di una plebe telecomandata. Al di là di come si possa valutare il complesso pensiero del filosofo russo, Dugin è il teorizzatore del conflitto tra progressismo imperialista e “rivoluzione conservatrice”.

Nel suo libro “Teoria del mondo unipolare” la parola centrale è multipolarità. Multipolarità in senso geopolitico, culturale, religioso, valoriale, economico. Solo un nuovo “ordine mondiale multipolare”, afferma Dugin nel libro, può contrapporsi al pensiero unico, all’uniformità globale e all’unipolarismo americanocentrico. Dugin sostiene l’idea di un’umanità costituita da diversi poli decisionali sovrani, ciascuno corrispondente alla propria civiltà di riferimento, ciascuno dotato di un proprio sistema valoriale conforme alle proprie radici storiche e culturali. Solo questo nuovo ordine multipolare potrà garantire il rispetto delle identità, delle tradizioni e dell’autodeterminazione dei popoli, nella convinzione che molteplicità e diversità siano da intendersi come una ricchezza e un tesoro non come motivo di conflitto da eliminare.

Per l’Atlantismo Dugin è un nemico “simbolico”, quindi da abbattere. Nessuna autorità religiosa ha emanato una fatwa contro il filosofo russo, la democrazia non ha bisogno di questi sistemi arcaici. La sorte ha voluto che la povera Darya Dugina prendesse la vettura del papà al momento sbagliato. Che riposi in pace!

Fonte: Antonio Catalano

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