Débâcle europea


di Gianni Petrosillo

Quando gli Usa aggrediscono un Paese sovrano c’è sempre un dittatore da abbattere che affama il suo popolo e conculca le libertà civili. Quando la Russia compie una operazione militare contro un oligarca che, nonostante la proclamazione della democrazia, governa attraverso corruzione e intimidazione, permettendo alla Nato, contro gli stessi trattati dell’organizzazione, di dispiegare uomini e mezzi in una nazione non appartenente all’alleanza per provocare i vicini, quest’ultimi diventano mostri e aggressori.
Ieri, nella città di Donetsk, dal 2014 in mano ai separatisti, l’esercito ucraino ha lanciato bombe a grappolo ammazzando civili, uomini, donne e bambini. I giornali occidentali, riportando fonti ucraine, hanno avuto il coraggio di affermare che sono stati i filo russi. Si sarebbero autobombardati.

L’ambasciatore Sergio Romano ha giustamente detto che i paesi dell’ex patto di Varsavia, e ora anche quelli dell’ex URSS, che si vogliono fare entrare nell’Ue sono solo colonie americane che per opportunismo si avvicinano all’Europa. Ma di quest’ultima se ne fregano bellamente. L’Europa è sotto occupazione americana dalla fine della II guerra mondiale e i suoi interessi sono mortificati dalla presenza di basi straniere.

Uno straccio blu copre l’impotenza dell’Europa

L’occasione del conflitto ucraino ha dimostrato, come ha scritto Toni Capuozzo, l’unità europea dell’impotenza. Aggiungiamo, si potrebbe anche dire, che si è coagulato il fronte unico della debolezza e dell’ipocrisia. L’Europa avrebbe dovuto essere l’unico interlocutore della pace ed invece approva qualsiasi sanzione voluta da Washington alzando la voce per il padrone più del suo stesso padrone. Questa non è la prima guerra su suolo europeo dal 1945 ma è un’altra débâcle europea di fronte alla storia.

Fonte: Gianni Petrosillo

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