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ELEZIONi in BRASILE: Bolsonaro, un “Fantoccio” Americano Neoliberista

di   Luciano Lago

Se ci si ferma alle descrizioni della stampa europea sul fenomeno di Jair Bolsonaro, il candidato vincente nel primo turno delle elezioni in Brasile, si vuole far credere che nel grande paese latino americano si stia assistendo all’emergere di un esponente di un fronte populista nazionale che sarebbe assimilabile, con le dovute differenze geografiche, ai populismi affermatisi in Europa. In altri termini Bolsonaro, secondo gli editorialisti del Corriere della Sera o di Repubblica sarebbe il “Salvini brasiliano” che minaccerebbe la democrazia in Brasile con rischi di contagio in tutta l’America Latina.

Quello che caratterizza i movimenti definiti “populisti” in Europa, sarebbe la loro opposizione al mondialismo, alla società aperta ed al neoliberismo che guida l’espansione del dominio finanziario transnazionale ed il processo di globalizzazione, con tutti i suoi risvolti in termini di immigrazione incontrollata ed abbattimento delle culture ed identità nazionali.

Nel caso di Bolsonaro, ex militare e nostalgico dei regimi militari del passato in Brasile ed in America Latina, nulla di tutto questo appare nel suo programma politico ma piuttosto l’aspirazione ad un Brasile americanizzato e neoliberista, con un regime forte ed intollerante verso le aspirazioni sociali delle masse, sottomesso all’industria culturale del grande capitale transnazionale.

Non a caso Bolsonaro propugna una spinta alle privatizzazioni delle grandi industrie nazionali, in primis alla Petrobass, il gigante petrolifero brasiliano appetito dalle grandi multinazionali anglo-USA, come anche Eletrobras, il gigante dell’energia nel paese, oltre alle altre grandi imprese pubbliche esistenti, dal settore bancario a quello delle comunicazioni.

Bolsonaro auspica per il suo paese un processo del tutto simile a quello che in Italia portò alle privatizzazioni e alla svendita delle grandi imprese pubbliche dell’IRI, voluto dai servitori del grande capitale finanziario, processo di cui l’Italia ancora oggi ne paga le conseguenze.

Di questo si tratta in definitiva : Bolsonaro è un servitore del grande Capitale Finanziario e del tutto disponibile a riportare il Brasile nell’area della subordinazione geopolitica e geofinanziaria agli Sati Uniti d’America, rendendo il grande paese latino come il lato più grande del “cortile di casa” degli Stati Uniti.

Bolsonaro fra i militari

Nel suo programma Bolsonaro parla esplicitamente della necessità della indipendenza della Banca Centrale, uno dei totem del neoliberismo finanziario. In altre parti dei suoi discorsi Bolsonaro si manifesta come critico di quelli che sono i cosiddetti “populismi nazionali” nelle loro caratteristiche più generali e necessarie, con l’idea di fondo dare una svolta reazionaria e conservatrice alla società brasiliana.

La base ideologica etica del Bolsonaro, per quanto confusa, si ricollega all’evangelismo cristiano, essendo lui un adepto di questa setta che ha impestato una buona parte della popolazione del Brasile con la sua predicazione eretica e messianica che si ricollega al sionismo ed all’avventismo biblico.

Si spiega come Bolsonaro si sia dichiarato un “ammiratore” del presidente Donald Trump e si comprende come sia facilmente influenzato dalla fazione dei neocon che sono di casa a Washington e che influenzano la politica estera degli USA. Nei discorsi di Bolsonaro è facile scorgere la stessa retorica decisionista, primatista e segregazionista che caratterizza le dottrine neocon.

Manca del tutto una visione di indipendenza nazionale e di valorizzazione della cultura tradizionale brasiliana, a di là del mero conservatorismo moralista di facile presa con le sue ricette semplicistiche per le masse dei suoi elettori, angustiati da problemi di sicurezza e di diffusione di droga nel paese.

Un vero populismo nazionale brasiliano dovrebbe coniugarsi con una difesa dei ceti popolari e della identità culturali del paese carioca con una base nella valorizzazione delle risorse del Brasile difendendone l’autonomia ed il ruolo di guida nel continente latinoamericano. Non è questo il caso di un Bolsonaro che in nulla rassomiglia a un Juan Domingo Peron, quello si un leader autenticamente “populista”nell’Argentina degli anni ’50/60.

Bolsonaro non è “un fascista” come vorrebbero farlo apparire i media dell’establishment dell’Europa e non ha niente a che fare con populisti del vecchio continente come la Le Pen, Putin, Salvini, Órban, Farage (con le loro differenze) e molti altri personaggi definiti “populisti” “Dall’establishment internazionale.

Bolsonaro appare piuttosto come un Macrì brasiliano, una delle tante marionette neoliberiste al servizio degli interessi del Grande capitale di matrice statunitense, collocati nei governi filo USA del continente latino americano.

Avremo presto l’occasione di riparlarne.

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  1. gino 1 settimana fa

    “Un vero populismo nazionale brasiliano dovrebbe coniugarsi con una difesa dei ceti popolari e della identità culturali del paese
    carioca con una base nella valorizzazione delle risorse del Brasile difendendone l’autonomia ed il ruolo di guida nel continente
    latinoamericano”… è quello che ha fatto per 14 anni il PT di lula. e per questo è stato distrutto da un congiunto di azioni di soft war
    finanaziaria, mediatica e giudiziaria.
    bolsonaro è sorretto da americani ed ebrei (s’è curato dal fake-attentato presso l’ospedale israelita, è stato varie volte in israele e fa
    spesso congressi presso associazioni ebraiche), chiese evangeliche (con sede in USA e 60 milioni di fedeli, non una “setta”
    purtroppo), tutte le 4 TV nazionali (private e 3 su 4 di proprietà delle suddette chiese evangeliche), latifondisti, imprenditori,
    esercito e polizia, mercati, e tutti i prepotenti schiavisti di classe medio-alta.
    il punto centrale del piano economico del suo capo economista (scuola di chicago) è l’ELIMINAZIONE DELLO STATUTO DEI
    LAVORATORI risalente al 1943 di getulio vargas, quindi schiacciare lavoratori e poveri, aumentare il già enorme divario fra le
    classi.

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  2. Robyt 5 giorni fa

    Un grande leader e un vero vincente che ha praticamente già avuto una vittoria schiacciante su parassiti e corrotti disposti a tutto per non perdere il potere.

    A parte ciò Bolsonaro è di origine italiana e rimanderàin galera la feccia dei terroristi comunisti che il brasile ospitava, compreso restituirci un figlio di puttana (battisti) che speriamo invece qualcuno gli faccia fare la fine che merita prima che ritorni in italia.
    http://m.dagospia.com/se-vinco-vi-rimando-battisti-in-italia-e-bolsonaro-sta-per-vincere-185370

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    1. atlas 5 giorni fa

      quindi a te questo porco piace solo perché è di origine ‘italiana’ e perché ci rimanderebbe qui il Battisti a fare compagnia ai Moretti e ai Seghetti che sono tutti fuori già da decenni. Bene, minkia aggiungo, alle assurdità che scrivi. Com’è assurdo pagare il canone RAI per i Vespa e i Fazio e dover guardare Giulietto Chiesa su YouTube che sarebbe ‘comunista’ eh ? Non ti offendi se do più credito a quello che scrive Luciano Lago e al ‘gino’ vero ?

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      1. Robyt 5 giorni fa

        Premetto che si vedrà poi se manterrà fede alle promesse. Intanto prendo atto di una vittoria popolare spiazzante che ha mandato letterelmante a quel paese un establishment di comunisti; che guarda caso hanno dato protezione ai vari Battisti. Poi ovviamente per il resto del brasile non me ne frega moltissimo e non credo che la sua politica influisca tanto sulla nostra. Però molti dei nostri giornaloni solito dell apparato (vedi repubblica) ne hanno parlatoin termini molto negativi. Il fatto che promette di mandare in galera qualche faccia da c.o come battisti me lo rende estremamente simpatico. Poi vedremo se manterrà parola data.

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        1. atlas 5 giorni fa

          il Brasile è nel BRICS ? Sì, allora la sua politica DEVE essere in accordo con Russia e Cina, non con gli usa e getta, semplicemente per logica

          se veramente si vuole colpire Battisti, che non è mai stato un Comunista Nazionale, ma un marxista al servizio del giudaismo internazionale nei nuclei armati della nato, basterebbe una rapina, come quelle strumentali fatte da lui qui, come le molte che tutti i giorni ci sono in Brasile. E che per una volta tanto finisca bene

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          1. robyt 5 giorni fa

            come sappiamo in italia i vari terroristi di quella epoca stanno quasi tutti bene (grazie a tutta una lunga serie di traditori in diverse istituzioni e nella politica, di cui ormai si è persa la memoria), battisti è solo uno più sfacciato e faccia da c.o degli altri. La francia con la sua politica mitterand lo ha protetto per decenni e non saremmo mai dovuti entrare in un accroccrio (Zero-pa) con chi ha dato protezione internazionale a questi gentiluomini. Se la lotta a quel terrismo non l’abbiamo fatta allora, non la faremo di certo adesso che questa minaccia non esiste più. Il brasile però lo ha protetto, e il fatto che loro almeno vogliano lavarsene le mani è un buon auspicio. Per il resto i veri farabutti che sarebbe meglio far scomparire, non sono di certo le pedine come i battisti, ma i diversi mandanti ideologici e morali, tanta gente che sta qua ancora nella nostra penisola e che non pagherà mai le conseguenze delle proprie azioni (anche perché l’alto tradimento è stato abilmente depenalizzato molti anni fa dal nostro parlamento). Ma ora che hanno preso una sonora batosta elettorale, si può anche tirarci sopra una riga e schiacciarli nell’influenza dove non possono fare male.

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