"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

CRISI FINANZIARIA A BREVE (IN ITALIA) PER SVALUTARE L’EURO MA LA GERMANIA NON RIDE: 40% CON MENO DI 50 EURO IN BANCA

di  Luca Campolongo

Dalla Germania è ripreso l’uso dell’artiglieria pesante contro Draghi ed il QE, ovvero l’acquisto di titoli (soprattutto di debito pubblico) da parte della BCE e della sua politica di tassi a zero. Ad intervenire a gamba tesa, oltre i soliti Schauble e il governatore della bundesbank, è stato anche l’AD di DeutscheBank, Cryan, che si è lamentato del fatto che le politiche di Draghi abbiano fatto crollare i guadagni delle banche.

Eppure, non si intravvedono i motivi per cui Draghi dovrebbe interrompere le proprie politiche monetarie, dato che gli obiettivi di inflazione e crescita del pil dell’eurozona sono lontani dall’essere raggiunti e che se venissero meno gli stimoli, molte nazioni tornerebbero immediatamente in recessione, dato che la loro timida crescita è basata sulle esportazioni e che una fine degli stimoli economici porterebbe l’euro a rafforzarsi sulle altre monete e quindi renderebbe più difficile vendere all’estero per tutti. Rivalutazione, per altro, già iniziata da tempo, in virtù delle politiche USA, dato che ora l’euro è a 1,20 sul dollaro.

Per tutti, tranne che per i tedeschi, per i quali l’euro rimane ancora ampiamente sottovalutato rispetto a quanto dovrebbe essere se avessero il vecchio marco. Un recente studio ha mostrato come il ritorno al marco tedesco darebbe alla Germania una moneta che rispetto la parità iniziale euro-marco varrebbe oggi almeno il 35% di più. E va ricordato che proprio facendo riferimento alla parità iniziale dell’euro sul mercato delle valute, il cambio con il dollaro Usa era stato fissato a 1,1667 ovvero meno di 3 centesimi rispetto quello attuale. Quindi, non siamo affatto in territori inesplorati, con il valore di cambio 1,20 di oggi.

Tuttavia, una rivalutazione dell’euro frena anche le esportazioni della Germania, e siccome non si può più depredare ulteriormente i lavoratori tedeschi, dei quali ben 7.500.000 vivono di minijob e sussidi statali ed il 40% della popolazione ha meno di 50€ in conto corrente, è necessario generare una nuova crisi dell’eurozona per mantenere basso il corso dell’euro e continuare ad accumulare enormi surplus di bilancia commerciale.

La via più semplice per mandare in crisi l’eurozona è proprio quella di far finire la politica monetaria “morbida” di Draghi: la fine del QE e della politica dei tassi a zero, farebbe immediatamente crescere i rendimenti dei titoli di stato dei paesi maggiormente indebitati, costringendoli, secondo i diktat della ue, a nuove manovre lacrime e sangue, che porterebbero a crolli dei consumi interni, del pil e quindi svalutazione dell’euro. Provate solo ad immaginare cosa significherebbe per l’Italia un aumento dell’1% del tasso di interesse con 900 miliardi di euro di debito pubblico in scadenza nei prossimi 5 anni.

Ulteriore vantaggio per la Germania di una crisi dell’eurozona, sarebbe quella di approfittare delle “privatizzazioni” dettate dall’austerità made in ue per fare shopping di imprese e banche nei paesi colpiti dalla crisi, Italia in primis, il cui tessuto industriale è ancora in grado di far concorrenza a quello teutonico.

Riunione BCE, Mario Draghi

Detto in parole molto semplici: una costante crisi dell’euro è strumento fondamentale ed imprescindibile per le politiche economiche della Germania, senza la quale il suo sistema basato sul concetto di “ruba al tuo vicino” di stampo mercantilistico, collasserebbe rapidamente.

L’economia tedesca, infatti, è basata su un vecchio concetto in voga tra il XVI ed il XVII secondo cui la potenza di una nazione sarebbe basata sulle esportazioni, a discapito dei consumi e del benessere interno dei cittadini. Un sistema che non ha basi né logiche, né scientifiche, dato che se tutte le nazioni adottassero il medesimo concetto, si arriverebbe al punto in cui nessuno esporterebbe più e la popolazione delle singole nazioni sarebbe ridotta alla fame. Come vedete, i tedeschi, dalla storia non riescono mai ad imparare nulla.

Lo scenario è chiaro e delineato ed è solo questione di tempo, perché accada: il qe è comunque destinato a finire. Se non piegheranno Draghi, accadrà una volta scaduto il suo mandato, quando verrà sostituito da un tedesco. Una classe politica degna di tal nome, inizierebbe da subito manovre di sganciamento dall’euro e dalla ue, prima che sia troppo tardi.

Fonte: Il Nord

 

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  1. Eugenio Orso 3 mesi fa

    Non conoscevo questo dato, sul risparmio dei crucchi …
    Sono sorpreso.
    Considero la Germania il grande parassita d’Europa, che ha terminato la piccola Grecia e contribuito a impoverire l’Europa mediterranea, per alimentare surplus commerciali e concentrare l’industria europea manifatturiera (fottendo l’Italia, grazie a euro e trattati) in casa propria.
    In confronto a molti crucchi, con meni di 50 euro in banca(!), scopro di essere quasi un nababbo … Oltretutto, certuni mi dicono che ho una salario “tedesco”!

    Cari saluti

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  2. Anonimo 3 mesi fa

    La Germania dovrebbe tornare a prima di Bismarck, divisa in tanti staterelli. Solo allora moriranno le idee dei pangermanisti e si tornerà alla visione di Goethe e ad avere tedeschi utili all’umanità. Perché questa gente è o contadina egoista e rozza, oppure studiosa e brava e con un sano senso di inferiorità rispetto alla cultura del mondo latino. Ma bisogna levare loro dalla testa quel pangermanesimo che è la loro dannazione e quella degli altri che li devono sopportare. Due volte sono stati bastonati, ma davvero non riescono a togliersi questa ubriacatura che li attossica da due secoli e che li porta sempre a finire bastonati. Si parla anche per il loro bene. La loro industriosità funziona quando si sentono inferiori culturalmente e civilmente ai latini. Ma quando, dato che trincano forte per costituzionale incapacità alle cose inebrianti come i germani di Tacito, escono dalle sbornie di birra e di vino e liquori, e passano a quelle ideologiche raffazzonate e buone per quel loro spirito contadino sommario e superficiale che li fa bere per il piacere di bere a tutti i livelli, allora sono pericolosi per gli altri e alla fine per loro stessi.

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  3. Anonimo 3 mesi fa

    Non deve stupire che il 40% dei tedeschi abbia le pezze al c. come il fatto che un terzo degli americani sia senza tetto. Le nazioni sono odiatissime dalle elite e la Germania non esiste più. Esiste il “sistema tedesco” che ha cannibalizzato l’Europa, ma solo a vantaggio dei soliti noti.
    A riprova che non sia “la Germania” ma il sistema “tedesco” vassallo e caporale dell’Impero anglo-sionista, basta guardare a chi ne hanno affidato la guida: un ex agente stasi dall’eloquente nome di Rebeka Kasner, che per truffare meglio la gente si è cambiata i dati anagrafici in Angela Merkl.

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  4. Anonimo 3 mesi fa

    Germania non esiste più. Esiste il “sistema tedesco” che ha cannibalizzato l’Europa, ma solo a vantaggio dei soliti noti.
    A riprova che non sia “la Germania” ma il sistema “tedesco” vassallo e caporale dell’Impero anglo-sionista, basta guardare a chi ne hanno affidato la guida: un ex agente stasi dall’eloquente nome di Rebeka Kasner, che per truffare meglio la gente si è cambiata i dati anagrafici in Angela Merkl.

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  5. Anonimo 3 mesi fa

    “Il QE è comunque destinato a finire”: su questo non ci sono dubbi. Il dubbio riguarda il “quando” ma non credo proprio che sarà Draghi o il suo successore a deciderlo. La BCE segue a traino la Fed e la fine del QE europeo dipende sostanzialmente da quali saranno le decisioni della Fed. Detto in parole povere, la BCE non può stampare più soldi della Fed (proporzionalmente ai loro bilanci) e non può applicare tassi molto distanti da quelli della Fed; inoltre, la tempistica degli interventi di politica monetaria della BCE è inevitabilmente in ritardo rispetto a quella della Fed che, finora, ha fatto da apri-pista e da guida per le manovre di espansive poi emulate dalle altre Banche Centrali (BCE, BoJ etc.), con l’eccezione della Cina che fa come gli pare a suo rischio e pericolo. Quindi, che non vengano a raccontarci delle balle: gli spazi di manovra e i gradi di libertà della BCE sono molto limitati, quello che succederà dipende sostanzialmente dalla Fed.
    “Cosa significherebbe per l’Italia un aumento dell’1% del tasso di interesse… “? Significherebbe un miracolo economico insperabile: se viene a mancare il QE, lo spread tra BTP e Bund sarà tra 6 e 7 punti percentuali, non l’1%. A primavera finisce la “pacchia”, il barattolo non si può più calciare in avanti per rimandare il problema al futuro: questo sarà il clima economico in cui si svolgeranno le prossime elezioni politiche in Italia.

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    1. Anonimo 3 mesi fa

      Perché “Anonimo”? Io sono Walter, il commento qua sopra l’ho scritto io.

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