Disastro privatizzato: così il neoliberismo ci crolla addosso

A poche ore dalla tragedia del crollo del viadotto Morandi a Genova, la prima riflessione di molti cittadini italiani sta andando alla questione tutt’altro che secondaria della privatizzazione dei beni e dei servizi pubblici.

I numerosi crolli di viadotti, strade, scuole, infrastrutture del paese, da sempre giustificata con i vincoli di bilancio, con il debito pubblico, con le richieste di austerity da parte dell’Europa, ci sta mostrando due fatti evidenti: che se non si spende in infrastrutture e manutenzione si mette in pericolo la vita delle persone, il turismo e l’economia di intere zone; e poi che la semplice privatizzazione di infrastrutture lucrose come le autostrade non porta con sé i meravigliosi benefici promessi dalla propaganda neoliberista degli anni ‘80 e ‘90, con la sua retorica del “privato è bello”, della maggiore efficienza del privato rispetto al pubblico, dei vantaggi per gli utenti.

La verità è che con le privatizzazioni si sono spesso creati monopoli, posizioni di rendita di tipo feudale e ingiustificati guadagni per poche famiglie ricche e strettamente legate con i vertici della politica nazionale e internazionale, a danno dei cittadini, che pagano pedaggi assurdamente costosi a fronte di un servizio tutt’altro che ineccepibile.

In Italia i principali gruppi privati concessionari delle autostrade sono il Gruppo Gavio (che è il quarto operatore al mondo nella gestione di autostrade a pedaggio con un network di circa 4.156 km di rete e che in Italia, attraverso la società Sias, Genova, soccorsigestisce circa 1.423 km di rete, fra i quali l’autostrada Genova-Ventimiglia), e il gruppo Atlantia, di proprietà dei Benetton. Un articolo de “Il Fatto Quotidiano” di qualche mese fa, a firma di Fabio Pavesi, metteva in evidenza gli enormi profitti del gruppo Atlantia (le autostrade italiane fino al 1999 furono di proprietà pubblica, del gruppo Iri, con il nome di Società Autostrade, diventata poi nel 2003 Autostrade per l’Italia S.p.A, 100% di proprietà del gruppo Atlantia, che gestisce autostrade a pedaggio anche in altri paesi). Per essere precisi, 1,9 miliardi di utile operativo solo nel 2017 e solo per Autostrade per l’Italia S.p.A e un utile netto di 972 milioni in crescita del 19% sul 2016. Quale vantaggio ne viene ai cittadini italiani? Ovviamente nessuno. La autostrade a pedaggio sono una gallina dalle uova d’oro ad esclusivo appannaggio di potenti gruppi industriali, in assenza di qualsivoglia criterio di efficienza (come periodicamente si legge nelle riflessioni degli economisti più attenti, per esempio in questo articolo de “Il Sole 24 Ore”).

I Benetton, una famiglia “progressista”

Molti ormai cominciano a rimpiangere i tempi dell’Iri, quando era lo Stato a gestire l’immenso patrimonio delle grandi infrastrutture del paese. E molti si chiedono per quale ragione si dovrebbe continuare così. Riflettendo in questi giorni sulle profetiche analisi del sociologo ungherese Karl Polanyi, scritte nel 1944 e pubblicate nel volume “La grande trasformazione”, mi chiedo se il neoliberismo, con i suoi miti di libertà d’impresa, competizione, privatizzazione, deregolamentazione, sia compatibile con la democrazia in generale e con la Costituzione italiana in particolare. La domanda non è originale e la risposta in certa misura è scontata, per chi frequenta la ricca letteratura al riguardo, ma non credo sia inutile ripercorrere le ragioni per le quali la risposta non può che essere negativa.

Da queste ragioni deve derivare infatti un giudizio storico e politico nettissimo sulla classe dirigente che ci ha governato dagli anni ‘80 in poi e la motivazione chiara a ribellarci ad uno stato di cose non più tollerabile. Il neoliberismo ha fatto fortuna, anche nelle masse, equivocando sulla parola “libertà”. Chi non è sensibile alle infinite promesse di una parola tanto pregnante? Chi non vorrebbe essere libero? Il problema è però è duplice: quale libertà? E la libertà di chi?

La visione liberale dello Stato si fonda sulla difesa delle libertà civili e politiche: libertà di coscienza, di riunione, di associazione, di espressione, eccetera. Esistono però, osserva Polanyi, anche le libertà negative: la libertà di sfruttare i propri simili, di sottrarre all’utilizzo comune scoperte tecnico-scientifiche per proteggere interessi privati, di trarre profitti da calamità collettive, di inquinare l’ambiente. Nell’economia capitalista, queste due forme di libertà sono i due lati della stessa medaglia. Si potrebbe ipotizzare, continua Polanyi, una società futura nella quale le libertà “positive”, accompagnate da una regolamentazione adeguata, possano essere estese a tutti i cittadini.

“Regolamentare” vuol dire porre limiti ai privilegi di una minoranza, proteggere i più deboli dal potere soverchiante di chi detiene la proprietà, correggere gli squilibri economici e sociali, controllare e sanzionare i comportamenti dannosi alla collettività, permettere a tutti i cittadini, anche a quelli svantaggiati, di esercitare le libertà “positive”. Questa società futura sarebbe libera e giusta insieme.

Ma ad impedire questo esito (la diffusione della libertà) è proprio l’“ostacolo morale” dell’utopismo liberale (quello che chiamiamo “neoliberismo”), di cui lui riconosceva il massimo esponente nell’economista Von Hayek. La visione neoliberista è utopica perché predica l’assenza del controllo e dell’intervento dello Stato in ambito economico e sociale, proprio mentre invoca l’esercizio della forza e anche della violenza dello Stato a difesa della proprietà.

Detto in parole povere, per il neoliberismo lo Stato è al servizio della proprietà individuale e della libera impresa, cioè di quei pochi che non hanno bisogno di incrementare il proprio reddito, il proprio tempo libero e la propria sicurezza, e agisce a svantaggio delle libertà di tutti gli altri. La libertà neoliberista è solo prerogativa dei ricchi (anche se a parole è disponibile a tutti) e non può essere estesa a tutti, perché questo minaccerebbe la proprietà. Chi è povero lo è per colpa sua ed è solo un perdente nella competizione per la ricchezza.
La libertà è in sostanza la libertà di arricchirsi senza vincoli né regole. Il neoliberismo (l’utopismo liberale), concludeva Polanyi, è intrinsecamente e incorreggibilmente antidemocratico e autoritario, perché piega lo Stato a difendere gli interessi di una minoranza a danno della maggioranza.

Non per nulla il primo esperimento di Stato neoliberista fu il Cile di Augusto Pinochet, dove “libertà” significava azzeramento dei sindacati e dei diritti delle comunità, privatizzazioni selvagge, liberalizzazioni finanziarie e repressione delle libertà civili. Qui il neoliberismo si sposa con autoritarismo.

Ma c’è anche un modo meno cruento per effettuare un colpo di Stato: corrodere un giorno dopo l’altro, per decenni, i diritti e i redditi dei cittadini, asservirli al potere finanziario, vincolarli a norme-capestro che li rendano schiavi di interessi estranei, modificare la Costituzione a danno della sovranità popolare, indebolire i lavoratori e i sindacati, assecondare gli interessi dei più forti, non intervenire a ridurre le disuguaglianze, privatizzare i beni pubblici, ridurre la spesa sociale, distrarre continuamente l’attenzione pubblica con falsi problemi e individuare sempre nuovi bersagli per la rabbia popolare, colpevolizzare i cittadini per la loro condizione e controllare i mass-media, in modo che veicolino continuamente la visione che più fa comodo ai manovratori (quella che Marcello Foa ha chiamato “il frame”, la cornice), martellare per anni e decenni i cittadini con un linguaggio economicista pieno di concetti come imprenditorialità, libertà d’impresa, debiti e crediti, competizione, eccetera – insomma costruendo un’ideologia che giustifichi e renda accettabile la progressiva riduzione in schiavitù di interi popoli, tenendone a bada l’inevitabile scontento con il senso di colpa, la paura e la menzogna.

BCE Francoforte

Questo è ciò che è successo da noi in questi ultimi decenni. Questo è l’imperdonabile tradimento della Costituzione e dei suoi valori realizzato da una classe politica avida e asservita a gruppi di potere nazionali e sovranazionali che l’hanno telecomandata a danno nostro. Il neoliberismo non è solo di una teoria economica, ma di un modello complessivo di società, sorretto da un poderoso e contraddittorio apparato ideologico, incompatibile con la democrazia, come sono incompatibili con la democrazia i monopoli privati di beni collettivi.
Il viadotto di Genova è un simbolo di ciò che deve finire in Italia e nel mondo se vogliamo avere un futuro democratico. La globalizzazione neoliberista, che esalta il libero mercato, mentre mira costituire monopoli e posizioni di forza, sta mettendo in ginocchio interi popoli. Povertà e disuguaglianza aumentano di giorno in giorno a livello globale. Non è più accettabile mantenere in piedi privilegi feudali, massacrando sogni e speranze di miliardi di persone.

Il filosofo John Rawls sosteneva che una disuguaglianza è accettabile solo se migliora anche le condizioni di chi ha di meno. La ricchezza non è un male, ma lo è l’ingiusta distribuzione di essa. La libertà senza giustizia sociale è solo un guscio vuoto e uno specchio per le allodole. Questo dice in sostanza la nostra Costituzione.
Se la vogliamo difendere, dobbiamo consegnare al passato il neoliberismo, memori della sofferenza e dei disastri che ha provocato. Non vedo altra via d’uscita dal tunnel nel quale ci troviamo. Deve essere lo Stato a regolare l’economia e il fine dell’economia deve essere il benessere dei cittadini. Il mercato non è in grado di autoregolarsi affatto e laddove i governi sono collusi con i potentati economici stanno tradendo la sovranità popolare.
Non dimentichiamoci la frase pronunciata dal miliardario Warren Buffett (il terzo uomo più ricco al mondo) a proposito della diminuzione delle tasse per i ricchi: «La lotta di classe esiste e l’abbiamo vinta noi». Tanto per ricordarci di che cosa c’è in gioco: non la lotta contro la ricchezza, ma la lotta contro una visione predatoria della ricchezza e contro la menzogna che ci rende schiavi da troppo tempo di un’élite che ha consapevolmente e pazientemente costruito il mondo squilibrato nel quale ci troviamo – di cui troviamo il ritratto nel libro di Gioele Magaldi, “Massoni: società a responsabilità illimitata”, editore Chiarelettere.

(Patrizia Scanu, “Il neoliberismo è compatibile con la democrazia?”, dal blog del Movimento Roosevelt del 15 agosto 2018).

Tratto da:  Libre Idee

21 Commenti

  • Brancaleone
    16 agosto 2018

    Eppure sarebbe molto semplice: beni e infrastrutture pubbliche gestite da enti statali con commissione di vigilanza, il resto a chi ha la capacità di attirare capitali e dunque fare con criterio. Quando il privato mette le mani sul pubblico rimette sempre il cittadino, in quanto lo stato se ne lava le mania, il privato guarda il profitto ( che non basta mai)… e i ponti crollano. Del resto perchè mai una infrastruttura pagata interamente dalla comunita’ e che dà profitto (altrimenti il privato non la prenderebbe) deve far arricchire ulteriormente queste belle anime? Che questo sia avvenuto con il benestare dei nostri governi e il silenzio delle opposizioni dire che e ‘ vergognoso è un eufemismo.

    • atlas
      17 agosto 2018

      ma lo spiega il termine stesso : privato vuol dire interesse PRIVATO. Cosa vuoi che gliene freghi alle loro classi dirigenti massoniche delle classi inferiori di cittadini che per destino si trovano a passare su un ponte

      le Comunità di Popolo Nazional Socialiste Tedesche erano egualitarie

      TUTTO NELLO STATO, NIENTE AL DI FUORI DELLO STATO, NULLA CONTRO LO STATO era in voga ai tempi del Fascismo

      Adolf Hitler e Benito Mussolini sono morti tutti e due, assassinati dai giudei che non mangiano il porco, ecco perché ora ci tocca sopportare i suinocrati

    • giannetto
      17 agosto 2018

      @Brancaleone – A me sa invece che han da tempo trovato il modo d’aver la botte piena e la moglie ubriaca. Nelle privatizzazioni infatti le classi politiche e dei grand commis dello Stato CONTINUANO tuttora a pascolarci le loro immonde creste, i loro immondi privilegi. Si chiamano tangenti, anche se il termine è diventato tabù. Non mitizziamo, per favore, il “pubblico”, per lo meno quello nostro nazionale! Quando le strade erano sotto ANAS volavano bustarelle dai costruttori ai politici, addirittura sui palchi dei nastrini, in cambio di licenze dai politici ai costruttori. (appalti truccati). Ma la nostra rete stradale, soprattutto quella regionale, era già arretrata dagli anni 70. Ad es.: ancora oggi gli 80 km da Como a Bergamo vi costano al minimo due ore e spiccioli…se non c’è traffico. …
      E poi, già dimenticata l’entente cordiale tra il politico Craxi e l’impresario Berlusconi? esempio tra i massimi di osmosi tra “pubblico” e “privato”.
      In sostanza l’opposizione tra pubblico e privato è, nel capitalismo attuale, un consolante mito. In Italia, poi, è una bufala sesquipedale. … una bufala sesquipedale, proprio come l’austerity UE che avrebbe impossibilitato la manutenzione del Morandi. Ma cazzo!… dico io: se già da anni (leggo che già ne parlò Craxi negli anni ’80!) sapevi che quella struttura stradale è rischiosissima, però non hai mai avuto (qualunque ne fosse il motivo) i soldi per ripararla, niente ti impediva, almeno, di bloccare la circolazione. O dico male? Questione di buon senso. O no? Invece le prefiche si son messe l’anima in pace aggiornando l vecchio detto “Piove, Governo Ladro!” in “Crolla il ponte, Kulona Krukka!” – Amen.

      • Brancaleone
        17 agosto 2018

        @Giannetto
        Qualche anno fa mi recai in Svizzera con un amico ingegnere edile, entrando nelle gallerie notai la lucentezza del cemento della struttura, dissi: ” questi lavano anche i tunnel”, l’amico mi rispose: ” è l’alta percentuale di cemento che da’ questo effetto, più e’ alta la percentuale di sabbia più è opaco”. Credo che non mi abbia detto una stupidaggine. Qui da noi dopo sei mesi i tunnel sono grotte. Questo per dire che i servizi migliori teoricamente dovrebbe offrirli lo stato, in quanto il suo fine è il pareggio di bilancio non il profitto.Non lo farà un coacervo di arruffoni come lei ben descrive che hanno messo a sistema le mazzette. Un fatto comunque è certo, così non si può più andare avanti e un rimedio è imperativo.

        • Stefano
          18 agosto 2018

          Per essere precisi, la regola del pareggio di bilancio, introdotta dalla legge costituzionale n. 1 del 2012, è un abominio giuridico. Se ho ben capito, l’ideale sarebbe che uno Stato spendesse a deficit, cioè che la sua spesa fosse superiore alle sue entrate, e ciò avviene quando esso decide di tassare (e incamerare) meno di quanto ha speso, lasciando la residua fetta di ricchezza alla collettività. Non sono io a dirlo, ma insigni economisti e pare che sia un principio assoluto su cui fondare una sana finanza pubblica.

      • atlas
        18 agosto 2018

        se il ‘pubblico’ Nazionale (quello che restava del Fascismo) funziona male è perché è sabotato scientificamente dal giudeo inter nazionale (loggia P2). Quando questi vogliono impossessarsi di una Nazione disarticolano tutto con vari arti toccando corde che solo loro sanno interpretare e chi rimane patriota lo eliminano. Naturalmente i loro mezzi di comunicazione asserviti, come altro elemento provocatore, formano pian piano nelle menti labili di chi è costretto a stare in fabbrica 12h al giorno e non ha quindi tempo per riflettere l’equazione ‘quando tutto è di stato è tutto corruzione’. Non è così solo qui, ma in tutto il mondo. La soluzione finale la devono trovare i popoli del mondo. Russia, Cina, Corea del nord, Siria e Venezuela sono sulla buona strada

  • Alfvanred
    17 agosto 2018

    Occorre ri-nazionalizzare tutte le infrastrutture e i servizi strategici. Con buona pace per quelle merda di politici che negli scorsi anni ci hanno rotto i cosiddetti con questa storia del privato è bello!

    • atlas
      17 agosto 2018

      chi sono, questi ?

      https://www.maurizioblondet.it/ma-segreto-di-stato-puo-voler-dire-tangenti-domanda-alla-procura/

      ECCEZIONALE l’art.lo di Blondet, ma da leggere solo a cavallo tra l’aver mangiato e la digestione in stato avanzato

      fa capire molte cose sulla suinocrazia, il sistema imperante ( ‘non è perfetto, ma ‘non esiste uno migliore’ )

      • Mardunolbo
        17 agosto 2018

        Bravo Atlas ! Infatti l’articolo di Blondet scopre ragioni e sotterfugi che aprono un abisso di male in cui far precipitare i suini che l’hanno preparato a scapito del popolo italiano che non poteva sapere e non ci poteva credere nemmeno.
        Ma, come giustamente ice un commentatore di Blondet: “lasciamo stare i suini che sono intelligenti e forti e la loro carne è squisita e ci tiene lontani giudei ed islamici !”

        • Mardunolbo
          17 agosto 2018

          Aggiungo l’ultimo titolo che rende pienamente l’idea senza analisi elaborate: “SE PRIVATIZZI UNO STATO , OTTIENI UN ALTRO STATO: DI PROPRIETA’ PRIVATA CON GLI STESSI DIFETTI E DOVE TU NON CONTI UN CAZZO”

          • atlas
            17 agosto 2018

            non ti allargare troppo in idealità politiche; la tua laurea al cepu non lo consente: riconosci i tuoi limiti, saresti più simpatico

        • giannetto
          17 agosto 2018

          @Mardunolbo. – L’articolo di ieri di Blondet mi rivela (e ci conto che sia fededegno) che i contratti di Autostrade -spa sono coperti da “Segreto di Stato”. Ammàappete!! Evidentemente abbiamo applicato un diktat della Merkel, o di Junker. Un diktat escogitato apposta per noi, perché non vige in nessun altro paese UE.

          • Mardunolbo
            17 agosto 2018

            x Giannetto . Sono cose allucinanti e contratti che, per il solo fatto di essere segretati, dovrebbero essere semplicemente stracciati dal governo che segue !

          • Stefano
            18 agosto 2018

            Come il famigerato pareggio di bilandio in Costituzione…

  • Eugenio Orso
    17 agosto 2018

    I disastri sociali, ma anche quelli “infrastrutturali” come quello del viadotto di Genova, sono intimamente connessi alla diffusione delle politiche neoliberiste (+ giudizio dei mercati + dominio degli shareholders + austerità e difesa dell’eurolager, etc.).
    Su questo non ci piove e lo diciamo semplicemente per esperienza diretta, dopo almeno un quarto di secolo …
    E’ chiaro che regalando le risorse nazionali ai grandi gruppi privati, finanziari e industriali-finanziari, resta sempre meno per la redistribuzione della ricchezza, per lo stato sociale, per sostegni ai redditi popolari, per le opere pubbliche, per le pensioni, eccetera eccetera.
    Permanendo la dittatura indiretta dei mercati & investitori, riuscirà il debole governo Conte-Di Maio-Salvini e dare sussidi di povertà ai disoccupati e a mandarci in pensione a un’età umana?
    Ne dubitiamo fortemente fin d’ora.
    Se lo faranno, saranno solo palliativi edulcorati, come gli ottanta euro o peggio, di cui “beneficeranno” (con il trucco?) solo pochi fortunati,
    Tria, il ministro chiave imposto ai giallo-verdi e quacquaraquà della troika, dice che ci sono le risorse per un piano di investimenti e manutenzioni delle opere pubbliche …
    Ci credete, in questa situazione di esproprio neocapitalistico?

    Cari saluti

    • Mardunolbo
      17 agosto 2018

      e’ TUTTO un “mah !” caro Eugenio Orso ! Io sono arrivato a credere solo in Dio Trinità, il resto, sulla politica ed altro,non è atto di fede , ma di fiducia con riserva…
      Ed essendo cose umane, la riserva è obbligatoria.
      “maledetto l’uomo che confida nell’uomo”

    • giannetto
      17 agosto 2018

      “E’ chiaro che regalando le risorse nazionali ai grandi gruppi privati, finanziari e industriali-finanziari, resta sempre meno per la redistribuzione della ricchezza, per lo stato sociale, per sostegni ai redditi popolari, per le opere pubbliche, per le pensioni, eccetera eccetera”. (cit).
      Questa è solo una parte del come stan le cose, a meno di non correggere certi parametri di giudizio. Prendiamo ad es. l’industria americana degli armamenti, con le sue cateratte di mazzette a politici e lobbies. Sarà materia “pubblica” o “privata”‘? In opinione mia una domanda del genere è aliena dalla realtà effettuale. Ma veniamo all’ Italia. Come mai in quasi tutte le privatizzazioni residua una partecipazione, pur minoritaria, dello Stato? In questo caso mi sento di azzardare una risposta: perché essa è sufficiente ad assicurare una osmosi tra “pubblico” e “privato” (che si sostanzia nelle famose “porte girevoli”).
      Se dovessi invece guardare alla realtà effettuale dovrei correggere i parametri di giudizio; e suggerirei che il “pubblico” (i politici) non fa altro, pure lui, che una politica “privata” ( a pro di persone, e di partiti, di consorterie, di lobbies…), mascherandosi con la funzione pubblica . Suppongo che correggere sto andazzo (=toglier la maschera) nel mondo ordo-liberista sia impossibile. E’ retorica… il sogno ad occhi aperti di chi continua a non voler guardare nel canocchiale di Galileo.
      Consolazione: se non tutti, forse la maggior parte di “funzionari” che esercitasseroal modo nostro la loro funzione “pubblica”… credo che in Cina o in Russia la pagherebbero molto cara.

  • Mario Rossi
    17 agosto 2018

    Forse l’analisi è un pò troppo complicata intrisa di teorie che secondo me sono si armi di distrazione di massa. La verità è che si è privatizzato perchè il costo della gestione pubblica dei beni dello stato era diventato insostenibile. La domanda è : perchè si è arrivati a smantellare tutte le infrastrutture dello stato? (vedi autostrade, ferrovie, enel, sip, e chi più ne ha più ne metta). Il tutto è da ricercarsi ancora una volta semplicemente e ricorrentemente nella gestione del personale che lavora per lo stato. Finchè gli italiani, quelli che lavorano per davvero, non capiscono che per conservare un sistema di potere occorre giocoforza garantirsi un volume di voti e per garantirsi quel volume di voti bisogna fare in modo di offrire vantaggi. I politici hanno consentito ai dipendenti pubblici di prendere stipendi e pensioni a sbafo per decenni e non si uscirà da questa situazione, almeno non mi sembra di vedere cambi di politica. Quel che è peggio è che non basta mai perchè ancora oggi dopo avere privatizzato quasi tutto per evitare un fallimento dello stato costoro continuano a difendere una categoria di cittadini per succhiarne avidamente i voti. I compagni sono maestri in questo, sono maestri nel gestire i soldi degli altri per ricavarne potere e non fare mai un cazzo durante tutta la vita. Da qui il famoso detto : “caro compagno te lavora che io magno!!”.

    • giannetto
      18 agosto 2018

      Ho un dilemma: com’è che la “gestione pubblica dei beni dello Stato” è (o meglio: sarebbe) “insostenibile”, mentre quando gli stessi beni vengono privatizzati generano di punto in bianco corposi profitti?
      Siccome non mi accontento di vulgati e popppolari clichés (e diversamente da certuni, anche qui scriventi, I’m not riding the tiger in order to come to the fore), son propenso a pensare che tali corposi profitti esistano anche in regime di gestione pubblica, ma lo Stato, privatizzando, li ripartisce diversamente, gonfiando i profitti “privati”, COMPRESI QUELLI DELLE SUE STESSE CASTE, e riducendo progressivamente il welfare del popppolo.
      In un paese poi di mafie e clientele, le privatizzazioni son la sistemazione giuridica, e ovviamente peggiorata, di una commistione tra pubblico e privato già da gran tempo esistente. Separare, a questo punto, ” pubblico”e “privato” mi sembra un processo teorico di dialisi: scomporre la molecola d’acqua in idrogeno e ossigeno.
      A volte mi sembra proprio di trovarmi nella situazione di Machiavelli, quando faceva dell’ironia sui trattatisti medievali di politica, che disquisivano su come avrebbe dovuto essere il “perfetto principe cristiano”.

      • Stefano
        18 agosto 2018

        Ben detto.

  • giannetto
    19 agosto 2018

    L’orrore!! L’orrore!!! … La rapina!!! La rapina!! …
    Intanto ci son stati i “funerali di Stato” e, a quel che finora ne so, le conseguenti e scontate lacrime, il “generale cordoglio”, il solito cardinale che potrebbe aver omeliato: ” Dio li ha chiamati a sé” ( …. in culo!!), il solito laico fasullo italiota che può aver deplorato “la fatalità” (… in culo anche lui !!!), ma…
    … nessuna reazione di poppolo, magari innescata dai familiari delle vittime, dei dispersi, dei rovinati economici senza più casa e azienda… reazione elementare che potesse se non altro favorire una jacquerie in questo non-popppolo di idioti, e tosato da criminali osmotici “privato-pubblici” ! – Unica nota consolatoria, a quel che ne so finora, l’alta percentuale di chi ha rifiutato il funerali di Stato. Ma ci vuol ben altro per mandare in culo gli impresari multiculturalisti delle magliette arlecchinate, e i loro affini. Ci vorrebbe, prima di tutto, che sto poppolo di idioti non comprasse ste magliette. Una utopia. Dunque… in culo anche a lui !!!
    Insomma chi si accontenta gode.
    PS.1 – Ridicola la sparata di toglier la concessione ad Autostrade-spa. Essa comporterebbe la MILITARIZZAZIONE immediata dei suoi dipendenti, onde assicurare la pur deficitaria minima manutenzione della rete. Ce la vedete, la militarizzazione dei cialtroni, che osservano in drappelli d’una dozzina un paio di sfigati che stanno lavorando? ….
    …. Toglier la concessione: altra sparata da cazzo, onde… ride the tiger in order to come to the fore… ossia nella prospettiva di altra disgustosa cassetta elettorale per gabbare la gggente.
    Ma consolatevi, italiotazzi. Scopriremo tra breve che anche nel rogo autostradale di Bologna c’era lo zampino della Merkel, o di Junker, o di quel finlandese che ci odia tanto, e dal nome così bisbetico che non me lo ricordo.

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