È tempo che l’UE ammetta: sta vivendo una crisi dell’approvvigionamento di gas per colpa degli Stati Uniti


La crisi energetica ha “cause geopolitiche profonde”, ha detto Borrel.
La Commissione europea annaspa per nascondere la sua incapacità e sostiene che l’aumento dei prezzi del gas è un fenomeno globale temporaneo e gestibile, non correlato alla sua agenda climatica. Inoltre si affretta ad aggiungere che questa crisi non è legata alla politica di liberalizzazione del mercato dell’energia, che impedisce la conclusione di contratti a lungo termine per la fornitura di gas a favore del mercato spot.
Tuttavia la realtà esplode in faccia ai burocrati europei e non si può nascondere che l’incapacità di prevedere a medio e lungo termine e le fisime ideologiche della UE sono quelle che hanno determinato la impotenza della Unione Europea ad agire in modo tempestivo e razionale.

Non a caso, in una riunione a porte chiuse al vertice del Consiglio europeo, l’Alto rappresentante dell’UE per la politica estera e di sicurezza Josep Borrell ha ammesso che la crisi energetica ha “cause geopolitiche profonde” e sta peggiorando poiché gli Stati Uniti e il Qatar pompano ulteriori volumi di gas aggirando l’Europa per gli acquirenti asiatici disposti pagare il prezzo più alto, lo scrive anche la rivista Politico.

Tuttavia ancora una volta la colpa viene gettata sulla Russia e le autorità della UE innalzano la loro abituale cantilena: il comportamento di Mosca è “da biasimare”, non quello degli americani e del Qatar. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato al Parlamento europeo: “Gazprom ha rispettato i suoi contratti a lungo termine con noi, ma non ha risposto alla maggiore domanda. Ha espresso rammarico per il fatto che questo “ci ha reso vulnerabili” e ha chiesto di agire per diversificare i fornitori.
La Von der Leyen dimentica di essere stata fino ad ieri fra i più decisi nell’opporsi al gasdotto Nord Stream 2 fra Russia e Germania. Se fosse stato per lei, quel gasdotto non doveva realizzarsi.

Il gasdotto North Stream

Risulta per che i paesi che non stanno cercando di diversificare stanno facendo meglio della UE, osserva il giornale. L’Ungheria, che il mese scorso ha firmato due contratti di 15 anni con la Russia per la fornitura di gas russo, non ha problemi di approvvigionamento.

Questo ha spinto il primo ministro ceco Andrej Babis a definire un “errore” il fatto che Praga non abbia concluso accordi a lungo termine simili per motivi politici. Ha invitato la Commissione europea a riconsiderare la sua strategia per ridurre la dipendenza dal gas dalla Russia. “Dimenticate l’indipendenza dalla Russia, questo non accadrà mai”, ha detto Babis ai suoi colleghi del Consiglio europeo.

Tuttavia, molti temono una rinnovata relazione a lungo termine con la Russia. Ed è chiaro chi siano- tutti i tipi di russofobi, dalla Polonia e dagli stati baltici che paventano la dipendenza energetica dalla Russia. Bene, congelatevi pure ma non venite poi a lamentarvi con gli altri.

Sintesi di Luciano Lago

2 Commenti
  • Giorgio
    Inserito alle 10:53h, 27 Ottobre Rispondi

    Ecco il bellissimo risultato della liberalizzazione e privatizzazione del mercato dell’energia (e di tutti i settori dell’economia) ……
    è il bello della liberal democrazia, asservimento ai mercati, carenza di beni di prima necessità, aumento di prezzi, impoverimento generale ….. e infine guerre e distruzioni …….

  • antonio
    Inserito alle 04:40h, 28 Ottobre Rispondi

    la Gretonzola si metterà mutandoni di lana e forse la finirà di gracchiare sul caldo con la sua faccia da indemoniata roscildina

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