E’ giunta l’ora di combattere le elites globali dappertutto


di Alexander Dugin
Il 29 giugno, la comunità mondiale celebra la Giornata dei partigiani e degli insorgenti, la giornata dei “nascosti”. Mi piace l’idea. Nessuno può avere la garanzia di trovarsi nella posizione di una minoranza perseguitata, costretta a vivere nella clandestinità e a condurre uno stile di vita partigiano. I proverbi russi dicono: non si è mai troppo sicuri di evitare la povertà accidentale o la prigionia. Non dipende solo dalla nostra volontà. C’è dell’altro. Il destino.

La figura del partigiano è glorificata nella cultura sovietica. E ancora prima, Tolstoj attirò l’attenzione sul ruolo delle unità contadine russe che agiscono dietro le linee nemiche nella sua descrizione della guerra patriottica del 1812. Per noi russi, si tratta di un argomento intimo.

Se ci riflettiamo, questa giornata è carica di conclusioni estremamente profonde. La clandestinità emerge quando il sistema politico e ideologico esistente – e perfettamente legale – si rivela incompatibile con i principi, i valori e le linee ideologiche di un determinato gruppo di popolazione, proprio del gruppo a cui appartenevamo; ma questo gruppo dovrebbe, teoricamente autoctono, è caduto sotto il potere del sistema alienato in modo naturale.

Alexander Dugin

I “nascosti” non sono una rete di sabotatori: sono la risposta degli autoctoni, nati in quella stessa terra, il cui potere è stato preso da quelle forze che hanno negato agli autoctoni il diritto alla vita, alla libertà e al pensiero.

Da qui l’immagine del partigiano. Il Guerrilla Fighter [il combattente popolare, N.d.T.] non è un nuovo arrivato, straniero, straniero; egli dimora, esiste e agisce nello stesso luogo in cui è nato, cresciuto, vive ed ha vissuto; ma il potere stabilito nella sua terra, nel suo spazio, si rivela alieno – malefico, ostile, crudele, non suo, e quindi falso, illegittimo.

È qui che inizia il risveglio dell’identità partigiana. Noi, russi, quando menzioniamo la figura del partigiano, di solito pensiamo agli uomini civili dei soviet che hanno combattuto dietro le linee di Hitler durante la Grande Guerra Patriottica come esempio classico. Sì, i partigiani appaiono spesso nell’occupazione, ma l’occupazione non è sempre l’arrivo di eserciti stranieri.

Cristiani o monarchici, o semplicemente non comunisti, sotto i bolscevichi si trovavano nella stessa situazione. Le autorità sovietiche non li hanno considerati partigiani, ma erano partigiani – la clandestinità antisovietica russa – compresa la Chiesa delle Catacombe. I combattenti dell’Armata Bianca erano anche partigiani – partigiani bianchi, esattamente come i monarchici serbi – chetnikis, i ribelli dei Canudos in Brasile sotto i Conselheiro o Cristeros in Messico. I partigiani erano eroici combattenti di Vandea durante la Rivoluzione Francese.

Vedetta di Hezbollah

I clandestini anti-nazisti in Germania, che consistevano principalmente in tedeschi, erano anche autentici partigiani tedeschi. Gli occupanti erano i loro compatrioti, che non lasciavano loro il diritto di vivere – o meglio, di vivere liberamente. In Rote Kapelle e altre reti anti-naziste hanno combattuto molti zelanti nazionalisti e patrioti tedeschi, nazional-bolscevichi e sostenitori della rivoluzione conservatrice.

L’eminente giurista tedesco Carl Schmitt ha elaborato una Teoria del Partigiano molto profonda e interessante. Dal suo punto di vista, un partigiano è colui che è fedele alla Terra da cui è cresciuto, di cui sente vividamente il legame e per la quale è disposto a sacrificare la propria vita. È la Terra, il legame organico al luogo, al territorio, alla tradizione vivente, al linguaggio – e in definitiva al proprio Logos organico profondo – che fa il partigiano.

Questa definizione di Schmitt assume oggi un significato particolare. La globalizzazione, il liberalismo, il capitalismo tagliano forzatamente i legami di tutti i popoli con il loro ambiente culturale, con le loro radici, con il loro spazio. Il globalismo è una società liquida in cui tutto è affidato alla tecnologia, al continuo movimento caotico, allo spostamento; non ha radici; è la crescita planetaria della civiltà del Mare – il trionfo della Potenza del Mare; e questo può essere letto come il Diluvio Universale. La Terra contro il Mare significa, in termini schmittiani, la Tradizione contro la Modernità, lo Spirito contro la Materia, il partigiano patriottico contro il globalista cosmopolita.

Ovunque nel pianeta, dagli Stati Uniti alle periferie più remote, un’élite estranea al popolo, fredda, pervertita, falsa, stabilisce le sue regole e le sue norme, le sue leggi e priorità. Così gradualmente il popolo della Terra, il popolo della propria Terra, si trova nella posizione del partigiano.

Combattente della resistenza Hezbollah

Più globale diventa il potere dei globalisti, più globale diventa la “sotterraneità” del mondo, la Resistenza del mondo, come i partigiani americani negli Stati Uniti, conservatori o sinistra identitaria, sostenitori di Trump e combattenti per i diritti del popolo contro le folli élite globaliste superricche, i russi (in generale) o i gilet gialli europei che combattono la dittatura di Macron; i musulmani che difendono il loro diritto di credere nel loro Dio, e i popoli dell’America Latina e dell’Africa che anelano alla vera indipendenza e libertà non questi simulacri sono tutti partigiani e ribelli.

E questo è il loro giorno. Il nostro giorno.

Fonte: Geopolitica.ru

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

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