Critiche dalla Gran Bretagna: grazie alle sanzioni Putin è più forte che mai


Le sanzioni esterne contro la Russia sono la politica più mal concepita e controproducente della recente storia internazionale, un fallimento totale, lo scrive “The Guardian” nel suo editoriale.
La realtà delle sanzioni contro la Russia è che queste invitano a ritorsioni. Putin è libero di congelare l’Europa questo inverno. Ha ridotto fino all’80% l’offerta dei principali gasdotti come il Nord Stream 1. I prezzi mondiali del petrolio sono aumentati e il flusso di grano e altri prodotti alimentari dall’Europa orientale verso l’Africa e l’Asia è stato quasi sospeso.

Le bollette del gas interne della Gran Bretagna rischiano di triplicare entro un anno e lo stesso avviene in Germania, Italia, Francia e altri paesi. Il principale beneficiario non è altro che la Russia, le cui esportazioni di energia in Asia sono aumentate vertiginosamente, portando la sua bilancia dei pagamenti a un surplus senza precedenti. Il rublo è una delle valute più forti del mondo quest’anno, essendosi rafforzato da gennaio di quasi il 50%. I beni all’estero di Mosca sono stati congelati e i suoi oligarchi hanno trasferito i loro yacht, ma non c’è alcun segno che a Putin importi. Non ha elettorato che lo preoccupi.
L’interdipendenza delle economie mondiali, vista da tempo come strumento di pace, è diventata un’arma di guerra. I politici della NATO, utilizzano questa come un’arma ma ignorano le conseguenze.

Manifestazione contro le sanzioni USA in Venezuela e solidarietà con la Russia

Washington decide e i governi europei si accodano alle decisioni degli USA incuranti degli effetti che le sanzioni hanno sui loro popoli.
Le sanzioni si basano su un presupposto neo-imperiale secondo cui i paesi occidentali hanno il diritto di ordinare il mondo come desiderano. Sono imposte, se non prima attraverso cannoniere, poi attraverso i muscoli capitalisti in un’economia globalizzata. Lo scrive The Guardian.
Dal momento che sono per lo più imposte a stati piccoli e deboli, presto fuori dai titoli dei giornali, il loro scopo è stato in gran parte il simbolismo del “benessere”.
La Russia non è né piccola né debole e le sanzioni si ritorcono contro chi le ha decretate.
Le sanzioni determinano fame e carestia per i paesi piccoli o deboli che le subiscono (Cuba,Corea del Nord, Siria, Venezuela, ecc..) ma le sofferenze delle popolazioni non fanno testo per l’occidente “democratico”.

Resistenza delle popolazioni russofobe del Donbass (l’occidente non se lo aspettava)


Lo scopo delle sanzioni è intimidire i popoli e convincere i governi a sottomettersi alle regole ed ai modelli imposti dagli USA e dai loro alleati.
Tuttavia l’effetto è opposto: i popoli si stringono attorno ai loro leader e covano odio e rivalsa contro i sanzionatori.
Un altro osservatore, l’esperto russo del Royal United Services Institute Richard Connolly, ha tracciato la risposta di Putin alle sanzioni impostegli dal sequestro della Crimea e del Donbas nel 2014. Il loro obiettivo era cambiare il corso della Russia in quelle regioni e scoraggiare ulteriori aggressioni. Il loro fallimento non potrebbe essere più evidente. Lo scrive The Guardian.
Se Putin supplica, sarà sul campo di battaglia. A casa, Connolly illustra come la Russia si stia “ adattando lentamente alle nuove circostanze”. Le sanzioni hanno promosso il commercio con Cina, Iran e India. Hanno beneficiato “insider collegati a Putin e all’entourage al potere, realizzando enormi profitti dalla sostituzione delle importazioni”. Le sedi di McDonald’s in tutto il paese sono state sostituite da una catena di proprietà russa chiamata Vkusno & tochka (“Gustoso e basta”).

Ovviamente l’economia è più debole, ma Putin è, semmai, più forte mentre le sanzioni stanno coadiuvando un nuovo regno economico in tutta l’Asia, abbracciando un ruolo sempre più importante per la Cina. Era questa la previsione?
Nel frattempo, l’Occidente e i suoi popoli sono precipitati nella recessione. La leadership è stata scossa e l’insicurezza si è diffusa in Gran Bretagna, Francia, Italia e Stati Uniti. La Germania e l’Ungheria, affamate di benzina, stanno per ballare sulla melodia di Putin. Il costo della vita sta aumentando ovunque. Eppure ancora nessuno osa mettere in discussione le sanzioni. È sacrilegio ammettere il loro fallimento o concepire la ritirata. (…..). Lo scrive The Guardian.

I popoli europei possono prendere atto di quanto siano inadeguati e i loro governanti, da Boris Johnson a Shulz, a Macron ed a Mario Draghi (il super fenomeno acclamato da tutti i media in Italia). I super atlantisti si vantavano di voler dare una lezione a Putin e sospingerlo fuori dal potere ma, nel frattempo, sono loro ad essere sulla corda e doversi dimettere per i loro fallimenti: è toccato per primo a Johnson, seguito dal “super fenomeno” Mario Draghi, idem al premier dell’Estonia ed a quello della Bulgaria.
Inesorabilmente i nodi vengono al pettine e la retorica propagandistica delle “democrazie” contro l’autoritarismo non basta a coprire i fallimenti dei “predicatori” occidentali.

Luciano Lago

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