Dmitrij Polyanskij ha definito “nauseante” l’incontro sul Donbass alle Nazioni Unite

ONU, 5 maggio – RIA Novosti.
Dmitrij Polyanskij, primo vice rappresentante permanente della Russia presso l’ONU, ha riferito che la reazione delle delegazioni occidentali alla riunione informale del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sui crimini dei nazionalisti in Ucraina ha suscitato nei diplomatici russi un senso di nausea.

Mercoledì Mosca ha ospitato un incontro dal titolo “Odessa sette anni dopo: neo-nazismo e nazionalismo violento come motori del conflitto in Ucraina”. All’iniziativa trasmessa in video collegamento hanno partecipato persone direttamente coinvolte negli eventi del 2014: l’ex-vice capo della polizia di Odessa Dmitrij Fuchedzhi, l’ex-deputato del Consiglio regionale e candidato sindaco alla città Aleksej Albu, nonché Sergej Kirichuk. Anche Anna Tuv, la residente di Gorlovka, che perse il marito e la figlia durante i bombardamenti delle forze armate ucraine, ha raccontato la sua storia parlando anche dei crimini, ancora in corso, da parte dei nazionalisti ucraini contro la popolazione civile, e della riluttanza di Kiev a indagare su tali casi.

Gli stati occidentali erano presenti, non però a livello dei rispettivi rappresentanti permanenti. Da parte loro nessuna reazione o commento alle parole dei testimoni oculari degli eventi in Ucraina ma, al contrario: Estonia, Irlanda, Francia, Norvegia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Belgio e Germania hanno accusato Mosca di voler “promuovere una versione falsa sull’Ucraina”, deplorando “questo premeditato tentativo di distogliere l’attenzione” della comunità internazionale dalle “attività destabilizzanti della Russia contro l’Ucraina”. Allo stesso tempo, questi paesi hanno invitato la parte russa a smettere di politicizzare le tragedie umane.

“La riunione del Consiglio di Sicurezza in Formula Arria sulla tragedia di Odessa e di altri crimini dei nazionalisti in Ucraina ha lasciato una forte sensazione simile alla nausea. Persino per noi diplomatici, abituati ai doppi standard e all’ipocrisia dei nostri colleghi occidentali, non è stato facile conservare la calma”, ha scritto Polyanskij sul canale Telegram.

Secondo il diplomatico russo, in risposta ai racconti sinceri e documentati dei testimoni oculari e alle impressioni personali su quanto vissuto, Mosca ha udito il solito mantra occidentale delle presunte azioni distruttive russe contro Kiev.

“Insomma, qui risulta che tutto è iniziato a causa nostra (tutti i guai sono stati provocati da un certo progetto “Primavera russa”), e che, come relatori, abbiamo convocato dei provocatori (come loro hanno osato dire davanti ad Anna Tuv, che ha perso membri della sua famiglia ed è rimasta invalida)”, ha sottolineato il diplomatico.
Sempre secondo le sue parole, durante i dibattiti su altri conflitti, nel Consiglio di Sicurezza, i rappresentanti degli stati occidentali “spesso invitano come relatori attivisti civici dal Medio Oriente o dall’Africa, che su un foglio di carta, in un buon inglese o francese, leggono ad alta voce testimonianze ben formulate di crimini delle autorità dei singoli paesi e di violazioni dei diritti umani”.

“Lì si può ascoltare, ma qui non si può, perché l’Ucraina è bianca e soffice per definizione, e tutto il male che là è presente lo creiamo noi e i separatisti filo-russi”, ha rimarcato Polyanskij.

Polyanskij ha definito l’incontro “una fiera dell’ipocrisia”, ha sottolineato: “probabilmente, a superare tutti, sono stati gli estoni, che su di noi hanno scaricato con rabbia tutto il fango che potevano immaginare”.
“L’Occidente sosterrà qualsiasi azione e dichiarazione degli ucraini, per loro riscriverà la storia e a loro perdonerà tutto”, ha concluso Polyanskij.

La situazione nell’est dell’Ucraina

Recentemente, Kiev e gli stati occidentali hanno espresso preoccupazione per le “azioni aggressive” della Russia in Ucraina e per il movimento di truppe vicino ai confini ucraini. Così, ad aprile, il comandante in capo delle Forze Armate ucraine Ruslan Khomchak ha affermato che per tal ragione Kiev intende rafforzare il raggruppamento di truppe nel Donbass e in direzione della Crimea.
Il Ministero degli Esteri russo ha definito i colloqui su un potenziale conflitto tra Russia e Ucraina l’ennesima invenzione di Kiev.
Come sottolineato dal portavoce della presidenza Dmitrij Peskov, qualsiasi paese che abbia ai propri confini una regione instabile deve adottare misure necessarie per la propria sicurezza. Inoltre, ha sottolineato Peskov, la Russia può spostare le truppe all’interno del proprio territorio a sua discrezione.
Vladimir Putin in precedenza ha affermato che Mosca non attaccherà nessuno. Secondo le sue parole, la minaccia russa è “un’invenzione di coloro che vogliono trarre profitto dal loro ruolo di posizione avanzata nella lotta contro la Russia, e per questo ricevere certi bonus e preferenze”.

Anna Tuv dopo la tragedia

Note:
Le “riunioni con la Formula Arria” (dal nome dall’ambasciatore venezuelano Diego Arria, il quale, in qualità di rappresentante del Venezuela al Consiglio nel 1992 iniziò tale la pratica) sono riunioni molto informali e riservate che consentono ai membri del Consiglio di Sicurezza di avere uno scambio di opinioni franco e privato, all’interno di un quadro procedurale flessibile, con persone che un membro o più membri del stesso Consiglio hanno invitato poiché si ritiene sia vantaggioso poterle ascoltare. https://www.un.org/securitycouncil/content/background-note

Anna Tuv è la giovane mamma di Gorlovka (città del Donbass attualmente nella autoproclamatasi Repubblica Popolare di Donetsk) che nel maggio del 2015 sotto le bombe ucraine perse una figlia di 11 anni, il marito, la casa, oltre ad una menomazione permanente dovuta alla perdita del braccio sinistro dilaniato dall’esplosione. Il giorno 18 gennaio 2019 nella Camera dei Deputati a Roma è stata ufficialmente presentata dall’onorevole Vito Comencini la candidatura di Anna Tuv al premio Nobel per la Pace. https://it.sputniknews.com/mondo/201901197128010-Anna-Tuv-candidata-al-Nobel-della-Pace/

Fonte: https://ria.ru/20210505/oon-1731243572.html

Traduzione e note di Eliseo Bertolasi

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