Donald Trump e le guerre inventate per gli interessi della Lobby degli armamenti negli USA

di Luciano Lago

Nei giorni che segnano la fine di un anno e l’inizio del nuovo è consuetudine fare un bilancio degli avvenimenti che si sono susseguiti nel corso dell’anno appena concluso. Nel nostro caso ci sembra opportuno fare prioritariamente una disamina della logica che ha determinato le strategie e le azioni principali della superpotenza dominante: gli Stati Uniti d’America.

Tutti ricordano che Donald Trump, prima di essere eletto presidente, aveva candidamente promesso, in modo diretto o indiretto, che le guerre negli Stati Uniti dovevano finire, che bisognava occuparsi prioritariamente degli interessi del popolo americano. Dopo circa due anni dal suo inizio di mandato, ppossiamo constatare che Trump ha operato in modo esattamente opposto rispetto a quanto aveva promesso. In particolare è stato Trump a far approvare un budget di spese militari record, il più alto nella storia degli ultimi 50 anni degli States. Una spesa colossale che non trova giustificazioni nelle dichiarate esigenze di sicurezza e di difesa proclamate dalla sua Amministrazione. Possiamo facilmente sostenere che gli Stati Uniti, dalla caduta dell’Unione Sovietica nel 1991, non hanno avuto più nemici reali ma piuttosto si sono inventati “nemici immaginari”.

«Risulta infatti che negli USA, la potente lobby dell’apparato Industriale/Militare, deve necessariamente avere lo sbocco di nuovi conflitti per poter sviluppare la sua produzione e moltiplicare i suoi profitti. A tale scopo è necessario inventarsi sempre nuovi nemici per continuare a combattere tutte queste guerre, le uniche che esistono, guerre false, inventate, costruite a tavolino ma non basate su una reale minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti.

Truppe americane in partenza per l’Africa

Nell’anno appena trascorso (come in quello precedente) Trump ha intensificato queste guerre senza fine e si è visto che, nonostante i buoni propositi iniziali, il presidente Trump, ha intensificato la guerra in Siria, ha condotto più guerra in Iraq, ha mantenuto e consolidato il teatro di operazioni in Afghanistan, ha fatto intensificare l’ intervento della coalizione saudita nello Yemen, fornendo appoggio logistico e militare all’aviazione ed all’esercito saudita. Non solo le guerre ma anche le minacce e le pressioni contro i paesi e le comunità che aspirano all’indipendenza sono aumentate fortemente sotto Trump, dalla Palestina, sempre più schiacciata dall’occupazione israeliana, al Venezuela, con il tentativo di strangolamento economico ed infine l’ultimo golpe per procura eseguito in Bolivia.

Le promesse di pace di Trump sono ormai un lontano ricordo e il presidente si è rivelato un mentitore seriale, sebbene condizionato e costretto a rimangiarsi le sue promesse dietro le pressioni dei suoi consiglieri. Di sicuro nessuno nel mondo crede più alle promesse di Trump e la credibilità degli USA è ormai al livello più basso della loro storia.

Il prolungamento della cosiddetta “guerra degli Stati Uniti contro il terrorismo”, una coperta di propaganda alle aggressioni smaccate di Washington, è costata oltre 800.000 morti per interventi diretti contro l’ Afghanistan, contro il Pakistan, in Iraq e nei paesi del Medio Oriente.

Nella sola guerra infinita in Afghanistan (dura da 18 anni) inchieste indipendenti hanno dimostrato che quel conflitto ha causato oltre 150.000 vittime soltanto in quel paese. Quasi 59.000 di quelle vittime erano membri dell’esercito e della polizia afgana oltre a un numero imprecisato di vittime civili.

L’Istituto della “Brown University” ha scoperto che per ogni soldato americano ucciso, sei membri del personale di sicurezza afghano, pakistano e iracheno sono morti mentre combattevano i miliziani. Secondo i risultati pubblicati dalla Brown University, il governo degli Stati Uniti sta svolgendo le cosiddette “attività antiterrorismo” in 80 paesi dove mantiene i suoi contingenti di truppe. Senza contare che il numero delle basi militari USA nel modo che, all’inizio del mandato di Trump era calcolato in circa 880 basi, si è ulteriormente incrementato fino a raggiungere il numero record stimato di circa 1.000 basi militari.

All’inizio di quest’anno, un rapporto del progetto “Security Assistance Monitor “dell’International Policy Center ha rilevato che l’amministrazione Trump, in coordinamento con i produttori di armi statunitensi, ha guadagnato $ 78,8 miliardi nel settore degli armamenti nel solo 2018.

Un quarto di tali accordi riguardava la produzione ed esportazione di armi statunitensi all’estero (primo paese per volume di acquisti, l’Arabia Saudita) , secondo il rapporto. L’enorme apparato militare/industriale USA si beneficia di queste guerre dirette o per procura , e necessità di sempre nuovi conflitti per autoalimentarsi.

D’altra parte, come ha scritto l’analista Dennis Etler , “è dimostrato che tutti i presidenti degli Stati Uniti sono prigionieri del complesso militare-industriale che è alla base dell’economia statunitense. Aziende come la Boeing e la “Lockheed Martin” non potrebbero sopravvivere senza ingenti spese per la difesa degli Stati Uniti. Hanno bisogno di guerre perpetue per vendere i loro prodotti e trarre grandi profitti da un sistema di approvvigionamento militare corrotto “, ha scritto l’analista.

Ultimo modello di caccia intercettore della Loocked M.

“Allo stesso modo, i media statunitensi sono controllati da una piccola cabala di grandi conglomerati multimediali (mega media) che rappresentano gli interessi delle società statunitensi e dei loro dipendenti politici. Non è un caso che i capi che parlano in rete e i programmi di notizie via cavo intervistano continuamente gli stessi ex leader militari, agenti dell’FBI e della CIA ed ex funzionari del governo, giorno dopo giorno “, ha osservato Etler.

I responsabili di Washington mascherano i loro interventi all’estero sempre come “operazioni difensive”. Non si discostano da questa prassi le ultime dichiarazioni del segretario di Stato americano, Mike Pompeo, il quale, lo scorso lunedì, ha classificato una serie di aggressivi attacchi militari americani in Iraq e in Siria ,che hanno ucciso più di due dozzine di persone, come “un’azione difensiva” intesa a proteggere gli interessi del suo paese in Medio Oriente.

“Beh, inizia con la comprensione che si trattava di un’azione difensiva progettata per proteggere le forze americane e i cittadini americani in Iraq, e mirava anche a scoraggiare l’Iran”, ha detto testualmente Pompeo alla Fox News.

Non deve meravigliare che i politici di Washington emettano tali dichiarazioni che sono sempre regolarmente delle pure menzogne di propaganda. Il pubblico deve sempre percepire che le azioni di Washington sono destinate a difendere la “sicurezza nazionale”, omettendo di rivelare la reale volontà di dominio che gli USA, da circa un secolo, esercitano in tutto il mondo. I mega media battono sempre su questo tasto sensibile per convincere che la sicurezza americana può essere in pericolo.

Tutto questo spiega da chi prendono le direttive i presidenti degli Stati Uniti quando salgano alla Casa Bianca, a prescindere dalla loro colorazione partitica (repubblicani o democratici), il possente apparato militare industriale detta le sue regole.

Solo lo smantellamento di questo apparato potrebbe determinare un cambiamento della situazione e creare le condizioni per una convivenza pacifica. Tuttavia questa prospettiva, allo stato attuale, è del tutto impossibile.

Luciano Lago

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