"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Emergenza razzismo: una totale invenzione

di  Andrea Brizzi

Negli ultimi tempi in Italia sembra essersi acuito il dibattito sulla questione del razzismo, soprattutto dopo la formazione dell’attuale governo giallo-verde. Non passa giorno in cui negli organi di stampa, ideologicamente allineati al mondialismo, non si legga di aggressioni, fisiche e verbali, pestaggi e discriminazioni ovviamente a sfondo “razziale” nei confronti degli immigrati, e puntualmente non si taccia sugli eventi opposti.

La questione è assai complessa, e credo sia necessario fare chiarezza, discutendo qui di seguito su una serie, purtroppo, di banalità.

Il razzismo per definizione, è quell’insieme di teorie scientificamente errate, secondo le quali esisterebbe una gerarchia di razze o etnie più o meno evolute, con capacità intellettuali e morali più o meno sviluppate, per motivi di natura non sociale e o culturale, bensì per motivi genetici. Esso è un fenomeno tutto moderno, creatosi corrispettivamente alle tensioni sociali della rivoluzione industriale, e alla necessità tutta capitalistica, di importare manodopera da paesi altri.

Oggi in Italia e in tutta Europa, assistiamo ad una situazione sociale a dir poco esplosiva, nella quale masse di disperati vengono importati soprattutto dall’Africa subsahariana, per essere poi sfruttati come moderni schiavi dal capitalismo più spietato, stipati nelle grandi periferie, essi non entrano mai in contatto con la cultura europea e spesso con la lingua. Dall’altra parte il popolo europeo, da anni vessato dalle politiche liberiste di atomizzazione della società, precarizzazione del lavoro, distruzione dello stato, e sofferente per la più grande forse crisi dei valori che questa civiltà abbia mai visto. Come un’equazione il risultato non può che essere matematico; l’unico orizzonte è la guerra tra poveri.

In questo contesto, la manipolazione ideologica la fa da padrona; le necessità economiche delle élite hanno fatto sì che costruisse una narrazione antirazzista d’accatto, per la cui logica dell’essere “anti”, siamo arrivati all’assurdo risultato di negare tutto ciò che è identità, culturale, etnica, storica, etichettando come “razzista” ogni considerazione riguardante le radici europee, la critica all’immigrazione, i problemi sociali derivati dalla convivenza forzata tra gruppi etno/culturali totalmente diversi. La maschera vile dell’umanitarismo e del dirittoumanismo copre il vero volto del potere, quello della necessità imperialista e dello sfruttamento, quello della importazione di nuovi schiavi.

Bonino migranti

Questo già basterebbe per capire come il termine razzismo di cui oggi si abusa, sia solo un espediente utilizzato dai “padroni del vapore”, e veicolato come al solito dagli intellettuali, che in ogni epoca si sono adoperati per difendere il potere costituito, per sostenere le logiche inumane del mercato e del Dio denaro.

Il popolo italiano non è razzista, l’eredità spirituale e civile di cui andiamo fieri, dell’Impero di Roma, ha abituato nei millenni il popolo italiano e quello europeo tutto, alla civile convivenza tra i popoli, tra le culture e tra le religioni. L’importazione dei nuovi schiavi (repetita iuvant) conseguente alla degradazione mercatistica imposta dal liberismo imperante, ha realizzato un malessere sociale esplosivo, che si è presto unito alla difficile e quasi impossibile integrazione di popoli etnicamente e culturalmente distanti anni luce dalla nostra civiltà. L’assenza di uno stato forte che sia veramente elemento di connessione ideale, giuridica ed educativa tra i diversi popoli sta facendo il resto. Ogni possibile fenomeno di “intolleranza” non è mai un fenomeno di intolleranza etnica e razziale, bensì un risultato del malessere sociale fin qui esposto.

Chi ama le differenze ne salvaguarda le peculiarità e le ricchezze, non sogna un’anonima società multiculturale, tempio moderno del consumismo, dell’individualismo e dello sfruttamento, senza radici e identità.

In seno a questo approccio, ci permettiamo di essere orgogliosamente difensori delle nostre radici mediterranee ed europee, in una dimensione organica che abbracci l’aspetto culturale, quello storico, tradizionale, spirituale, e infine quello etnico, senza timore di essere definiti fintamente “razzisti” dalla borghesia mondialista, che evidentemente ha per troppo tempo abitato le alte e ricche torri d’avorio, ed ha tristemente dimenticato il paese reale, e le necessità del popolo.

Fonte: Il Pensiero Forte

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  1. Anonimo 5 giorni fa

    L’Italia sta diventando il pianeta delle scimmie. Ormai è una giungla di parassiti e delinquenti. Una babele di merda. Ci vorrebbe il napalm per bonificare tutto.

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  2. Silvia 5 giorni fa

    Veramennte a me pare che la maggioranza degli immigrati subsahariani non vengono sfruttati come schiavi, per il semplice motivo che i richiedenti Asilo non possono lavorare. Probabilmente gli scopi dei trafficanti sono altri.

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    1. atlas 4 giorni fa

      da quando chi spaccia droga è uno schiavo ; schiavo è chi l’acquista

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  3. giannetto 5 giorni fa

    Assai più che alla vulgata teoresi dell’ “Importazione di nuovi schiavi” (soprattutto in Italia!) credo a quella di Dimitri Orlov:

    “Perché i migranti sono necessari? Semplice: per restare prosperi un po’ piùa lungo… per continuare a esibire una crescita dei CONSUMI. I migr. non devono contribuire all’economia mantenendo impieghi… possono vivere di sovvenzioni governativa… Sono essenziali per manterenere le cifre dei consumi (perché le nostre popolazioni che si sotto-riproducono non riscono a compensare la deflazione)….. Distruggere i paesi, canalizzare le loro popolazioni verso le sacche restanti di prosperità, farle consumare e procreare, e stampare in continuazione moneta per tappare i buchi, perché questo business plan è un modo di distruggere più che di creare ricchezza…”

    In sostanza l’ “importazione di nuovi schiavi” è un corollario marginale (soprattutto in Italia) del fenomeno globale, come può venir il sospetto a chiunque apra gli occhi sulle quantità prodigiose di “migranti” che bighellonano quotidianamente per le nostre strade (in un paese di disoccupati e sottoccupati: il che basterebbe a mandare a quel paese la teoria (ripescata a sproposito da Marx) che vede nei migranti un “esercito di manodopera di riserva”) .
    Ma non è tutto, perché la realtà è sempre complessa. Esiste pure quel progetto massonico-satanico di spersonalizzazione, de-identificazione e de-nazionalizzazione che si esemplifica, per intenderci, nel “piano Kalergi”, e con aggiunta più recente nella promozione delle ideologie gender. Il quale progetto potrebbe essere anch’esso integrabile nel piano di una ristrutturazione capitalistica mondiale, promossa dall’anglo-ebraismo, che deve tagliar le gambe alla concorrenza europea (oltreché, con altri mezzi, a quella cinese). La deflazione dei consumi impone infatti
    1. il consumo rapido dell’inflazione produttiva già esistente sul mercato capitalistico mondiale,
    2. la limitazione di quest’ultima a pochi produttori, che grazie al progresso tecnologico mettono in grado pochi di produrre per molti.

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  4. Brancaleone 5 giorni fa

    Rimango dell’idea che l’obiettivo non e’ creare nuovi schiavi ma destabillizzare societa’ gia’ esasperate da massacranti strette economiche a cui vengono assommati disagi di convivenza forzata con grandi diversita’ a cui vengono riservati trattamenti preclusi ai popolo legittimi. Cos’e’ questa se non provocazione? La storia dell’impero romano e’ descritta molto bene dagli storici, non erano alla “volemose bene”. Diventare cittadino romano non era affato facile, occorreva combattere con valore tutta la vita per Roma ed era l’imperatore a concedere il privilegio, spesso negato anche su richiesta dei suoi familiari. Non credo che questi morirebbero pur di ottenere la cittadinanza, ne’ chiedono la ramazza per ripulire almeno i loro escrementi nei giardini o nelle metro.

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    1. giannetto 4 giorni fa

      Ma anche l’obiettivo di destabilizzare la società non può essere gratuito e fine a se stesso. Deve essere funzionale a qualcosa …. qualcosa di essenziale nella costante ristrutturazione del trend capitalistico globale. … E Orlov mi ha indicato la strada.. A mio parere stiamo sperimentando diversi saggi di ristrutturazione capitalistica (di cui le migrazioni programmate sono uno). Orlov concludeva dicendo che non si può tirare avanti in sto modo all’infinito. Probabilmente no, perché tutto diventa obsoleto, ma per il momento non vedo controtendenze incisive. Sicché continuiamo a sciropparci migranti, e a digerirli senza far casino, perché ben altri interessi tengono occupate le menti del poppppolo . Intanto, i migranti, li manteniamo.- Bisognerebbe avere un giornalismo d’inchiesta serio onde sapere QUANTI – pur relativamente alla loro percentuale in età di lavoro – dei 6 milioni di “migrati” che vivono in Italia abbiano un lavoro davvero…. intendo il “lavoro” di chi ci paga le tasse sul salario e fa la dichiarazione dei redditi (non i lavoricchi una tantum di due ore al giorno o giù di lì, e neppure la raccolta dei pomodori o cose simili organizzate dalle mafie, di fronte alle quali il nostro meraviglioso Stato chiude uno e due occhi, dando iN QUESTO CASO ragione perfino al Brizzi che parla di “importazione di nuovi schiavi”…. Pensate però dove mai si verifica, una dinamica del genere! Vi pare che in Svizzera o in Austria sarebbe possibile la raccolta delle mele, allo stesso modo? – La realtà, come dicevo, è complessa, e ha tante sfaccettature).

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      1. Brancaleone 4 giorni fa

        @Giannetto
        Sono d’accordo sul fatto che in austria non succederebbe e’ quindi evidente che il “trattamento e’ riservato a italia,spagna e grecia: siamo i popoli eletti alla disgregazione o come amano definirci pig cioe’ maiali e sappiamo la fine che fanno. Ricononoscera’ comunque che l’operazione “onda nera” e’ fondamentalmente imperscrutabile, in quanto non e’ manodopera eccetto una minoranza e i costi che comporta vengono in larga parte sostenuti da organizzazioni dei quali non rientreranno mai.Come giustamente dice lei: quanto potra’ durare il bighellonare dell’omaccione alto due metri con t shirt alla moda e smartphone con cuffiette? Cosa seguira’? Questa e’ l’inquietante domanda che trova una mezza risposta nell’imperterrito perseverare all’esortazione all’accoglienza: la pentola scoppia e a seguire regime. Ovviamente noi siamo esperimento pilota a cui seguiranno i non pig( perche’ anche loro sono pig). Parlare di schiavismo e’ come parlare di fascismo parole d’ordine prive di senso. Saluti

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        1. guannetto 2 giorni fa

          Giusto! Siamo proprio il paese-pilota, ossia il paese che assaggia i veleni per conto dei suoi padroni internazionali.

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      2. silvia 4 giorni fa

        La Svizzera, al contrario di noi, ha ancora una sua sovranita’.

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  5. redfifer 5 giorni fa

    Gli unici veri e non certo marginali episodi di razzismo in Italia, sono quelli dei governi a guida PD nei confronti degli italiani e come se quel che il governo ha combinato sino all’avvenuto cambio (per fortuna) non bastasse, rimane sempre l’operato dei sindaci rossi a far si che i loro esasperati cittadini, hanno in qualche modo da difendesi dal malagoveno di questi soggetti per i quali si denota un problema soggettivo che li accomuna, ovvero: la totale mancanza di principio di ogni tipo, che si assomma alla mancanza di idee, dando cosi un risultato deleterio e pessimo avendo ingannato la maggioranza degli italiani, che aspettandosi protezione da chi porta avanti un pensiero comunista si è visto e continua a vedersi piegare, con relative ulteriori perdite di diritti, da una élite che continua a dare evidenti segni di instabilità politica e umana, degni delle peggiori case di cura per soggetti celebrolmente lesi

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    1. Animaligebbia 4 giorni fa

      E’ strumentale,nonche “‘ rassista”,usare una foto di pacifiche risorse in ordinata fila davanti alla sede INPS per illustrare un articolo di tal fatta.Non si fa cosi’,vergogna. r

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