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E’ possibile un piano per il riscatto storico del Sud. La Lega di Salvini potrebbe esserne la protagonista

di  Antonio Socci

E se – a realizzare il «miracolo economico» del Sud Italia – fosse proprio «l’ uomo del Nord», quel Matteo Salvini che – a quanto pare – è sempre più popolare nel Meridione? Se proprio la Lega spingesse il governo gialloverde verso il riscatto del Mezzogiorno? Sarebbe un’ impresa storica. Che cambierebbe per sempre il Paese. E brinderebbe anche il Nord per questo secondo motore di sviluppo che porterebbe benefici anche lassù.

Anzitutto però bisogna capire il cataclisma che – nell’ indifferenza dei media – si è consumato in questi anni. Marcello Minenna, docente di Finanza matematica alla Bocconi e alla London Graduate School, scrive: «L’ austerità stringe nella sua morsa l’ Italia e ancor più il suo Mezzogiorno. L’ austerità aggrava la questione meridionale. I vincoli di bilancio europei allontanano sempre più il Sud dal Nord Italia».

Il maggior disastro dell’ austerità imposta dalla UE – oltre alla Grecia – è il Mezzogiorno d’ Italia, salvato momentaneamente solo dalla tenuta faticosa del resto del Paese. I dati sulla disoccupazione e sulla povertà al Sud sono agghiaccianti, come quelli sulla sua depressa vita economica (e perfino sul crollo demografico).

Usciamo a pezzi da questo ventennio dell’ euro come da una guerra perduta. Come si rinasce? Nel voto plebiscitario che il 4 marzo il Sud ha tributato al M5S c’ è un grido di disperazione, ma anche Luigi Di Maio sa bene che non può essere il «reddito di cittadinanza» a «risolvere» una situazione così disastrata. È sensato aiutare le fasce di popolazione più bisognose, ma il futuro non può essere quello. C’ è il rischio assistenzialismo che potrebbe deprimere ancor di più il Meridione e portare alla spaccatura col resto d’ Italia. Di Maio – affrontando il caso dell’ Ilva di Taranto – sta cercando di coniugare insieme sviluppo industriale e salvaguardia della salute e dell’ ambiente. Ma, al di là del caso specifico, bisogna avere visione e strategia, occorre elaborare un piano per tutto il Sud, che altrimenti affonderà nella disperazione portando nel baratro l’ intera Italia.

Il rischio è non avere un disegno di sviluppo complessivo e addirittura bloccare anche i pochi investimenti esistenti (come il gasdotto dall’ Azerbaijan alla Puglia). Già è stato devastante – negli anni scorsi – perdere un treno che poteva essere importantissimo, quello degli investimenti cinesi nel porto di Taranto: si parla della la più grande azienda di logistica del mondo, la Hutchinson Wamphoa di Hong Kong con un fatturato di circa 40 miliardi di dollari.

Questo colosso dal 2009 puntava su Taranto per farne il terminale, via Suez, di tutti i commerci con la Cina. Nel disinteresse dei vari nostri governi, nazionali e locali, i cinesi hanno infine mollato l’ Italia e hanno investito in Grecia nel porto del Pireo che adesso fa concorrenza a noi.

STRADA DA SEGUIRE
Eppure in quella disastrosa vicenda c’ era l’ indicazione di una strada. Proprio i nostri Porti potrebbero essere la principale molla di sviluppo del Sud, soprattutto dopo il raddoppio del Canale di Suez che ha esaltato la nuova centralità del Mediterraneo nelle rotte commerciali del mondo. In questi anni (e con questi governi che abbiamo avuto) la posizione geografica del nostro Mezzogiorno, proteso nel Mediterraneo, è stata fortemente penalizzante perché il Sud è stato l’ involontario porto di attracco della massiccia emigrazione africana e asiatica. Ma invece quella posizione geografica può essere una straordinaria chance per lo sviluppo. Non mancano né le idee, né le risorse (potendo attingere ai fondi europei non utilizzati e anche al possibile sforamento del deficit per investimenti produttivi).

Per esempio il professor Marco Canesi, urbanista del Politecnico di Milano, nel saggio «I porti del Mezzogiorno chiave di un nuovo sviluppo», ha elaborato una proposta molto interessante: puntare sui porti di Taranto, Gioia Tauro e Crotone. Non solo per la loro posizione nel Mediterraneo, ma anche perché li rende centrali il cambiamento strutturale che si è verificato nel trasporto marittimo mondiale. Infatti le grandi compagnie marittime, avendo scelto la strada del gigantismo, delle grandi navi portacontainer, per evitare la sottoutilizzazione hanno bisogno di disporre di porti che consentano l’ accesso a più mercati e un certo tipo di stoccaggio merci. In modo da abbassare i costi.

porto-Gioia-Tauro

Dunque Taranto, Crotone e Gioia Tauro, avendo questi requisiti potrebbero avere grandi prospettive. Nel commercio che va dall’ Estremo Oriente alla costa Est degli Stati Uniti, essi infatti spalancano i mercati dell’ Europa centrale, del Nord Africa, del Medio Oriente e dell’ America: «accogliendo le navi container più grandi, con un abbattimento dei costi di oltre il 50%» scrive Andrea Del Monaco «potrebbero essere i porti commerciali per il Centro Europa più convenienti in assoluto. Gioia, Taranto e Crotone batterebbero la concorrenza dei porti olandesi e tedeschi (oggi dominanti), nei tempi (dai 5 ai 7 giorni in meno) e nei costi di trasporto (…). A queste condizioni sarebbero i porti più appetibili anche per il “transhipment” nel Mediterraneo e, a maggior ragione, per la rotta “pendulum” tra Sud-Est asiatico e America orientale via Atlantico».

ANCHE IL NORD

In questa strategia che collocherebbe l’ Italia fra i principali protagonisti della logistica mondiale, sarebbe coinvolto anche il Nord perché acquisterebbero un ruolo importantissimo i porti di Trieste e Genova.
Con tutto l’ indotto che ciò implica.

Per capire di cosa parliamo – limitandoci solo a Taranto – basti citare quanto ha scritto su «Scenari Economici» Pietro De Sarlo: «È facile capire l’ importanza di Taranto, basta accedere al sito marinetraffic.com per rendersene conto. È un sito che in ogni istante registra il traffico marittimo e la posizione delle navi nel mondo. In ogni istante nel sistema portuale Rotterdam-Anversa, ci sono 4-5.000 navi in ingresso e in uscita e 4-500 nel Reno. In tutto lo Ionio poche decine e poche centinaia in tutto il Mediterraneo. Lo sviluppo del Porto di Taranto e delle infrastrutture connesse, potrebbe rendere Taranto un competitore di Rotterdam e sicuramente rendere Taranto il primo porto del Mediterraneo. Questo significa uno sviluppo del Pil del Sud di qualche decina di miliardi di euro».

Nella proposta di Canesi è compresa anche un’ importante linea ferroviaria ad Alta capacità (passeggeri e merci) Napoli-Palermo e un intervento urbanistico su tre città policentriche che unisca e modernizzi tre poli urbani, recuperando patrimonio abitativo. Ma «il fronte del Porto» è l’ idea decisiva. Riportare investimenti, lavoro e sviluppo al Sud farebbe anche da volano per lanciare finalmente il turismo, perché il nostro Mezzogiorno è forse la terra più bella d’ Europa, sia per il mare, il sole, il clima, i paesaggi, la cucina, sia per il suo straordinario patrimonio artistico, urbanistico e monumentale.

RISCHIO DI AFFONDARE
Senza avere visione strategica e progettualità il governo rischierebbe di affondare nel piccolo cabotaggio del giorno per giorno. Così si ridurrebbe a gestire tristemente il declino irreversibile dell’ Italia mentre subisce i diktat della UE che parla solo di spending rewiew, tagli alla sanità e taglio delle pensioni, ma mai di sviluppo, di investimenti, di lavoro, di porti, città e autostrade. Come scrive De Sarlo su Affaritaliani.it: «Quello che Monti, Cottarelli e il FMI distribuiscono come ricetta salvifica è, sempre e ovunque, urbi et orbi l’ allungamento dell’ età pensionabile».

Ma così la prospettiva è la morte di un Paese. Invece la scommessa dei porti può essere la chiave di volta per la rinascita del Sud e dell’ Italia. E Salvini ha la forza politica per farlo capire a tutto il governo.

Come ha ricordato il professor Adriano Giannola, presidente della Svimez, dieci secoli fa proprio le nostre Repubbliche marinare, aprendo le vie del mare, spalancarono quelle prospettive commerciali che permisero il grande sviluppo del Medioevo e del Rinascimento. Si può rifare. Anche oggi.

Fonte: Antonio Socci

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  1. MS2550 2 mesi fa

    Bisogna fare anche i conti con la mentalità delle genti del sud ancora molto chiuse ed individualiste, non certo aperte ad un tipo di sviluppo diverso.
    Il ricambio dovrebbe cominciare dalla scuola ma anche li ci sono molti limiti intellettuali e culturali.

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  2. Nicola Marziliano 2 mesi fa

    La via della seta artica che la Cina ha programmato di implementare (visto lo scioglimento dei ghiacci ormai acclarato) permetterà di
    trasportare merci più rapidamente che usando la via meridionale che comprende lo stretto di Suez e il Mediterraneo come tratto finale.
    Il risultato è la morte dei porti mediterranei o il loro declassamento a vantaggio dei porti del nord Europa.

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  3. Stefano radi 2 mesi fa

    Certo, lo sviluppo del sud trascinerebbe tutta la Nazione e Salvini ha in questo momento la forza politica ed il carisma per farlo. E’ vero il sud della Repubblica si e’ distinto in inerzia imprenditoriale, ma va ricordato che sino al 1860 il sud d’Italia prosperava. Lo si vede ancora nelle vestigia di alcune sue citta’. Poi il regno sabaudo penso’ di trarre ben3ficio economico dallo sfrutamento del sud dal quale, per un decennio, venne invece resistenza attiva e renitenza, come risultato della sconfitta militare. Garibaldi pensava di dare i terreni sottratti ai latifondisti ai braccianti ed invece rimasero ai latifondisti. Per farla breve, dopo la 2 guerra mondiale il sud fu il territorio di pascolo delle ” risorse collaterali ” per la gestione della Nazione in funzione di interessi extranazionali. Venuta meno quella terribile stagione, oggi il sud in alcune aree sta rifiorendo (puglia) ma occorre far si che le opportunita’ di lavoro si moltiplichino specialmente in settori consoni all’indole degli abitanti. Il sud ha nei suoi centri urbani minori, nelle modalita’ di vita e dei rapporti umani quella solarita’ che favorisce le relazioni, che va oltre alla mera venalita’ scaturente dall’interesse razionale, finalizzato al business. Il sud ha anima, iniziativa ed etica. La possibilita’ di dimostrare la sua intraprendenza, nell’ambito onesto dell’agire, senza dover ricorrere alle ben note furbizie e fraudolenze, potrebbe innescare uno sviluppo virtuoso, con effetti moltiplicatori per tutta la Nazione, non solo nell’ambito economico. L,’indotto scaturente dal traffico portuale offrirebbe il genere di opportunita’ piu’ adegusta all’ intraprendere del sud. Lo dico da nordico..’

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    1. lister 2 mesi fa

      Ecco un commento razionale, basato su veridicità storiche e contemporanee. Faccio mia ogni tua parola: complimenti.

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  4. l’articolo, ammesso si possa definire tale, è un’accozzaglia di stupidaggini, distorsioni e propaganda. E’ talmente orrido che non ho nemmeno la voglia di criticarlo ulteriormente nonostante lo si possa smontare pezzo per pezzo.

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    1. lister 2 mesi fa

      No, dai!…
      Come faremo, ora, senza il tuo, ardentemente agognato, intervento atto a “smontare pezzo per pezzo” questo articolo??

      Buffone, machicacchio ti credi di essere??!!

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    2. Luca 2 mesi fa

      Ti prego degnaci di una tua analisi.

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    3. @lister @luca

      come può non essere ciarpame, un “articolo” che vede di buon occhio l’approdo di altri cinesi???

      Evidentemente non ha/avete idea di cosa comporti una cosa del genere

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  5. Brancaleone 2 mesi fa

    La questione meridionale a tutt’oggi rimane irrisolta, molti sono i problemi ma il principale credo sia la connessione tra politica e malavita. Chi conosce un po’ le realta’ del sud, sa che quelle genti hanno una grande ricchezza culturale, e un tessuto sociale molto strutturato. E’ innegabile peraltro cogliere in molti contesti la palpabile presenza di un potere alternativo e preponderante che ha una sua logica e ragione di essere. Esso prospera sll’incapacita’ dello stato di dare risposte urgenti ai bisogni e si garantisce elargendo voti visto il controllo che ha del territorio. Il patto scellerato ha ridotto il sud ai minimi termini considerandone le potenzialita’. Questo non rende giustizia alla polazione e al territorio che dovrebbe essere non una discarica ma un giardino, un museo archeologico, artistico e naturalistico che gestito rettamente sarebbe il traino dell’economia italiana. I porti ben vengano, ma il sud ha anche ben altri tesori.

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    1. lister 2 mesi fa

      “Chi conosce un po’ le realta’ del sud, sa che quelle genti hanno una grande ricchezza culturale, e un tessuto sociale molto strutturato”
      “… ma il sud ha anche ben altri tesori”

      Perfetto, Brancaleone!
      È, questa, la dimostrazione dell’infondatezza delle farneticanti affermazioni di MS2550, quando, tra l’altro, dice che:
      “li (senza accento) ci sono molti limiti intellettuali e culturali”.

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      1. AlfaGomes 2 mesi fa

        Ci sono tanti limiti culturali che la maggior parte degli insegnanti universitari al Nord sono del sud…..vogliamo parlare di tecnici….io ho lavorato nella ditta che ha coperto tutta Milano e provincia con la fibra i famosi 100 mega…..imprenditore campano dipendenti tunisini,rumeni,polacchi e gli unici italiani erano del sud….come mai….se aveta tanta cultura perche’ non ve li fate voi questi lavori
        La verita’ che la gente del nord sono solo fumo e niente arrosto

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      2. 2 mesi fa

        Le potenziali ricadute ,dello sviluppo di strutture portuali interesserebbero piu trieste che per posizione
        potrebbe diventare terminale di un corridoiio verso l europa danubiana e la russia, taranto vuol dire scaricare li e poi passare su ruota o ferrovia attraverso
        tutta l italia. in quel caso trieste sarebbe piu logica come scelta e senza concorrenti esteri vicini.
        Genova? marsiglia e nizza sono vicine e piu vantaggiose per i trasporti verso l europa
        centrale. Io punterei piu su’ trieste anziche’ frammentare finanziamenti calmierati dai diktat ce.
        L analisi storica e’ valida, meno valida quella strutturale e geopolitica.
        l italia e trieste possono essere per posizione ponte tra mediterraneo , europa danubiana ,e russia, senza la concorrenza
        che la francia puo’ fare per le tratte vetso benelux e germania renana.
        Verso visegrad e la russia, e non verso i galloteutonici, anche politicamente ora siamo piu’ vicini ai primi.

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    2. Animaligebbia 2 mesi fa

      Quello che succede al sud e’ frutto di una precisa volonta’ politica,l’indole non c’entra un cacchio.Lo stato potrebbe fare tabula rasa della mafia in mezza giornata,se non lo fanno significa che non lo vogliono.Quando ci si interroghera’ sul perche’ un imprenditore siciliano debba pagare il denaro piu’ di un lombardo,del perche’ tutte le banche meridionali siano state fatte fallire o del perche’ un commerciante di scarpe debba lottare tutti i santi giorni contro la mafia,si iniziera’ a capirci qualcosa.

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      1. atlas 2 mesi fa

        e chi sarebbe lo stato, l’unione italiana ? Non rispondo nemmeno a tutti gli altri commenti, dove ci sono anche parole di apprezzamento per i nostri Popoli, Napolitano e Siciliano (tranne uno che evidentemente si sente superiore ed eletto) e per il nostro territorio, perché si scrive sempre di sud, meridione, mezzogiorno. Io non sono nulla di tutto questo: io sono Duo Siciliano. Gli unionisti, alcuni anche stati validissimi, come Benito Mussolini, hanno sempre tentato di annullare le Due Sicilie dai nostri cuori. Non ce la faranno MAI. Rifaremo tutto, ma avremo indietro il nostro Stato rapinato da giudei e massoni. Un giorno.

        Salvini anche è valido, interpreta la volontà di tanti unionisti che si sono espressi contro le diaboliche alleanze capitaliste di Agnelli (PD) e BerLuxCohen, PR usa e getta, ma nessuno dimentica il video di offese alla nostra Capitale Napoli e le scritte ‘prima il nord’ di cui andava fiero in giro. Salvini fa il bene dell’unione italiana e di riflesso anche a noi che non volontariamente purtroppo, ma ancora per poco, ne facciamo parte, però non creda di togliersi di dosso l’etichetta (perpetua per destino) di ‘piemontese’ (invasore). Salvini sa bene che anche un minimo riconoscimento identitario, che sia federalismo, confederalismo o macroregione che sia sarebbe l’anticamera della secessione. Grazie Salvini, ma facciamo da soli.

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  6. Brancaleone 2 mesi fa

    @atlas
    Hai ragione quando dici che la fine del sud e’ stato il governo sabaudo e a seguire. Regno delle due sicilie, duo siciliano, chiamati come ti pare, ma il problema di fondo e’ altro; non puoi fare come il taxista del film j. stecchino che il problema della sicilia e’ il traffico. Il sud potra’ avere un cambio di passo quando estirpera’ il potere feudale e antisociale che lo domina, per fare quello che intendi tu, dovrete comunque creare uno stato che abbia l’autorevolezza di tutelare i cittadini e il territorio ripulito dall’antico cancro ( il vostro peggior nemico). Non credo sara’ facile purtroppo. Ci campano in troppi ma e’ anche vero che moltissimi non ne possono piu’, fa male vedere tanti giovani partire da una terra che potrebbe offrirgli tutto cio’ di cui hanno bisogno. La repubblichetta non vi aiutera’ mai: dovete farlo voi.

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    1. atlas 2 mesi fa

      ripeto che non sono il sud né il meridionale di nessuno. Le Due Sicilie, o monarchia o repubblica, le riavremo indietro e le rifaremo meglio di prima. Non credo che questa unione italiana piaccia a qualcuno; per i miracoli ci stiamo attrezzando, ma intanto a Capo d’Orlando e Rometta (Messina), oggi i Sindaci cambiano nomi di piazze e strade intestate ai criminali piemontesi

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      1. lister 2 mesi fa

        Rometta, dove un Generale (?!) sabaudo fece fucilare, con l’accusa di brigantaggio, una bimba di 9 (nove) anni!!!

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        1. atlas 2 mesi fa

          negativo. Angelina Romano, 9 anni, venne fucilata a Palermo, accusata di portare il pane in montagna ai ‘briganti’ (resistenti per Re Francesco). MAI amici con porci simili

          e di fratellanza nemmeno si discute.

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