Fidarsi degli accordi con Washington? I curdi iniziano a capire il loro grave errore

di Luciano Lago

La brutale offensiva che in queste ore sta investendo la città curdo siriana di Afrin sta iniziando a produrre una sgradevole sensazione nei dirigenti curdi che avevano cavalcato l’accordo di allenza con gli USA nel nord della Siria. I curdi credevano di essere in una “botte di ferro” con la garanzia di sostegno militare fornita da Washington.

Il brusco risveglio e la sensazione  di essere stati “traditi” e scaricati dall’alleato nordamericano inizia ad essere più che un sospetto, quasi una certezza. Si  affaccia la consapevolezza dello sbaglio fatto nella mente dei capi delle formazioni curde.
In particolare, l’aver visto le forze militari USA posizionate ad Afrin ritirarsi precipitosamente dalla zona e mettersi al sicuro dopo le prime cannonate dell’esercito turco ha dato ai curdi la prova di essere stati abbandonati e lasciati al loro destino.


Gli sbagli si pagano e i responsabili politici dell’YPG, gli stessi che avevano rifiutato l’accordo con il Governo siriano, adesso ritornano sui loro passi e richiedono alla Russia di intervenire a loro difesa contro l ‘Esercito turco. Sono gli stessi capi curdi che avevano respinto a suo tempo anche l’alleanza con i russi per sottomettersi agli USA ed operare come truppe di terra di Washington, per contrastare l’Esercito siriano ed ottenere in cambio la promessa di appoggio per costituire una entità curda nel nord della Siria.

Il “niet” di Mosca ad intervenire frapponendosi fra forze  turche e e formazioni curde  è quasi scontato, visto che la Russia assieme a Turchia ed Iran partecipa ai negoziati di pace in Siria in stretto accordo con Ankara e Teheran. Tutto al più la Russia potrà intercedere per i curdi presso Ankara e presso Damasco e chiedere comprensione e “clemenza, qualcuno però dovrà pagare.
I curdi non avevano tenuto in conto la doppiezza di Washington e la ferma opposizione del turco Erdogan a qualsiasi ipotesi di una entità curda ai confini della Turchia.

Washington, di fronte alla scelta fra la Turchia, alleato essenziale della NATO nella regione e le formazioni curde, ha scelto la prima ed ha accettato di scaricare gli alleati curdi, rimangiandosi tutti gli accordi con l’YPG, probabilmente dopo aver ricevuto un duro ultimatum dal presidente Erdogan che ha preavvisato gli USA della sua offensiva dando il tempo alle truppe speciali USA di allontanarsi e mettersi al sicuro.

In Medio Oriente niente avviene per caso e tutto ha una spiegazione. Sarebbe stato sufficiente per i curdi verificare cosa era accaduto pochi mesi prima quando il leader curdo iracheno Barzani avva provato a dichiarare l’indipendenza del Kurdistan: era stato immediatamente schiacciato dall’offensiva irachena delle formazioni sciite irachene, e, anche in quella occasione, gli Stati Uniti non avevano mosso paglia per difendere i loro alleati.

Tuttavia i curdi sono buoni combattenti ma pessimi politici, accecati dalla loro ambizione di rendersi indipendenti, non hanno valutato i rischi a cui andavano incontro mettendosi in contrasto nello stesso momento con Damasco, con Mosca e con Ankara.
Una scelta sbagliata, più o meno la medesima fatta da altri leaders mediorientali o sud americani che hanno pagato caro lo stessa sbaglio di valutazione: sopravalutare l’affidabilità degli impegni presi con Washington. Tanto Gheddafi che Saddam Hussein hanno pagato con la testa questo sbaglio, qualcosa di simile accadde con Noriega a Panama e ad altri leader latinoamericani,  e le conseguenze per i curdi potrebbero essere tragiche.

Forze curde dell’YPG

Grazie alla loro alleanza con il “nemico” americano, quella che Bashar al-Assad ha qualificato come “tradimento” , gli aerei turchi hanno violato lo spazio aereo siriano e le truppe turche stanno violando la sovrantà della Siria, questo non gli viene perdonato per non aver accettato da parte di Damasco l’onesta proposta di un ordinamento federale che avrebbe garantito loro l’autonomia alla provincia curda nel nord della Siria, mantenedo l’unità della nazione siriana.

Sembra ormai troppo tardi rimediare allo sbaglio fatto a meno che si vadano a rimescolare tutte le carte dello scenario mediorientale. Eventualità sempre possibile ma non troppo probabile.

6 Commenti

  • Eugenio Orso
    21 gennaio 2018

    L'”alleanza” con gli Usa significa morte. Si applica la “filosofia” del carpe diem nei suoi peggiori significati: usa e getta. Così fanno gli Usa con quelli che vi si appoggiano credendo di vincere, magari per fottere le altre popolazioni.
    La Siria ha ampiamente dimostrato che, al’esatto contrario degli Usa, i russi sono alleati affidabilissimi, con il senso dell’onore e della lealtà, che latita dall’altra parte.
    Chi è causa del suo mal pianga se stesso? Verrebbe da dire, in relazione alla minoranza curdo-siriana.
    Non proprio, perché, purtroppo, la soldataglia ottomana della besti Erdogan si sta scatenando proprio sul territorio siriano, del tutto illegalmente, come forza di occupazione.

    Cari saluti

  • THE ROMAN
    21 gennaio 2018

    E’ assodato che la dirigenza americana sia inaffidabile e traditrice,lo e’ sempre stata . La ricchezza materiale permette agli americani di corrompere le elites dei popoli che intendono sottomettere, come d’altronde avviene in tutto l’occidente ,Usa compresi. Sono le elites finanziarie che governano le nazioni occidentali e forniscono le leve per governare i paesi che intendono sottomettere o manovrare,e tutto avviene grazie alla funzione mediatrice delle classi dirigenti corrotte che con il loro operato guidano i loro sottoposti all’asservimento . La tanto millantata potenza americana ,si scioglie di fronte ad una resistenza compatta di un popolo unito. Le “liberazioni ” del passato,con i bombardamenti a tappeto su popolazioni inermi ,non sono piu’ praticabili . l’ America ,golem stremato del giudaismo internazionale,non fa piu’ paura. Riesce a tenere nello stupore impotente il suo popolo variegato e diviso , ma non affascina ne intimorisce chi dall’esterno ne vede le crepe e la sua fondamentale debolezza. Gli Usa sono un colosso dai piedi d’argilla, che s’illude di poter ricattare un mondo che comincia a rigettarne le modalita’ aggressive e truffaldine con risolutezza. Gli SS-400 , i nuovi sistemi iraniani ricavati dagli SS 300,i missili cinesi e nordcoreani,e soprattutto l’eroica resistenza dei russi del Donbass e dell’asse sirano-libanese,ha cambiato gli equilibri definitivamente. Gli americani non passeggiano piu’ sulle rovine dei loro bombardieri distribuendo scatolame alle vittime delle loro ” liberazioni”, i canditati alla “lierazione”,grazie ai russi ed al loro ritrovato orgoglio, hanno finalmente i mezzi e la volonta’ di resistere.

    • Pesce Ernesto
      21 gennaio 2018

      gli USA e’ una tigre di carta (di carta igiene)

      • Kim
        21 gennaio 2018

        Verita’ assoluta.

  • Eugenio Orso
    21 gennaio 2018

    Ci segni di grandi difficoltà future per gli Usa, si avvicina forse il momento dell’indebolimento e della caduta?
    Sono perplesso, a riguardo, perché finora il nemico ha sempre vinto.

    Comunque:

    Com’è andato il primo giorno di shutdown negli Stati Uniti http://www.ilpost.it/2018/01/21/effetti-shutdown-stati-uniti/

    E ancora più inquietante:

    https://comedonchisciotte.org/dopo-131808-82-fr-60839-e-dopo-questa-ultima-ora-i-media-non-esistono-piu/
    Del “folle” Paolo Barnard

    Cari saluti

  • Mardunolbo
    22 gennaio 2018

    I curdi ? Peggio per loro ! Hanno avuto degli avvisi con il curdistan iracheno; non hanno voluto capire…
    Sono pure curti, ..di cervello !

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