Dopo la mancata aggressione all’Iran, la scelta dolorosa per Trump: una guerra disastrosa o l’America percepita come una “Tigre di carta”

di Luciano Lago

Il mondo segue con apprensione e sgomento l’accumulo delle tensioni nell’area del Golfo Persico e nel Medio Oriente mentre si susseguono avvertimenti e minacce da tutte le parti coinvolte nella nuova crisi. Le principali minacce sono quelle che partono da Washington contro l’Iran ed a queste si associano quelle proferite da Israele e dall’Arabia Saudita, i veri sponsor di una guerra all’Iran.
Come avevamo ampiamente previsto già da tempo, in realtà non c’è una decisione dell’Amministrazione Trump di procedere ad una guerra (vedi: Si rivela un bluff la minaccia di una guerra americana contro l’Iran ?) ed infatti si è sgonfiata la minaccia di una aggressione USA contro l’Iran dopo l’ultimo evento legato all’abbattimento del drone USA sullo spazio aereo iraniano.
Quello che ha bloccato Trump nel dare l’ordine di attacco, come si presumeva già dalla nostra precedente analisi, sono la valutazione delle conseguenze di un conflitto nel Golfo Persico che sarebbero totalmente catastrofiche in quanto, non soltanto incendierebbero l’intera regione Medio Orientale, con il blocco dello stretto di Hormuz da parte iraniana, ma produrrebbero anche una crisi economica ed una recessione mondiale con il prezzo del barile di petrolio che schizzerebbe oltre i 300 $ al barile.
Una crisi di questo genere, analizzavamo in proposito, metterebbe in gravi difficoltà gli Stati Uniti ed i loro alleati e porrebbe definitivamente fuori gioco la rielezione dei Trump nel 2020, quale responsabile di tale disastro.

https://www.controinformazione.info/si-rivela-un-bluff-la-minaccia-di-una-guerra-americana-contro-liran/


Questo il vero motivo del contrordine che Trump ha dato all’attacco, al contrario della versione romanzata diffusa dalla Casa Bianca, la realtà è ben difforme. Di sicuro l’attacco era stato ordinato e poi bloccato ma per motivi ben diversi da quelli ennunciati nella versione ufficiale.
L’ordine di abortire l’attacco non è dovuto a motivi “umanitari” (risparmiare 150 vittime), poco credibile da parte di Trump; piuttosto questo fatto mette in luce la situazione imbarazzante in cui gli Stati Uniti sono ficcati e praticamente non sanno come uscire da questo “cul de sac”. La storia dell’attacco e del controordine dato 10 minuti prima sembra essere nient’altro che un modo per togliersi dall’imbarazzo causato da una missione di spionaggio di alto profilo sull’Iran che è finita terribilmente male. È ormai assodato che i “falchi” neocon di Washington abbiano voluto sospingere per la guerra; dopo tutto, questo è quanto hanno sempre desiderato e non hanno mai fatto tentativi di nascondere le loro intenzioni.
Tuttavia il fatto che un attacco statunitense non sia accaduto mostra la progressiva presa di posizione a Washington che ha compreso quanto il caso iraniano proponga una sfida ben più grande dell’Afghanistan e dell’Iraq e che un attacco all’Iran scatenerebbe forze che gli USA non sarebbero in grado di controllare.
La questione riguarda Anche gli alleati degli Stati Uniti nella regione che hanno ricevuto un chiaro avvertimento da Teheran e da Beirut.
I droni spia e gli aerei da guerra USA che sorvolano il Golfo Persico provengono dagli Emirati Arabi Uniti (EAU), uno stretto alleato di USA e Arabia Saudta, paesi questi che sarebbero un obiettivo privilegiato di una rappresaglia missilistica da parte iraniana, come le dichiarazioni del segretario generale di Hezbollah hanno fatto chiaramente intendere:
“La guerra all’Iran non resterà entro i confini di quel paese, ma significherà che l’intera regione [del Medio Oriente] sarà messo a fuoco. Tutte le forze e gli interessi americani nella regione saranno spazzati via, e con loro i cospiratori, prima fra tutti Israele e la famiglia saudita”, ha dichiarato Nasrallah, proseguendo poi: “Qualsiasi aggressione contro l’Iran, quindi, significa che tutta l’infrastruttura degli Emirati Arabi Uniti e le strutture per il petrolio e il gas sono obiettivi legittimi perché il territorio degli Emirati Arabi Uniti è il punto da cui le operazioni statunitensi vengono dirette. È già tempo che gli Emirati Arabi Uniti decidano il loro destino”.
Da questo si evince che all’interno dell’Amministrazione USA si sono susseguite profonde ed animate discussioni fra quanti volevano una azione miltare comunque (Bolton e Pompeo) e quelli che frenavano per timore delle gravi conseguenze nella regione (il Pentagono).
L’operazione di bombardamento avrebbe dovuto riguardare alcuni siti iraniani legati al programma nucleare, probabilmente per quello scopo era stato lanciato il drone spia seguito dall’aereo Poseidon ma la difesa aerea iraniana, intelligentemente, ha colpito soltanto il drone risparmiando l’aereo con equipaggio.
A sconsigliare Trump per l’operazione di bombardamento sarebbe stato quindi il Pentagono dove, secondo altri rapporti, sarebbero stati “i funzionari militari ad avvertire la Casa Bianca che la sua campagna di massima pressione contro l’Iran avrebbe l’effetto di motivare gravi minacce alle truppe degli Stati Uniti e agli interessi americani in Medio Oriente”.

Mappa del Golfo Persico


Nonostante questo,la situazione è sull’orlo di un vulcano e le apparenti garanzie di Trump di non volere la guerra, contrastano con la serie di violenti incidenti che hanno coinvolto l’Iran si stanno verificando come una raffica di scintille in una polveriera.
Poco importa quello che Trump dice perché la miccia per la guerra è stata lanciata ed è stato Trump a contribuire a gettare quella miccia con la sua uscita unilaterale dall’accordo internazionale sul nucleare lo scorso anno e la re-imposizione di sanzioni economiche.
Trump Potrebbe non avere alcun controllo sulla reazione a catena che deriverebbe da azioni sconsiderate del Mossad e dei servizi di intelligence sauditi, con attacchi alle petroliere o con azioni di “false flag” contro le truppe USA in Iraq la cui responsabilità verrebbe gettata sull’Iran per creare il pretesto dell’attacco.

Truppe USA nella zona del Golfo


Dopo tutto è stato Trump a dare il via con la sua rescissione dall’accordo sul nucleare e con il suo tentativo di strangolamento economico dell’Iran mediante sanzioni ed embargo sulle esportazioni di greggio e altre merci. Questi sono veri e propri atti di guerra a cui l’Iran avrebbe perfettamente il diritto di rispondere con la chiusura dello stretto di Hormuz, la vera arma atomica in mano alle autorità di Teheran.
Di fatto Donald Trump si trova in una situazione molto delicata e di difficile soluzione dove il rischio di essere coinvolto comunque in una guerra disastrosa esiste ed è molto concreto, mentre dall’altra parte esiste la probabilità di dover come minimo perdere la faccia di fronte ai propri alleati e dimostrare ancora una volta che l’America, mai come adesso, viene intesa come “una Tigre di Carta”.

5 Commenti

  • Nicholas
    24 Giugno 2019

    Dopo aver letto questo articolo, penso che cercheranno di scatenare una guerra in Europa. Così da trascinare tutte le nazioni del mondo, senza alzare troppo il costo del greggio. Cercando di penetrare in Russia e di capovolgere le sorti del Medio Oriente.

  • eusebio
    25 Giugno 2019

    Non si può non notare l’estrema professionalità con cui l’Iran ha tirato giù il drone USA senza abbattere l’aereo che lo accompagnava e il modo dilettantesco con cui è stato effettuato il falsa ìbandiera con cui è stata colpita la petroliera giapponese colpita da missili lanciati da un drone da quattro soldi sopra la linea di galleggiamento.
    Ovvero, a seguire gli iraniani probabilmente c’erano tecnici russi o cinesi ai massimi livelli, a fare il false flag c’erano dei semplici scalzacani sionisti o wahabiti.

  • Eugenio Orso
    25 Giugno 2019

    Non è trump che decide la guerra …
    Trump è un burattino nelle mani del cosiddetto deep state, infatti, la sua amministrazione è stata cambiata a piacimento, espellendo gli elementi originari e imponendo dei guerrafondai isterici (come l’orrido bolton).
    Io credo che il rischio di guerra sia comunque elevato, perché neocon, sionisti e poteri finanz-globalisti credono di poterla vincere, indifferenti al terribile costo del conflitto che si avvicina.
    Perché, altrimenti, questi assassini avrebbero aperto tanti fronti nel mondo, dal Venezuela all’Iran, passando per l’Ucraina?

    Cari saluti

  • andrea z.
    25 Giugno 2019

    Tra i vari motivi delle pressioni degli USA sull’Iran c’è quello della ferrovia che collegherà Teheran al Mediterraneo e l’utilizzo del porto di Latakia in Siria.
    ” Secondo quanto riportato dal Sunday Times, il mese scorso Teheran ha avviato colloqui con Damasco per noleggiare il porto a partire dal primo ottobre. Il porto per container, di proprietà dello stato siriano, è attualmente gestito da una joint venture tra Souria Holding, una società di investimento siriana, e CMA CGM, una società di spedizioni francese. Benché le entrate siano state fortemente danneggiate dalla guerra civile siriana scoppiata nove anni fa e dalle sanzioni decretate degli Stati Uniti nel 2015, il porto vanta comunque 23 magazzini e la capacità di gestire tre milioni di tonnellate di merci all’anno.”
    https://www.israele.net/liran-sta-per-affacciarsi-sul-mediterraneo

  • gianfranco marinari
    29 Giugno 2019

    a un passo da un conflitto brevissimo e terribile, di pochissimi giorni-si cerca solo un pretesto-forse una pace…..non vera……..e poi una scusa, e via una pioggia di missili. E tanti saluti a casa!

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