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Esecuzioni capitali in Arabia Saudita per gli attivisti dei diritti umani

Gli amici ed alleati dell’Occidente, i monarchi sauditi, hanno la mano pesante su quanti osano contestare i metodi e le discriminazioni che avvengono all’interno del paese.

Accade che l’Organizzazione Human Rights Watch (HRW) ha ripudiato il tentativo mostruoso di un Tribunale saudita di condannare alla pena di morte cinque attivisti pro diritti umani.
“Qualsiasi esecuzione capitale è spaventosa ma cercare di eliminare con la pena di morte ( mediante taglio della testa) attivisti come Isra al Qomqam,  di 29 anni, che neppure risulta accusata di comportamento violento, è un fatto mostruoso”, così ha dichiarato la direttrice della HRW Organizzazione per i diritti Umani per il Medio Oriente, Sarah Leah Whiltson, sul caso dei cinque attivisti detenuti da Rijad nella provincia orientale saudita dove risiede una maggioranza di popolazione sciita.

Isra al Qomqam è accusata du aver protestato, di aver cantato canzoni ostili al regime e di aver partecipato a marce di protesta nella regione di al Qatif, oltre a essere una attivista conosciuta per aver documentato e partecipato alle manifestazioni di massa che iniziarono nel 2011 per richiedere la fine della discriminazione sistematica a cui sono sottoposti i cittadini di fede sciita in Arabia Saudita.
Da parte loro un gruppo di attivisti sauditi ha avvisato che la richiesta del Tribunale fa in modo che la Isra al Qomqam sia la prima attivista donna che dovrà affrontare la pena di morte per la sua opera in difesa dei diritti umani.

Il regime della Monarchia ereditaria saudita, assolutista e rigidamente impostato sulla repressione di ogni dissenso, viene accusato dalle Organizzazioni per i diritti umani di violare sistematicamente i diritti dei suoi concittadini, in particolare per coloro che si adoperano per protestare e rappresentare le lamentele delle minoranze, come delle donne, sottoposte a forte discriminazione.
Una recente ondata repressiva scatenata dal regime ha portato all’arresto di decine di persone segnalate come un “pericolo per la sicurezza nazionale” per aver inscenato varie forme di protesta. Fra queste persone almeno 13 donne sono state arrestate e sottoposte ad un duro regime carcerario.
Per cinque di loro il Tribunale saudita ha richiesto la pena capitale. I media locali hanno inscenato una campagna di accuse contro queste donne indicandole come “traditori”.

Israaa, attivista condannata a morte in Arabia S.

Le esecuzioni capitali contro i dissidenti non sono certo una novità in Arabia Saudita, tanto che sono state eseguite quest’anno già alcune centinaia di queste esecuzioni capitali senza che si sollevassero proteste nei paesi occidentali, solitamente attenti al rispetto dei “diritti umani” in paesi come l’Iran, la Corea del Nord o il Venezuela ma del tutto “distratti” quando si tratta del fedele alleato degli USA e della Gran Bretagna, oltre che importante partner di affari con i governi di Washington e di Londra.
In questi casi tutto tace e gli appelli delle organizzazioni umanitarie non hanno alcun eco sui media occidentali per timore di incrinare gli “ottimi” rapporti diplomatici che intercorrono fra Rijad e le cancellerie occidentali.

Al contrario i media occidentali hanno cercato di accreditare l’immagine del principe ereditario della casa dei Saud, Bin Salman, come personaggio giovane ed “innovatore” per aver questi introdotto la innovazione della guida delle auto per le donne, trattandosi in relatà di fumo propagandistico per distrarre dalla ondata di crimini commessi da regno saudita contro i suoi stessi cittadini all’interno ed all’esterno con i massacri perpetrati dalle forze saudite contro la popolazione yemenita.

Contro questo paese , da tre anni l’Arabia S. sta attuando una aggressione indiscriminata impiegando bombardamenti massicci su case,scuole, ospedali, mercati e infrastrutture del paese. L’ultimo episodio ha visto un bus scolare centrato da un missile con un bilancio di 51 vittime fra i bambini e molti feriti.

Fonti: Independent.co   Hispan Tv

Trad\uzione e sintesi: Luciano Lago

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  1. songanddanceman 4 settimane fa

    Arabia Saudita = un ISIS che ce l’ha fatta (cit.)

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  2. 4 settimane fa

    josey wales

    Io ve lo dico col cuore, casa facciano a casa loro i cerebrolesi wahabiti ,poco me ne cale
    Idem poco me ne cale di quello xhe sta succedendo in svezia dove il primo ministro
    ha annunciaro la necessita di inviare mezzi blindati nei quartieri soggetti de facto
    alla saharia , la svezia se l’e’ cercata e ora ben gli sta’, vedere il link

    https://ofcs.report/internazionale/svezia-meno-ikea-piu-carri-armati-islamisti-conquistano-il-paese/

    Da noi altro paio di maniche , vedremo vediamo siamo sempre in tempo a farli a fette com’ er prociutto
    macinalli e insaccallii ner budello di majale per poi darli ar cane ,si se li volesse magna’.in caso avessero
    la brillante idea di tentare qualcosa del genere anche da noi

    A me me stanno a formicola’ e mani e nun e’ paa circolazione
    vedremo vediamo noi toscani a Lepanto eramo n prima fila , jee prestammo noi e galee a quer pidocchioso
    der papa , per questo voo dico n romanesco. Er marzocco si o stuzzichi poi so’ sempre bbonissimi cazzi tui

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  3. Eugenio Orso 4 settimane fa

    Qundo decapiteranno anche MbS sarà un bel momento …

    Cari saluti

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    1. atlas 4 settimane fa

      sciiti, wahhabiti e salafiti per me possono anche decapitarsi a vicenda. Solo la Nazione m’interessa: W la Siria Sociale e Nazionale, W il Baàth, W l’ SSNP, W Bashar Al Asad, W Al Sisi.

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