"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Fine del Regno saudita o strategia per il controllo del Medio Oriente?

di Cristina Amoroso

Le ultime mosse del giovane principe della corona, Mohammed Bin Salman, alias Mbs, pongono interrogativi contrastanti. L’operazione anticorruzione è l’inizio della fine del Regno, e il golpe dell’ambizioso principe è solo un consolidamento del suo potere? Oppure è una mossa strategica finalizzata al controllo del Medio Oriente da parte di Israele e Arabia Saudita?
Il Regno dell’Arabia Saudita: l’inizio della fine

L’arresto di 11 principi ed ex ministri, mossa ordinata dal re Salman ed eseguita dal suo figlio impulsivo, il principe della corona Mohammed bin Salman, potrebbe segnare l’inizio della fine per il regno. L’ operazione anticorruzione non mira a eliminare la corruzione, ma ad eliminare i suoi oppositori in modo da avere potenza assoluta.

Mentre decine di uomini d’affari e principi leader sono stati arrestati, due uomini si sono distinti per il loro potenziale di minaccia all’ascesa di Mbs al trono: il principe Mansour bin Muqrin, morto in un incidente sull’elicottero vicino al confine con lo Yemen la settimana scorsa e il principe Mutaib bin Abdullah, che è stato rimosso come capo della Guardia Nazionale dell’Arabia Saudita. La Guardia Nazionale è una potente forza all’interno dell’Arabia Saudita ed è solo una delle tante potenziali scatole di malcontento.

Il principe della corona sta attuando politiche pericolose in grado di portare il regno alla rovina politica, economica e militare, considerato che controlla anche per decreto reale la fonte primaria del Paese, Saudi Aramco. Il regno è destinato a sperimentare un’elevata instabilità politica, una brutale prospettiva economica data la diminuzione dei prezzi del petrolio, un isolamento regionale e globale a causa delle sue atrocità in corso in Yemen e, ora, questioni di successione regale. Quello che Mbs rifiuta di accettare è che il regno, fin dalla sua creazione nel 1932, è stato governato da un consenso che crede di potere cambiare con il capriccio di pochi arresti e intimidazioni, rischiando di sperimentare quello che è successo a re Faisal nel 1975.

Dopo questi arresti, l’indice Tadawul All-Shares (Tasi), la Borsa più importante dei paesi arabi, era in ribasso dell’1,6 %, un minuto solo dopo la sua apertura. Il corso di Kingdom Holding Company – società che detiene partecipazioni dei giganti statunitensi Citigroup e Apple nonché il parco di attrazioni Euro Disney, di proprietà al 95 % del principe e miliardario arrestato Al-Walid ben Talal – è caduta del 9,9 % all’apertura domenica.
Israele e Arabia Saudita cospirano per prendere il controllo del Medio Oriente

Un dispaccio diplomatico segreto del ministero degli Esteri di Israele spiegabile con due eventi in Arabia Saudita: il golpe de facto di Mbs contro i nemici percepiti di suo padre, re Salman e il viaggio segreto del presidente Trump tramite il suo principale consigliere nonché suo genero, Jared Kushner: tre eventi interconnessi che meritano attenzione.

Il dispaccio, in ebraico, istruiva i suoi diplomatici di “fare tutto il possibile per” incitare i Paesi ospiti “a intensificare la pressione diplomatica contro Iran ed Hezbollah”, a sottolineare che “l’Iran è coinvolto nella sovversione regionale; e invitare i più alti governanti nei Paesi a fare tutto per “espellere Hezbollah dal governo libanese” (Hezbollah ha tre ministri in carica).

Il golpe di facto di Mbs dimostra che il principe della corona, più che essere moderato o riformatore, tenta di tornare ad un’epoca in cui gli sceicchi rivali e i leader tribali avanzarono per il controllo su ampie zone desertiche in Arabia. Anche se Mbs ha frenato il potere della polizia religiosa dell’Arabia Saudita e ha permesso alle donne il diritto di guidare per ottenere il sostegno popolare per il suo movimento “Salmani” in Arabia Saudita, il regime ha mostrato un’inclinazione a non affrontare il dissenso politico, come si è visto con gli arresti di potenti principi sauditi, uomini d’affari e moderati clerici wahhabiti.

Alcuni esperti del Medio Oriente vedono il rapido aumento del potere di MbS per raggiungere il dominio autocratico sull’Arabia Saudita come emulazione del fondatore del moderno stato saudita, Abdulaziz bin Saud, negli anni ’30. E come Abdulaziz bin Saud, Mbs non ha problemi a cooperare con i sionisti per raggiungere i suoi obiettivi. Ibn Saud accettò il piano sionista per uno Stato ebraico in cambio di un importo di venti milioni di sterline, una tangente pagata a Ibn Saud da Weizmann, il presidente dell’Organizzazione mondiale sionista e, più tardi, il primo presidente dello Stato di Israele.

Kushner con i sauditi

Kushner e MbS sono rimasti svegli per molte serate fino alle 4 del mattino, insieme a “pianificare le strategie”. Kushner era accompagnato a Riyadh dal consigliere della sicurezza nazionale Dina Powell e dall’ambasciatore della Casa Bianca in Estremo Oriente Jason Greenblatt, un forte sostenitore del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e un amico stretto della famiglia Kushner.

Trump, durante il suo viaggio in Asia, ha tweettato il suo totale sostegno per il colpo di Stato di Mbs. Con i sotterfugi di Mbs, Kushner, e degli israeliani, Trump sta forse portando gli Stati Uniti verso un potenziale disastroso confronto con l’Iran e verso la totale rottura del debole status quo politico in Medio Oriente?

Fonte: Il Faro sul Mondo

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  1. Eugenio Orso 4 settimane fa

    Come credevo, l'”alleanza” fra gli Usa e i sauditi è saldissima, nonostante le stragi nello Yemen e la diffusione del wahabismo decapitatore.
    Il triangolo mortale si completa con il lato ebraico-israeliano.
    Usa e ebrei hanno tutto l’interesse ad appoggiare gli al-Saud – anche se di “ramo cadetto”, come mbs – nelle loro peggiori avventure e così sarà anche nel caso di un confronto diretto con l’Iran.
    La visita della quasi-salma Salman in Russia, apparentemente con il cappello in mano, non ha significato un cambio nella politica saudita, com’è chiaro dopo il tentativo di fomentare il caos in Libano, trattenendo “in ostaggio” Sa’d Hariri a Riad.
    La purga e qualche morte sospetta di principi e alti dignitari, miliardari compresi, venduta come “lotta alla corruzione”, serve per rastrellare risorse con il sequestro dei patrimoni, che qualcuno ha stimato in 80 miliardi di dollari, e per eliminare ostacoli alla prossima incoronazione di Mohammed Bin Salman (il padre è ormai cotto).
    Gli alleati dei wahabiti-sauditi sono sempre e sempre di più Usa e Israele, lo sterminio nello Yemen continua e, nonostante le sconfitte militari “per interposta persona” patite in Siria e Iraq, la destabilizzazione continua, come ha dimostrato il caso Hariri.
    Niente di nuovo sotto il sole del deserto, dunque.
    Lo stato canaglia saudita sarà spazzato via soltanto da una guerra, vinta dall’Iran, dai suoi alleati, con la Russia sullo sfondo.

    Cari saluti

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