Dietro il fallimento della trattativa a Bruxelles, la inadeguatezza della classe politica italiana

di Luciano Lago

I grandi banchieri che sono dietro le decisioni delle oligarchie di Bruxelles, in un momento delicato per gli equilibri della UE, hanno ripreso il gioco nelle loro mani.

Le richieste e le lamentele portate all’Eurogruppo dall’Italia e dalla Spagna per ottenere aiuti dalla UE sottoforma di emissione di eurobond ,senza gravare i bilanci dei paesi in crisi già fortemente indebitati, non sono state prese in considerazione ma abilmente aggirate con la presentazione dei vecchi e nuovi strumenti finanziari che sono controllati e gestiti nell’interesse delle strutture finanziarie della UE e del paese dominante: la Germania.
In questo contesto va considerata quella trattativa con l’Europa condotta dall’Italia dove Conte e Gualtieri sono andati a trattare per ottenere gli eurobond scontrandosi con l’intransigenza tedesca. Partiti per ottenre gli eurobond, secondo le loro affermazioni, sono tornati a casa con un “MES Light” e zero eurobond. Ciò nonostante Gualtieri ha dichiarato che lui è soddisfatto, il risultato ottenuto è stato importante, sottacendo che loro, lui e Conte, in realtà loro sono andati a chiedere dei prestiti, ovvero sono partiti con il piede sbagliato per indebitare ulteriormente l’Italia e ottenere un termine lungo per la scadenza. Dopo quel termine saranno gli oligarchi di Buxelles a presentare il conto ed a richiedere l’adempimento delle obbligazioni (rimborso dei prestiti) con una austerità triplicata e cessione di parte del patrimonio italiano dato in garanzia.

Conte e Speranza


L’esito era prevedibile in quanto la linea delle oligarchie di Bruxelles è quella di puntare ad un default dell’Italia per poter poi saccheggiare il patrimonio. Non ci vuole poi molto a comprenderlo, visto che abbiamo l’esperienza della Grecia ben chiara nel recente passato. Gli avvoltoi della finanza e della Troika perdono il pelo ma non il vizio.
Il duo Conte e Gualtieri, di fronte all’intransigenza degli interlocutori (tedeschi e olandesi) avrebbe potuto alzarsi e abbandonare la trattativa, vista l’importanza dell’Italia che, con il suo rifiuto, potrebbe mandare in fallimento l’intera Unione, ma per fare questo bisognava avere un piano B e soprattutto avere le palle per saper trattare da una posizione di forza.
Il piano doveva essere quello di abbandonare il negoziato e dire “egregi signori, grazie ma facciamo da soli”.
Dopo di che procedere alle emissioni di Stato a credito per fare fronte alla emergenza economica, facendo leva sul risparmio italiano, con una offerta di sottoscrizione ai risparmiatori. Questa prima mossa mentre in contemporanea l’Italia può appellarsi alle circostanze eccezionali sopravvenute per impugnare e rescindere (per giusta causa) i trattati europei che sono pregiudizievoli per l’Italia.
Come sostengono oggi vari autrorevoli economisti, le misure urgenti da prendere sono quelle di creare una moneta parallela , riprendere la propria sovranità nazionale e monetaria e varare provvedimenti essenziali che rappresenterebbero un punto di svolta.. Si può fare in forma legittima vista la forza dell’Italia con il suo potenziale manifatturiero e la consistenza del proprio risparmio privato che consentirebbe di affrontare l’emergenza e garantire la ripresa.
Gli strumenti finanziari disponibili da adottare esistono e sono ad esempio i certificati di credito e di compensazione fiscale, con la garanzia di banche pubbliche come il Medio Credito e la Cassa Depositi e Prestiti.
Tuttavia si può capire che è un pò difficile pretendere da un personaggio come Conte un atteggiamento risoluto e deciso in difesa degli interessi nazionali. Due sono le possibilità: o Conte non ha compreso quale sia la posta in gioco e le intenzioni dei suoi interlocutori, oppure, più realisticamente si trova sotto ricatto.
In ogni caso questa classe dirigente di mezze figure e traditori non è in grado di salvare l’Italia dal disastro incombente e la prima esigenza del paese è quella di sostituirla, prima che sia troppo tardi.

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