Da Verona: “Basta guerra! Basta armi all’Ucraina!”

di Eliseo Bertolasi

Sabato 4 febbraio a Verona in piazza Bra si è tenuta una manifestazione sotto lo slogan: “Il popolo non vuole la vostra guerra”. È la voce che si leva dal basso, dal popolo, che vuole esprimere con vigore il rifiuto ad un politica che nel contesto del conflitto ucraino, non vede nessun’altra alternativa se non quella di continuare a mandare armi al regime di Kiev, che equivale a buttare benzina sul fuoco.
Più armi verranno mandate a Kiev: più la guerra continuerà, più soldati moriranno da una parte e dall’altra, più aumenterà il livello di distruzione dell’Ucraina, e alla fine anche l’Europa verrà inevitabilmente trascinata giù direttamente nella voragine del conflitto.

Le sigle che hanno aderito all’iniziativa: “Verona per la libertà”, “Vento dell’Est”, “Uniamoci Trentino”, “Associazione Veneto-Russia” e “Sindacato Libero”.
Quattro i relatori nel programma della manifestazione che dalle scalinate del palazzo adiacente all’Arena hanno spiegato le ragioni della protesta: Lorenzo Berti dell’Associazione “Vento dell’Est”, Gloria Callarelli giornalista di “Fahrenheit2022”, Stefano Valdegamberi consigliere della Regione Veneto, Eliseo Bertolasi corrispondente di media russi.
Tra gli slogan riportati sui vari striscioni colpiva soprattutto: “NATO canaglia” “Basta bombe”, “Vogliamo diplomazia”, “State uccidendo i vostri figli e fratelli” “Zelensky attore NATO” con il palese riferimento al desiderio del presidente ucraino di trascinare la NATO in una guerra diretta e aperta contro la Russia.

Diverse centinaia le persone presenti in Piazza Bra per partecipare all’evento, per far sentire la loro vicinanza alla Russia, il loro rifiuto alla russofobia e il loro “no” all’invio di armi all’Ucraina. Non solo sta diventando evidente quanto sia pericolosa per la pace l’ostinazione degli USA e della NATO nel voler continuare questa guerra, ma diventano sempre più chiare, tra la gente, anche le ragioni della Russia. Non a caso durante la manifestazione è stato suonato l’inno russo.


Nonostante i programmi televisivi di “distrazione di massa” e la martellante propaganda del mainstream verso l’escalation militare, come effetto opposto, sono sempre di più gli italiani che acquisiscono consapevolezza della gravità della situazione. Continuare ad appoggiare il regime ucraino non porterà nulla di buono! Il rischio che questa escalation possa degenerare in una guerra totale si fa sempre più tangibile col passare del tempo.

Nel suo intervento Valdegamberi, che nel 2016 fu il promotore di una proposta che portò il Consiglio della Regione Veneto al riconoscimento della Crimea come parte della Russia, ha ripercorso i passi che lo hanno indotto a formulare questa scelta e a scrivere il testo della risoluzione. Ha ricordando, inoltre, quanto fossero di prim’ordine i rapporti commerciali tra il Veneto e la Russia prima del 2014. Certamente a Valdegamberi vanno riconosciute qualità rare tra i politici di oggi: il coraggio, la coerenza e la forza d’animo nel rimanere saldi sulle proprie posizioni.

Di seguito, come da programma, ho concluso gli interventi previsti. Al termine del mio discorso che soprattutto si è richiamato alla mia testimonianza diretta, ho auspicato “la pace, quella vera, quella che nasce dalla diplomazia e dagli accordi”, definendo tutte quelle dichiarazioni che oggi presumono di creare la pace con l’invio di armi – “semplice ipocrisia”.

In effetti, tutti osserviamo quanto la richiesta di armi da parte di Kiev sia continua e sempre più pressante: armi leggere, obici da 155 mm., HIMARS, ora la richiesta di carri armati Leopard, missili con maggior gittata, forse anche aerei.. in un crescendo vertiginoso sia in termini di quantità che di qualità. Ma fino a dove? E con quali risultati? Possibile nessuno si ponga queste domande elementari?
I vertici europei più di una volta hanno affermato che non ci sarà pace finché la Russia non verrà sconfitta sul campo di battaglia. Lanciano slogan d’effetto ma non specificano in che modo! La Russia non solo dispone di un enorme arsenale di armi convenzionali, ma è anche una potenza atomica mondiale! Le leadership occidentali ci vogliono trascinare verso l’olocausto nucleare? Se continuano di questo passo la prospettiva si fa sempre più concreta.

Ed è proprio partendo da questa terribile consapevolezza che tra la gente comune si fa strada il desiderio di protesta, di reagire e di far sentire il proprio dissenso: vale la pena morire per Kiev? Morire per gli interessi di Washington e della NATO? Dove sono gli interessi del popolo italiano ad inviare armi a Kiev? Si tratta, tra l’altro, di cifre da capogiro, soldi pubblici! Parliamo di armi che poi verranno usate non solo per uccidere militari russi, ma anche per colpire indiscriminatamente la popolazione civile del Donbass (la città di Donetsk, ad esempio, è costantemente sotto i colpi di queste armi). I civili del Donbass costituiscono un pericolo per l’Italia? La Russia minaccia l’Italia? Domande elementari alle quali, però, chi insiste sull’invio di armi a Kiev non risponde.

La Russia è sempre stata un paese amico dell’Italia, non ci ha mai minacciato. Perché dunque metterci contro un paese amico!
Tra l’altro, se ci sarà una guerra nucleare: cosa rimarrà dell’Ucraina che si vuole salvare? E subito a ruota, cosa rimarrà dei paesi europei, Italia compresa?
Probabilmente i “personaggi” della politica e del mainstream che fremano per un’escalation del conflitto, o non si pongono queste domande, o non si rendono conto di quanto saranno tragici gli scenari verso i quali ci stanno trascinando più o meno consapevolmente con le loro avventate prese di posizione.

Chi paga alla fine è sempre il popolo, la gente comune. Il popolo, sempre, vuole lavoro, pace e prosperità. Non dimentichiamo che lo stesso Zelensky nel 2019 vinse le elezioni presidenziali contro Poroshenko con percentuali altissime proprio perché promise al popolo ucraino che a breve avrebbe riportato la pace nel paese. Alla luce dei fatti capiamo quanto quelle promesse fossero allora solo degli abbagli. Zelensky oggi, invece, è determinato a continuare la guerra fino all’ultimo ucraino in grado d’impugnare un’arma. Quante vite umane potrebbe salvare del suo popolo, della sua gente! Invece intere generazioni sono mandate a morte al fronte per gli interessi della NATO e degli USA, interessi stranieri all’Ucraina.

Per i popoli la guerra è sempre: morte, rovina e distruzione, chi oggi in Italia propaganda le armi come unico modo per raggiungere la pace, probabilmente non ha mai visto sul posto gli effetti della guerra.
Il problema di fondo sta nel fatto che i governi europei, quello italiano in prima linea sono allineati e coperti alle posizioni del regime ucraino e agli ordini che arrivano da Washington.
Chi comanda è la NATO e gli USA, questa guerra evidentemente è stata preparata da tempo. La pace era pienamente a portata di mano, sarebbe bastato implementare gli accordi di Minsk, l’unico mezzo diplomatico a disposizione per terminare la guerra nell’Ucraina Orientale. Ma come dichiarato poco tempo fa dall’allora presidente ucraino Poroshenko, con la conferma successiva della Merkel e di Hollande, loro stessi sottoscrissero tali accordi perché serviva dare tempo all’Ucraina per rafforzarsi, per armarsi. Conseguentemente negli ultimi anni l’Ucraina è stata letteralmente imbottita di armi dall’occidente, sul suo territorio sono state condotte imponenti manovre NATO, pur non essendo membro della NATO. Ma a qual fine? Oggi è chiaro e si vedono gli effetti.

È desolante constatare quanto, nelle sale del potere, manchi la volontà di pace. La pace è sempre un’opzione possibile, ma solo quando è desiderata. Questo però non ci deve demoralizzare, non deve venir meno il desiderio di alzare la voce per dichiarare “no” all’escalation di una guerra dai possibili esiti apocalittici.

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