"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Elite Finanziaria ed il controllo globale

di  Luciano Lago

Come altre volte abbiamo scritto, il processo di globalizzazione economica ha favorito negli ultimi decenni l’ascesa al potere di una elite finanziaria transnazionale che ha acquisito un potere di controllo di fatto sul sistema economico mondiale tramite il monopolio degli strumenti finanziari ed la supervisione sui principali organismi transnazionali che svolgono la funzione di regolatori dei mercati dei capitali e dei principali indici finanziari.

Si tratta del Fondo Monetario Internazionale, della Banca mondiale, del potentissimo WTO (commercio internazionale), della Banca dei Regolamenti Internazionali ( che rappresenta il vertice del cartello bancario delle Banche Centrali, un istituto che controlla l’offerta di moneta in tutto il globo), dell’ONU e delle sue più importanti agenzie, della Goldman Sachs e delle più importanti banche d’affari (dalla JP Morgan alla Black Rock, Morgan Stanley, Credit Suisse, ecc..).

Tralasciando di citare organismi minori ma ugualmente importanti come le agenzie di rating che svolgono funzioni accessorie (classificazione dei debiti ed affidabilità di Società di capitali, Stati, aziende pubbliche, ecc..) e sono direttamente emanazione delle grandi banche.

Attraverso questi organismi l’Elite mondialista si è assicurata il controllo dei governi delle aggregazioni di Stati come la UE, del commercio internazionale e soprattutto del movimento dei grandi capitali finanziari.
Pochi analisti inascoltati, mentre tutti gli opinionisti al servizio del sistema ne esaltavano l’inarrestabile percorso, avevano a suo tempo avvertito che la tanto decantata “Globalizzazione” niente altro era se non l’abile travestimento operato dall‘elite finanziaria anglo/USA, nell’ imporre l’apertura illimitata dei mercati per avere il controllo dei circuiti finanziari, lo sfruttamento a proprio vantaggio delle risorse naturali, della forza di lavoro a basso costo ed il dominio dei mercati dove collocare in modo redditizio e sicuro, i propri capitali speculativi.

Avviene che, per effetto di due processi paralleli, globalizzazione e finanziarizzazione dell’economia, i grandi organismi sovranazionali sono gestiti da una elite di potere mondialista, una cerchia ristretta di grandi finanzieri e dei loro fiduciari, che dispongono del potere di indebitare gli Stati e trarre profitto da questi debiti, di far acquisire il credito (e gli interessi ad usura ) a vantaggio del cartello bancario e delle multinazionali i beni patrimoniali degli Stati che non sono più in grado di pagare gli interessi del sistema usuraio (il concetto di privatizzazioni nasce da questo), di imporre le scelte politiche a loro favorevoli (libera circolazione dei capitali, normative sul commercio e sull’industria uniformi, legislazione sul lavoro flessibile, abolizione dei diritti sociali, ecc.).

La politica dei governi da tempo è stata sottomessa al servizio dell’economia o meglio della finanza globale. I governi sono infiltrati dai fiduciari di questa elite, che ne controllano le decisioni e le scelte fondamentali. Ne abbiamo avuto la prova in paesi come l’Italia e la Grecia dove, quando necessario, in sostituzione di governi eletti, sono saliti al governo tutti personaggi che provenivano dalla Goldman Sachs (Monti in Italia, Lucas Papademos in Grecia) o da organizzazioni come la Trilateral Commission, che hanno preso tutti quei provvedimenti che risultavano “graditi” all’elite, quali imposizione fiscale, accreditamenti alle banche, conferimento di miliardi nei fondi di stabilità (MES/ESM), privatizzazioni dei servizi, svendita del patrimonio pubblico, tagli alle spese sociali e pensioni, omologazione delle normative su lavoro, banche ed industria.

L’Elite di potere, l'”aristocrazia del denaro”

Non è facile descrivere da chi sia composta questa elite, la sua forza è quella di agire dietro le quinte, di essere transnazionale ed il fatto che i suoi componenti non siano facilmente individuabili. Il grande capitale finanziario monopolista non corrisponde a nomi di persone conosciute . Certo esistono delle dinastie con antica tradizione come quella dei Rothschild, una dinastia che controlla fra l’altro sia la Federal Reserve, sia la Banca d’Italia, sia la BCE, tutte banche private o composte da consorzi di banche private.
La stessa dinastia possiede anche la Barclays (tra le maggiori azioniste di di Intesa San Paolo), o la dinastia dei Rockefeller che in Italia controlla Mediobanca e la consociata Unicredit, o Markus Angius (coniugato con una Rotschild) che controlla la JP Morgan (consociata MPS di Siena), già chairman ed azionista di Barclays Bank, o si può citare Vincent Bollorè della Groupama Holding , l’italiano Carlo De Benedetti (Espresso Repubblica) che siede nel CDA della Banca Rotschild, oppure Francois Perol, partner della Rotschild Bank, advisor della F. Dupont, ecc.. Si  potrebbe citare la dinastia dei du Pont che attualmente è proprietaria delle maggiori multinazionali nel settore chimico, che detiene brevetti dal valore inestimabile e che ha amministrato gruppi come la Conoco, 5° gruppo al mondo, fusosi poi con le società petrolifere Gulf e Philips Petroleum. Altre citazioni si potrebbero fare per le famiglie dei Morgan, Spenser e Astor.  Vedi: I Rotschild e gli altri

Per questi personaggi “esposti” ve ne sono altri che non compaiono mai e di cui neppure si conoscono i nomi.
L’elite finanziaria si riunisce saltuariamente in alcuni club esclusivi come la Trilateral Commission, l’Aspen Institute, il Club di Bilderberg, il Club di Roma, e da da quei consessi decide le scelte di politiche economiche da attuare, quali provvedimenti prendere, quali campagne orientare sui media per convincere le opinioni pubbliche, quali candidati alle elezioni appoggiare nei paesi chiave, quali fiduciari nominare al vertice delle principali istituzioni internazionali, dall’ONU al WTO, alla Banca Mondiale ed al FMI.
In alcuni casi vengono fatte dichiarazioni ufficiali ma nella maggior parte dei casi le decisioni sono prese a porte chiuse.

The Bank of International Settlements or BIS

Nei consessi esclusivi partecipano i direttori delle più prestigiose testate editoriali, giornalistiche, televisive, a loro spetta il compito importante di manipolare le informazioni dei media in base agli interessi della elite. Superfluo ricordare il ruolo fondamentale dei media nella disinformazione e nel condizionamento dell’opinione pubblica.

Si è creato un sistema a rete, costituito da intrecci di poteri e di occupazione delle principali istituzioni pubbliche, finanziarie, mediatiche, accademiche, che non consente nelle sue pieghe neppure una forma mascherata di dissidenza che non sia controllata e resa innocua. Il potere mondializzato è un potere fondato a rete (network) e organizzato sulle strette relazioni che legano fra loro gli esponenti della “aristocrazia del denaro“, famiglie proprietarie delle maggiori fortune e patrimoni, governatori delle Banche Centrali dei principali paesi OCSE, del Giappone e dei paesi emergenti. Queste reti includono anche i responsabili delle grandi agenzie dell’ONU e delle Istituzioni internazionali come Banca Mondiale, FMI, OMC, oltre ai proprietari dei grandi media, gli apologeti della globalizzazione, i presidenti delle più prestigiose Università ed Accademie.

In Europa il controllo della elite finanziaria si è reso evidente, con la creazione dei trattati come Mastricht, Lisbona, Fiscal Compact, ecc. si è costituito da tempo un sistema che non ha più neanche la parvenza di una forma democratica, visto che la sovranità degli Stati è stata del tutto consegnata (salvo qualche resistenza dei paesi dell’Est ) alle Istituzioni europee che decidono in tutti i settori importanti dell’economia , come quelli del bilancio, del credito, delle spese sociali, dell’industria, della concorrenza, delle assicurazioni, agricoltura, ecc..

Una forma mascherata di oligarchia che non a caso è stata definita da due  ex dissidenti dell’Unione Sovietica come la “nuova URSS” del 2000. Vedi: La UE? Eè la nuova URSS….
Nel mondo della grande finanza, sempre più legato a quello delle grandi società multinazionali, i dirigenti e gli alti quadri si scambiano le informazioni più confidenziali, le condividono con gli uomini politici al potere, i quali possono a loro volta informarli sulle misure economiche o finanziarie che sono in fase di definizione dal governo, in cambio di favori durante le campagne elettorali o di finanziamenti agevolati per la propria cerchia di parenti e clientes (vedi scandali bancari Monte dei Paschi, Banca Etruria, ecc..).

Il modello neoliberista USA

Il modello neoliberista USA di fusione fra interesse privato ed interesse pubblico ha fatto scuola ovunque, in Europa in primis ma si è imposto in tutto il mondo (con poche eccezioni) come modello “senza alternative”.
In passato esistevano regole che imponevano la separazione tra la carriera politica e quella di dirigente di una grande banca d’affari o di una multinazionale. Oggi questa regola è superata ed in Italia ed in Grecia, i principali politici, presidenti del Consiglio e ministri economici provenivano dalla grande Banca d’affari Goldman Sachs. Una strana coincidenza, dicono alcuni. Stessa cosa avviene nell’Unione Europea dove funzinano le “porte girevoli” per coloro che hanno occupato posti direttivi nella Commissione Europea o in altri organismi, Vedi: Le porte girevoli la sfilata degli ex commissari europei  verso le lobbies  delle multinazionali…
Il risultato è l’opacità di tutte le grandi decisioni economiche che si può sospettare siano prese in funzione degli interessi dei grandi potentati finanziari e delle possenti multinazionali.

Il vecchio concetto della sovranità popolare è stato del tutto surclassato dall’ascesa al potere di questa elite finanziaria che si arroga il diritto di decidere per conto ed in sostituzione dei popoli. Concetto espresso e manifestato con estrema chiarezza ultimamente dal neo presidente francese, Emanuel Macron (il “figlioccio” dei Rotschild) e che in Italia era stato dichiarato apertamente, fra gli altri, dal noto , Eugenio Scalfari (Gruppo Repubblica L’Espresso) “maître à penser” della sinistra mondialista. Vedi: “Secondo Macron l’epoca della sovranità popolare è superata”

Il “capolavoro” dell’Unione Europea rende superflui perfino i Parlamenti nazionali che (per la maggior parte del loro tempo) devono soltanto limitarsi a ratificare le decisioni già prese a Bruxelles dove tutto una oligarchia tecno finanziaria decide e gestisce le politiche economiche in base ad interessi precostituiti.
Risulta chiaro che il principale obiettivo della elite in prospettiva è quello della totale abolizione degli Stati nazionali perché questi vengano inglobati in un nuovo ordine mondiale (dominato dalle elite anglo USA) e questa è una finalità peraltro anche dichiarata tempo fa da un membro della dinastia Rockfeller.

Si approfitta peraltro dei periodi di crisi per fare passi in avanti sostanziali verso il nuovo assetto mondiale: the NWO. Le crisi finanziarie sono divenute ormai cicliche, nulla è cambiato dal 2008, i banchieri che sono stati salvati dalla bancarotta con denaro pubblico, negli USA come in Europa, hanno continuato ad operare con gli stessi sistemi utilizzati pochi anni prima che hanno portato allo sconvolgimento ed alla ondata di crisi, pagate sulla propria pelle dalla classe media e dai lavoratori.

Per completare il quadro bisognerebbe aggiungere il concetto che queste entità finanziarie sopra descritte non soltanto hanno in pugno i debiti degli Stati ma sono le stesse entità che creano moneta fittizia dal nulla mediante emissioni finanziarie e moltiplicazioni frazionate di derivati, tutte senza un reale controvalore, tanto che si calcola che dispongano in totale di un volume di denaro fittizio che corrisponde a più di 25 volte il PIL mondiale dell’economia reale. Un tema questo che, per la sua complessità, richiede un approfondimento a parte.

Allarmi inascoltati

Alcuni pensatori e filosofi avevano lanciato l’allarme già da molti anni quando il processo era all’inizio, si voleva avvertire che la globalizzazione economica avrebbe portato ad un nuovo Ordine Mondiale caratterizzato dall’aumento delle disuguaglianze con l’arricchimento di una ristretta elite e l’impoverimento di molti, oltre allo sfruttamento selvaggio della mano d’opera nei paesi emergenti dove anche i bambini vengono impiegati per produrre e confezionare i beni di consumo destinati ai mercati, fenomeno che avrebbe portato alla distruzione delle comunità e sradicamento di popoli.

Qualcuno aveva anche anticipato quale grande trappola fosse rappresentata da questa globalizzazione che, anche in Europa ed in buona prte dei paesi industrializzati, nella costruzione di questo nuovo ordine, già in fase avanzata, si andava verso la creazione di un sistema iper capitalistico elitario, delinquenziale, precipuamente speculativo, che ricerca non soltanto i profitti netti e rapidi per evitare gli investimenti di lungo periodo, come quelli industriali, ma anche per amministrare la crisi di sovraproduzione per trasformarla in crisi finanziaria. In altre parole per saccheggiare la popolazione e le risorse di ogni paese. Vedi:  La trappola della globalizzazione

Esiste oggi un risveglio in alcuni settori di minoranza dal lungo letargo e cresce l’ insofferenza delle classi giovanili, per le aspettative non soddisfatte dei giovani lavoratori, della loro impossibilità di garantirsi un futuro e del loro desiderio di rivalsa in assetti sociali dove le risorse sono gestite pochi e le ineguaglianze sociali diventano intollerabili. Situazione di potenziale rivolta che ha iniziato a manifestarsi in alcuni paesi ma che rischia di essere rapidamente riassorbita dal sistema che dispone delle leve di comunicazione e dei mega media per “distrarre” e distogliere l’opinipone pubblica dai “cattivi pensieri” di rivolta e di contestazine. si cercano nuovi metodi per dirottare la rabbia e l’insoddisfazione delle masse verso nuovi feticci, il calcio, le droghe, la Tv ed il consumismo di massa non bastano più, si studiano nuove soluzioni e si alimentano psicosi di terrore e di pericoli imminenti: il terrorismo islamista è uno di questi ma altri fattori sono allo studio della elite di potere che pilota le grandi decisioni e crea gli avvenimenti. Ne vedremo presto gli effetti……  Vedi: Elite globalista e rischi di rivolta

Dichiarazione di David Rockefeller:
“Siamo grati al Washington Post, al New York Times, al Times Magazine e altre grandi testate i cui direttori sono stati presenti ai nostri meetings e hanno tenuto fede alla loro parola di essere discreti per quasi 40 anni. Sarebbe stato impossibile per noi sviluppare il nostro piano per il mondo se fossimo stati sotto i riflettori dell’informazione per tutti questi anni. Ma il mondo è oggi più sofisticato e preparato per marciare verso un unico governo mondiale. La sovranità sovranazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale che è stata praticata negli ultimi secoli”.  (Vedi: Arianna Editrice )

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  1. Marco 3 mesi fa

    In poche parole dovremmo essere finiti… vedremo se è vero il detto del diavolo che fa le pentole ma non i coperchi.

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  2. dino 3 mesi fa

    Tutto vero.Purtroppo,il problema più grave è che mancato anticorpi a questo sistema nel senso che la stragrande maggioranza delle persone ritiene che questa sia solo una corrente filosofica come molte altre.Il popolo è drogato di consumismo stupido ma di questo non se ne rende conto

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  3. Eugenio Orso 3 mesi fa

    L’aristocrazia finanziaria globale, agente strategico neocapitalistico, è quella che ha vinto la lotta di classe in occidente (anche qui, da noi) senza usare le armi, reprimendo con le forze di sicurezza o forze militari le classi dominate, ma con un trentennio buono di “paziente” manipolazione antropologica e di disintegrazione culturale dei dominati.
    La vecchia alta borghesia proprietaria, dotata di un po’ di coscienza e di senso di responsabilità, non avrebbe potuto ottenere un simile risultato, nei contesti culturali, economici e sociali del capitalismo produttivo del secondo millennio.
    L’espressione “agente strategico neocapitalistico” si attaglia perfettamente a questa aristocrazia dominante (quella cui fa riferimento l’ottimo Luciano Lago), ma non è mia; la dobbiamo a Gianfranco La Grassa ed è stata adottata anche da Costanzo Preve. E’ un’espressione che mette l’evidenza l'”impersonalià” (se non la disumanità) di questa nuova classe dominante, non più ostaggio di problemi di coscienza, non più fedele ai territori, alle comunità, agli stati, alle nazioni.
    La seconda contraddizione del capitalismo produttivo otto-novecentesco era, infatti la cosiddetta coscienza infelice borghese, che ha spinto personalità come Marx, Engels e Lenin a rivoltarsi contro la loro classe sociale (borghese) di appartenenza. L’aristocrazia, invece, è priva di coscienza e, perciò, il neocapitalismo a vocazione global-finanziaria e più “resistente” e “duro” del vecchio capitalismo produttivo a guida borghese, che, oltretutto, era legato alle sorti deli stati nazionali, imperialisti e non.

    Cari saluti

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