Dal brigantaggio meridionale alla Lega Nord

Paradossalmente è la Lega Nord che potrebbe essere l’erede naturale dell’Italia unita e anarchica. Quella teorizzata da Mazzini e difesa da Proudhon

DI SEBASTIANO CAPUTO

Per tradizione siamo un Paese di anarchici. Lo Stato centralizzatore, securitario, militarista è roba da francesi, inglesi e tedeschi. L’italiano ha sempre disprezzato ogni forma di autorità (intesa come concezione borghese della società). Siamo la penisola dei comuni, delle comunità e delle parrocchie, dei campanilismi e delle associazioni. L’Italia è l’anti-Stato per eccellenza (non a caso la mafia nasce qui). Lo aveva capito un attento osservatore transalpino che si era interessato da vicino alla questione risorgimentale: Pierre Joseph Proudhon.

“Non ho mai creduto all’unità dell’Italia; sul piano dei principi, come su quello della pratica, l’ho sempre respinta”, scriveva nel 1862 nel saggio “Contro l’unità d’Italia”, manifestando una totale assenza di fiducia nei confronti del processo unitario, all’epoca ancora non concluso. Respingeva il percorso intrapreso dai rivoluzionari italiani (in particolar da Mazzini), un percorso legato all’azione sabauda, quindi monarchica e centralista.

Piuttosto che scegliere un’opzione di tipo federativo, i padri del Risorgimento dedicarono i loro sforzi alla centralizzazione del potere, a scapito delle libertà locali e quindi delle diverse popolazioni. Del patriota Mazzini venivano contestate infatti le idee centralistiche – avverse al federalismo auspicato da Cesare Balbo, Carlo Cattaneo, Giuseppe Ferrari e Vincenzo Gioberti – che lo hanno indotto – secondo Proudhon – a non tener conto delle profonde differenze esistenti tra i vari stati regionali, dimenticando che “l’Italia è federalista per temperamento e per vocazione” e che “le sue tradizioni, il suo genio, le sue tendenze sono antiunitarie”. Tuttavia Mazzini non era un “cattivo centralista” come affermava il suo antagonista francese bensì un federalista che voleva unire in un primo momento l’Italia intera intorno ad un concetto di nazionalità (una lingua, una bandiera, una patria repubblicana). Per questo la progressiva “piemontesizzazione” della penisola tradiva l’idea stessa di unificazione di Mazzini.

Del resto è l’Italia anti-statale e anarchica che ha partorito il brigantaggio ottocentesco, gli svariati movimenti secessionisti, le autonomie locali, il movimento artistico-letterario “Strapaese” che lottava contro la burocratizzazione e l’istituzionalizzazione dell’Italia dopo la marcia fascista su Roma, e per ultimo il leghismo a difesa di tradizioni e ricchezze da uno Stato parassitario ed esattore.

La prima Lega di Umberto Bossi e Gianfranco Miglio propose infatti di dividere l’Italia, senza minarne l’unità, in tre macroregioni: Nord (Padania), Centro (Etruria) e Sud (Mediterranea). Era un’idea innovativa che prendeva in considerazione le peculiarità e le piccole patrie dell’Italia intera, eppure la stampa se ne sbarazzò con un manrovescio (le soprannominò “le tre republichette”) esaltando invece la superiorità morale della cosiddetta “Padania”.

Quando la Lega poi si alleò con Berlusconi, delle macroregioni non se ne parlò più. L’apertura di Matteo Salvini al Meridione e il distaccamento da Silvio Berlusconi potrebbero fare della nuova Lega, l’erede naturale dell’Italia unita e anarchica. Dove la nazione viene considerata un’avanguardia rivoluzionaria (un mezzo e non fine) volano di un’Italia delle leghe. E se come affermava Niccolò Machiavelli “uno Stato è libero e sovrano quando ha l’egemonia sulle armi e la moneta”, la Nato e l’euro devono essere i due “nemici primari” (Schmitt). Tutto il resto è demagogia.

Fonte: L’Intellettuale Dissidente

1 Commento
  • Augusto Marinelli
    Inserito alle 16:45h, 08 Gennaio Rispondi

    Probabilmente l’unica affermazione corretta di Vincenzo è quella riguardante Salvini: ma è un giudizio, non un fatto. Sui fatti invece Vincenzo non ne azzecca una. Lo Stato fondato dai normanni, e che aveva il suo centro in Sicilia e non nelle regioni peninsulari, si frantuma nel 1282 con il Vespro siciliano per non risorgere mai più. Il Regno delle Due Sicilie, nato nel 1816, non ha nulla a che fare con quello di Ruggero II. E’ completamente falso che il regno borbonico fosse nella seconda metà dell’Ottocento la terza potenza industriale europea e che possedesse la terza flotta mercantile al mondo, come è facilmente accertabile da un semplice controllo dei dati dell’epoca. E’ invece un fatto che fosse infestato dai briganti e che la camorra fosse già presente. Potrei continuare per ogni affermazione di Vincenzo ma mi basta aver messo in guardia gli eventuali lettori dal credere a questa catene bi notizie false che vengono continuamente spacciate nella rete.

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